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Fonte chiesa.espressonline.it 19/11/2012

 

Autore Sandro Magister

 

Arriva nelle librerie il volume di papa Joseph Ratzinger sull'infanzia del Messia nei Vangeli. È "storia vera" e non pura costruzione teologica, sostiene. Un errore nell'edizione italiana

 

ROMA, 20 novembre 2012 – "L'infanzia di Gesù" di Joseph Ratzinger - Benedetto XVI è da domani in vendita nell'originale tedesco e in altre otto lingue: italiano, inglese, francese, spagnolo, portoghese, brasiliano, polacco, croato. La tiratura globale di lancio supera il milione di copie. Nei prossimi mesi, il volume sarà tradotto in altre undici lingue e diffuso in 72 paesi.

È un libro breve e scritto in forma semplice e lineare. Più facile da leggersi, rispetto ai due più grossi tomi del "Gesù di Nazaret". E uscito per ultimo, ma nell'intenzione dichiarata dell'autore "è una specie di piccola 'sala d'ingresso' ai due precedenti volumi sulla figura e il messaggio di Gesù di Nazaret".

Prima che il libro uscisse, l'incognita maggiore era su come Benedetto XVI avrebbe risposto alla domanda se la nascita verginale, l'adorazione dei Magi e gli altri racconti dell'infanzia di Gesù, nei Vangeli di Matteo e di Luca, siano "veramente storia avvenuta" oppure "soltanto una meditazione teologica espressa in forma di storie".

L'autore inclina decisamente per la prima delle due risposte. Ma senza negare cittadinanza nella Chiesa alla seconda posizione.

Al termine del capitolo sui Magi, Benedetto XVI dà ragione a Jean Daniélou quando scriveva in "Les Évangiles de l'Enfance":

"A differenza del racconto dell'annunciazione a Maria, l'adorazione da parte dei Magi non tocca alcun aspetto essenziale per la fede. Potrebbe essere una creazione di Matteo, ispirata da un'idea teologica: in questo caso niente crollerebbe".

"Daniélou stesso, però – prosegue papa Ratzinger –, giunge alla convinzione che si tratti di avvenimenti storici il cui significato è stato teologicamente interpretato dalla comunità giudeo-cristiana e da Matteo".

E continua:

"Per dirla in modo semplice: questa è anche la mia convinzione".

Benedetto XVI riconosce che "nel corso degli ultimi cinquant'anni" si è affermata tra gli esegeti la tendenza a non riconoscere la storicità dell'adorazione dei Magi. Questa opinione – nota – "non si fonda su nuove conoscenze storiche, ma su un atteggiamento diverso di fronte alla Sacra Scrittura e al messaggio cristiano nel suo insieme".

A riprova di questo cambiamento, il papa fa notare che mentre il protestante Gerhard Delling, nella voce "Mágos" del "Theologisches Wörterbuch zum Neuen Testament, ancora nel 1942 "riteneva la storicità del racconto sui Magi assicurata in modo convincente", successivamente "anche esegeti di chiaro orientamento ecclesiale" come i cattolici Ernst Nellessen o Rudolf Pesch si sono detti "contrari alla storicità" o almeno hanno "lasciata aperta tale questione".

Di fronte a tutto ciò, tuttavia, Benedetto XVI consiglia di "considerare attentamente" la presa di posizione di un altro esegeta cattolico contemporaneo, Klaus Berger, che nel suo commento del 2011 al Nuovo Testamento scrive:

"Bisogna supporre – fino a prova contraria – che gli evangelisti non intendono ingannare i loro lettori, ma vogliono raccontare fatti storici. Contestare per puro sospetto la storicità di questo racconto va al di là di ogni immaginabile competenza di storici".

E conclude:

"Non posso che concordare con questa affermazione. I due capitoli del racconto dell'infanzia in Matteo non sono una meditazione espressa in forma di storie. Al contrario: Matteo ci racconta la vera storia, che è stata meditata e interpretata teologicamente, e così egli ci aiuta a comprendere più a fondo il mistero di Gesù".

Qui di seguito, la pagina finale del libro, al termine del capitolo su Gesù dodicenne smarrito e ritrovato nel tempio.

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IL MISTERO DEL VERO UOMO E VERO DIO



[...] È importante anche ciò che Luca dice sulla crescita di Gesù non solo in età, ma anche in sapienza. Da una parte, nella risposta del dodicenne si è reso evidente che Egli conosce il Padre – Dio – dal di dentro. Egli solo conosce Dio, non soltanto attraverso persone umane che lo testimoniano, ma Egli lo riconosce in se stesso. Come Figlio, Egli sta a tu per tu con il Padre. Vive alla sua presenza. Lo vede. Giovanni dice che Egli è l’Unico che «è nel seno del Padre» e perciò può rivelarlo (Gv 1,18). È proprio ciò che diventa evidente nella risposta del dodicenne: Egli è presso il Padre, vede le cose e gli uomini nella sua luce.

Tuttavia è anche vero che la sua sapienza cresce. In quanto uomo, Egli non vive in un’astratta onniscienza, ma è radicato in una storia concreta, in un luogo e in un tempo, nelle varie fasi della vita umana, e da ciò riceve la forma concreta del suo sapere. Così appare qui, in modo molto chiaro, che Egli ha pensato ed imparato in maniera umana.

Diventa realmente chiaro che Egli è vero uomo e vero Dio, come s’esprime la fede della Chiesa. Il profondo intreccio tra l’una e l’altra dimensione, in ultima analisi, non lo possiamo definire. Rimane un mistero e, tuttavia, appare in modo molto concreto nella breve narrazione sul dodicenne – una narrazione che così apre al tempo stesso la porta verso il tutto della sua figura, che poi ci viene raccontato dai Vangeli.

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Il libro:

Joseph Ratzinger - Benedetto XVI, "L'infanzia di Gesù", Rizzoli - Libreria Editrice Vaticana, Milano, 2012, pp. 176, euro 17,00.

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UN ERRORE


Nella "traduzione e edizione italiana a cura di Ingrid Stampa" (così nel frontespizio interno del libro) compare un errore.

A pagina 136, là dove l'autore spiega l'epiteto di "nazoreo" applicato a Gesù e la sua assonanza con la parola "nezer", germoglio, di Isaia 11, 1 ("Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse"), si legge:

"Possiamo supporre con buone ragioni che Matteo [...] nella qualifica di Gesù come 'nazoreo' abbia visto un accenno all'adempimento della promessa secondo cui Dio, dal tronco morto di Isaia, avrebbe donato un nuovo virgulto, sul quale si sarebbe posato lo Spirito di Dio".

L'errore è "Isaia" invece di "Iesse", il padre di Davide dalla cui discendenza nacque Gesù.

Un errore probabilmente indotto dal fatto che, nelle righe precedenti dell'originale tedesco del libro, i due nomi, Isaia e Iesse, sono scritti allo stesso modo: Isais.

   

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