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Fonte papalepapale.com 06/11/2015

Autore Antonio Margheriti Mastino

La pietra è il luogo escatologico per antonomasia,  l’elemento simbolico e concreto sul quale il divino, che sia Gesù Maria Michele, dai cieli irrompe sulla terra e dalla terra risale i cieli. Sulla pietra, che sia quella del Golgota del Geztemani del Deserto del Tabor o anche di Lourdes e Monte Sant’Angelo, la storia della salvezza manifesta i suoi momenti topici, il raggiunto climax della divino-umanità. La pietra congiunge e separa il terreno dall’ultraterreno, le tenebre dalla luce, il bene dal male

 

Mi spiace che sia scomparso dalla liturgia; mi spiace anche che sia sfumato l’enorme culto che il mondo rurale gli ha per secoli tributato, quando ancora la paura del suo diretto e storico avversario, il demonio, era l’altro aspetto, fondante, della fede popolare, prova che non è necessario essere degli intellettuali per capire i misteri della fede: il mondo contadino conosceva l’essenziale, ciò che conta della sua religione; lo stesso non si può dire degli intellettuali che hanno preso poi il sopravvento nell’ultimo mezzo secolo di storia ecclesiastica.

Sto pensando a san Michele Arcangelo, mentre giro per tutte queste vecchie e antiche chiese della Puglia, regione che accoglie anche il santuario e “l’impronta del piede” – così vuole una pia tradizione – del Principe delle milizie celesti, a Monte Sant’Angelo: noto che in ciascuna chiesa (delle antiche ma in nessuna delle moderne) c’è una pala d’altare, una statua di pietra o cartapesta che raffigura l’Arcangelo.

La chiesa "nella pietra" dell'Arcangelo, a Monte Sant'Angelo

Il santuario “nella pietra” dell’Arcangelo, a Monte Sant’Angelo

Nel Sud è consueto il suo culto nelle zone altamente sismiche, perché egli è il santo che protegge da certi cataclismi: il “male della pietra” per antonomasia, il terremoto. Ma qui in Salento, la terra meno sismica d’Italia, perché? Certamente è un (ex) culto importato da coloro che per primi arrecarono il cristianesimo in questo lembo di terra pertinacemente pagano: i monaci basiliani. I quali erano “uomini della pietra”, ossia fondavano i loro eremi e gli edifici di culto nelle grotte, scavando nella roccia calcarea. O forse dipende dalle lunghe contaminazioni orientali, sia ortodosse e persino musulmane, confessioni dove l’Arcangelo ha un suo status di tutto rispetto: anche alla Mecca c’è “la pietra dell’Arcangelo”. Ecco, la parola chiave: la pietra. Ogni volta che si parla dell’Arcangelo Michele, che si sia cristiani o musulmani, c’è sempre una pietra  alla base del culto. Persino i terremoti, dai quali protegge, altro non sono che scomposizione della pietra.

Questo riflettevo rimirando un antico graffito rupestre che raffigura il Principe delle milizie celesti in una antichissima e diroccata grotta in aperta campagna, sotterranea e scavata nella pietra, in questa zona del profondo Sud salentino: una grotta basiliana eretta a chiesa e cenobio oltre mille anni fa da quei monaci, e della quale restano ormai solo i cocci delle razzie e del tempo. La Grotta dell’Annunziata. La pietra!

Nella Pietra di Lourdes

Nella Pietra di Lourdes

Dal punto di vista dell’antropologia religiosa e della storia sociale, come spiegare il culto di Michele Arcangelo nei secoli?, questo mi domandavo in quella penombra umida. E una sola parola, tra queste sacre pietre cadute, mi riaffiorava sulle labbra: la pietra!

Michele e la pietra. Questo culto legato sempre alla roccia, alle grotte, alla montagna come elemento simbolico e concreto, metafisico e inquietante sospeso com’è in una dimensione altra e di mediazione, di contatto e separazione tra buio e luce, tra cielo e terra, che demarca il limite tra bene e male, empireo e inferi, tra i due arcangeli a capo delle opposte legioni: Michele e Lucifero.

La centralità della pietra nei culti dell’Arcangelo come in tutti i culti mariani – Maria, la grande alleata di Michele – che si installano sul monolite, la grotta, la collina rocciosa, il basamento pietroso sul quale la Vergine sarebbe apparsa qua e là (riflettiamoci: esclusa Fatima, la Madonna sembra non poter fare a meno della roccia nelle sue irruzioni terrestri). Questa centralità della roccia nei culti micheliti e mariani, sembra quasi richiamare gli antichi culti megalitici specialmente diffusi nella zona mediterranea.

Le "pietre" della storia della salvezza

Le “pietre” della storia della salvezza

Ma tutto si basa sulla “pietra” nella storia della salvezza: lo stesso erede di Gesù si chiama Pietro, Cefa cioè, che sta a significare “pietra”, e su quella pietra Cristo fonda la sua Chiesa. Su una pietra fatale Gesù si poggia a pregare, piangere e sudare sangue nell’Orto degli Ulivi. Sulla pietra del Golgota, del quale l’evangelio sembra enumerare ogni asprezza rocciosa e desolata, contandone tutti i sassi, là muore colui che a base della Chiesa poco prima aveva posto la pietra; e dalle pietre sepolcrali, silenti testimoni del mistero tremendo e glorioso, poco prima rotolate a sigillare l’umanità di Gesù, trapassandole egli risorge, e i primi testimoni osservano le pietre per farsi cogliere dallo sgomento della profezia che sta manifestandosi. “Salendo sul monte” il Cristo detta le leggi fondamentali di beatitudine e da quelle rocce si trasfigura svelandosi, lì perde la sua umanità, supera la sua divino-umanità, si dissolve nella divinità piena che nei tratti non ha più nulla di umano: tutto è trasfigurato nella gloria. Su una “montagna” rocciosa. La pietra!

Sulla roccia di una collina in un deserto pietroso Gesù è tentato da Satana: da lì, dalle altezze e asprezze rocciose, rappresentazione simbolica e concreta della durezza dell’ascesi, lì gli è offerta la potenza e la gloria del mondo. Su quella stessa roccia, il Demone perde la sua partita: la roccia è anche il luogo dell’Arcangelo non decaduto. E del trionfo.

Lucifero. Incatenato a una Pietra

Lucifero. Incatenato a una Pietra

Sulla “pietra metafisica”, la collina che separa due universi simbolici – luce e tenebre, cielo e terra – i due poli, il negativo e il positivo di una realtà, gli opposti per antonomasia si toccano, si incontrano, coincidono e si respingono: Lucifero, già portatore di luce, e Michele, angelo di luce. La luce dissolve le tenebre laddove le incontra: la roccia è il punto di incontro-scontro. E di irradiazione.

La pietra, nella storia divina, è l’elemento e il luogo del sacrificio e della tentazione, della sconfitta e dell’impassibilità, della catarsi e della gloria. Per antonomasia forma ed elemento escatologico, è il palcoscenico eletto della trasfigurazione e della trasmutazione, dove due nature, quella spirituale e materiale, si congiungono e si separano, una soltanto, quella verticale,  in su la cima, guadagnando la gloria immortale.

Le pietre sono simboli, i simboli sono pensieri, i pensieri diventano fatti, e ultra-fatti: immobili mentre il resto gira e scompare, le rocce rappresentano l’eterno. “Le pietre sono uomini” dice Hikmet.

In quelle rocce, dunque, cerco il significato e la potenza di Michele Arcangelo.

*già edito nel gennaio 2015 sulla rivista monegasca “L’Editoriale”
   

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