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fonte lascuredielia.blogspot.it 03/08/2019

Autore don Elia

L’attuale deriva ecclesiale ha radici profonde. Sono almeno cinquant’anni che i vertici della Chiesa Cattolica perseguono un obiettivo impossibile: riconciliare il pensiero contemporaneo con la fede cristiana. Un’impresa del genere equivale a voler mettere insieme il diavolo e l’acqua santa: una cultura che si è sviluppata al di fuori della verità rivelata e in opposizione ad essa con il preciso scopo di bandirla dalla vita dei popoli, evidentemente, non potrà mai accordarsi con ciò che si è prefissa di distruggere. Invece molti teologi e Pastori, nell’intento di render comprensibile il loro insegnamento all’uomo del nostro tempo, si sono posti sullo stesso terreno del nemico illudendosi di poterlo portare dalla loro parte. Ciò che è accaduto è esattamente il contrario: è il secondo che ha attirato i primi dalla sua, conducendoli così non soltanto a rinunciare alla propria visione filosofica, ma anche, a lungo andare, a ripudiare la fede.

La dottrina cattolica, in realtà, non è compatibile con qualunque sistema di pensiero, come se fosse riformulabile a partire da qualsiasi impostazione intellettuale. Tolti i massoni infiltratisi nelle curie diocesane e nelle facoltà teologiche, i quali hanno consapevolmente sfruttato quest’illusione, gli altri – con il senno di poi – si sono rivelati troppo ingenui. Non è certo un caso che la Provvidenza abbia preparato il terreno all’elaborazione del dogma cattolico mediante le conquiste della filosofia greca, poi assunta e perfezionata dai Padri della Chiesa e dai maestri della Scolastica. Il pensiero classico, concordante con il buon senso comune, è l’unico che rispetti le capacità della ragione e le esigenze della fede. Invece idealismo, positivismo, fenomenologia, esistenzialismo, personalismo, strutturalismo, pur con diversi presupposti e nelle loro varie declinazioni, hanno per esito comune il nichilismo, dato che non partono dall’evidenza del reale, ma tentano o di negarla o di limitarla o di rifondarla per altre vie, quando invece non ce n’è alcun bisogno.

Collocarsi sulle sabbie mobili per costruire un edificio teologico è per lo meno insensato, per quanto si possa essere in buona fede. Il fatto che molta gente non capisca più il linguaggio del pensiero realistico né riesca più a seguire un’argomentazione razionale è un motivo per insegnarle di nuovo a farlo, anziché sforzarsi di catturarla sul piano emotivo confondendola ulteriormente con discorsi articolati su categorie soggettivistiche, i quali non reggono alla prova della propaganda anticattolica né all’indottrinamento di una “cultura”, volutamente chiusa alla verità, che nega per principio ogni realtà immutabile. Chi cerca di “dialogare” con essa per comunicare il messaggio evangelico ha già perso in partenza, in quanto ne ha implicitamente riconosciuto la legittimità e si è rassegnato a non poter ragionare correttamente con l’interlocutore, il quale si sente vincente già solo per questo; ma certi “illuminati” teologi e vescovi, a quanto pare, ambiscono proprio alla sottomissione, come si vede indubitabilmente nei loro rapporti con i musulmani.

Temo che certe bocche smetteranno di dar fiato in chiacchiere solo quando le gole saranno state tagliate da qualche migrante accolto a braccia aperte… Nei Suoi imperscrutabili disegni, a volte, la Provvidenza lascia che gli empi corrano a rotta di collo verso il baratro perché si puniscano da sé: la loro stessa stupidità è la causa del castigo. Il Signore preserverà dalla morte quanti hanno una mente lucida e una fede genuina, in modo che, grazie a loro, si possa ripartire da capo ricostruendo la vita cristiana sulle basi di un pensiero sano. Gli apostati sopravvissuti al repulisti andranno confinati in regioni isolate e inospitali dove procurarsi da vivere da sé; così riscopriranno che una mela è una mela, che un cane è un cane, che un uomo è un uomo… che Dio è Dio. Nelle dure necessità della sussistenza, dovranno adottare di nuovo il realismo filosofico e teologico per necessità di cose, senza alcun bisogno di dispendiosi programmi di “rieducazione” alla cinese. La tradizione cattolica non conosce lager, gulag o laogai, ma solo pene medicinali; persino i roghi di un tempo miravano alla salvezza dell’anima, checché se ne dica.

