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Fonte chiesaepostconcilio.blogspot.it 04/06/2018

Autore Piero Mainardi su Fb

Il cattolicesimo democratico è l'espressione politica, sociale e culturale del modernismo teologico. Cresciuto in un ambiente fecondo al suo sviluppo quale la Democrazia Cristiana e in particolar modo negli ambienti cristiano sociali e soprattutto dossettiani (coltivati nella Cattolica e quindi, paradossalmente ma non troppo, nell'ambiente più filofascista e antimoderno del cattolicesimo degli anni Trenta)(1) si è imposto a partire dagli anni Sessanta incoraggiato dalla parallela "svolta conciliare", spacciata per aggiornamento, nella Chiesa. 
 
Il cattolicesimo democratico esprime le stesse idiosincrasie che il cattolicesimo aggiornato postconciliare manifesta. Per entrambi è centrale il primato della prassi rispetto alle dottrina: nella sfera religiosa l'ortoprassi è considerata il bene supremo da trasmettere e perseguire, sostanzialmente preceduto e per certi aspetti svincolata da ogni aspetto dottrinale; così come si tende a svincolare sempre di più la teologia dalla metafisica. In entrambi si casi certifica il rifiuto della metafisica classica, dell'eredità greca che nell'incontro con il cristianesimo e nella sintesi che ne scaturì (in modo particolare con il tomismo) esprime tutta la sua potenzialità al servizio dell'uomo e della fede.

 
Questo passaggio, nella dimensione ecclesiale, si è realizzato cancellando la catechesi tradizionale (il cui oggetto era la trasmissione di contenuti) con la catechesi esperienziale (il cui oggetto invece è il fare esperienza cristiana all'interno della comunità cristiana); si palesa nella liturgia e nella spiritualità dove al mistero e alla contemplazione si sostituisce la "partecipazione" orizzontale, sebbene la si presenti "ispirata" su modalità evangeliche. 
 
Si manifesta nell'abbandono non solo della "dottrina sociale della Chiesa" ma di tutta l'esperienza storico-politico di 15 secoli di Cristianità (non di rado condannati) . Che cosa fanno il cattolico democratico e quello aggiornato? Che cosa hanno da dare e da dire alla società e in politica? In quanto cattolici niente. Questo perché se dal Vangelo non scaturisce anche una dottrina, se non ha niente a che vedere con la struttura metafisica dell'uomo e della sua dimensione sociale, esso si riduce a un codice etico privato e indicazione di comportamenti socialmente virtuosi a prospettiva eminentemente sociologica ma privo di obbligazioni morali e incapace di illuminare rispetto alle verità sull'uomo e sulla società, proprio perché fede che non solo illumina ma anche potenzia la ragione naturale al suo massimo grado. In questo contesto il cattolico democratico e quello aggiornato si sentono coloro che hanno il compito di farsi ponte, uomini di mediazione la cui missione specifica consiste nello smussare i conflitti nella società. 
 
La questione della trasmissione di contenuti dottrinali con cui rispondere e organizzare i criteri della propria azione viene sostituita da quella della problematizzazione delle questioni cui si risponde con "metodi pragmatici", in primis quello del "dialogo". Il problema del bene e del male è ridefinito in senso sociologico, quello della Verità posto in un piano inaccessibile e reso problematico mentre centrale diventa il proprio compito rispetto alla questione dei conflitti e delle divisioni nella società che il cattolico democratico, assieme alle questioni socio-economiche, sente come gli unici problemi rilevanti per l'azione politica di un cattolico percepisce. Se il cattolico democratico avverte la sua identità di cattolico come divisiva esso è disposto ad accantonarla e a ridurla al mero piano privato.
 
La dottrina è sentita nello stesso modo con cui si considerano le ideologie in politica: inutilmente divisive. E nello stesso modo l'eredità greca e la metafisica classica (l'essere delle cose scomodamente obbliga …) ree di "immobilizzare" la visione dell'uomo rispetto a questa nuova visione pragmatica dell'uomo e della società, soggiacente agli sviluppi della storia.
 
Forma di storicismo, questa, che nelle visioni teologiche ed ecclesiologiche neoteriche vengono pietosamente mascherate sotto la pretesa di rappresentare il "soffio dello Spirito Santo" che manifesta la sua volontà di rinnovamento nella storia, cui, fatalmente, sarebbe empio opporsi.
 
