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Fonte lanuovabq.it 12/07/2015

Autore mons. Luigi Negri*

Raccolgo tutti i sentimenti, e tutti i pensieri che sorgono al ricordo del cardinale Giacomo Biffi, arcivescovo emerito di Bologna. Un «italiano cardinale», come disse in quel gigantesco volume di memorie che diventa una lettura obbligata per chi voglia capire qualche cosa di questo nostro «disgraziato paese», come diceva Renzo del ducato di Milano. 

 

Il cardinale Biffi ha raccolto la più grande tradizione intellettuale e morale dello spirito e della storia ambrosiana. Una grande intelligenza teologica, una delle più profonde e delle più vaste dell’ultimo secolo, raccolta attorno al grande tema di cui egli fu l’ispiratore, ovvero quello del “Cristocentrismo” assoluto, la centralità assoluta di Cristo come redentore dell’uomo e del mondo, centro del cosmo e della storia. Da questa conoscenza di quell’unicum irriducibile e imparagonabile con qualsiasi altra formulazione di carattere religioso filosofico, sgorgava una visione ampia e concreta della realtà, quell’ampiezza del pensare cristiano a cui ritornava spesso recuperando la grande lezione di sant’Ambrogio e di san Tommaso d’Aquino.

I grandi temi della dogmatica cattolica fino a quelle pagine straordinarie sull’escatologia; quell’indagare ripetutamente sul mistero della Santa Chiesa esplorato secondo connotazioni e aspetti complementari; e poi la passione per la società, per il popolo e per la società. Quella visione della vita sociale che solo se è illuminata dall’esperienza della fede e animata dalla testimonianza dei cristiani può sfuggire alla tentazione di assolutizzarsi, cioè di diventare fonte di dominio sull’uomo, sulla sua verità.

Il cardinal Biffi ispirò al cardinale Giovanni Colombo, di cui fu un appassionato collaboratore, quei discorsi alla città che negli anni “70 segnarono l’inizio di una nuova e più profonda immanenza della Chiesa di Milano alla società milanese, che incominciò da allora quel cammino tormentato e lacerato che si è concluso in questi ultimi anni.

Cardinale di Bologna, una delle diocesi più difficili ma che assunse con un piglio giovanile, condusse con una chiarezza ideale e con una capacità pastorale che lo segnalano tra i più grandi vescovi di questa epoca.

Viveva un amore appassionato alla Chiesa e al popolo di Dio: il cardinale Biffi non era un populista, così come non lo è il sottoscritto. Siamo nati in due grossi quartieri della città di Milano e il popolo per noi non è stato oggetto di riflessioni o di valutazioni scientifiche o sociologiche; il popolo è stata l’esperienza quotidiana della dignità di tanti uomini che in forza della loro fede vivevano la fatica del lavoro, la responsabilità della famiglia e dell’educazione dei figli. 

Protagonista di un magistero limpido e profondo, lontano dalla mentalità dominante, il cardinale Biffi non ha mai avuto il problema di cosa pensasse di lui la stampa; e me lo ha detto più volte. Mi diceva: «Il mio problema è cosa pensa di me Dio, cosa pensa di me la Chiesa, e cosa pensa di me il Papa».

Più di venti anni fa fece un intervento di grande prudenza e di grande intelligenza sul problema degli immigrati extracomunitari. Naturalmente fu respinto con la sufficienza tipica delle istituzioni politiche, un rifiuto di ascoltare che ha certamente aumentato la tragedia che quotidianamente verifichiamo. Se fosse stato ascoltato forse i problemi non sarebbero così devastanti.

L’ho visto l’ultima volta qualche settimana fa, subito dopo quella operazione che lo aveva privato di una gamba nel tentativo di frenare la cancrena che lo aveva assalito. Silenzioso mi ha guardato con occhi vivi, lucenti, interessati, appassionati sottolineando con l’approvazione della testa quello che andavo dicendo o con un diniego quando emergevano posizioni inassimilabili alla nostra posizione obiettivamente ortodossa. 

Il cardinale Biffi ha saputo mostrare come la verità sia fonte di carità e la giustizia di Dio sia fonte della misericordia. Tutto questo apparteneva alla concezione pacifica della Chiesa e del rapporto fra la Chiesa e il mondo. Oggi la mediocrità invade la vita ecclesiastica e dissolve la vita sociale. Il cardinale Biffi è stato certamente un grande uomo di Chiesa, non mediocre, la cui grandezza risulterà man mano che il tempo passerà. Onore quindi - come si diceva una volta in tempi forti e non mediocri -, onore a lui e alla sua grande testimonianza di fede, di cultura e di paternità pastorale.

* Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

   

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