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IL FUMO NEL TEMPIO

 

 

Crisi e sviluppo della cultura cattolica dal dopoguerra a oggi

 

 

Conferenza tenuta dallo scrittore Eugenio Corti a San Donato Milanese il 10 dicembre 1997 organizzata dal centro Culturale tra 2 abbazie

 

 

Indagini di uno scrittore

 

Io sono un narratore, un cantastorie, uno che racconta: questo è il mio compito. In un'epoca come la nostra, in cui non si può conoscere tutto e ciascuno si specializza in qualche cosa, ho cercato di specializzarmi in due settori: il primo è il comunismo, che rappresenta il maggior pericolo per gli uomini e per la civiltà nel nostro secolo. L'ho conosciuto in Russia dove sono andato come giovane sottotenente di artiglieria e dove ho visto una realtà tale che mi ha segnato per tutta la vita; sono rimasto terrorizzato dai discorsi fatti con la gente del posto, e ho quindi cercato di studiare teoria e prassi di quell'ideologia. L'altro settore rappresenta la speranza del nostro tempo, la speranza che sarà sempre con noi, come ci ha detto il Maestro. E qui ho avuto modo di vedere cose che non mi sarei aspettato: c'è una crisi profonda nel mondo cattolico contemporaneo; inseguendo il filo della speranza, mi sono imbattuto nella crisi, e ho seguito anche quella.

Cerchiamo di individuare cosa è successo nel mondo cattolico e in generale, perché ci troviamo a questo punto. Emerge una domanda di fondo: come mai nel nostro secolo che avrebbe dovuto essere di civiltà sono esplosi tutti quei massacri, quegli stermini terribili che conosciamo?

 

Alle radici della crisi moderna

 

Ci insegnano a scuola che nel 1400-1500, col rinascimento, è iniziata l'epoca moderna, che è considerata l'epoca del progresso e dell'avanzata dell'uomo in tutti i campi; col rinascimento sarebbe rinata la libertà dell'uomo. Ma cosa rinasce davvero in quei due secoli? Rinasce il paganesi­mo. Non il paganesimo antico il quale, pur con tutti i suoi inconvenienti, non era contro Dio ma faceva spazio anche alla religione, tanto è vero che Cicerone dice: "Presso di noi tutte le cose si reggono sulla religione".

Il paganesimo che nasce nel rinascimento non è così; gli uomini che hanno conosciuto Cristo e il cristianesimo ora lo respingono, intraprendono una strada contro Dio. È una strada che passa attraverso diversi momenti. Con Luterò c'è una ribellione contro il paganesimo, anche giu­sta, ma che poi si istituzionalizza e pretende di impostare il cristianesimo in modo differente da come l'ha impostato Cristo stesso. Interviene una spaccatura nel mondo cristiano, seguita da tante altre divisioni nel mondo protestante fino quasi alla dissoluzione. Nel Cinquecento i cattolici final­mente capiscono che la situazione sta diventando pericolosissima per tutta la civiltà, e fanno fronte in modo risoluto con il Concilio di Trento, il quale effettivamente recupera il giusto indirizzo per la Chiesa. Gli effetti del Concilio però non possono estendersi al mondo protestante ormai diviso, e anche nel mondo cattolico si è formata una spaccatura culturale che non è facile sanare. Prima si viveva un umanesimo cristiano, ora si toglie la qualifica cristiana nel tentativo di creare un umanesimo universa­le. Si passa da una visione cristocentrica della realtà a una antropocentri­ca, che mette al centro l'uomo.

In seguito a ciò si formano tre grandi correnti di pensiero: il pensiero ateo, che non accetta più Dio, il pensiero cristiano, il pensiero laicista, che ha la presunzione di essere neutro. Durante il Settecento l'umanesimo laicista da origine a una filosofia, l'illuminismo, che ha grande presa sia nei paesi protestanti dove è nato, sia nei paesi cattolici, soprattutto in Francia, dove ha il massimo sviluppo. La rivoluzione francese, il cui motto «libertà, fraternità, uguaglianza» rispecchia valori cristiani, è però fortemente caratterizzata dall'illuminismo, specialmente nella corrente giacobina che rifiuta Dio. Il giacobinismo porta quindi alle stragi della Vandea, stragi analoghe a quelle causate dal nazismo e dal comunismo.

In seguito, l'eredità dell'illuminismo inglese e francese confluisce nella grande filosofia tedesca, sintetizzata in Kant, che apre la strada a tutti gli sviluppi successivi. Il culmine di tali sviluppi è Heghel, che a sua volta ha due discepoli importantissimi, che hanno un'enorme influenza anche politica: per la sinistra, Feuerbach; per la destra, Nietzsche. Nel nostro secolo due grandi nazioni, la Germania e la Russia, trasformano la loro realtà sulla base di queste filosofie.

