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Fonte: Nostra Redazione

 

Pensiamo di fare cosa utile proponendo di ripensare al sacramento della Penitenza. Se l'allora cardinal Ratzinger nel 1990 poteva parlare delll'«insuccesso catastrofico della catechesi moderna» cosa dovremmo dire oggi?

La confessione è sicuramente uno dei sacramenti più dimenticati; dopo che Papa Francesco  ne ha parlato pare ci sia stato un ritorno positivo ma certamente insufficiente.  Basta vedere le file di fedeli che si comunicano ogni domenica mentre i confessionali restano vuoti. Con quale coscienza ci si accosta all'Eucarestia? Viede da chiedersi se si riceva il Corpo di Cristo nelle condizioni che la Chiesa ha sempre richiesto, anche se oggi poco le ricorda. Forse si può dire che a volte l'ignoranza ci impedisce di commettere un sacrilegio. Certamente però una coscienza piena e matura dell'atto che si va a compiere può permettere all'Eucarestia quell'esplosione di Grazia nella nostra vita che è il fine per cui Gesù l'ha istituita.

Per approfondire proponiamo una pagina di Mons. Luigi Giussani, una breve meditazione di san Josemaria Escrivà e la riproduzione di un libretto Edito da 30 Giorni nel 1992 (mensile che ha cessato la pubblicazione nel 2012) che ci sembra seplice ma completo.

G.A.C.

 

Qual'è la radice del fatto che la Confessione non è niente per noi? Il Sacramento della Confessione, in modo più acuto che non gli altri Sacramenti, viene vissuto come una formalità, come una pratica isolata. La Comunione, vissuta da pratica isolata, ha quasi una possibilità di illusione maggiore, la Confessione no. Può averlo un po' come liberazione e come sfogo, ma questa può risultare perfino distrazione dal valore sacramentale.

La Confessione deve appartenere ad un progetto ascetico. Se io desidero realmente che il rapporto con Cristo viva, che realmente quel­lo che io leggo in S. Paolo accada in me, che realmente io viva la pro­fezia che sono, allora la Confessione è un aspetto, è un gesto, è un passo in questo senso. Ed è allora anche immensamente più facile desiderarla e compierla, nella semplicità necessaria: la Confessione non deve stare lì a spiegare «il perché e il per come» di un errore; nuda e cruda ha da essere l'indicazione dell'errore, anche se non certo meccanica come una somma su una calcolatrice. Il resto può essere affron­tato dopo in una conversazione col sacerdote.

La Confessione deve essere fatta guardando in faccia questa Presenza e dicendo: io sono così, riconosco che sono così. E tale ricono­scimento è pieno di dolore e di letizia, è un gesto che incomincia col dolore e finisce nella letizia.

Mi scrive una di voi: «Mi accorgo che mi è difficile una contrizione su dei punti precisi: preferisco rimanere sulle generali, contrir­mi per tutto quel che sono in genere, e chiedere al Signore che mi fac­cia diversa. È duro riconoscere la propria meschinità, più ancora quan­do non è voluta maliziosamente, ma quando ce la ritroviamo addosso costitutivamente, scoperta parte di noi stessi. Non cerco degli alibi, so di essere colpevole, ma di che cosa? Colpevole di essere ciò che sono, di non essere diversa».

Questa genericità deve essere spaccata: ecco la saggezza di Cristo e quindi della Chiesa che ha identificato il gesto della Confessione con un giudizio in cui le colpe vengono dette; infatti, è proprio in tale dire, in tale riconoscere che quella genericità si precisa.

Altrimenti non si può sperimentare una vera contrizione, ma solamente un disagio. Tant'è vero che in tale condizione con facilità ci facciamo trasportare altrove dalla fantasia, andiamo alla ricerca di un'evasione da ciò che siamo, dalla situazione in cui versiamo. Istintivamen­te cerchiamo in un'evasione di essere liberati da noi stessi.

