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Fonte lafedequotidiana.it 31/05/2019

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Monsignor Nicola Bux, il noto settantaduenne teologo e liturgista vaticano, apprezzato consigliere del Papa emerito Benedetto XVI, consultore della Congregazione per le cause dei santi (dopo esserlo stato in quella della dottrina della fede, del culto divino e dell’ufficio delle celebrazioni pontificie) ha accettato molto cordialmente un’intervista che La Fede Quotidiana gli ha proposto. Di seguito le sue risposte integrali, senza censure!

Il cardinale Muller ha attaccato, attraverso un’intervista al Corriere della Sera il presidente della Cei e lo spin doctor vaticano Antonio Spadaro. Che ne pensa?

“La malattia che ha colpito anche la Chiesa italiana si chiama crisi di fede e la terapia è il ritorno a Dio e il rispetto della Sua volontà, come del resto tutta la Sacra Scrittura ci insegna. Così si deduce dagli Appunti di Benedetto XVI, pubblicati lo scorso 11 aprile. “In effetti oggi la Chiesa viene in gran parte vista solo come una specie di apparato politico. Di fatto, di essa si parla solo utilizzando categorie politiche e questo vale persino per dei vescovi che formulano la loro idea sulla Chiesa di domani in larga misura quasi esclusivamente in termini politici. …Ma una Chiesa fatta da noi non può rappresentare alcuna speranza. “Così, il crollo della fede ha reso la Chiesa fragile e prona alle ideologie e ai costumi mondani. Forse si preferisce “non parlare di Dio, perché è un discorso che non sembra avere utilità pratica. Per questo, una piccola donna che collabora in una parrocchia del Mugello, ha detto ad un prete: lei è molto mondo e poco prete. Non una parola su peccato, grazia e vita eterna –per spiegare perché il mondo va male e per indicare all’uomo la soluzione – mi sembra compaia nell’intervista del papa alla televisione messicana: tutto è circoscritto alla “promozione dello sviluppo umano integrale” in questo mondo: la grande assente è l’anima e l’altro mondo.La Chiesa non è stata inviata da Nostro Signore innanzitutto a battezzare tutti i popoli, con quanto precede e segue questo sacramento? Può esistere altrimenti la promozione integrale dell’uomo? L’aspetto che maggiormente colpisce quando si ascoltano prolusioni e interventi dei vescovi, è che non parlino da vescovi. E se non parlano da vescovi, i fedeli che se ne accorgono non li ascoltano.Cosa vuol dire parlare da vescovi? Un esempio lo dà san Paolo: “Non regni più il peccato nel vostro corpo mortale, sì da sottomettervi ai suoi desideri” (Rm 6,12); e quando a Tito, annuncia la Grazia apportatrice di salvezza: Gesù Cristo. Perché la Grazia e il peccato, portano l’uomo a interrogarsi: devo vivere in questo mondo amando Dio e anche temendo il Suo giudizio, soprattutto dopo la morte”.

Su Stilum Curiae un avvocato bolognese ha proposto le dimissioni del cardinale Bassetti dal vertice della Cei perchè si è esposto troppo in politica. Che ne pensa?

““Cosa dobbiamo fare? – si chiede Benedetto XVI – Dobbiamo creare un’altra Chiesa affinché le cose possano aggiustarsi? Questo esperimento già è stato fatto ed è già fallito”. Eppure, in maniera insipiente, i vescovi rincorrono il protestantesimo; o la sinodalità che, come sanno bene gli orientali, paralizza e può distruggere la Chiesa. Se i vescovi si concentrassero di più sul peccato che opprime e sulla grazia che salva, non cadrebbero in questi banali errori tipici della politica, campo nel quale sono per di più inesperti. “L’idea di una Chiesa migliore creata da noi stessi – dice Benedetto XVI – è in verità una proposta del diavolo con la quale vuole allontanarci dal Dio vivo, servendosi di una logica menzognera nella quale caschiamo sin troppo facilmente”. Dal ’68 in poi, la chiave di comprensione della nostra epoca è il superamento di ogni limite: ora, questo si sta affermando anche tra i pastori della Chiesa. Invece “il primo compito che deve scaturire dagli sconvolgimenti morali del nostro tempo consiste nell’iniziare di nuovo noi stessi a vivere di Dio, rivolti a lui e in obbedienza a lui”. Di qui scaturisce l’amore al prossimo che – insegna san Tommaso – è il vicino: per un italiano è innanzitutto l’italiano povero. Altrimenti si dà l’impressione che si stia facendo politica. Concordo con Stefano Fontana, che un primo insegnamento che i vescovi dovrebbero trarre da queste elezioni, allora, dovrebbe essere di conoscere la Dottrina sociale della Chiesa e di insegnarla correttamente. Un altro insegnamento è anche quello di insegnare chiaramente dei contenuti ed anche di gerarchizzarli. Sviluppare la democrazia in Europa è meno importante che difendere la vita e la famiglia. La verità su Dio, l’uomo e il mondo, è il principio – non negoziabile – dell’ordine e del bene sociale. E’ questo il nostro modo di conoscere, amare e servire Dio. Dobbiamo continuare a riunirci, in pochi, per alimentare, per conservare e per rendere possibile la trasmissione di questo fuoco”.

