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Ringrazio Cesare Cavalleri, direttore delle edizioni Ares, per l'autorizzazione a pubblicare un capitolo de Il Fumo nel Tempio di Eugenio Corti.
Faccio notare che gli articoli sono del 1978 ma il grande Eugenio Corti sembra gridare dai tetti oggi.
Nel primo, attraverso la testimonianza di una ex suora, ci fa partecipi dell'angoscia di Paolo VI.
Nel secondo ci propone l'acuto e ironico, ma direi anche profetico, "quinto evangelo" del Cardinal Giacomo Biffi.
G.A.C.




1. L'ANGOSCIA DEL PAPA
(febbraio 1978)




L'angoscia del papa Paolo VI per lo sbandamento di certo clero (una minoranza, grazie a Dio) è molto evidente nell'allocuzione che venerdì scorso (10 febbraio 1978) egli ha rivolto ai preti e religiosi della sua «benedetta e drammatica» diocesi di Roma. In quell'allocuzione — a nostro giudizio molto importante — il papa ha affrontato il «problema... degli addetti al culto e alla professione religiosa: problema» sono parole sue «ch'è franato come un macigno sulla coscienza sacerdotale contemporanea, opprimendola e schiacciandola, in alcuni confratelli, con una domanda altrettanto elementare che terribile: "Io chi sono?" cioè con la questione cosiddetta della propria identità». Ha continuato il papa: «Noi ci asteniamo ora dal considerare le forme e le proporzioni del fenomeno delle defezioni sacerdotali, che ha afflitto la Chiesa in questi ultimi anni, e che è ogni giorno presente nella nostra pena e nella nostra preghiera. Le statistiche ci opprimono; le casistiche ci sconcertano; le motivazioni ci impongono, sì, riverenza e compassione, ma ci procurano un dolore immenso; la sorte dei deboli, che hanno trovato la forza di disertare il loro impegno, ci confonde e ci fa invocare la misericordia di Dio. Che siano proprio i prediletti della Casa di Dio a contestarne la stabilità e a violarne il costume, ha per noi qualche cosa d'inverosimile...» Il papa ha poi affermato: «Un processo di desacralizzazione s'è impossessato dell'istituto sacerdotale per demolirne la consistenza e per coprirne le rovine, una mania di laicizzazione ha strappato le infule esteriori dell'abito sacro e ha divelto dal cuore di alcuni la sacra riverenza dovuta alla loro stessa persona, per sostituirvi una ostentata vanità del profano e talvolta perfino l'audacia dell'illecito e dello spregiudicato».

Noi — che non siamo sacerdoti né teologi -— non entreremo oggi nel perché di una tale situazione. Siccome però intendiamo proseguire nell'indagine della crisi d'identità dei cattolici (e questa delle persone consacrate ne fa indubbiamente parte), ci sembra utile sottoporre al lettore la storia, secondo noi emblematica, di una ex suora.

La trascriviamo da una lettera della ex suora, pubblicata in Inghilterra nel notiziario dell'associazione Preti cattolici; la traduzione è di p. Mario Rosso. Nella lettera la ex suora dichiara: «Ho speso diciassette anni di vita religiosa in una Congregazione Insegnante. Ho amato la mia consacrazione: essa era tutto per me» e riferisce come anche la sua famiglia di provenienza fosse religiosissima. (Suo padre era un convertito: a quel tempo nel mondo anglosassone si avevano, come molti lettori ricorderanno, centinaia di migliaia di conversioni al cattolicesimo ogni anno.) «Guardando indietro» scrive l'ex suora «penso che il punto di svolta della mia vita sia stato allorché un giovane prete venne a dare una serie di lezioni al centro di addestramento ed esercitazioni per maestri. Per la prima volta sperimentai notti insonni per certe cose che egli aveva detto nelle sue lezioni e che mi ritornavano alla mente. Avevo paura di renderle note alle altre suore; ma un giorno scopersi una suora — non della mia comunità — che piangeva amaramente. Me la feci amica ed essa mi fece parte delle ansietà che sperimentava. Le mie erano le stesse. Tali idee: "com'è la Chiesa, divina o umana?" "è Cristo realmente presente nell'Eucarestia?" "vi fu mai il peccato chiamato originale?" questi ed altri problemi venivano presentati alla nostra considerazione... Alla fine dei tre giorni con quelle conferenze, scoprii che ogni dottrina della Chiesa non godeva più di certezza. Non sapevo cosa fare. Dopo aver discusso con un'altra suora decidemmo ambedue di chiedere un'intervista privata a quel sacerdote. Egli ci accolse cordialmente e ci disse di rilassarci. Con nostro orrore scoprimmo che i suoi dubbi non si aggiravano solo su questioni di dottrina, ma anche su tutto il codice morale cristiano.» Interpellato in merito il conferenziere «la sua risposta fu: "Ho elaborato le mie idee dopo aver studiato Hans Kung e Teilhard de Chardin"».