Luigi Giussani L'Alleanza, volume uno degli esercizi spirituali, Jaca Book 1978

 

 

Fatti coraggio, perché Cristo, che ci ha perdonato sulla Croce, continua a offrire il suo perdono nel sacramento della penitenza, e sempre, per giungere alla vittoria, abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo giusto. Egli è la vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo (1 Gv 2, 1-2).
Avanti, qualunque cosa succeda! Ben protetto dal braccio del Signore, considera che Dio non perde battaglie. Se ti allontani da Lui, quale ne sia il motivo, reagisci con l'umiltà di chi vuole cominciare e ricominciare; di chi vuol fare da figlio prodigo tutti i giorni e anche molte volte nel corso delle ventiquattro ore; di chi vuole risanare il suo cuore contrito nella Confessione, vero miracolo dell'Amor di Dio. In questo sacramento meraviglioso, il Signore pulisce la tua anima e ti inonda di gioia e di forza per non venir meno nella lotta, e per ritornare instancabilmente a Dio anche quando tutto ti sembra oscuro. Inoltre, la Madre di Dio, che è anche Madre nostra, ti protegge con la sua materna sollecitudine, e ti guida nel tuo avanzare.


san Josemaria Escrivà Amici di Dio, 214

 

 

Fonte 30 Giorrni 01/01/1992

 

INTRODUZIONE

Aveva visto giusto il cardinale Joseph Ratzinger a denunciare, due anni fa, «l'insuccesso catastrofico della catechesi moderna». Un giudizio a dir poco imbarazzante per l'establishment cattolico. Che infatti prefe­rì tapparsi le orecchie, far finta di non udire. Ricono­scere questo «catastrofico insuccesso» significava am­mettere di aver fallito in un campo, quello della nuova catechesi, dove negli ultimi decenni la Chiesa ha inve­stito una notevole quantità di energie umane. Vero ban­co di prova dell'aggiornamento conciliare.

Una conferma del giudizio di Ratzinger viene ora dalla approfondita indagine sulla fede degli italiani realiz­zata dall'Ispes per conto di Famiglia cristiana. Circa il 60 per cento dei cattolici intervistati (scelti fra i fedeli più attivi nelle strutture parrocchiali) ammette di non aver mai utilizzato il nuovo Catechismo degli adulti autorevolmente proposto dalla Conferenza episcopale ita­liana. Troppo astratto, complicato. Solo una percentua­le insignificante, non superiore al 2 per cento, dichiara di aver letto il famoso (negli anni Sessanta) Catechismo olandese o il più recente Catechismo tedesco. Conside­rati entrambi testi di avanguardia. Ma il dato ancora più sorprendente è un altro. Agli intervistati è stata po­sta la domanda: «Cosa è la fede». Sono state proposte, senza dir loro la fonte, tre diverse definizioni della fe­de. Ricavate la prima dal vecchio Catechismo di Pio X («Dono gratuito che Dio fa all'uomo»!, la seconda dai nuovi catechismi nazionali («Tutto l'uomo che si abbandona a Dio»), la terza dalla bozza del nuovo catechi­smo universale («Adesione alla verità»). Ebbene, il 62 per cento dei fedeli ha istintivamente optato per la pri­ma formulazione, presa dal vecchio e vituperato abbece­dario della fede. C'è solo da essere grati al Catechismo di san Pio X, perché ad esso è legata la persistenza, pur così precaria, di un minimo «senso soprannaturale della fede».

La vita cristiana come vita della Grazia è, d'altra parte, il filo conduttore del Catechismo di papa Sarto. Fin dalla prima domanda: «Siete voi cristiano?». Alla quale vie­ne data risposta: «Sì, io sono cristiano per Grazia di Dio». Seguita da un secondo interrogativo: «Perché dite voi, per Grazia di Dio?». Con la risposta: «Io dico per Grazia di Dio perché l'essere cristiano è un dono tutto gratuito di Dio, che noi non abbiamo potuto meritare». È commovente riscontrare nel «Credo del popolo di Dio» di Paolo VI, del 1968, la stessa sottolineatura: «La partecipazione della vita divina che è la vita della Grazia».

