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fonte Studi cattolici n 663 aprile 2016

Autore mons. Luigi Negri

Nella mia vita ho sempre cercato di attuare l’indicazione culturale che mi dette il grande teologo H.U. von Balthasar la prima volta che, ancora giovane universitario, ci incontrammo a Milano per una sua conferenza. Mi disse: «Frequenti assiduamente i suoi maestri e, quando non ci saranno più, li legga; non legga tanti libri, ma quelli di coloro che hanno avuto una speciale responsabilità nella sua formazione». Per questo ritorno spesso sugli scritti di don Giussani, e qualche mese fa mi ha colpito una sua affermazione che sembra possedere un carattere profetico.
In un intervento del 1994 don Giussani afferma che il pericolo che vede addensarsi, sulla vita della società e anche sulla vita della Chiesa, è la tentazione della mediocrità. La società è guidata da mediocri che non riescono a reggere il peso delle gravissime sfide a cui sono sottoposti. Prova ne sono le recenti vicende, mi riferisco alle tragedie di Parigi e poi di Bruxelles, in cui l’Europa ha mostrato come la mediocrità sia realmente diventata la cifra della sua presenza.


Dentro una crisi epocale che si dovrebbe cercare di comprendere in tutta la sua profondità e nelle prospettive terribili che comporta, l’Europa reagisce con un tragico, per non dire ridicolo, bon ton. Sono tragiche e comiche insieme le scritte con i gessetti colorati in cui si dice: «È necessario essere coraggiosi».
È patetica tutta questa improvvisata riscoperta unità della vita sociale attraverso canti, attraverso manifestazioni di grande impatto emotivo ma che non contengono nessun giudizio.
Come è penoso il suono delle campane dell’Università Cattolica di Lovanio che amplifica Imagine, inconsistente canzonetta in cui si favoleggia di un mondo che raggiunge la pace con i «senza»: senza divisioni e quindi ovviamente senza religioni.
La mediocrità dell’Europa è una mediocrità culturale, perché l’Europa ha smarrito la sua cultura o almeno la sinergia delle diverse culture che l’hanno creata.
Se ci spostiamo da questa considerazione dell’Europa laicistica non possiamo non chiederci: che cosa fa il cosiddetto mondo clericale dentro questo attacco epocale alla possibilità stessa della vita e della convivenza? Rinnova quotidianamente il grande annunzio del Cristo Signore della vita, con la stessa pertinenza e profondità con cui lo ha formulato la predicazione narrata dagli Atti degli apostoli che provvidenzialmente la Chiesa ci ha fatto recuperare in questo periodo pasquale?
Un annuncio e un’evangelizzazione che si caratterizzino subito con una grande capacità di giudicare la situazione culturale, sociale, antropologica del mondo in cui viviamo, per fare scaturire, da questa capacità di giudizio, l’inaspettata e reale possibilità di un dialogo, di una convivenza pacifica: ecco, fanno questo gli uomini di Chiesa? O si limitano a gestire gli spazi offerti dal pensiero unico dominante, e soprattutto dal governo unico dominate del mondo, ovvero gli spazi delle emozioni?
C’è un evidente tentativo del mondo cattolico di ridursi, o autoridursi, a essere dispensatore di emozioni.
Ci sono cose significative scorrendo alcuni dei fogli cattolici, e qualche volta si fa fatica a pensare che siano effettivamente cattolici, su cui si possono leggere titoli come questo: «Abbiamo riportato in parrocchia sogni e fantasia», o altri termini analoghi.
La Chiesa ha vigilato per secoli sulle vicende culturali, sociali e politiche del mondo con la certezza di portare, oggi come sempre, la possibilità nuova, inedita e realissima, di cui mi ha parlato una volta il filosofo Robert Spaemann, che è «il sentiero positivo della verità e del bene, e non il sentiero polveroso del nulla».
Adesso siamo silenziosi, il più delle volte rinchiusi in atteggiamenti o suggerimenti di carattere sentimentale, e guardiamo queste vicende come se non ci toccassero.
La Chiesa non può ritirarsi dalla competizione culturale, sociale e politica se non a rischio di una gravissima infedeltà, come ha efficacemente richiamato il cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano, celebrando la Messa nell’anniversario della morte del Servo di Dio don Luigi Giussani.

   

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