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Fonte CulturaCattolica.it 13/01/2012

 

Autore Gabriele Mangiarotti

 

Ci sono autori che – seppur lasciati da parte dai molti che si pretendono “intelligenti” – aiutano a leggere la realtà e la propria esperienza in modo magistrale, facendo così comprendere il senso di quell’«allargare la ragione» che è uno dei frutti più belli della fede cristiana.


In particolare mi riferisco a G.K. Chesterton, in cui mi sono di nuovo imbattuto (anche per il fatto che il Presidente della Società Chestertoniana Italiana ha sottoscritto il nostro appello a proposito dell’iniziativa «Uomo dell’anno 2011», e che mi ha inviato una sua riflessione sulle mistificazioni di una certa cultura, proprio a proposito di questo straordinario pensatore).
Riporto alcune riflessioni chestertoniane, che aiutano a capire anche il senso di questo nostro recente muoverci sulla scena del Web (a partire da «Monti: un mondialista alla guida dell’Italia» fino agli ultimi articoli su quello spettacolo indegno e blasfemo “Sul concetto del volto del Figlio di Dio”).


1. «Il male vince sempre grazie agli uomini dabbene che trae in inganno; e in ogni età si è avuta un'alleanza disastrosa tra abnorme ingenuità e abnorme peccato». C’è una strana affinità con quello che sta accadendo in questi giorni: di fronte a uno spettacolo che offende la coscienza religiosa di milioni di uomini (segno di questo è che il regista ha precisato di avere cambiato alcune scene – che, se non fossero state offensive, non avrebbe avuto motivo di cambiare, ovvio) sembra di assistere alla paralisi del giudizio. Il rischio è che si lasci la paternità della reazione a gruppi che è gioco facile descrivere come «ultrà cattolici» [così li presenta La Nazione]. Paralisi che non si è vista comunque di fronte alla questione dell’ICI sugli immobili ecclesiastici…


2. « Uomini che cominciano a combattere la Chiesa per amore della libertà e dell'umanità, finiscono per combattere anche la libertà e l'umanità pur di combattere la Chiesa». Qui sono ben descritti tutti quegli pseudo-razionalisti che sembra vivano il complesso del «godimento dello schiavo», tale è il livore becero che esprimono nei confronti della Chiesa. Siamo dunque fieri di avere fatto conoscere la sentenza del Consiglio di Stato (controfirmata dal Presidente Napolitano) con cui si riconosceva il diritto di un Vescovo di incontrare i giovani nelle scuole dello Stato!
L’indifferenza di fronte allo stupro delle coscienze dei più giovani è segno eloquente dell’atteggiamento descritto da Chesterton. Noi non riusciamo a far prevalere l’odio partigiano sulla compassione; ne siamo fieri.
Ho appena letto l’appello della responsabile del Teatro Parenti di Milano. Concordo con il suo desiderio di un confronto pacato e civile, senza violenza. Chiedo proprio che questo confronto si realizzi sulla base del rispetto, del riconoscimento dei diritti dell’altro, del diverso, del più debole, ma ribadisco che oggi il più debole è anche il giovane che deve poter incontrare la verità e non maschere insudiciate; e allora bisogna saper fare un passo indietro, se quanto progettato offende la sensibilità di molti. Ho amici ebrei (e so che Ruth Shammah lo è) con cui condividiamo un rispetto reciproco profondo e la coscienza che «chi salva un uomo salva l’umanità». Ho insegnato per anni, cercando di educare e conosco il dolore e lo sconcerto di fronte alla violazione della coscienza dei giovani, di tutti i giovani. Li ho sempre accolti e stimati, anche quando non potevo condividere le loro posizioni. Da questi incontri sono nati amicizia e rispetto, capacità di confronto e dialogo…


3. Abbiamo imparato ad amare la verità più della vita stessa: « La grande marcia della distruzione intellettuale proseguirà. Tutto sarà negato. Tutto diventerà un credo. È una posizione ragionevole negare le pietre della strada; diventerà un dogma religioso riaffermarle. È una tesi razionale quella che ci vuole tutti immersi in un sogno; sarà una forma assennata di misticismo asserire che siamo tutti svegli. Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate. Noi ci ritroveremo a difendere non solo le incredibili virtù e l'incredibile sensatezza della vita umana, ma qualcosa di ancora più incredibile, questo immenso, impossibile universo che ci fissa in volto. Combatteremo per i prodigi visibili come se fossero invisibili. Guarderemo l'erba e i cieli impossibili con uno strano coraggio. Noi saremo tra quanti hanno visto eppure hanno creduto.»
Il cammino in difesa e testimonianza della bellezza e dei rapporti nuovi ed educativi ci conforta. È bello vedere il cuore dei giovani appassionarsi alla vita, con responsabilità e impeto semplice. Mi sovviene la poesia di Rimbaud: «Che venga il tempo dei cuori che si infiammano!»


Sappiamo essere maestri di verità e bellezza, vedendo e credendo, per una speranza che non arretra di fronte a nulla. È un tempo di reale responsabilità, di scelte coraggiose, di creazione di legami forti. Come ricordava il prof. McIntyre, aspettiamo un altro San Benedetto che ci aiuti a costruire spazi umani che tengano, dentro il crollo di questa civiltà. I maestri non mancano. Basta solo che siano ascoltati e – soprattutto – non infamati.
   

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