Quando si insiste sulla Grazia, come l'elemento essenziale della vita cristiana, capita spesso che qualche testa d'uovo cattolica, oggi, storca il naso. Come se affermare il primato della Grazia implicasse un rifiuto della legge. Ad esempio è stato scritto, in polemica con alcuni giudizi storici espressi da II Sabato, che «la morale non è un ostacolo all'evangelizzazione». Ci mancherebbe. Un ostacolo sono le chiacchiere dei filosofi cattolici sull’etica. Che non solo non avvicinano nessuno al cristia­nesimo. Ma hanno anzi un effetto respingente. Se non altro per la difficoltà a comprendere un linguaggio da iniziati. Benedetta e liberante semplicità del vecchio Catechismo! Domanda: «Quante e quali sono le parti prin­cipali più necessarie della dottrina cristiana?». Risposta: «Le parti principali e più necessarie della dottrina cri­stiana sono quattro: il Credo, il Pater noster, i Comanda­menti, e i Sacramenti». Nuova domanda: «Cosa ci inse­gnano i Comandamenti?». Risposta: «C'insegnano tutto quello che dobbiamo fare per piacere a Dio: il che tutto si compendia nell'amar Dio sopra ogni cosa e il prossi­mo come noi stessi, per amor di Dio». Tutto. Che viene poi chiarito in modo comprensibile per tutti dicendo cosa comanda e cosa proibisce ogni singolo comanda­mento. I trattati sull'etica van bene per gli specialisti. Non servono all'uomo d'oggi che si converte al cristia­nesimo ed inizia a frequentare la Chiesa.

Il libretto sul sacramento della Penitenza (o Confessione), che offriamo ai nostri lettori cattolici, nasce da una esperienza vissuta a Roma. Quella di giovani e meno giovani che si accostano per la prima volta alla Chiesa o vi fanno ritorno dopo anni di abbandono. Proprio per loro, ma non solo per loro, è stato pensato di riassumere in modo conciso e comprensibile l'insegnamento della Chiesa sulla Confessione. Migliaia di persone nella Città Eterna hanno cominciato a fare uso di questo libretto catechetico. Singoli sacerdoti e numerose comunità cri­stiane, da altre città, ne hanno fatto richiesta. Una diffu­sione spontanea. Alla quale II Sabato intende con que­sto gesto collaborare.

Il Sabato

 

IL SACRAMENTO DELLA PENITENZA O CONFESSIONE

 

La Chiesa, custodendo il sacramento della Penitenza, afferma espressamente la sua fede nel mistero della Redenzione, come realtà viva e vivificante, che corrisponde alla verità inferiore dell'uomo, corrisponde all'umana colpevolezza ed anche ai desideri della coscienza umana. «Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati» (Mt 5,6). Il sacramento della Penitenza è il mezzo per saziare l'uomo con quella giustizia, che proviene dallo stesso Redentore. (Giovanni Paolo II, Enciclica Redemptor hominis).

 

IL SACRAMENTO DELLA PENITENZA O CONFESSIONE


Che cosa è il sacramento della Penitenza?

La Penitenza, detta anche Confessione, è il sacramen­to istituito da Gesù Cristo per rimettere i peccati commessi dopo il Battesimo.

Quante e quali cose si richiedono per fare una buona Confessione?

Per fare una buona Confessione si richiedono cinque cose: 1. l'esame di coscienza; 2. il dolore dei peccati; 3. il proponimento di non commetterne più; 4. l'accusa dei peccati; 5. la soddisfazione o penitenza.

 

• IL PECCATO

 

Che cos'è il peccato?

Il peccato è un'offesa fatta a Dio disobbedendo alla sua legge.

 

In quanti modi si commette il peccato attuale?

