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Fonte chiesaepostconcilio.blogspot.it 22/06/2019

Autore Maria Guarini

Ricevo dal Prof. E.M. Radaelli alcune sue pagine critiche sulla Lettera aperta ai vescovi della Chiesa cattolica, [qui e indice articoli] elaborate per dare, mi sottolinea, "un contributo positivo e deciso alla causa del ritorno del Dogma sul trono che gli spetta nella Chiesa e nel mondo, senza passare per la gabella, peraltro da troppi ritenuta quasi necessaria, della pessima e ancora oggi molto diffusa eresia del conciliarismo, con tutte le sue diramazioni". Radaelli sostanzialmente mostra di voler dare una smossa a tutti gli errori che stanno assediando la Chiesa: ”Ratzingerismo”, ”Vaticansecondismo”, ”Conciliarismo”, oltre che il frontale ”Bergoglismo” che, secondo lui, alla fine è pure il minore. 

Per questo il suo scritto propone la linea propositiva che vi è esposta, nella convinzione che sia l’unica perseguibile, anche se ci vorrà probabilmente del tempo, magari due o tre anni, per superare la crisi. Lo scritto merita una replica più approfondita, che soppeserò, di quella per sommi capi che stilo sommariamente di seguito. Ma intanto lo propongo. Chi è interessato può leggerlo o scaricarlo qui in formato pdf - Ne riporto la struttura:

 

Al § 1 sono esposte le sette asserzioni papali segnalate nella Lettera come eretiche, ciascuna seguita prima da una sintesi che ne chiarisce il concetto base, quindi dal Magistero della Chiesa che le si oppone; al § 2 si illustra se e quale di esse passa il vaglio di ‘ereticità’ in se stessa; al § 3 se e quale supera poi il vaglio di ‘ereticità’ nella sua esternazione pubblica; al § 4 si rileva che col Vaticano II, oltre al Papa, tutta la Chiesa modernista professa dottrine eretiche; al § 5 si espone la dottrina ereticale perseguita da tutti i Papi dal 1962 a oggi e imposta nel Novus Ordo Missæ; al § 6 se ne rilevano gli esiti mortali per la Chiesa; al § 7 si passa dalla parte destruens alla construens, e si spiega perché l’Ordalia, o Giudizio dottrinale di Dio, è la sola via per far tornare la Chiesa in se stessa; al § 8 se ne illustra il primo passo: “la domanda paolina”; al § 9 il secondo: la “Grande Supplica al Papa”; al § 10 le vittoriose conclusioni.
Radaelli in buona sostanza afferma che oggi si sono in qualche modo strutturate due scuole: la prima è che sembra quasi che chi voglia sfuggire a Bergoglio si debba buttare nelle braccia di Ratzinger; la seconda, che chi voglia aver ragione delle eresie di Bergoglio debba necessariamente avvalersi dell’eresia conciliarista. Egli ritiene che entrambe riducano le soluzioni dei problemi in quel modo semplicistico per cui al nero si può contrapporre solo quello che si vuole credere ancora bianco, ma che è solo un altro tipo di nero. E dunque sono molto comode a tutti quelli che non vogliono vedere anche i propri errori, che si sostanzierebbero nello stesso ”vaticansecondismo” di Bergoglio, e quindi in fondo avrebbero gli stessi cromosomi degenerativi di partenza.