Prosegue la ex suora: «Più tardi — entro un anno da quella conferenza — scoprii che parecchie delle suore partecipanti avevano abbandonata la vita religiosa... Venni inviata in un'altra casa della Congregazione. Là constatai che diverse suore della comunità erano già state infettate dalle stesse dottrine di padre X. Esse avevano accettate le idee anche di un altro sacerdote sui 40-45 anni di età. In quest'ultima comunità vidi che non esistevano più Regole, o meglio più nessuna le osservava. Le suore facevano quello che loro più piaceva. Solo una piccola frazione di esse faceva ancora visita al SS.mo Sacramento, andava alla confessione. Le altre se ne stavano davanti alla TV dopo la scuola, quasi fosse l'unica occupazione... Un altro prete giovane, che abitualmente veniva a far visita alla comunità, finì con lo sposare una suora delle nostre; e nessuno vi trovò alcunché di male, anche se lo sposalizio fu solo civile. Vedevo anche che la Superiore non osava più dare ordini ad alcuna suora della comunità. Dopo notti insonni e tormenti mentali, pensai che l'unica cosa che mi restasse ancora da fare, fosse di consultare un Superiore ecclesiastico quando venne al nostro convento. Non gli nascosi alcunché. Egli mi ascoltò pazientemente, e alla fine mi disse che "una suora deve essere, al presente, in armonia coi tempi, e che si deve liberare dalla schiavitù del passato"... Sono ormai due anni che ho lasciato la vita di convento.» La conclusione della lettera non è tuttavia sconfortante: «Ora però ho riscoperto me stessa, grazie alla gentilezza e pazienza di un prete tradizionalista. Conosco, ora, il potere di satana... So, ora, che la perdita della fede e la perdita del coraggio a combattere, sono le mete immediate degli attacchi di satana».

Nel prossimo articolo prenderemo in esame la crisi d'identità che serpeggia tra i comuni fedeli. Curando, per quanto ci sarà possibile, di essere meno tesi e drammatici di quanto siamo stati costretti ad essere oggi.



2. UN NUOVO VANGELO
(febbraio 1978)

 

Nell'editoriale precedente abbiamo esaminato un caso emblematico di 'perdita d'identità' da parte di alcune suore inglesi. Passiamo oggi a esaminare i molti aspetti che la 'perdita d'identità' può assumere presso i comuni fedeli. Lo faremo estraendo a piene mani (a ciò debitamente autorizzati dall'Autore) dall'opera Il quinto evangelo di mons. Giacomo Biffi, editrice Ancora. In questo libretto (ch'è un vero gioiello, scritto da pochi anni, e già tradotto in diverse lingue) l'Autore ironicamente immagina che in Palestina sia stato scoperto un nuovo vangelo, il quinto dunque. Si tratta di una scoperta molto opportuna — egli asserisce — in un tempo come il nostro in cui «idee giovani e vigorose lievitano il popolo di Dio. Sacerdoti, teologi, teologhesse enunciano concetti ogni giorno più sorprendenti, nei linguaggi più disparati... è una nuova Pentecoste... Tutti questi maestri dichiarano di voler tornare ai genuini insegnamenti di Gesù». E, guarda caso, il quinto vangelo è appunto impostato da capo a fondo secondo le idee di questi nuovi maestri! Tutto contento l'Autore espone dunque un certo numero di brani del 'Quinto evangelo', confrontandoli coi brani corrispondenti dei vangeli canonici di Matteo, Marco, Luca, Giovanni, cosicché la gente possa rendersi conto della corrispondenza tra l'insegnamento dei nuovi maestri e quello di Gesù. Fa anche seguire a ciascun brano un breve, sapido commento illustrativo. Il libricino di mons. Biffi — al di là della fortunata diffusione che sta avendo — meriterebbe a parer nostro di essere commentato in tutte le chiese d'Italia.

