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Fonte civiltacristiana.com 05/07/2015

Autore Pierfrancesco Nardini

Tra le tante stranezze funzionali alla trasformazione dei cattolici in cripto-protestanti ha un posto alto in classifica quella che porta alla perdita di senso del Battesimo.

Questo non è più sentito come un bene che si fa al proprio figlio, come necessario per la salvezza della sua anima; è diventato un semplice rito di routine, al massimo una preghiera che si fa perché così vuole la tradizione; senza un significato particolare; senza capire cosa si va a fare.

 

E, soprattutto, è diventato una scusa per fare la festa, quella sì fondamentale.

Insomma, quasi un optional e come tale non del tutto necessario.

Nel voler far battezzare mia figlia il prima possibile mi son trovato di fronte a tanti “cattolici” che mi dicevano che sono esagerato, che le due settimane che per me erano pure troppe, invece erano pochissime; “che fretta hai?”, “si deve anche poter organizzare la festa”, “guarda che non succede nulla”, e cose così.

“Ma tu lo sai cos’è il Battesimo?”, era la mia replica, alla quale non ho ricevuto quasi mai risposta o almeno quella giusta. E, seppur constatato che in linea teorica il mio interlocutore aveva superficiali nozioni base di catechismo, questo comunque insisteva nel consigliarmi a procrastinare il sacramento.

Per non dire di quelli che pontificavano sulla mia sanità mentale (eh sì!) nel voler quanto prima il Battesimo per mia figlia.

Quando parlo di cripto-protestanti, quindi, non credo proprio di esagerare.

Dico invece quella che è oramai un’ovvietà, che necessita solo di una presa di coscienza.

Oggi, molti che si dicono cattolici, non lo sono nella realtà. Sono invece molto più vicini a qualcuna delle tante confessioni protestanti (a seconda delle “libertà” che più aggradano). E la cosa più grave è che non lo sanno!

Ricordo che per potersi dire cattolici si devono credere tutte le verità di fede professate dalla Chiesa cattolica, tutte! «Colui che anche in un sol punto non assente alle verità da Dio rivelate, ha perduto tutta la fede, perché ricusa di sottomettersi a Dio, somma Verità e motivo proprio della fede. (…) Perciò la Chiesa, memore del suo ufficio (di custodire il deposito della fede), non si è mai con ogni zelo e sforzo tanto affaticata come nel tutelare in ogni sua parte l’integrità della fede» (Leone XIII Satis Cognitum).

E si devono credere così come la Chiesa, unica depositaria della Verità dettata da Cristo, insegna.

Don Dolindo Ruotolo ammoniva che «non basta per noi una fede superficiale, fatta più di una certa condiscendenza ad una tradizione nazionale o familiare anziché di profonda convinzione e adesione a Dio che rivela e alla Chiesa che ci illumina e ci guida».

Non c’è dunque nulla di sbagliato nel parlare di cripto-protestantesimo: protestantesimo nascosto con un velo di parvenza cattolica.

Potrei citare molte caratteristiche tipiche del cripto-protestante, alcune anche incredibili. Mi limito, almeno in questo articolo, al sacramento del Battesimo, sulla base di quanto ora raccontato.

Il cattolico, sulla scorta dell’insegnamento di Nostro Signore e della perenne Tradizione della Chiesa, crede che il Battesimo è necessario per la salvezza dell’anima.

«Per l’individuo è necessaria la nascita: ciò che avviene spiritualmente col Battesimo» (Somma di Teologia Dogmatica, Casali, Ed. Regnum Christi, 1956, pag. 284).

Non è un di più, è fondamentale. È «l’innocenza riconquistata» (Don Dolindo Ruotolo, Commento ai quattro Vangeli, Casa Mariana Editrice, pag. 93). È il sacramento che permette l’ingresso a tutti gli altri e che ci eleva soprannaturalmente.

Nulla di diverso può credere chi si professa cattolico.

