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Categoria principale: Apologetica
Categoria: Difesa della fede
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fonte lascuredielia.blogspot.it 15/06/2019

Autore don Elia

Spiritus Domini replevit orbem terrarum, et hoc quod continet omnia, scientiam habet vocis (dalla Liturgia).

«Lo Spirito del Signore ha riempito il mondo intero ed esso, che tutto contiene, conosce ogni voce». Questa antifona della festa di Pentecoste, tratta dal libro della Sapienza (1, 7), ci manifesta la realtà invisibile nella quale siamo immersi. Il senso letterale del testo biblico esprime l’onnipresenza e l’onniscienza di Dio, che ha creato l’universo per mezzo del Verbo (cf. Gv 1, 3), principio ordinatore del tutto, e lo conserva nell’essere mediante lo Spirito Santo, sorgente inesauribile di vita. Con l’instaurazione della Nuova Alleanza, avvenuta nella morte e risurrezione del Figlio di Dio fatto uomo, quelle parole si sono compiute in un senso più pieno: il Paraclito, effuso dal Cristo glorificato sulla Chiesa nascente come frutto del mistero pasquale, suscitando la predicazione degli Apostoli e facendola comprendere in tutte le lingue si è diffuso su tutta la terra in modo nuovo, per abitare nel cuore dei credenti rigenerati nel Battesimo, santificare le loro persone e divinizzare il loro agire. Niente di meno che questo ci garantisce la nostra fede.

Nella Pentecoste abbiamo dunque celebrato il compimento della Pasqua. Essa rappresenta il trionfo della Croce: gli uomini riconciliati con il Padre per effetto del Sacrificio redentore sono interiormente rinnovati dall’inabitazione dello Spirito di verità e di pace. Il supplizio infamante si è trasformato nell’albero della vita, i cui frutti guariscono i popoli dalla cecità dell’ignoranza di Dio e dalle piaghe del peccato. Un immenso potenziale di grazia è messo a nostra disposizione e attende di essere da noi “sfruttato” più a fondo, mentre la maggioranza degli uomini ne è ancora priva e giace sotto il potere del diavolo, a causa della colpa originale e di tutte quelle personali. La Chiesa, che nei santi Sacramenti ce lo dispensa continuamente, ha il potere di liberare anche loro, istruendoli nella verità di Cristo e battezzandoli nel nome della Trinità santissima; è quindi necessario che essa predichi il deposito senza timori né censure, in modo integrale e con evangelica franchezza. Se molti Pastori esitano a farlo, rendiamo i nostri comportamenti un annuncio vivente della fede.

So bene quanti di voi si sentano frustrati, afflitti, traditi e avviliti dall’attuale situazione ecclesiale: come far brillare, in queste condizioni di spirito e in un ambiente spesso ostile o indifferente, la luce che abita le nostre anime? Bisogna anzitutto crederci fermamente, senza incertezze né oscillazioni, chiedendo al contempo allo Spirito Santo, con insistente fiducia, di infiammare i nostri cuori e di rischiarare il nostro sguardo interiore. Certo, non potrà ottenere granché chi Lo considera un puro nome e non ne ricerca la soave carezza, barricandosi in un saccente dottrinarismo che allontana dal Dio vivente e precipita in abissi di superbia. Non potrà sperimentare la Sua visita dolcissima chi si erge a giudice inappellabile di tutto e di tutti, distribuendo brevetti di chiese vere o false. Non ne potrà mai conoscere l’ineffabile unzione chi si separa dal Corpo Mistico per aderire a congreghe di “eletti” che si riconoscono immediatamente dalla capziosità dei ragionamenti con cui, respingendo ogni correzione, difendono accanitamente le proprie posizioni, dato che non resta loro altro punto d’appoggio in luogo di quella comunione ecclesiale da cui si sono tagliati fuori.