Anche nel cosiddetto dialogo interreligioso una buona dose di realismo non guasterebbe. Basterebbe dare ascolto ai cristiani mediorientali e a quelli perseguitati dai miliziani islamici (i quali non sono affatto estremisti, ma mettono semplicemente in pratica il Corano, che prescrive la sottomissione del mondo e la cancellazione del cristianesimo, con le buone o con le cattive). L’Islam moderato è un mito escogitato dai maîtres-à-penser occidentali come vacua premessa al delirante progetto della società multiculturale. Ciò che di reale c’è in quell’idea è unicamente il fatto che molti musulmani praticano la propria religione in modo tiepido. Se da loro possiamo reimparare qualcosa, in realtà, non è certo ciò che intendono i guru del pensiero liquido, i quali rischiano la schizofrenia quando gli insulti o le aggressioni ai sodomiti sono di matrice islamica. Il ruolo dell’uomo nella famiglia, la decenza nell’abbigliamento femminile, l’obbedienza ai genitori, il rispetto della procreazione, il primato di Dio nella vita civile… sono alcuni di quei valori della morale e della religione naturali che da noi sono stati deliberatamente cancellati e che l’Islam ci rammenta, sebbene in esso vadano purificati da gravi deformazioni (fatalismo, dispotismo, poligamia, ecc.), dato che gli manca la luce della rivelazione divina e la forza della grazia soprannaturale.

Con singoli musulmani di retta coscienza e miti sentimenti è possibile la convivenza, ma non certo il dialogo: non appena si tocchino questioni di fede, tutti si trasformano repentinamente in belve, a prescindere dalle disposizioni personali. Questo è segno che la setta maomettana si è potuta reggere ed espandere solo grazie ad una forma di indottrinamento forzato capace di imprimere agli animi meccanismi di difesa inattaccabili: è una schiavitù mentale da cui non si può uscire se non per un miracolo della misericordia divina. In realtà sono moltissimi i musulmani che, toccati dallo Spirito Santo per vie inusitate (mediante la Rete o direttamente nel cuore), vorrebbero entrare nella Chiesa, ma non possono perché intrappolati in una società in cui vige un controllo totale; chi riesce a farlo paga un prezzo altissimo, a volte persino quello della vita. I nostri valenti “teologi”, però, non ne tengono conto, nonostante l’immediato accesso alle notizie: per loro la realtà non è quella che è, ma quella che vorrebbero che fosse – esattamente come nella psicologia infantile.

Vedete l’importanza del pensiero classico e scolastico? Basta poco per vedere le cose così come sono, purché lo si voglia. Se invece la volontà è ostinatamente contraria all’evidenza della verità, non rimane altro che il castigo: se non arriva quello divino, noi siamo pronti a caricare un po’ di clero e di professori progressisti sui barconi e a spedirli in senso inverso nel deserto libico. Tutto torna utile, in un modo o in un altro, magari pure i trafficanti e i loro complici delle organizzazioni “umanitarie”… Ironia a parte, sarebbe un’opera altamente meritoria – se fosse permesso – cacciare a pedate da curie e facoltà i corruttori delle menti e delle anime. In attesa che arrivi il giorno, per ora dobbiamo pregare e agire perché il Signore raduni i Suoi autentici fedeli e li unisca strettamente in vista del Suo intervento. L’attuazione dell’ultimo concilio, come una bomba potentissima, ha fatto esplodere la compagine ecclesiale in innumerevoli correnti, orientamenti e appartenenze. Di fronte al mondo esterno, di conseguenza, non c’è più un soggetto unitario del dialogo, per non dire che la “mistica” dell’apertura al mondo ha cancellato i confini che ne separano la Chiesa, la cui stessa esistenza, in tal modo, non ha più scopo né significato.

Haec dona, haec munera, haec sancta sacrificia illibata in primis […] tibi offerimus pro Ecclesia tua sancta catholica, quam pacificare, custodire, adunare et regere digneris toto orbe terrarum, una cum […] omnibus orthodoxis atque catholicae et apostolicae fidei cultoribus.

Domine Iesu Christe, qui dixisti Apostolis tuis: Pacem relinquo vobis, pacem meam do vobis, ne respicias peccata mea, sed fidem Ecclesiae tuae, eamque secundum voluntatem tuam pacificare et coadunare digneris. Qui vivis et regnas Deus per omnia saecula saeculorum. Amen.

(dal Messale Romano)

 

   

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