Il peccato attuale si commette in quattro modi, cioè, in pensieri, in parole, in opere e in omissioni.

 

Che cos 'è il peccato mortale?

Il peccato mortale è una disobbedienza alla legge di Dio in cosa grave, fatta con piena avvertenza e deliberato consenso.

 

Perché si dice mortale?

Si dice mortale perché da morte all'anima, col far perdere la grazia santificante, che è la vita dell'anima, come l'anima è la vita del corpo.

 

Quali danni fa all'anima il peccato mortale?

1.° Il peccato mortale priva l'anima della grazia e dell'amicizia di Dio; 2.° le fa perdere il paradiso; 3.° la priva dei meriti acquistati, e la rende incapace di acquistarne dei nuovi; 4° la fa schiava del demonio; 5.° le fa meritare l'inferno, ed anche i castighi di questa vita.

 

• Differenza essenziale tra peccato mortale e peccato veniale.

 

I peccati mortali estinguono nel cristiano la vita della grazia. I peccati veniali sono in qualche modo in contraddi­zione con la vita della grazia, ma non sino al punto da di­struggerla.

 

• Perché vi sia peccato mortale si richiedono tre elementi:

 

1.  Un oggetto strettamente proibito o strettamente prescritto (materia grave).

2.  Una coscienza sufficientemente chiara dell'importanza dell'oggetto e del rigore del comandamento (piena av­vertenza).

3.  Una volontà libera nella decisione (deliberato consenso).

Quando manca uno di questi tre elementi, in tutto o per una parte essenziale, non si ha peccato mortale, ma tutt'al più peccato veniale.

 

• IL DOLORE

 

Che cosa è la contrizione, ossia il dolore dei peccati?

La contrizione, ossia il dolore dei peccati, è un dispiacere dell'animo, per il quale si detestano i peccati commessi e si propone di non farne più in avvenire.

 

Che cosa vuoi dire questa parola contrizione?

La parola contrizione vuoi dire rottura o spezzamento, come quando una pietra è pestata e ridotta in polvere.

 

Perché si da il nome di contrizione al dolore dei peccati?

Si da il nome di contrizione al dolore dei peccati, per significare che il cuor duro del peccatore in certo modo si spezza per dolore di avere offeso Dio.

 

Di quante sorta è il dolore?

Il dolore è di due sorta: perfetto, ossia di contrizione; imperfetto, ossia di attrizione.

 

Qual è il dolore perfetto, o di contrizione ?

Il dolore perfetto è il dispiacere di avere offeso Dio, per­ché infinitamente buono e degno per se stesso di essere amato.

 

Perché chiamate voi perfetto il dolore di contrizione? Chiamo perfetto il dolore di contrizione per due ragioni: 1,° perché riguarda esclusivamente la bontà di Dio, e non il nostro vantaggio o danno; 2.° perché ci fa subito ottenere il perdono dei peccati, restandoci però l'obbligo di con­fessarci.

 

Dunque il dolore perfetto ci ottiene il perdono dei peccati indipendentemente dalla confessione ? Il dolore perfetto non ci ottiene il perdono dei peccati indi­pendentemente dalla confessione, perché sempre include la volontà di confessarsi.

 

Perché il dolore perfetto, o contrizione, produce questo effetto di rimetterci in grazia di Dio?

Il dolore perfetto, o contrizione, produce questo effetto, perché nasce dalla carità la quale non può trovarsi nell'anima insieme col peccato mortale.

 

 

• ESAME DI COSCIENZA

 

Come si fa l'esame di coscienza?

L'esame di coscienza si fa richiamando alla mente i peccati commessi, a cominciare dall'ultima confessione ben fatta.

