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Brani tratti da L'IO, IL POTERE, LE OPERE Contributi da un'esperienza ed. Marietti 1820, I edizione 2000

Autore  don Luigi Giussani

II Popolo e potere

 1. Il potere egoista odia il popolo

 Lourdes. Don Giussani si aspettava la domanda e non la rifiuta: come le sembra l’Italia di oggi? Se la ricorda l’Italietta di quando lei insegnava religione al liceo Berchet di Milano? Che differenza ce tra quella e quest’Italia? Questo Paese le ha portato delusione, spavento?

Mi spaventa - dice subito - l’Italia, mi sembra un sommovimento terrestre, un terremoto. Dove chi spinge di più riesce a buttare via più pietre che gli ingombrano il terreno. E una situazione civile dove non c’è un ideale adeguato, dove non c’è nulla che ecceda l’aspetto utilitaristico. Un utilitarismo perseguito senza alcun punto di fuga ideale. Questo non può durare. Il timore è che si scatenino conflitti senza fine.

Vede una situazione terribile...

Si, male, malissimo. Eppure in modo paradossale, ci sono, trasversalmente a tutte le posizioni, uomini che invece hanno una sensibilità rara, diffìcile da trovare. È un fatto occasionale e trasversale. Speriamo che questi uomini possano dare quello che hanno. Allora si riuscirebbe a tamponare, a limitare i danni.

[….]

Perché vede l’Italia in questo modo, don Giussani? Perché è successo tutto questo? Lei lo può dire dopo aver visto crescere tante generazioni. Qual è stato il fattore scatenante di una simile caduta, di un simile peggioramento?

A tutte queste generazioni di uomini non è stato proposto niente. Eccetto una cosa: l’apprensione utilitaristica dei padri.

[…]

Perché tutto questo investe anche l’Italia?

È un problema di educazione.

Lei dice che c’è egoismo, sete di potere. Ma in fondo l’Italia è un Paese di educazione cattolica: la gente andava a messa, andava in parrocchia, parlava di solidarietà e votava DC. Non è forse un Paese di educazione cattolica? È l’unica volta che Giussani alza la voce per gridare un secco:

No! Questo era vero forse al tempo di Rosmini.

Cioè, tra una generazione e l’altra non sono stati trasmessi i valori?

Non è stato trasmesso il metodo per cogliere il nocciolo dei valori, la loro ragione ultima, la genesi. E le conseguenze che questi valori possono avere... Tutti hanno avuto buone intenzioni. Io credo che tutti abbiano veramente avuto buone intenzioni. Ma senza trasmettere un metodo per comprendere e la ragione dei valori...

Ma negli anni Sessanta, la messa domenicale e la vita in parrocchia c'era...

Ma questo non è un contenuto. Per fare un paragone, può essere come un titolo di borsa, non del denaro vero.

Tuttavia oggi c’è qualcuno che cerca di trovare, e in effetti a volte lo scopre, un ideale nel lavoro e nel contatto con il mondo dei poveri, con il Terzo mondo, per esempio...

Quei popoli non hanno avuto l’equivoco premio di uno sviluppo materialmente confortevole.

Forse si riferisce al fatto che non hanno avuto neppure intossicazioni culturali?

Non c’è una macchina che produce intossicazione culturale. È l’assenza di un ideale che produce confusione.

Che cosa è questa confusione?

Una persona che non ammette che in lui c’è una parte di tradimento, di non volontà nel perseguire il proprio ideale che ognuno ha dentro di sé (per i cristiani è il riconoscimento del peccato originale), non è più autentica, non è più vera in nessun rapporto. Perché dimentica la verità esistenzialmente iniziale, cioè che la meschinità, la miserabilità, la pigrizia, la cattiveria offuscano il cuore dell’uomo che è costituito dall’ideale. Il peccato originale è un mistero senza il quale non si capisce più nulla; un’ipotesi di lavoro senza la quale non ci si orienta più.

Mi sembra che lei dica che l’Occidente ha voluto cancellare questo mistero del peccato originale...

Oramai il peccato originale è una cosa che fa ridere l’Occidente. L’Occidente ha cancellato il peccato originale, perché questo significherebbe dover ammettere il Salvatore.

Lei, durante la sua meditazione nel Santuario, ha parlato di un potere nemico del popolo, un potere disposto a tollerare «cristiani che non diano fastidio». A che cosa si riferiva?

Io contestavo il potere che spadroneggia, non il potere che serve. C’è un potere che si costituisce e prende forma attorno a interessi parziali, unilaterali: questo è il potere nemico del popolo, il potere che odia il popolo.

Chi è questo potere, forse quello delle lobby?

Può essere anche questo.

Ma qual è il suo concetto di popolo?