Il cattolicesimo "aggiornato" parrocchiale prepara "culturalmente" e soprattutto "psicologicamente" il cristiano alla vita sociale ed al suo eventuale impegno politico che non potrà che essere nel segno di una super-ideologia quale la democrazia che fin dal nome ha la pretesa di essere per essenza totalizzante, ecumenica e non divisiva. Si tratta di passare definitivamente alla "cultura dei comportamenti", teorizzata dallo storico cattolico democratico Pietro Scoppola (non a caso grande estimatore dell'etica pubblica dei Paesi nordici) con la quale pensava di superare definitivamente, proprio in nome dell'ortoprassi e di una coscienza civile di tipo laico e democratico, la divisiva in quanto "ideologizzata" presenza cattolica nella politica e nel sociale.
Tutto ciò che sta fuori da questi prospettiva è bollato come "retrogrado", "divisivo", "teocratico".
 
Ovvio che date queste premesse il cattolicesimo democratico è chiuso a tutto ciò che identitario, a tutto ciò che ha a che fare con la "fissità" dell'essere, a tutto ciò che specialmente sul piano etico e morale deve considerarsi bianco o nero. Mentre è al contempo aperto a tutto ciò che è onirismo utopico e buone intenzioni sradicate anche dalla realtà, a tutto ciò che liquido contro tutto ciò che è solido, a tutto ciò che è indifferenziato contro tutto ciò che è differenziato.
 
In caso di conflitto anche su temi morali, anche particolarmente gravi, il cattolico democratico ha comunque il compito di mediare e di abbassare le pretese: la sua idea di "bene comune" prevede il mantenimento della pace sociale a tutti i costi, non la difesa della consistenza delle verità delle realtà che si vanno a ridurre o a distruggere. In tal modo il cattolico aggiornato e democratico è costretto a manifestare la sua simpatia e la sua solidarietà davanti a qualsiasi fenomeno "progressivo", per quanto amorale, si manifesti sul piano sociale e del costume. L'uomo che si fa ponte, che abbatte i muri pensa di essere il "mite" e il "costruttore di pace" fraintendendo la natura stessa del discorso della Montagna di Gesù.
 
Un riflesso interessante di questa mentalità si coglie anche sulla cultura: nel senso che il cattolico democratico non sente alcun bisogno di promuovere forme culturali "cattoliche" (non necessariamente in senso confessionale ma semplicemente sul piano della dimensione profonda che rispetta l'essenza della civiltà e della dimensione umana aperti a essere sollevati dalla fede e dalla Grazia) perché accettando la dimensione secolare del suo impegno è pienamente partecipe di quella cultura e mentalità astrattamente progressiva che la società contemporanea e le leve del potere che la gestiscono produce.
 
In tutto ciò sostenuto ed apprezzato dalla attuale gerarchia ecclesiastica che in una sorta di circolo ermeneutico perverso è allo stesso tempo causa ed effetto di questo incredibile mutamento avendo esso stessa provveduto a svuotare la consistenza della formazione e della mentalità dei cattolici praticamente su tutti i piani.

Piero Mainardi su Fb
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1. Ѐ un fatto: tutti studenti e professori dell'università di p. Gemelli. A vario livello La Pira, Fanfani, p. Gemelli e lo stesso Dossetti (non so Lazzati, però) furono fascisti, più o meno entusiasti, comunque. Alla Cattolica si coltivò l'antimoderno e si vide nell'incontro col fascismo un po' la possibilità provvidenziale di ricostruire coi "nuovi barbari" una nuova società cristiana. Intuita la fine del fascismo l'antimoderno si rovesciò nell'ultramoderno maritainiano mantenendo simpatia per tutti i fenomeni che colpivano al modernità soprattutto sul piano osio-economico, e quindi presentandosi come antiborghesi ( e quindi manifestando una pur concorrenziale simpatia per i comunisti).Questo fino alla metà degli anni '50. Poi l'evoluzione politico-teologica della Chiesa e di Dossetti hanno per certi aspetti un percorso comune che ha portato i suoi seguaci in una direzione ancora più secolarizzata sul piano dell'azione sociale e politica, mascherata da una sorta misticismo espresso dalla spiritualità della tenda, del deserto, nella quale si pensa di dover accettare la secolarizzazione della società, comportandosi semplicemente da cristiani ritirandosi e coltivando una spiritualità personale e di piccoli gruppi in ambito ecclesiale. Per esigenze di tempo non posso dire quanto c'entrino le suggestioni maritainiane dell'umanesimo integrale in questa svolta ed evoluzione, ma sono importantissime.

 

   

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