Cristo, infatti, ha determinato la necessità di questo sacramento per potersi dire cattolici e salvarsi (salvo i casi eccezionali). Ha infatti ordinato agli Apostoli «andate in tutto il mondo, predicate il Vangelo ad ogni creatura, chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, chi non crederà sarà condannato» (Mc 16,15-16) ed ha rinsegnato anche «che se uno non rinasce dall’acqua e dallo Spirito Santo non può entrare nel regno di Dio» (Gv 3, 5).

La Chiesa, sin dagli Apostoli (cfr. ad esempio At 2, 38 e At 2, 41), non è mai venuta meno a questo insegnamento, che ha impartito con fermezza, ricordando sempre la necessità del Battesimo, prova ne siano le decine e decine di documenti di Magistero su questo argomento (dalle Encicliche alle Lettere dei Papi, dai Catechismi al Codice di Diritto Canonico (Can. 849), ecc…) nel corso di due millenni.

Il Concilio di Trento (Sessione VII del 3.3.1547) arrivò ad ammonire espressamente che «se qualcuno afferma che la vera acqua naturale non è necessaria per il battesimo e darà, quindi, un significato metaforico alle parole del Signore nostro Gesù Cristo: “Chi non nasce da acqua e da Spirito Santo” [Gv 3, 5]: sia anatema» (can. 2) e ancora «se qualcuno afferma che il battesimo è libero, cioè non necessario alla salvezza: sia anatema» (can. 5).

Ultimamente anche Papa Francesco ha ricordato che sul Battesimo «si fonda la nostra stessa fede», che questo è il sacramento che «ci innesta come membra vive in Cristo e nella sua Chiesa», rispondendo poi come sempre ha fatto la Chiesa: «ma è davvero necessario il Battesimo per vivere da cristiani e seguire Gesù? Non è in fondo un semplice rito, un atto formale della Chiesa per dare il nome al bambino e alla bambina?».

Formalità? Semplice rito di routine?

È «un atto che tocca in profondità la nostra esistenza. Un bambino battezzato o un bambino non battezzato non è lo stesso» (Udienza generale 8 gennaio 2014  in piazza San Pietro).

Inutile dilungarmi ulteriormente sulle verità di fede circa il sacramento in oggetto e la sua necessità, tanti sono infatti i documenti, le dissertazioni e gli studi di gente molto più qualificata di me.

Tirando le somme di questo costante e lineare insegnamento, il risultato è sempre la necessità del Battesimo per poter essere nella Chiesa, per poter diventare cristiani, per poter avere la grazia primaria.

Strano quindi, dover ricordare a chi si dice cattolico cosa sia e a cosa serva il Battesimo, e dunque perché sia necessario.

Proprio questa stranezza però, da sola, rende chiaro il mio riferimento al cripto-protestantesimo.

Come può una persona dichiararsi cattolica se non conosce, o peggio, non rispetta le basi elementari di quel che dice di essere?

Vista l’importanza di questo sacramento, un cattolico dovrebbe avere come meta principale per il proprio figlio quella di ottenergli prima possibile questa rinascita in Cristo, consapevole di quanto bene esso comporti ai piccoli.

Non è solo una questione di rischi legati alla nascita (morte prematura). Non si deve sottovalutare certi rischi, anche al giorno d’oggi con tutta la tecnologia e con tutti gli enormi passi avanti fatti dalla medicina. Battezzare i propri figli subito significa certamente assicurargli un posto vicino a Dio, nelle ipotesi catastrofiche. Ma anche sul Limbo oramai i cripto-protestanti sono deboli, non ci credono.

Il punto è anche quel che comporta il sacramento: «Dà la grazia santificante. Il Conc. di Trento (sess. 5 can. 5) dichiara che il battesimo rimette il peccato originale e toglie tutto ciò che ha ragione di peccato … Dà la grazia sacramentale. Come grazia propria del sacramento, il battesimo dà il diritto ad ottenere le grazie attuali per la vita cristiana … Imprime il carattere di cristiano … Diventa capace di ricevere gli altri sacramenti e i beni della chiesa. Chi ricevesse gli altri sacramenti senza avere ricevuto il battesimo, li riceverebbe invalidamente» (Somma di Teologia Dogmatica, Casali, Ed. Regnum Christi 1956, pagg. 292-297).