Lo Spirito Santo si rivela ai miti e umili di cuore, cioè a quanti seguono, per grazia e per scelta, Colui che così si è definito, esortandoci ad imparare da Lui (cf. Mt 11, 29). I dolci frutti della Sua presenza sono «carità, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, continenza» (Gal 5, 22-23). Meditiamo con calma su ognuno di essi, per verificare in quale misura li desideriamo e ci stiamo dando da fare per accrescerli; così non ci ritroveremo, per prolungata trascuratezza, a celare la carnalità e il materialismo sotto una patina fasulla di formalismo dottrinale, liturgico e morale. Soltanto la familiarità con il Paraclito e con il Suo agire può consentirci di contribuire realmente al bene della Chiesa e di fare ciascuno la sua parte nel lavoro di restaurazione: «“Va’ e ripara la mia Chiesa!”. Va’, ripara con la tua fede, la tua speranza e la tua carità. Va’ e ripara con la tua preghiera e la tua fedeltà. Grazie a te, la mia Chiesa ridiventerà la mia casa» (Robert Sarah, Le soir approche et déjà le jour baisse, Paris 2019).

Attualizzando l’appello che san Francesco d’Assisi si sentì rivolgere dal Crocifisso di San Damiano, nel suo ultimo libro il cardinal Sarah ci sprona a ravvivare le virtù teologali: è questo il vero modo di rispondere alla crisi ecclesiale, di ripararne i danni, di correggerne le derive, di sanarne le ferite. La Provvidenza ha disposto che ci trovassimo a vivere in quest’epoca perché voleva farci dono di una grazia irripetibile, quella di poter resistere alla peggiore crisi interna che la storia ecclesiastica abbia mai conosciuto non solo conservando la fede, ma anche dando gloria al nostro Salvatore. Una grazia analoga fu concessa ai numerosi martiri vittime degli ariani: molto prima di Vandali e Goti, furono preti e vescovi eretici a braccare e uccidere i cattolici con l’appoggio dell’autorità imperiale. Noi non siamo ancora giunti al sangue, sebbene la persecuzione proveniente dall’interno sembri voler stringere sempre più il cerchio, respingendo tante vocazioni genuine e obbligando numerosi sacerdoti all’inattività o alla clandestinità… «Ma la parola di Dio non è incatenata» (2 Tm 2, 9): non la si può arrestare né imbrigliare.

Chiediamo allo Spirito Santo occhi per riconoscere i germogli della Sua odierna azione, le opere del futuro che stanno sorgendo nell’umiltà e nel nascondimento, così da poterle sostenere sia con la preghiera che con aiuti materiali. Con la necessaria discrezione, a suo tempo potrò indicare, a chi ne faccia richiesta scritta, dove devolvere le offerte con cui dare espressione concreta alla fede, alla speranza e alla carità. «Va’ e ripara la mia Chiesa»: vi assicuro che ci sono tanti giovani dal cuore puro pronti a rispondere all’appello del Signore; bisogna solo offrire loro una strada percorribile e i mezzi per percorrerla. Non abbiamo idea di ciò che la Provvidenza sta preparando, ma è sufficiente che ci lasciamo sorprendere dalle Sue insospettate risorse e siamo docili alle Sue richieste. Come già l’Incarnazione, anche quest’impresa divina sta iniziando nell’ombra e nel silenzio, ma è gravida di sviluppi imprevedibili.

Si ravvivi dunque la fiducia nei nostri cuori e ci aiuti a portare la croce dando un obiettivo agli atti di abnegazione e di offerta che la quotidianità esige costantemente da ognuno di noi: il sostegno alle vocazioni con cui il Signore rinnoverà la Chiesa. In tal modo potremo ricevere dallo Spirito Santo la forza di far brillare la luce che è in noi e di conquistare anime al Salvatore con la nostra vita: molti attendono solo un gesto o una parola per lasciarsi persuadere e accogliere la grazia. Se davvero desideriamo che trionfi il Cuore immacolato della nostra Madre celeste, dobbiamo cominciare a farlo trionfare nei sentimenti e negli atti di ogni giorno; più essi Le saranno graditi, più ci otterrà la grazia del Suo divino Sposo, la quale passa attraverso di Lei senza trovare il minimo ostacolo, ma può arrestarsi di fronte a quelli che trova in noi. Ho l’impressione che certi lettori siano più propensi alla polemica che alla preghiera, come sembrano indicare le statistiche del sito. Vi scongiuro ancora una volta: passate più tempo a implorare il Cielo che non a leggere, oppure leggete soprattutto per pregare e alimentare l’unione con Dio.


https://lascuredielia.blogspot.com/2019/05/preghieraa-maria-regina-oravengo-te-o.html

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