A noi non è possibile che riportarne una piccola parte, eccola:

 

Marco 1, 35: Al mattino, prima dell'alba, egli si alzò, uscì e se ne andò in un luogo solitario a pregare. Simone andò a cercarlo coi suoi compagni. E avendolo trovato gli dicono: «Tutti ti cercano».

Nuovo Vangelo : Gli dice Simone: «Maestro, non ti apparti mai in un luogo solitario a pregare?» Rispose Gesù: «La mia preghiera è lavorare per gli altri, la mia solitudine è restare in mezzo alla folla».

Dal commento: Simone rivela una mentalità nettamente post-tridentina: «Non ti apparti mai a pregare?» Ma noi abbiamo capito che la religione non è un egoistico rapporto personale col Creatore, ma la totale fusione del singolo nella comunità: l'importante è l'essere insieme, è l'essere in tanti, è il ripetersi senza stanchezza a vicenda le stesse persuasioni. Chi tace è perduto: finirebbe per essere preso dal dubbio o addirittura da qualche crisi di misticismo... L'importante è non restare mai, neppure per un momento, soli e in silenzio. Si rischierebbe di cominciare a pensare.

 

Marco 1, 17: Venite dietro di me, e io farò di voi dei pescatori di uomini. E subito, abbandonando le loro reti, lo seguirono. E andando avanti vide Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, anch'essi nella loro barca che stavano riassettando le reti. E subito li chiamò. E lasciando il loro padre Zebedeo nella barca coi dipendenti, si misero al suo seguito.

Nuovo Vangelo : «Io vi farò diventare pescatori di uo­mini.» Gli dicono i figli di Zebedeo: «Dobbiamo lasciare le nostre reti, la nostra barca, il nostro padre, per seguirti?» Ma Gesù disse: «Non sapete quello che dite. Se vi separerete dagli uomini, come potrete pescarli?»

Dal COMMENTO: II testo di Marco segna l'esordio del clericalismo. Quelle reti abbandonate sono gravide più di malanni che di pesci. Gli apostoli con le reti sarebbero stati dei fratelli tra i fratelli; gli apostoli senza reti sono diventati una casta: è innegabile, sulle rive del lago di Genezaret nascono il 'clero' e, per opposizione, i 'laici'... A Gesù gli apostoli, con la loro mancanza di tatto, avrebbero potuto rinfacciare il suo abbandono della bottega di carpentiere, e ne sarebbe sorta una discussione imbarazzante.

 

LUCA 6,12: In quel tempo andò sulla montagna a pregare e passò tutta la notte a pregare Dio. Poi, fattosi giorno, chiamò i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede il nome di apostoli. Marco 3, 13: E salì sul monte e chiamò quelli che volle lui. E vennero da lui. E costituì i dodici, perché stessero con lui e per mandarli ad annunciare.

Nuovo Vangelo : In quel tempo passò tutta la notte a presiedere la discussione dell'assemblea dei discepoli per la scelta dei dodici apostoli. Diceva infatti: «Nessuno può veramente rappresentare gli altri uomini, se non è eletto da loro». Poi chiamò a sé coloro che l'assemblea aveva indicato.

Dal commento : I passi di Luca e di Marco, nei quali l'elezione apostolica sembra piovere dall'alto senza consultazione alcuna della comunità, sono responsabili di una delle più perniciose malattie che hanno nei secoli afflitto la cristianità: l'autoritarismo... Piuttosto è tutta una nuova ecclesiologia che si impone da questo Quinto evangelo: è la comunità che riceve il mandato di evangelizzare e di santificare, e non i dodici. O meglio, i dodici mandati dall'assemblea la rappresentano, e assolvono i loro compiti in nome e per autorità di tutti i fratelli.