A maggior ragione, allora, mi dico, io che sono cattolico VOGLIO il Battesimo per mia figlia quanto prima, per privarla meno possibile di quella grazia, per farla stare con quella grazia maggiormente.

Quale regalo più bello può fare un cattolico ai propri figli? Altro che diamanti e medagliette, altro che feste…

Ma per  questi cripto-protestanti velati di un po’ di cattolicesimo è ancora così?

Un tempo per i fedeli lo era di certo. Dimostrazione ne è la pratica diffusissima fino a poco tempo fa di battezzare i propri figli entro il giorno successivo alla nascita, o al massimo entro una settimana (fino a tutto il 1800 il bambino veniva battezzato il giorno stesso della nascita, massimo il giorno dopo. Fino agli anni ’60 del novecento li si battezzava nei primi otto giorni).

Oggi, per quei ragionamenti sopra riportati, il Battesimo viene, nel migliore dei casi, dilazionato per mesi, magari perché la festa venga bene o per altre motivazioni di tal fatta!

I comportamenti a volte sono più importanti e decisivi delle parole.

E allora anche se ci si dichiara cattolico, ma si ha un tale atteggiamento verso il Battesimo è palese che non si crede più che questo sia indispensabile, altrimenti non si lascerebbe così tanto tempo dei fanciulli nel peccato e lontano da Dio.

E così si appalesa che non si è realmente cattolici, ma cripto-protestanti.

L’atteggiamento di superficialità del “cattolico” sul Battesimo si scontra tra l’altro anche con quella che è tutta una schiera di santi, a cui siamo devoti, che furono battezzati al massimo il giorno successivo alla nascita; San Pio da Pietrelcina si mise a piangere quando seppe che non era stato battezzato subito, all’idea di essere stato così tanto tempo (ed erano pochi giorni, non mesi come al giorno d’oggi) senza la grazia che il sacramento porta.

Credo sia chiara l’importanza del sacramento in oggetto per chi si professa cattolico. Battezzare perché gli uomini si salvino è il centro dell’opera della Chiesa.

Alla luce di questo, torno a ripetere che ben si confà l’appellativo di cripto-protestanti per coloro che, pur dicendosi cattolici (a volte anche con determinazione ed anche a brutto muso di fronte alla mia perplessità: “come ti permetti di dirmi che non sono cattolico?”), non danno la giusta importanza al Battesimo per i propri figli, trattando questo sacramento come se fosse qualcosa che, se c’è o non c’è, è la stessa cosa.

O peggio ancora ti rispondono che, deciderà lui o lei, da grande se vorrà farlo.

«Non è dunque una sopraffazione che si fa al bambino, ma è un aiuto che gli si presta, perché viva soprannaturalmente, perché sia di Dio che lo ha creato, anche prima dell’uso di ragione … e solo chi non apprezza che cosa significhi appartenere direttamente a Dio, può mormorare» (Don Dolindo Ruotolo, La dottrina cattolica. Pratica pedagogica catechistica, Ed. Segno, pagg. 288-289)

«Tale dono (del Battesimo, nda), ora che non hanno la possibilità di intendere pienamente, sarà deposto nel loro cuore come un seme pieno di vita, che attende di svilupparsi e portare frutto» (Benedetto XVI, omelia Domenica 10.1.2010, Festa del Battesimo del Signore).

Ci rivolgiamo così alla nostra Santa Madre che ci assista affinché sorga nei cuori delle persone una sempre più forte consapevolezza dell’importanza dei sacramenti, ed in particolare di quello del Battesimo, e che spazzi via questo velo di cattolicesimo per mettere a nudo gli errori protestanti di molti, così da aiutarli a prendere coscienza dell’inganno in cui sono caduti.

   

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