Da varie parti, specialmente nelle ultime settimane precedenti le elezioni europee, sono arrivate accuse alla Chiesa di fare più politica che attività legate alla diffusione della fede cattolica.Cosa ne pensa?

“Fa soffrire il vedere pastori preoccupati di problematiche che nulla hanno a che fare con la loro missione. I migranti? Se ne possono occupare solo se si vuol adempiere al mandato ricevuto da Cristo di evangelizzarli. L’ecologia? Se ne possono occupare solo se si annuncia che Dio è il creatore del mondo e di certo non lo farà perire. La corruzione? Si può combattere solo predicando la conversione e non la legalità. Cristo è morto tra due ladroni! Si parla e si scrive su queste cose, ma non si annuncia Cristo, l’unico che dà senso alla vita e che ci dà la grazia di vivere in pienezza. La risposta a tutte le perversioni che caratterizzano questi tempi moderni non è innanzitutto la denuncia, ma l’annuncio di Gesù. Se io sono quello che sono, è solo grazie all’incontro con Gesù fattosi visibile nell’abbraccio umano di chi me lo ha testimoniato. Senza quell’abbraccio, quanto potrebbe interessarmi il migrante o l’ecologia. Domandava san Gregorio Nazianzeno: che differenza c’è tra un animale e me? nessuna: nasciamo come gli animali, cresciamo come loro, mangiamo come loro, soffriamo più di loro e alla fine moriamo come loro. “Se non fossi tuo, oh Cristo mio, sarei una creatura finita”. Per questo nel mondo scristianizzato, senza Gesù, senza Dio, è inutile la difesa dei “valori”, in quanto essi derivano dall’incontro con Cristo. Dostoevskij ha detto che, se Dio non esiste tutto è lecito. Non esiste etica senza ontologia, non esistono valori senza Cristo – sarebbero come decorazioni natalizie in assenza dell’albero – e oggi la Chiesa, diceva don Giussani, “ha vergogna di Cristo””.

Come giudica i risultati elettorali in Italia e nel resto d’Europa?

“Ha scritto Galli della Loggia che i cattolici hanno votato al contrario degli appelli all’antifascismo e al migrazionismo. Senza essere esperti di analisi dei dati e dei flussi elettorali, si può supporre che molti cattolici abbiano votato alcuni partiti perché vi hanno riconosciuto presenti i principali valori della tradizione cattolica; ma ci sono anche cattolici che,in misura minore,  hanno votato partiti che non aderiscono a tali valori: lo hanno fatto o perché sono confusi, o perché sono convinti che non siano più valori.Del resto, senza vero Catechismo da decenni, direbbe san Paolo: “Come crederanno se non c’è nessuno che annunci loro la verità?”. I pastori sono ancora convinti di essere tali, se non offrono all’uomo il ‘pasto’ che dovrebbero dargli: Gesù Cristo, via, verità e vita? La Chiesa aveva una immensa autorità morale negli anni della fondazione europea, accettata spontaneamente da un gran numero di cittadini, con l’alto valore del suo insegnamento che finora nessun altro sistema filosofico ha saputo eguagliare… fino agli anni di Giovanni Paolo II, quando furono proclamati Cirillo e Metodio, patroni d’Europa, e poi Brigida,Caterina e Teresa della Croce, come ancor prima aveva fatto Paolo VI con san Benedetto. Ora non più. Perciò un cattolico non si sente con le spalle coperte quando sente dire da pastori: “d’accordo sulla sostanza ma non nel modo”, oppure: “non bisogna pregare per se stessi” – ma, nei salmi non si prega per le proprie necessità? – così la gente finisce per riconoscersi in chi si affida alla Vergine e invoca i patroni, che si chiamano così perché sono padri che proteggono la polis, la città degli uomini, perciò anche la politica. Oppure i pastori ritengono che la società occidentale è una società nella quale Dio nella sfera pubblica è assente e per la quale non ha più nulla da dire? Oggi l’Europa addirittura combatte l’identità cristiana e smercia il relativismo e il laicismo, l’indifferentismo, il filo islamismo, il pacifismo e altre droghe letali. Questo minaccia l’Europa e le ha fatto smarrire l’anima. Il multiculturalismo non va confuso con la carità universale: “La carità non è un rinnegamento di sé. Essa consiste nell’offrire all’altro ciò che di meglio si ha e quello che si è. Ora, ciò che di meglio l’Europa ha da offrire al mondo è la sua identità, la sua civiltà profondamente irrigata di cristianesimo”(R. Sarah, Le soir approche e déjà le jour baisse). Senza una medesima fede non si possono superare le differenze culturale e storiche, tanto meno gli egoismi nazionali.