 

Dalla morte di Dio allo sterminio dell'uomo

 

La conclusione di queste due filosofie è il proclama della morte di Dio: finalmente l'uomo può costruire una realtà senza Dio, liberandosi dal ciarpame del passato. Entrambi predicano la creazione di un paradiso in terra: "In passato abbiamo attribuito tutte le migliori qualità dell'uomo a Dio; appropriamoci ora di queste qualità e diventiamo superuomini", dice Nietzsche. "Eliminiamo tutto il male dalla società, costruendo una società nuova che riproduca il paradiso in terra", dice il comunismo.

Come mai da questi programmi paradisiaci sono nati la violenza e «gli stermini che ben conosciamo? Per la verità, che non conosciamo abbastanza. Perché se intorno al nazismo si è a lungo indagato e abbiamo una certa conoscenza, del comunismo non c'è molta conoscenza. La cultura dominante, una cultura coinvolta in questi avvenimenti, impedisce ancora di indagare effettivamente sui crimini del comunismo. Solgenitsin, parlan­do alla Duina nel 1994, dice che in Russia il comunismo ha fatto 60 milio­ni di morti. Perché questo sterminio? Si è parlato del culto della persona­lità di Stalin, ma non è una spiegazione accettabile.

Noi cattolici abbiamo una possibilità di spiegare quello che è accaduto rifacendoci a sant'Agostino: la storia dell'uomo, da sempre, consiste nell'alternanza della città celeste e della città terrena, e così sarà fino alla fine dei secoli. Con città Agostino intende dire società. La società celeste è quella costruita dagli uomini che fanno spazio a Dio, la società terrena è costruita dagli uomini che si affidano solo alle proprie forze escludendo Dio. Secondo Agostino, i costruttori della città terrena inevitabilmente, anche se partono dalle migliori intenzioni, finiscono per seguire il princi­pe di questo mondo, cioè il demonio. Finché le due città si mescolano, quella celeste fa da ritegno all'altra; nel nostro secolo, invece, dopo il pro­clama della morte di Dio, in Germania e in Russia il tentativo di creare la città terrena non trova ostacoli, essendo il mondo cristiano ininfluente. Così nascono le stragi del nostro secolo.

Il principe di questo mondo, dice la Bibbia, ha la caratteristica di essere omicida, padre della menzogna e scimmia di Dio. I nazisti proclamava­no l'intenzione di riscattare l'uomo da tutte le sue miserie, volevano fare un popolo di signori dell'umanità; comunisti volevano costruire la società degli uomini nuovi. L'esito di questa promessa menzognera è stato la stra­ge, l'omicidio di popoli interi.

Ho conosciuto da vicino il nazismo, sia sul fronte russo, quando eravamo alleati alla Germania, sia dopo, nel 1944-1945, quando ho combattuto nel corpo di liberazione dell'esercito italiano contro i tedeschi occupanti. I nazisti ci trattavano secondo la loro concezione: i nordici erano i supe-ruomini, noi latini eravamo uomini, poi c'erano i sottouomini, cioè tutta la gente di colore, gli slavi e gli ebrei. Questi dovevano essere sfruttati, spremuti come limoni e poi buttati via. In Russia gli stermini a opera dei nazisti erano un fatto quotidiano. Qui da noi stragi naziste sonò avvenute solo tre volte: a Cefalonia, nelle isole dell'Egeo, alle Fosse Ardeatine e a Marzabotto. In Polonia e in Russia queste cose erano all'ordine del giorno. I comunisti consideravano il proletariato come il redentore dell'uma­nità.; la redenzione non veniva più da Cristo ma dal proletariato. Poi hanno dovuto restringere: dal proletariato alla sua direzione cosciente, il partito, poi al dittatore unico. Hanno voluto togliere a Dio i suoi attributi, se ne sono impossessati: scimmie di Dio.

 

Errori e speranze

 

Dopo la guerra c'è un tale orrore per i disastri compiuti dai nazisti e dai comunisti che le popolazioni affidano la ricostruzione a uomini politici di ispirazione cristiana: un fatto che non accadeva più da secoli; accade in Italia, in Francia, in Belgio, in Olanda, in Germania, in Austria, in tutti i paesi dove non c'è l'Armata Rossa. C'è perciò negli anni del dopoguerra un ritorno della città celeste; in Brianza, la mia terra, la gente dice: "Prima c'erano i grandi proprietari terrieri, liberali, che non ragionavano come noi, poi sono venuti i fascisti e anche con quelli non eravamo in sintonia, adesso possiamo liberamente creare una società secondo i nostri principi".

