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Fonte CulturaCattolica 11/04/2012

 

Autore Luisella Saro curatore don Gabriele Mangiarotti

 

«Non esiste l’ateo, perché la ragione si esprime sempre in termini assoluti. Quindi l’uomo o riconosce l’assoluto come realtà a cui tende - e quindi è in posizione religiosa - oppure attribuirà le caratteristiche di assoluto ad un particolare, e sarà quindi propriamente idolatra.» (Max Scheler – 1874-1928)

 

 

Riferendosi al governo Monti, Ezio Pelino, lettore, scrive a Corrado Augias: “Quasi tutti i ministri si dichiarano cattolici. Niente da eccepire in un Paese ancora in prevalenza cattolico. Però stupisce che ognuno di loro, a sentire i giornali, abbia il suo santo che prega quando si sente in difficoltà (…) Fa una certa impressione che intellettuali al loro livello, di grande cultura specifica e generale, siano sulle questioni di fede devoti con l’ingenuità dei fanciulli”.


Il giornalista ammette che “la questione dei santi è delicata per chi a quella fede è estraneo” e allora per l’ennesima volta viene da chiedersi come sia possibile che un giorno sì e il giorno dopo anche, tra le mail che gli arrivano, il nostro si incaponisca a scegliere proprio quelle su cui è evidentemente, inequivocabilmente impreparato. Potrebbe (dovrebbe?) tacere, almeno per evitare brutte figure. Macché. Abbozza una risposta a modo suo, e cioè dicendo che si baserà sulle informazioni del professor Remo Cacitti, docente di Storia del cristianesimo a Milano, e tra le righe ci infila anche un po’ di Agostino (il santo, ma forse Augias non lo sa…).
Trattasi – neanche dirlo – di risposta tipicamente “augiasiana”. Una-virgoletta-una (che nella lingua italiana serve ad indicare le citazioni), neanche a cercarla con la lente d’ingrandimento, per cui il signor Ezio, volendo cercare il Pel(in)o nell’uovo – strapazzato –, specialità del Nostro, non lo troverebbe, perché, come al solito, non si capisce chi dice cosa. Cacitti? Augias? Agostino (il santo)?


Questa, ad ogni modo, la sintesi: “La verità è che la nuova religione (il cristianesimo n.d.r.) adotta il sistema tipico del Mediterraneo, in cui la divinità ha un rapporto utilitaristico con la terra. Ciò che accadeva a livello politico, si riproduce a livello sacro: tu mi fai la grazia, io ti do l’offerta. Uno scambio di favori che non ha nulla a che vedere con il cristianesimo”.
No, caro Augias, è la sua frase (virgolettata) che non ha nulla a che vedere con il cristianesimo!



Compiti per casa: una ripassatina al Catechismo della Chiesa Cattolica


Senza scomodare il professor Cacitti, bastava andare, ad esempio, al punto 956 del Catechismo della Chiesa Cattolica, chiarissimo: “L’intercessione dei santi. A causa infatti della loro più intima unione con Cristo, i beati rinsaldano tutta la Chiesa nella santità (…). Non cessano di intercedere per noi presso il Padre, offrendo i meriti acquistati in terra mediante Gesù Cristo, unico mediatore tra Dio e gli uomini. (…) La nostra debolezza quindi è molto aiutata dalla loro fraterna sollecitudine”. O al punto 2683: “I testimoni che ci hanno preceduto nel Regno, specialmente coloro che la Chiesa riconosce come ‘santi’, partecipano alla tradizione vivente della preghiera, mediante l’esempio della loro vita, la trasmissione dei loro scritti e la loro attuale preghiera. Essi contemplano Dio, lo lodano e non cessano di prendersi cura di coloro che hanno lasciato sulla terra (…). La loro intercessione è il più alto servizio che rendono al disegno di Dio. Possiamo e dobbiamo pregarli di intercedere per noi e per il mondo intero”.


Riassumendo: la vocazione alla santità riguarda tutti, perché significa diventare amici di Cristo, aver risposto alla Sua chiamata; coloro che vengono canonizzati, sono indicati dalla Chiesa come immagine di quello che dovremmo essere, come esseri umani pienamente realizzati.