Siamo nel mese mariano (e in quello del Ramadan per i musulmani).Come giudica l’affidamento dell’Italia al Cuore Immacolato di Maria proposto da Salvini, la partecipazione alla Consacrazione al C.I. del presidente brasiliano Bolsonaro e il tentativo da parte di una certa cerchia di “cattolici” di sostituire la venerazione per Maria nel mese di maggio con la sopravvalutazione ecumenica del digiuno islamico?

“Un ammonimento di Jean Daniélou S.J.: “Tutti i tentativi di un internazionalismo, fondato sulla scienza o sulla ‘religione dell’umanità’, sono colpiti dal giudizio portato da Dio su Babele e presentano un carattere d’idolatria. Essi sono un rifiuto da parte dell’uomo di accettare la condizione che Dio gli ha dato; sono uno sforzo per ricostituire da solo una unità che non può venire che da Dio. Non sfociano che allo sradicamento e alla distruzione”(Saggio sul mistero della storia, Morcelliana, Brescia 2012, p.70). Come ha scritto Guido Vignelli, il modello del globalismo contemporaneo è la Torre di Babele, targato Onu e Ue. Una pretesa di costruire un regno fondandolo non in obbedienza alla legge divina, come era stato il patto di Noè, ma su un mero contratto sociale, ricomparso ad Abu Dhabi come “fraternità universale”. Babele fu il primo tentativo di creare un nuovo ordine mondiale, costruendo una società multietnica, multiculturale e multireligiosa, basate sul consenso a una ideologia e una legislazione laiche. Un assalto al cielo, un tentativo di riprendersi i poteri soprannaturali perduti col peccato originale, al fine di realizzare un nuovo paradiso terrestre. I babelici non desideravano che Dio scendesse da loro, ma pretendevano di salire da Lui; non speravano di essere salvati dall’Incarnazione di Dio, ma pretendevano di salvarsi da soli elevandosi al livello divino, probabilmente mediante il ricorso ad arti magiche e ad influenze demoniache. Si ripetette il peccato di superbia dei nostri progenitori. Un delirio di onnipotenza: e Dio intervenne per far fallire l’empio progetto. Confuse le menti e le lingue, e non riuscirono più a capirsi e a intendersi tra loro. Sorsero contrasti e divisioni che interruppero la costruzione e poi mandarono in rovina l’intera città. Quella costruzione politica, invece dell’intesa, dell’unione e della pace universali, provocò quelle incomprensioni, diffidenze e odi che sono tuttora le cause degli umani conflitti. Da allora fino alla Pentecoste il genere umano non riuscì più a unirsi per compiere una opera comune, perché “se non è Dio a porre le fondamenta della Città, invano si affaticano i suoi costruttori” (salmo 126, 1). Babele non voleva affratellare le genti nella verità e nella carità, ma schiavizzarle nell’errore e nell’ingiustizia, costruendo sulla terra non un paradiso ma un inferno. Questo tentativo è avvenuto più volte nel corso dei secoli (cfr Dan 2,31-43) destinato a crollare perché privo di fondamento religioso e morale. Si pensi ai disastrosi progetti dei movimenti politici utopistici della storia moderna”.

Cosa si può fare per convertirsi veramente a Cristo?

““Se riflettiamo sul da farsi, – afferma Benedetto XVI – è chiaro che non abbiamo bisogno di un’altra Chiesa inventata da noi. Quel che è necessario è invece il rinnovamento della fede nella realtà di Gesù Cristo donata a noi nel Sacramento”. Che questo sia dimenticato e addirittura combattuto, lo dimostrano le deformazioni, gli abusi e i reati arrecati ai sacramenti e alla liturgia. Crollando la liturgia che, per sua natura è l’opera della redenzione umana e della perfetta glorificazione di Dio, mediante l’esercizio del sacerdozio di Gesù Cristo (cfr SacrosanctumConcilium, n 5 e 7), entra in crisi gran parte della Chiesa. Solo una Chiesa viva che metta Dio e non l’uomo al centro della liturgia – per questo è sacra –  è un sostegno per il mondo nella lotta contro il peccato. La soluzione della crisi della Chiesa e, di conseguenza, del mondo è far conoscere Gesù Cristo, redentore dell’uomo, centro del cosmo e della storia, come ebbe a esordire Giovanni Paolo II nel 1978, attraverso l’evangelizzazione e i sacramenti, senza dei quali non nasce la vita morale”.

   

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