 

Matteo 5, 14: Voi siete la luce del mondo. Non può essere nascosta una città posta sul monte, e neppure accendono una lucerna e la mettono sotto il moggio, ma sopra il candelabro, perché faccia luce a tutti quelli di casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini.

Nuovo Vangelo : Voi siete una città nascosta e una lucerna posta sotto il moggio. La vostra luce non abbagli gli uomini, ma risplenda solo al cospetto del Padre vostro che è nei cieli.

Dal commento: Niente città sul monte: la Chiesa è una rete sotterranea di microscopiche comunità, che si radunano a discutere con molta franchezza e con molta fede se il Signore sia o no risorto. L'altra, quella delle cattedrali, non è la Chiesa, è il relitto fossile di una cristianità ormai estinta.

 

Matteo 11, 25: Ti benedico o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai dotti e ai furbi e le hai rivelate ai piccoli.

Nuovo Vangelo: Ti ringrazio o Padre perché hai voluto rivelare i misteri del Regno ai dotti e agli intelligenti, così che li potranno spiegare ai semplici.

Dal COMMENTO: L'importanza di questo frammento sta nel fatto che esso fonda lo 'status' dei teologi professionisti nella Chiesa; status che finora mancava di un supporto biblico evidente... I più efficaci artefici del regno sono i demolitori dall'interno, quelli che irridendo alla fede dei semplici li costringono a farsi adulti... Quelli che nella propria casa sanno cogliere il male anche quando è scarso, senza lasciarsi incantare dal bene, anche quando è copioso.

 

Matteo 5, 27: Avete udito che è stato detto: Non commettere adulterio. Io invece vi dico: Chiunque guarda una donna con desiderio, ha già commesso con lei adulterio nel suo cuore.

Nuovo Vangelo : Vi era stato detto: Chiunque guarda una donna con desiderio impuro ha già commesso con lei adulterio nel suo cuore. Ma adesso io vi dico: Non bisogna esagerare. La donna è fatta per l'uomo e l'uomo per la donna. Purché tutto si faccia per amore.

Dal commento: È una fortuna incalcolabile che sia stato scoperto. Il discorso della montagna nella sua forma fin qui nota poteva essere proposto a una società prefreudiana, non alla nostra, che finalmente ha le idee chiare sull'uomo e sulla donna... Una libertà dove ogni timidezza deve essere travalicata da una audacia veramente evangelica: sicché se il tuo occhio destro non ci vede bene, tu guarda con il sinistro, e se la tua mano destra è troppo cauta, adopera la sinistra.

 

Matteo 13, 45: II regno dei cieli è simile a un mercante in cerca di perle preziose. Avendone trovata una di gran pregio, va, vende tutto ciò che possiede e compera quella perla.

Nuovo Vangelo : II regno dei cieli è simile a un saggio mercante di perle, che avendone trovata una preziosa, cerca di tirare sul prezzo perché non vuoi rinunciare né alla perla né al suo denaro.

Dal commento: È una condanna inequivocabile dell'integralismo... Gesù a un certo momento si è deciso a moderare l'esuberanza integralista del Padre, e a convenire sulla bontà della strada di mezzo, e delle piccole aspirazioni comuni.

 

Matteo 18, 12: Secondo voi, se un uomo possiede cento pecore e ne perde una, non lascia le altre novantanove al sicuro sui monti per partire alla ricerca della smarrita? E se riesce a ritrovarla, in verità vi dico, ha più gioia per questa che non per le novantanove che non si sono perdute.

Nuovo Vangelo : II Regno dei cieli è simile a un pastore che avendo cento pecore e avendone perdute novantanove, rimprovera l'ultima pecora per la sua scarsità d'iniziativa, la caccia via e, chiuso l'ovile, se ne va all'osteria a discutere di pastorizia.

Dal commento: Può capitare che il pastore non sia sufficientemente perspicace per rendersene conto: in tal caso bisogna avere il coraggio di forzare la mano. L'esodo di massa, registrato nella parabola, è il mezzo più efficace per fare intendere la ragione a chi si ostina a chiudere gli occhi. Una volta smantellato l'ovile, allora si potrà tornare tutti insieme, pecore, lupi e altri animali, e ci sarà un solo branco senza un solo pastore.