Osservo innanzitutto che la Lettera Aperta si sottrae a questa classificazione. Sostanzialmente è un atto di coraggio pubblico, mosso dal sensus fidei cattolico e dalla premura per la salus animarum. Una testimonianza, che apparterrà alla storia, mossa da una situazione talmente anomala e inedita che mancano gli strumenti per affrontarla. Inoltre, non avventurandosi sul terreno minato di un processo al Papa, di fatto non si espone all'accusa né di favorire il sedevacantismo né di cadere nel conciliarismo. I firmatari, tra cui ci sono anch'io, fanno rispettosamente presente la propria opinione alle autorità, in un momento di gravissima e perdurante crisi della Chiesa, che continua a lacerare la coscienza e la logica dei fedeli; crisi della quale non si vede un minimo sbocco, stante la generale passività del clero nell'affrontarla. Nella Lettera non si fa alcuna concessione al Conciliarismo perché non si proclama la superiorità del Concilio ecumenico sul Papa, quale organo  di governo permanente della Chiesa universale al posto del Papa. Rivolgersi ai vescovi perché "correggano" pubblicamente le eresie propalate dall'attuale Papa rientra del tutto nella prassi della  Chiesa.
Il discorso delle condizioni perché si manifesti nella Chiesa un’eresia o che un suo Pastore esprima manifestamente un’eresia è tutto ulteriormente da studiare e approfondire.
Quanto al problema del vaticansecondismo, nell'invitarvi a leggere questa mia riflessione tuttora attuale,  non possiamo ignorare che i vescovi a cui ci si rivolge sono post concilio. Persino i nostri pastori di riferimento, pur riconoscendo le pecche di un'assise che ha fatto della pastorale (rivoluzionaria) un nuovo dogma, ancora si sottraggono ad un confronto dialettico più radicale proprio sulle distorsioni provocate dagli elementi subdolamente innovativi - ben identificati e motivatamente illustrati in più occasioni - contenuti nei documenti conciliari e non riusciamo a coinvolgerli in un dibattito che riconosca quanto il bubbone abbia le sue radici remote nella nouvelle théologie confluita nel concilio e applicata nel post-concilio. Ovvio che il bubbone va estirpato dalla radice e lo abbiamo reiteratamente affermato ad abundatiam. Ma da qualcosa bisognava pur cominciare

Ed è proprio dalla pastorale ateoretica che nasce e persiste - apparentemente senza esiti (finora) - il dialogo tra sordi, perché gli interlocutori dell'attuale gerarchia usano griglie di lettura della realtà diverse: il concilio, cambiando il linguaggio [qui], ha cambiato anche i parametri di approccio alla realtà. E capita di parlare della stessa cosa alla quale, tuttavia, si danno significati diversi. Tra l'altro la caratteristica principale dei gerarchi attuali è l'uso di affermazioni apodittiche, senza mai prendersi la briga di dimostrarle o con dimostrazioni monche e sofiste. Ma di dimostrazioni non hanno neppure bisogno, perché il nuovo approccio e il nuovo linguaggio hanno sovvertito tutto ab origine. E il non dimostrato dell'anomala pastoralità priva di principi teologici definiti (vedi, ad esempio, la figura del papa emerito) è proprio ciò che ci toglie la materia prima del contendere. È l'avanzata del fluido soggettivo cangiante dissolutore informe, in luogo del costrutto chiaro oggettivo inequivocabile definitorio veritativo, che oppone l'incandescente perenne saldezza del dogma ai liquami ed alle sabbie mobili del neo-magistero transeunte in base alla nuova tradizione storicista.
 
Di fronte ad una situazione sempre più ingravescente e con aspetti sempre più devastanti, perché la pastorale - dietro la quale c'è sempre una dottrina nemmeno più implicita come all'inizio - la realtà la cambia, resta da stabilire se si può rimanere ancorati a ipotesi di scuola che considerano la teoria del papa eretico solo un’ipotesi puramente speculativa oppure esplorare le diverse formulazioni teologiche e canoniche emerse nel corso dei secoli per cercare una posizione condivisa.
Tuttavia, realisticamente, se si continua a tergiversare, i veri cattolici non avranno più clero a cui rivolgersi, perché ormai tra protestanti espliciti e totali, il progetto è stato studiato alla perfezione e si va avanti avanti di demolizione in demolizione (vedi il prossimo sinodo per l'Amazzonia).... E la dichiarazione formale di ciò che è eretico formale da decenni non ci sarà mai, ed i guai continueranno fino all'annientamento totale. (Maria Guarini)

 

   

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