 

NORME FONDAMENTALI DELLA VITA CRISTIANA

 

I DIECI COMANDAMENTI O DECALOGO

 

Io sono il Signore Dio tuo:

  1. Non avrai altro Dio fuori di me.
  2. Non nominare il nome di Dio invano.
  3. Ricordati di santificare le feste.
  4. Onora il padre e la madre.
  5. Non uccidere.
  6. Non commettere atti impuri.
  7. Non rubare.
  8. Non dire falsa testimonianza.
  9. Non desiderare la donna d'altri.
  10. Non desiderare la roba d'altri.

 

 

I DUE COMANDAMENTI DELLA CARITÀ'

  1. Amerai il Signore tuo Dio, con tutto il tuo cuore, con
    tutta la tua anima e con tutta la mente.
  2. Amerai il tuo prossimo come te stesso.

I CINQUE PRECETTI GENERALI DELLA CHIESA

  1. Partecipare alla Messa la domenica e le altre feste comandate.
  2. Santificare i giorni di penitenza, secondo le disposizioni della Chiesa.
  3. Confessarsi almeno una volta all'anno e comunicarsi
    almeno a Pasqua.
  4. Soccorrere alle necessità della Chiesa, contribuendo secondo le leggi e le usanze.
  5. Non celebrare solennemente le nozze nei tempi proibiti
    (Avvento e Quaresima).

I PECCATI PIÙ' GRAVI

 

I SEI PECCATI CONTRO LO SPIRITO SANTO

  1. Disperazione della salvezza;
  2. Presunzione di salvarsi senza merito;
  3. Impugnare la verità conosciuta;
  4. Invidia della grazia altrui;
  5. Ostinazione nei peccati;
  6. Impenitenza finale.

****

I QUATTRO PECCATI CHE GRIDANO VENDETTA AL COSPETTO DI  DIO

 

1. Omicidio volontario; 2. Peccato impuro contro natura; 3. Oppressione dei poveri; 4. Frode nel salario agli operai.

 

****

 

Sesto comandamento

 

Riportiamo un brano di un discorso di Giovanni Paolo II ai vescovi degli Stati Uniti d'America: «Con la schiettezza del Vangelo, la compassione di Pastori e la carità di Cristo, voi avete affrontato la questione dell'indissolubi­lità del matrimonio, affermando giustamente: “Il patto tra un uomo e una donna uniti in matrimonio cristiano è tanto indissolubile e irrevocabile quanto l'amore di Dio per il suo popolo e l'amore di Cristo per la sua Chiesa”.

Esaltando la bellezza del matrimonio voi avete giustamente preso posizione sia contro la teoria della contrac­cezione sia contro gli atti contraccettivi, come fece l'Enciclica Humanae vitae. Ed io stesso oggi, con la stes­sa convinzione di Paolo VI, ratifico l'insegnamento di questa Enciclica, emessa dal mio Predecessore “in virtù del mandato affidatoci da Cristo”.

Descrivendo l'unione sessuale tra marito e moglie come una speciale espressione del loro patto d'amore, voi avete giustamente affermato: "Il rapporto sessuale è un bene umano e morale soltanto nell'ambito del matrimonio: fuori del matrimonio esso è immorale".

Come uomini che hanno “parole di verità e la potenza di Dio” (2 Cor. 6,7), come autentici maestri della legge di Dio e pastori compassionevoli, voi avete anche giustamente affermato: “Il comportamento omosessuale (che va distinto dall'orientamento omosessuale) è moralmente disonesto"».

«...sia il magistero della Chiesa, nella linea di una tradizione costante, sia il senso morale dei fedeli hanno affer­mato senza esitazione che la masturbazione è un atto in­trinsecamente e gravemente disordinato». (Dichiarazione della Sacra Congregazione per la dottrina della fede «circa alcune questioni di etica sessuale», 29 dicembre 1975, n. 9).

N.B.: «...nelle colpe di ordine sessuale, visto il loro genere e le loro cause, avviene più facilmente che non sia pienamente dato un libero consenso». (Dalla stessa dichiarazio­ne n. 10).

