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Fonte Studi Cattolici n. 656 ottobre 2015

Autore mons. Luigi Negri

Ho sempre pensato che l’estrema difficoltà in cui la realtà ecclesiale vive, certamente in Italia e in Europa, denotasse una forma di auto-esaurimento della realtà ecclesiale premuta da potenze di gravissima portata - che ho spesse volte chiamato «mentalità dominante» e che Papa Francesco ha più volte indicato come «il pensiero unico dominante» - e che ci si trovasse di fronte a uno scontro, in una formula nuova, inedita, inaspettata dell’eterna dialettica fra Cristo e il demonio. Quest’ultimo, pur avendo sperimentato in vari modi l’inevitabile fallimento del suo tentativo di opporsi in maniera efficace alla salvezza, ingaggia comunque, di generazione in generazione, la sua battaglia.

 

La guerra certamente non può vincerla, ma le singole battaglie sì; e questo avviene tutte quelle volte che riesce a sradicare una persona, o intere comunità, dal cuore della Chiesa e dunque della fede.

Con la sua opera riesce a imprimere nei cristiani - singoli e associati - un complesso di colpa inteso come disagio, istillando in loro la menzogna dell’inadeguatezza della proposta cristiana alle reali esigenze del mondo. In modo sintetico possiamo chiamarle esigenze della felicità come pieno compimento della propria realtà umana - personale, sociale e storica -, cioè della radicale domanda di senso che è espressione del cuore, che don Giussani, mio maestro, definiva invincibile, perché il cuore umano non è vinto da nessuna potenza del male.

Vorrei che fosse compresa bene questa mia riflessione, perché ho sempre pensato che lo scontro escatologico fosse fra la Chiesa e il demonio - variamente organizzato ma fondamentalmente estraneo alla Chiesa - che dall’esterno e in modi vari, articolati, e clamorosi va alla conquista della comunità ecclesiale.

Tuttavia una serie di riferimenti teologici e spirituali che ho potuto riprendere in questi ultimi mesi mi ha fatto apparire chiara una delle espressioni misteriose, e per me allora incomprensibili, di Paolo VI quando denunciò: «Attraverso qualche fessura il fumo di Satana è entrato nella Chiesa» (29 giugno del 1972, festa degli apostoli Pietro e Paolo), aprendo quindi lo scenario di un tentativo, perseguito dall’interno della comunità ecclesiale, di un suo sostanziale auto-svuotamento e auto-eliminazione.

Diverse correnti e posizioni interne alla Chiesa, infatti, ritengono che per una proposta cristiana all’altezza dei tempi, si debba perseguire la separazione tra dottrina e pastorale, tra verità e misericordia. Ora, tale separazione non può far altro che svigorire la forza della proposta di fede e mettere la pastorale in stato di sudditanza rispetto al mondo, alla società e a «ogni vento di dottrina» (Ef4, 14). È indubbio, quindi, che questi segnali di connivenza con la mentalità mondana contravvengano all’esortazione di «non conformarsi alla mentalità di questo mondo» (cfr Rm 12, 2), messaggio che percorre le pagine più significative del Nuovo Testamento.

Già nei primi decenni della vita cristiana, gli apostoli e i loro successori hanno messo in guardia dal cedimento alla mentalità mondana, che avrebbe condizionato sia la reale appartenenza alla Chiesa- sia la coscienza di esserne parte.

Ricordo che ero poco più di un ragazzo, forse nei primissimi anni del mio ginnasio, quando potei ascoltare quasi casualmente, comprendendo bene allora l’inglese, le straordinarie catechesi del venerabile Fulton John Sheen, allora vescovo ausiliare di New York e animatore di una corrente di evangelizzazione che utilizzava per la prima volta, e in maniera significativa, i mezzi di comunicazione sociale, e in particolare la televisione.

Mi colpì la profondità dell’amore alla Chiesa che esprimeva il suo dire, ma soprattutto l’intelligenza con cui intuiva e leggeva - ed erano i primi anni Cinquanta - i pericoli nei quali oggi noi viviamo molte volte senza nessuna coscienza.

In una delle sue catechesi disse: «Satana preparerà una “contro-chiesa” che sarà la scimmia della Chiesa, come il diavolo è la scimmia di Dio. Avrà tutte le note e le caratteristiche della Chiesa ma in rovescio, svuotata del suo contenuto divino. Sarà un “corpo mistico dell’Anticristo” che nella sua esteriorità e in ogni sua esternalità assomiglierà al Corpo Mistico di Cristo... Poi si verificherà un paradosso: le molte obiezioni con cui gli uomini nell’ultimo secolo hanno rifiutato la Chiesa saranno le ragioni per cui ora accetteranno la “contro-chiesa”».

Non esiste per me spunto di approfondimento critico più pertinente - per una ripresa vigorosa della nostra azione di testimonianza e di missione nel mondo - che queste parole, che da allora non mi hanno più abbandonato.

   

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