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Fonte lanuovabq.it 21/06/2019

Autore Costanza Signorelli

La storia del giovane prete polacco che ha portato Gesù Eucaristia fino ai confini della terra, stando fermo e sofferente in un letto di ospedale. Le immagini della celebrazione della sua prima Santa Messa sono diventate virali, conquistando le pagine persino dei siti laicisti. È partito per il Cielo pochi giorni fa, in pace e fiero perché sicuro di abbracciare quel Dio che gli è stato Padre per tutta la vita.

 consacrazione

Le mani di un giovane sacerdote alzate al Cielo nell’atto di consacrare l’Ostia Santa. In fondo è semplicemente questa l’immagine che nelle scorse settimane è diventata virale su Internet, guadagnando sui social network centinaia di migliaia di visualizzazioni. Ebbene, se ai devoti della Santissima Eucarestia non stranisce affatto che il "miracolo dei miracoli" manifesti la sua potenza ovunque, genera comunque stupore constatare come Gesù Sacramentato, in pochi istanti, possa spazzar via la miscredenza della rete e conquistare uno spazio nel cuore di chiunque. Ma cosa ci sta dietro a questa immagine che ha suscitato tanta commozione, persino nei siti più laicisti?

Le mani, ma soprattutto il cuore sacerdotale che sta dietro a questa immagine sono quelli di Michał Łos, giovanissimo sacerdote polacco, oggi in Cielo; e la sua storia in terra dice molto del perché, proprio attraverso di lui, il Signore ha scelto di manifestare la Sua Gloria.

Costretto a letto da una grave malattia, rivelatasi poi terminale, il giovane novizio della comunità di don Orione in Polonia esprimeva la pressante volontà di diventare sacerdote al più presto: bramava infatti di celebrare la Santa Messa, «per essere ancora più unito a Cristo» e poter così servire pienamente il suo Signore in terra, prima di partire per il Cielo.

Così, il 22 maggio scorso, don Michał ha ricevuto dal Pontefice le dispense necessarie per la professione perpetua come Figlio della Divina Provvidenza, entrando così a far parte della Provincia polacca della “Madonna di Czestochowa”, cui era particolarmente devoto. Il giorno successivo, poi, il giovane è stato ordinato diacono e sacerdote proprio nel reparto di oncologia dell'ospedale militare di Varsavia da monsignor Marek Solarczyk, vescovo ausiliare di Varsavia-Praga.

«La cerimonia - ha spiegato commosso il consigliere generale dell’Opera Don Orione - si è svolta in un clima di grande e profonda spiritualità. Dopo la preghiera iniziale è seguita quella delle litanie per chiedere l’intercessione dei santi per la vita di Michał e per la sua Congregazione». Don Fernando Fornerod ha poi sottolineato come, pur nell’estrema sofferenza della sua condizione, il neo sacerdote elargisse una pace intensa e una fede potente, segni inconfondibili della presenza dello Spirito Santo.

Ma è stato con la celebrazione della sua prima Santa Messa, domenica 26 maggio, che le grazie sul giovane consacrato si sono infinitamente moltiplicate, a dimostrazione che l’Eucaristia è proprio quel farmaco d’immortalità che ci unisce tutti a Cristo e che ci rende sempre più simili a Lui.

Così, evidentemente, è accaduto per il giovane Michał, le cui mani sacerdotali hanno consacrato il Pane e il Vino con tale devozione da portare il mistero eucaristico sino ai confini della terra: dalla Corea, India, Giappone, Kenya, Costa d’Avorio, Burkina Faso, Portorico, Uruguay, Argentina, Cile all’Europa intera, le immagini e i video della sua prima Messa sono stati visualizzati da centinaia di migliaia di persone.

Il nuovo orionino perciò, pur immobile in una stanza di ospedale, ha profuso la sua opera di evangelizzazione in tutto il mondo, proprio secondo l’insegnamento del suo santo fondatore, Luigi Orione: «La più grande carità che si può fare a Dio è darGli un’anima: e la più grande carità che si può fare ad un’anima è darle Dio».

Vi è di più. La camera del sacerdote polacco, in poco tempo, è divenuta un via vai di persone: non solo parenti, amici o confratelli, ma specialmente i malati dell’ospedale che, venuti a conoscenza della sua storia, accorrevano al suo capezzale per avere una benedizione o anche solo una parola di conforto nel Signore.

E, infatti, è proprio la “Speranza contro ogni speranza” la vera forza prorompente del messaggio missionario di questo povero prete: con la sua vita egli ha reso testimonianza di come l’Amore di Dio non ci abbandoni mai, fossimo anche nella peggiore delle sofferenze. Al contrario, il cristiano è colui che crede che: proprio quando siamo sofferenti, improduttivi o privi di dignità secondo le logiche del mondo, noi siamo e rimaniamo infinitamente preziosi e utili agli occhi di Dio.

«Come un buon soldato di Gesù Cristo, soffri insieme con me» (2 Tm 2,3), ha fatto scrivere don Michał sopra i “santini” della sua ordinazione sacerdotale, su cui domina l’immagine della Madonna Nera di Czestochowa, lodando così la profonda unione creatasi tra lui e il Signore proprio sulla croce e sotto la protezione della Beata Vergine Maria.

Insomma, quella che don Michał ha portato al mondo è la testimonianza che tutti gli uomini attendono, consapevoli o meno, credenti o non credenti. Ovvero la certezza che, proprio a pochi passi dalla morte, può scorrerci nelle vene una vita nuova, la vita che non muore, il Paradiso che ci viene a prendere.

Lunedì 17 giugno, qualche minuto prima del suono della campane di mezzogiorno, don Michał, a soli 31 anni, ha fatto ritorno alla Casa del Padre. «Sapevamo che questa notizia sarebbe arrivata - ha spiegato Padre Tarcisio Vieira, direttore generale dell'Opera Don Orione - ma ci lascia ugualmente profondamente tristi. Sappiamo, però, che non è stata la morte a togliergli la vita, ma è stato lui che ha voluto donarla per amore a Cristo e ai poveri». È la volontà di offrire la vita che ardeva nel cuore di don Michał e che, proprio al termine dalla sua prima Celebrazione Eucaristica, lui aveva giustificato così: «Nulla potrà mai separarmi dall'amore di Cristo Gesù!».

   

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