 

Settimo comandamento

 

Importanza del lavoro quotidiano: «... E infatti, quando eravamo presso di voi, vi demmo questa regola: chi non vuoi lavorare, neppure mangi. Sentiamo infatti che alcuni fra di voi vivono disordinatamente, senza far nulla e in continua agitazione. A questi tali ordiniamo, esortandoli nel Signore Gesù Cristo, di mangiare il proprio pane lavorando in pace. Voi fratelli, non lasciatevi scoraggiare nel fare il bene. Se qualcuno non obbedisce a quanto diciamo per let­tera, prendete nota di lui e interrompete i rapporti, perché si vergogni; non trattatelo però come un nemico, ma ammo­nitelo come un fratello» (2 Tessalonicesi 3,10-15).

 

• DOLORE DEI PECCATI E PROPONIMENTO DI NON COMMETTERNE PIÙ'

 

Atto di dolore

 

Mio Dio, mi pento e mi dolgo con tutto il cuore dei miei peccati, perché peccando ho meritato i tuoi castighi e molto più perché ho offeso te infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa. Propongo col tuo santo aiuto di non offenderti più e di fuggire le occasioni prossime di peccato. Signore, misericordia, perdonami.

 

Preghiere dalla liturgia

 

Non chiudere la tua porta, anche se ho fatto tardi. Non chiudere la tua porta: sono venuto a bussare. A chi ti cerca nel pianto apri, Signore pietoso. Accoglimi al tuo convito, donami il Pane del regno.

 

 

Guarda, Dio onnipotente, l'umanità sfinita per la sua debolezza mortale, e fa' che riprenda vita per la passione del tuo unico Figlio. Egli è Dio, e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

 

Memorare, piissima Virgo Maria, a saeculo non esse auditum quemquam ad tua currentem praesidia, tua implorantem auxilia, tua petentem suffragia esse derelictum.

Ego, tali animatus confidentia, ad te, Virgo virginum Mater, curro, ad te venio, coram te gemens peccator assisto.

Noli, Mater Verbi, verba mea despicere, sed audi propitia et exaudi. Amen.

 

Ricordati, piissima Vergine Maria, che non si è mai udito che alcuno sia ricorso alla tua protezione, abbia implorato il tuo aiuto, abbia cercato il tuo soccorso e sia stato abbandonato.

Animato da tale confidenza, a te ricorro, Madre Vergine del­le vergini, da te vengo, dinanzi a te mi prostro, gemendo peccatore.

Non volere, Madre di Dio, disprezzare le mie parole, ma ascolta benevola ed esaudisci. Amen.

 

 

DELL'ACCUSA DEI PECCATI AL CONFESSORE

 

Di quali peccati siamo obbligati a confessarci?

Siamo obbligati a confessarci di tutti i peccati mortali; è bene però confessare anche i veniali.

 

Quali sono le condizioni che deve avere l'accusa dei pec­cati o confessione?

Le condizioni principali che deve avere l'accusa dei peccati sono cinque: deve essere umile, intiera, sincera, pru­dente e breve.

 

Che vuoi dire: l'accusa dev'essere intiera ?

L'accusa dev'essere intiera, vuoi dire che si debbono ma­nifestare con le loro circostanze e nel numero tutti i pecca­ti mortali commessi dopo l'ultima confessione ben fatta e dei quali si ha coscienza.

 

Quali circostanze si devono manifestare, perché l'accusa sia intiera?

Perché l'accusa sia intiera, si devono manifestare le circo­stanze che mutano la specie del peccato.

 

Quali sono le circostanze che mutano la specie del peccato? Le circostanze che mutano la specie del peccato sono: 1 °quelle per le quali un'azione peccaminosa da veniale di­venta mortale; 2.° quelle per le quali un'azione peccami­nosa contiene la malizia di due o più peccati mortali.

 

Se taluno non fosse certo di avere commesso un peccato, deve confessarsene ?