 

Giovanni 15, 18: Se il mondo vi odia, sappiate che ha odiato prima me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe la sua proprietà: ma poiché non siete del mondo e io vi ho presi dal mondo, per questo vi odia.

Nuovo Vangelo : Se il mondo vi odia è segno che non lo capite. Conformatevi al mondo, e il mondo vi salverà.

Dal COMMENTO: Così noi oggi ammiriamo l'umiltà e la larghezza di spirito dei nuovi cristiani che invocano ogni giorno più intensamente per sé e per la Chiesa quella redenzione che solo il mondo può apportare: chi altri ci può liberare dalla nostra angusta visione della realtà, dalle inibizioni e dalle remore di natura morale, dalla mania aberrante del sacrificio, della rinuncia, del senso del dovere? C'è chi mutua dal mondo (ma forse qui si esagera un po') perfino il riscatto dalla concezione di Dio trascendente, e in fin dei conti oppressivo, che antecedentemente al parere della nostra coscienza, decide del bene e del male.

 

Matteo 19, 17: Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti.

Nuovo Vangelo : Se vuoi entrare nella vita eterna, osserva i dettami della tua coscienza.

Dal COMMENTO: E così si è finalmente venuti a capo di un equivoco: si era fino a questo momento pensato che la coscienza fosse un mezzo dato da Dio per far conoscere la sua volontà: si è adesso capito che essa è in realtà un regalo molto più prezioso; è il modo per dispensare l'uomo dall'in­comodo di conoscere la volontà di Dio. Così tutto è reso più facile: la coscienza è l'abolizione della legge. È la liberazione dalla schiavitù dei precetti. L'imperativo morale è perfettamente semplificato: Sono leciti i rapporti prematri­moniali? Segui la tua coscienza. Come devo compilare la denuncia dei redditi? Segui la tua coscienza. Mi è lecito l'aborto se ho già tre figli da mantenere? Segui la tua coscienza. La quale non va affatto informata perché possa decidere, ma solo seguita.

 

GIOVANNI 12, 4: Giuda l'Iscariota, uno dei discepoli, che stava per tradirlo, disse. «Perché questo profumo non è stato venduto per trecento denari, per darli ai poveri?...» Ma Gesù disse: «Lasciala stare: doveva conservarlo per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avrete sempre con voi; me invece non mi avrete sempre».

Nuovo Vangelo : E Gesù disse a Maria sorella di Lazzaro: «Un profumo di trecento denari non poteva essere venduto per aiutare i poveri?» Giuda mormorò: «Guarda! È proprio quello che volevo dire io».

Dal commento: Ci si potrebbe ad esempio meravigliare che un giovane esiga a gran voce dai vescovi di manifestare la loro consacrazione a Cristo con una croce di legno, e poi non ritenga il legno materia adatta a esprimere il suo amore sponsale. Ma è una meraviglia fuori luogo: l'affetto che lega i fidanzati e i coniugi è una cosa veramente seria, ed è giusto sia rappresentato dalle gemme e dall'oro.

 

MATTEO 28, 19: Andate e fatevi discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, e insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho prescritto.

Nuovo Vangelo : Andate nel mondo intero e discutete: dal libero confronto dei pareri germoglierà la verità.

Dal commento: II proselitismo condiziona la libertà altrui... E non è una ragione il fatto che quello cristiano sia un annuncio di verità. Al contrario è un impegno maggiore a tacere: la verità, avendo una sua forza immanente ignota all'errore, determina in misura più grande il comportamento di chi arriva a conoscerla. Perciò se può essere consentito ai seminatori di falsità di proclamare e propagandare le loro dottrine, a noi no: la nostra testimonianza deve essere il più possibile silenziosa.


Come s'è detto, i brani che abbiamo esposto non sono che una piccola parte dell'opera // quinto evangelo di mons. Giacomo Biffi, da cui li abbiamo tratti. Tuttavia bastano, ci sembra, a mettere in rilievo diversi punti della confusione che si è venuta a formare oggi nella testa di tanti cattolici, provocando quell'angosciosa perdita d'identità di cui parlava il papa nel suo discorso del 10 febbraio.

Eugenio Corti

   

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