Un ideale di vita umana o più umana, non può non suscitare l’interesse della gente, che in qualche modo si riconosce amica e collabora in vista di un percepito o supposto ideale di migliore umanità e cerca di trovare anche gli strumenti per realizzare questo ideale. Questo è.

[…]

2. Il potere contro il popolo

Finché vivremo dicendo sempre di sì, comportandoci come oggetti del potere, saremo lodati e perfino ritenuti dei bravi cristiani. Ma se pretendiamo di diffondere il messaggio di Cristo, veniamo odiati.

Don Giussani parla al suo popolo nella grande basilica sotterranea; e le sue parole sono accolte come una sferzata. Sono venuti qui in cinquemila, una flotta aerea sotto il segno di Comunione e Liberazione, per ricordare il decennale del riconoscimento ufficiale del Papa, caduto l’11 febbraio scorso, proprio il giorno dedicato alla Madonna di Lourdes.

È un pellegrinaggio di «ringraziamento», ma anche l’occasione attesa per ascoltare il padre spirituale, il capo carismatico. Sono arrivate delegazioni dai vari Paesi dove CL si è radicata nel tempo, ma la maggioranza era partita dall’Italia delle tempeste monetarie, delle piazze e dei bulloni, dall’Italia sconcertata e amara di Tangentopoli: dall’Italia, come dice don Giussani, «non più cristiana». Lui li ha accolti parlando del nostro tempo che «si affanna in un deserto» — come ha scritto ieri sull’«Avvenire» — della necessità di «sentirsi un popolo».

È stato un messaggio forte, forse per nulla rassicurante, comunicato con massima decisione: siete il popolo, il potere è contro voi.

A quale potere alludeva

Il potere contro il popolo, è generato e prende forma da interessi parziali, privati, unilaterali. Ho la sensazione che proprio nella nostra epoca il potere abbia un fine: distruggere il popolo.

È una diagnosi spietata, apocalittica. Eppure, se l’Italia è il terremoto dove l’utilitarismo cieco la fa da padrone, ci sarà pure qualche responsabilità.

I padri non hanno proposto niente. Solo denaro, sicurezza di vita agiata, senza rischi. È stato un problema di educazione.

Quei padri di cui lei parla andavano in chiesa, si dichiaravano religiosi: non rappresentavano forse una cultura cattolica?

L’Italia non è più cristiana. Per trovare una cultura cattolica bisogna andare indietro fino a Rosmini.

Vuol dire che la gente andava in chiesa e in buona parte votava DC ma in realtà preparava la catastrofe?

Direi che c’è la stessa differenza nel comportamento di allora fra le cambiali e il denaro. E c’è, la vedo ogni giorno, un’intossicazione generale.

L’Italia è un aspetto dell’Occidente intossicato. Di chi è la colpa?

In fondo, tutti hanno sempre avuto buone intenzioni. Ma da una generazione all’altra non è stato trasmesso un metodo per riconoscere i valori. Il risultato ora è che l’Occidente ride del concetto cattolico di peccato originale, un mistero senza il quale non si capisce più nulla.

Fuggire dall’Occidente allora? Dall’Occidente cristiano? Non è questo il messaggio per i cinquemila, allegri, simpatici, festosi che affollano Lourdes con una fiducia tranquilla, a metà fra la scampagnata e il pellegrinaggio. L’Italia intossicata, per un giorno, è lontana. Don Giussani è soddisfatto del «suo» popolo, e il suo popolo sembra felice in un giorno dedicato alla Madonna, al Papa e al fondatore di CL.

Ma laggiù qualcuno ha sbagliato. Se non chi, in che modo?

Un certo cristianesimo ha mancato di metodo.

 3. Un evento, ecco perché ci odiano

 […]

Don Giussani, come va?

Mi sto rendendo conto, adesso che ho quasi settantanni, della realtà dell’odio contro i cristiani. Dell’odio del mondo di cui parlava Gesù Cristo nel capitolo 15 del Vangelo di san Giovanni. «Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia. Ricordatevi della parola che vi ho detto: Un servo non è più grande del suo padrone. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi». Scorgo i segni di questa persecuzione.

Una persecuzione sottile, un’emarginazione culturale...

Ma quale sottigliezza. Intendo proprio una persecuzione.

Una persecuzione vera?

È così. L’ira del mondo oggi non si alza dinanzi alla parola Chiesa, sta quieta anche dinanzi all’idea che uno si definisca cattolico, o dinanzi alla figura del Papa dipinto come autorità morale. Anzi, c’è un ossequio formale, addirittura sincero. L’odio si scatena — a mala pena contenuto, ma presto tracimerà — dinanzi a cattolici che si pongono per tali, cattolici che si muovono nella semplicità della Tradizione.

 

 

   

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