Se taluno non fosse certo di avere commesso un peccato, non è obbligato a confessarsene; se però volesse accusarlo, dovrà aggiungere che non è certo di averlo commesso.

 

Chi non ricorda precisamente il numero dei suoi peccati, che cosa deve fare?

Chi non ricorda precisamente il numero dei suoi peccati, deve accusarne il numero approssimativo.

 

Chi ha taciuto per pura dimenticanza un peccato mortale, o una circostanza necessaria, ha fatto una buona confessione ?

Chi ha taciuto per pura dimenticanza un peccato mortale, o una circostanza necessaria, ha fatto una buona confes­sione purché abbia usata la debita diligenza per ricordar­sene.

 

Se un peccato mortale dimenticato nella confessione torna poi in mente, siamo obbligati ad accusarcene in un 'al­tra confessione?

Se un peccato mortale dimenticato nella confessione torna poi in mente, siamo obbligati senza dubbio ad accusar­lo la prima volta che di nuovo ci confessiamo.

 

 

Chi per vergogna, o per qualche altro motivo, tace colpe­volmente nella confessione qualche peccato mortale, che cosa commette ?

Colui che per vergogna o per qualche altro motivo tace colpevolmente qualche peccato mortale in confessione, profana il sacramento e perciò si fa reo di un gravissimo sacrilegio.

 

Conclusione:

 

Siamo obbligati a confessare tutti i peccati mortali, non ancora confessati in una confessione valida, di cui, dopo un serio esame, abbiamo coscienza di essere colpevoli.

Non siamo obbligati a confessare i peccati sulla cui esistenza o sulla cui gravita si nutrono dubbi.

Si commette sacrilegio quando (per colpa grave cioè pienamente coscienti e per libera decisione) non si confessa un peccato mortale. In questo caso occorre ripetere la con­fessione e accusare anche il peccato di sacrilegio.

 

 

PENITENZA ED EUCARESTIA

Quante cose sono necessarie per fare una buona comu­nione?

Per fare una buona comunione, sono necessarie tre cose: 1. essere in grazia di Dio; 2. sapere e pensare chi si va a ricevere; 3. osservare il digiuno eucaristico.

 

a)    Chi si converte al cristianesimo incontrando la comunità, e inizia a viverne i gesti con consapevolezza e fe­deltà, non può assolutamente ricevere l'Eucarestia prima di accostarsi al sacramento della Confessione che è il sa­cramento della conversione.

b)  Chi abbandona la pratica della comunità cristiana (in particolare la Messa domenicale), anche per un breve periodo, non può ricevere l'Eucarestia prima di accostarsi al sacramento della Confessione.

c) Come norma, dopo un peccato mortale, prima di ricevere l'Eucarestia, occorre sempre confessarsi.

d) Se non è immediatamente possibile confessarsi, è possibile ricevere l'Eucarestia, chiedendo prima umilmente perdono al Signore e decidendo di confessarsi quanto prima. (vedi pag. 10-11: dolore perfetto o contrizione).

 

• Dopo aver compiuto la penitenza imposta dal Confessore, si può recitare il salmo 130

 

Signore, non si inorgoglisce il mio cuore

e non si leva con superbia il mio sguardo;

non vado in cerca di cose grandi,

superiori alle mie forze.

Io sono tranquillo e sereno

come un bimbo svezzato

in braccio a sua madre,

come bimbo svezzato è l'anima mia.

Speri Israele nel Signore,

ora e sempre.

 

ANGELO DI DIO

 

Angelo di Dio, che sei il mio custode,

illumina, custodisci, reggi e governa me

che ti fui affidato dalla Pietà Celeste. Amen.

 

 

Supplemento a «30 GIORNI» n. 1 del gennaio 1992

Editore: Edit Editoriale Italiana S.r.l.

Direttore Responsabile: Roberto Rotondo

Direttore Editoriale: Riccardo Riedi

Finito di stampare nel mese di gennaio 1992

presso la tipografia Graphostampa a Pomezia

 

 

   

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