Ma questa speranza non dura molto. De Gasperi ha cercato di costrui­re partendo dai principi della Dottrina Sociale della Chiesa. Poi compare qualche cosa di nuovo, una dottrina che arriva dalla Francia. In quegli anni la cultura cattolica per eccellenza è la cultura cattolica francese, di cui Maritain è il massimo esponente. Maritain è un convertito che veniva dal socialismo rivoluzionario e ha scritto opere importanti secondo l'indirizzo tradizionale della Dottrina Sociale della Chiesa. Poi ha una specie di illuminazione che lo porta a scrivere Umanesimo integrale, un testo che ha un influsso decisivo in tutto il mondo cattolico nella seconda metà del nostro secolo. Egli propone un progetto di nuova cristianità, in cui biso­gna fare spazio ai filosofi laicisti e ai comunisti, in quanto nel loro patri­monio culturale ci sono verità cristiane, sia pure impazzite. Queste idee fanno presa in Italia sui cattolici più giovani impegnati in politica: Dossetti e i professorini della Cattolica. Questi orientamenti sono in con­trasto con quelli di De Gasperi, che in un famoso discorso tenuto al Congresso di Napoli della Democrazia Cristiana, poco tempo prima di morire e considerato il suo testamento spirituale, dice che gli orientamen­ti portati da Maritain, se accettati, avrebbero distrutto la nostra cultura.

Anch'io da giovane mi sono innamorato di queste idee, perché naturalmente il cristiano non vorrebbe fare la lotta al laicista o al comunista, quindi se è possibile trovare intese con chi la pensa diversamente, se ci sono punti comuni, tanto meglio. Quello che mi ha "svegliato" è stato constatare che, negli anni del Concilio, tutti si sono messi a parlare bene del cattolicesimo. Diversi personaggi, che fino ad allora avevano sputato sul Papa e sulla Chiesa, in quegli anni si sono messi a parlarne bene; mi sono ricordato allora di quelle parole del Vangelo: "Guai a voi quando tutti diranno bene di voi, così infatti facevano i vostri padri con i falsi pro­feti. Dalle loro opere li riconoscerete".

Dopo che queste idee sono entrate nel cattolicesimo, sono accaduti alcune vicende significative: i seminaristi si sono ridotti a metà, i gesuiti hanno perso 10.000 padri su 36.000, i domenicani quasi la metà, l'Azione Cattolica nel giro di pochi anni è passata da 3.5000.000 di iscritti a 600.000. Sono segni inequivocabili di una grave crisi.

Per chi volesse meglio approfondire queste osservazioni, rimando agli interventi raccolti nel mio libro II fumo nel tempio (in particolare alle pag. 154-178). Comunque non voglio concludere il discorso senza una parola di speranza: la crisi non è ancora finita, ma ci sono già i segni d'una ripre­sa futura. Quello che ha detto Agostino 1500 anni fa è oggi ancora valido.

 

(testo non rivisto dal relatore)

 

Due domande a Eugenio Corti

 

Qual è lo stato attuale della cultura cattolica in Italia?

 

È spaccata in due, non solo in Italia. A principio secolo si era riusciti a impedire l'irruzione nel mondo cattolico del modernismo, il quale però dopo la seconda guerra mondiale vi è entrato a vele spiegate, attraverso la breccia aperta da Umanesimo integrale di Maritain. Si è creata la tremenda situazione lamentata prima di morire da papa Paolo VI: "Ciò che mi colpisce, quando considero il mondo cattolico, è che all'interno del cattolice­simo sembra talvolta predominare un pensiero di tipo non cattolico, e può avvenire che questo pensiero non cattolico all'interno del cattolicesimo diventi domani il più forte. Ma esso non rappresenterà mai il pensiero della Chiesa". I modernisti - in complesso, tutti uomini minuscoli - hanno l'ap­poggio dei media dominanti, che ne amplificano la voce, e tengono in mano anche, purtroppo, diversi media cattolici; la vera cultura cattolica, anche se grande - casi tipici, Augusto Del Noce e padre Cornelio Fabro -, non ha potuto quasi farsi sentire, e lo può sempre meno.

 

Quali sono le responsabilità storiche della Democrazia Cristiana nella secolarizzazione del paese?

 

È accaduto che nel partito politico dei cattolici l'impostazione di Maritain (il quale voleva introdurre a pieno titolo nella "nuova cristianità" i marxisti e i laicisti) è stata portata avanti, purtroppo con vigore, da Dossetti, Lazzati, La Pira e molti altri, fino a creare la situazione lamentata da De Gasperi nel suo "testamento politico" del giugno 1954. Nel partito si era cioè venuta a creare l'assenza di una cultura univoca cui riferirsi, come a dire che si era formato in pratica un vuoto culturale, il quale è stato inevi­tabilmente riempito da marxisti e laicisti. Ai cattolici non era rimasta che la "politica delle cose", cui si sono in effetti dedicati per decenni, anche con buoni risultati in diversi ambiti. Però non è la conduzione politica a mantenere o a cambiare i costumi della gente, bensì quella culturale; per questo durante il quarantennio di governo democristiano si è verificata la secolarizzazione del paese. Non solo in Italia, del resto, perché il moder­nismo ha operato rovine nel cattolicesimo del mondo intero.

   

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