Certo è ben difficile, per Augias & C., comprendere la peculiarità del Cristianesimo, che vede i testimoni e i santi come uomini e donne che non fermano lo sguardo su di sé ma rimandano alla persona di Cristo! Vale anche per la Madonna che, pronunciato il suo “fiat” sino alla fine, aiuta le creature, pellegrine sulla terra, maternamente le soccorre ed intercede instancabilmente per loro presso Dio, sempre spingendo lo sguardo “più in là” e cioè indicando il Figlio.


Niente scambi di favori, caro Augias: solo Grazia (che significa gratis). I Santi e la Madonna – se ne faccia una ragione il tuttologo di Repubblica – non percepiscono uno stipendio come i giornalisti, e non sono soliti nemmeno chiedere il “gettone presenza”. Il rapporto specialissimo che si instaura tra i credenti e i santi è… una storia dell’Altro Mondo in questo mondo. Provare per credere!



La nuova agiografia secondo Augias & C.


Chiarito, seppur frettolosamente, chi sono i santi (alla faccia dell’intelligencija postmoderna e anche di parte dell’ecclesialità, che fan di tutto per bollare come superstizione il diavolo, l’inferno, il purgatorio, il paradiso, i miracoli, le apparizioni mariane… e guardano con sufficienza le forme di devozione popolare), il “santo cristiano”, liquidato in quattro e quattr’otto e fatto uscire dalla porta a pagina 24 di Repubblica, rientra dalla finestra, riverniciato di laicissimo fulgore resistenzial-femminista. Da pagina 49 a pagina 53 – udite, udite, uomini di poca fede! – agiografia pura su Miriam Mafai, giornalista e scrittrice, donna della Resistenza e comunista, morta a 86 anni e, a furor di compagni, acclamata… santa subito.


“Noi giovani la ascoltavamo come un oracolo”, scrive infatti Concita de Gregorio, che così conclude il suo pezzo: “Miriam era lì a dirci con la sua sola presenza il punto esatto da dove partire. Speriamo di riuscire un giorno a consegnare alle sue magnifiche pronipoti gemelle un paese almeno uguale a quello che lei ha lasciato a noi. Senza smettere un giorno di marciare, ricordando il suono del suo passo”.
Incalza Augias: “Trasparivano le sue esperienze di giovanissima staffetta partigiana ma c’era anche la cronista che ci faceva capire perché, dopo secoli, le donne avevano finalmente cessato di essere considerate ‘spose e madri esemplari’”. E poi la laicità, e le sbacchettate al moralismo di ritorno del Pci “che faceva tenere un po’ alla larga un omosessuale come Pasolini”, e la critica alla “brutta storia dell’articolo 7 (Concordato e patti lateranensi) approvato col voto dei comunisti”, e la campagna per il divorzio, e quella per l’aborto…


In realtà, nel volume Il silenzio dei comunisti, del 2002, Miriam Mafai, la “ragazza rossa”, compagna per circa trent’anni di Giancarlo Pajetta, aveva pronunciato una sorta di tenero ‘mea culpa’: “Sono stata una madre frettolosa, assente, nervosa”. Cosa vuoi che gliene importi a quelli di Repubblica! Ecco la didascalia della grande foto scelta per pagina 51: “seduta in primo piano con il figlio neonato in braccio nella scuola di partito, a Milano, nel 1950”. Il partito innanzi tutto.


E pazienza se a volte le idee di questi santi e sante moderni e postmoderni, per noi cattolici (educati al “sì sia sì e il no sia no”) appaiono francamente poche e confuse: “Quel modo di dissentire annuendo e di annuire nel dissenso” (ipsa scrixit Concita); certo è che – parola della gregaria de Gregorio – “dalle lotte civili all’emancipazione, (Miriam Mafai ndr) è sempre stata un modello per le nuove generazioni (…). La bandiera delle donne. Quelle sue battaglie femministe che hanno fatto la nostra storia”.


Se non è agiografia questa…

   

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