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fonte chiesaepostconcilio.blogspot.it 17/12/2019

Ricevo da un lettore e volentieri pubblico. Vedi precedente qui (M.G.)

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Cari amici,

non si può, nelle questioni di fede, dare un colpo al cerchio ed uno alla botte. Cercare di aggiustare uno sbrego, rabberciando una cucitura, può provocare disastri. Questo tentativo di rimedio del teologo Mauro Gagliardi sulla NBQ (qui), relativo alle parole del papa su Maria corredentrice, hanno un chè di ridicolo, sia pure involontario. Già il titolo è contraddittorio: “Corredentrice? Uniti sul contenuto, divisi sulla parola”. Non si può essere uniti sul contenuto e divisi sulla parola, infatti la parola, per avere senso, esprime sempre un contenuto. Al limite, si deve bene definire il contenuto della parola, cosa di per sé semplicissima, e poi passare ad utilizzarla. Siccome, poi, da sempre la parola “Corredentrice” rivolta a Maria Santissima in ambito cattolico è stata certa nel contenuto teologico e dogmatico, allora è evidente che c’è sotto qualcosa d’altro che riguarda proprio la divisione sul contenuto. È questione di semplice logica, il resto sono fumosi giri di parole per nascondere la realtà.
 
Per quanto riguarda l’aspetto ridicolo della questione basta leggere questo passaggio di Gagliardi:
Le difficoltà sorgono piuttosto a livello terminologico: il titolo di Corredentrice esprime bene la dottrina sopra accennata, o invece corre il rischio di far pensare che Maria abbia, nella redenzione, un ruolo di pari valore rispetto a quello di Cristo? I teologi che sono favorevoli alla definizione dogmatica della corredenzione mariana non vedono pericoli nell’uso di questo titolo per Maria, mentre coloro che sono contrari, pur non dubitando della cooperazione di Maria alla redenzione, pensano che il titolo di Corredentrice sia ambiguo.
L’aspetto ridicolo è che i teologi contrari al titolo di Corredentrice sono coloro che dell’ambiguità hanno fatto la loro stella polare. Si vuole nascondere il fatto che questo titolo non sarebbe mai accettato dall’ecumenismo spinto in cui è stata infilata la Chiesa dopo il Vaticano II.
Ultima postilla sull’ambiguità, sulla mancanza di certezza. Rileggetevi bene Evangelii gaudium n. 41 (qui):
A volte, ascoltando un linguaggio completamente ortodosso, quello che i fedeli ricevono, a causa del linguaggio che essi utilizzano e comprendono, è qualcosa che non corrisponde al vero Vangelo di Gesù Cristo. Con la santa intenzione di comunicare loro la verità su Dio e sull’essere umano, in alcune occasioni diamo loro un falso dio o un ideale umano che non è veramente cristiano. In tal modo, siamo fedeli a una formulazione ma non trasmettiamo la sostanza.
A bene vedere, le parole di EG41 contraddicono completamente nel contenuto dell’articolo di Gagliardi.
Il passaggio finale dell’articolo, invece, è pienamente condivisibile:
Una frase spesso attribuita a Chesterton (ma che non si trova, almeno in questa forma, nelle sue opere) ricorda che quando l’uomo smette di credere in Dio, non è che non creda più a niente, ma al contrario inizi a credere a qualunque cosa. Potremmo fare un’applicazione dogmatica di questa saggia osservazione e dire che, quando si mettono in dubbio i dogmi, o se ne misconosce l’importanza, non accade che non si creda più a niente, ma succede invece che divenga possibile credere a qualunque dottrina. Anche riguardo al mistero della Madonna, se si procede con un atteggiamento di questo tipo, la conseguenza sarà che i veri dogmi saranno sostituiti da altri titoli mariani che, a differenza dei dogmi, non hanno alcun fondamento nella Rivelazione e, in certi casi, potrebbero apparire, se non blasfemi, almeno ridicoli.
Siccome Gagliardi non può, lo faccio io l’esempio di un titolo mariano, sia blasfemo (anzi bastardo), sia ridicolo: Maria meticcia (Maria è meticcia, donna dei nostri popoli, ma che ha meticciato Dio. (Osservatore romano qui)… Andrea
   

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