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Fonte Tempi n. 44 09/11/2011

 

Autore Antonio Socci

 

Tutto cominciò un giorno di primavera. Probabilmente dell'anno 28.1 due si chiamavano Giovanni (il più giova­ne) e Andrea (il più grande). E incontraro­no un giovane di Nazaret, sui trent'anni. Un tipo eccezionale, dissero.

Un'umanità straordinaria, la sua. Mai visto né conosciu­to uno così. Tornarono a casa, a Cafarnao, strabiliati e pieni di entusiasmo e subi­to raccontarono tutto ai rispettivi fratelli: Simone e Giacomo. Tutto cominciò da que­sta loro meraviglia. Solo dopo, anni dopo, capirono da dove veniva quell'eccezionalità. Infatti quel trentenne, con la barba e i capelli sulle spalle, figlio di Giuseppe e Maria di Nazaret, era Dio. Era un uomo, proprio come loro. Ma era anche Dio.

 

Era impossibile. Era inimmaginabile e inconcepibile per loro - ebrei osservan­ti - ma alla fine si erano dovuti arrende­re all'evidenza dei fatti (altrimenti non dovevano più credere ai loro occhi), per i segni inauditi che compiva quotidiana­mente, per ciò che lui era e infine per la sua resurrezione: era veramente ciò che diceva di essere. E Giovanni - ormai avanti con gli anni, ma ancor più stupito del pri­mo incontro - volle scriverlo all'inizio del racconto di quegli anni accanto a Gesù. Usò un'espressione che si riferiva al Verbo creatore di Dio e che in greco si traduceva Logos. Scrisse: «II Logos si fece carne e ven­ne ad abitare in mezzo a noi».

 

È l'annuncio (ma dovremmo piuttosto dire "una notizia": l'unica, vera notizia del­la storia) che sta al cuore del cristianesimo. Vuoi dire che la Bellezza, la Verità, la Bon­tà, la Felicità che tutti ardentemente cer­chiamo, in ogni istante dell'esistenza, si è fatta carne e ti è venuta incontro, ti è venu­ta a cercare. Vuoi dire che la consistenza e il senso di tutte le cose create è un uomo («tutto fu fatto per mezzo di Lui»). Vuoi dire che «la Razionalità che salva l'univer­so dall'assurdo non è un'idea astratta o un meccanismo, ma una persona: Gesù Cri­sto» (don Luigi Giussani).

 

Lo stupore, il conforto e la felicità che provoca quell'eccezionalità umana, river­bero della sua divinità, è meravigliosamen­te descritto nelle cronache evangeliche, fin dai primi incontri con coloro che sarebbero diventati gli amici di Gesù. E così ha continuato ad accadere sempre di nuovo, nel corso dei secoli. Esattamente la stessa avventura, lo stesso stupore, la stessa bal­danza si vede nei primi amici che si rac­colsero attorno a Francesco i quali - per poter godere di quella felicità - come lui si disfecero di tutte le loro ricchezze e si fecero mendicanti di Cristo, a cominciare dal nobile Bernardo di Quintavalle, il qua­le «si scalzò prima, e dietro a tanta pace/ corse e, correndo, li parve essere tardo./ Oh ignota ricchezza! Oh ben ferace!». E la stessa avventura fu quella dei primi sette amici che si raccolsero attorno a Ignazio, che si vollero chiamare "la compagnia di Gesù" e che in quella cripta di Montmartre si divisero il mondo in sette parti per conquistarlo al vero e grande re, umile e affascinante...

 

Così è accaduto anche a tanti di noi, dopo duemila anni. Proprio come allora. Tanto che anche noi possiamo identificarci con l'entusiasmo di Giovanni e Andrea nel loro primo incontro con Gesù. Anche noi, come i pellegrini di Emmaus, ci sia­mo detti l'un l'altro tante volte: «Non arde­va forse il nostro cuore mentre discorreva con noi lungo la strada?». È accaduto così. E sempre accadrà. Il re dei cieli che ti vie­ne incontro e si fa tuo amico. E tu puoi solo riconoscerlo e gustarne, sbalordito, le ricchezze. Che tracimano nella tua vita e nel mondo. Dovunque uno scialo di grazia.

 

Eppure è odiato

 

Ma se c'è un'espressione (ma dovremmo piuttosto dire una notizia) che in tutti i modi è stata odiata, contrastata, aggredi­ta, assalita, sbranata da chi aveva un Pote­re è quella contenuta in quel grido di Gio­vanni: «II Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi». Perché se questa notizia è vera, nulla può essere più come prima e tutto cambia: il mondo è capovol­to, il più piccolo è il più grande perché Dio si è piegato su di lui, si è addirittura inginocchiato davanti a lui e gli ha "lava­to i piedi" come un suo servo. Allora ogni pretesa di dominio da parte di ogni pote­re mondano è arbitraria, ogni potere asso­luto è arbitrio. E infatti i primi a ribel­larsi violentemente a quella notizia (alla pretesa divina di quell'uomo di Nazaret) furono tutti i poteri coalizzati di Gerusa­lemme in quell'anno 30 della nostra era e poi il potere dei poteri, quello dell'impe­ro, a Roma, dove fu crocifisso Pietro. Così affranti da quella bestemmia - i poten­ti - da strapparsi le vesti, così terrorizza­ti (e forse segretamente affascinati) da quella notizia da doverla subito spazza­re via. Tanto era, per la conservazione dei loro poteri, destabilizzante e rivoluzio­naria (l'unica vera rivoluzione della sto­ria). Perché segnava la fine di ogni pote­re dell'uomo sull'uomo (infatti segnava la fine del potere del principe di questo mondo). L'unico vero Re dell'universo è venu­to ed è venuto a noi come nostro servo...

 

Eppure è irriso e disprezzato

 

Se c'è un'espressione (ma dovremmo piut­tosto dire una notizia) che in tutti i modi è stata odiata dai "padroni del pensiero", da chi non conce­pisce che ci sia qualcosa più grande di ciò che riesce a capi­re lui, è sempre quella... «Il Verbo si è fatto carne...». Così folle e blasfema che subito, dai teo­logi del tempo, viene giudica­ta "bestemmia" meritevole di morte (come può un uomo, figlio di un falegname, che sta qui legato e malmenato davan­ti a noi, accampare la pretesa di essere l'Onnipotente infinito creatore del cielo e della terra?). Così assur­da che gli intellettuali dei salotti ateniesi, sull'agorà, si fecero beffe di Paolo, irriden­dolo come un povero scemo. Scandalo per i teologi e follia per gli intellettuali...

 

E quando - ciononostante, senza alcu­na ragione sociologicamente rilevabile, se non la forza del miracolo, una forza sconosciuta - quell'annuncio è dilagato nel mondo ed è arrivato a conquistare pure l'impero, e tutti - nominalmente - si sono detti cristiani, anche allora lo scan­dalo di quel fatto (un fatto inaudito: Dio che è diventato un uomo) ha continuato a essere rifiutato nell'intimo e tutto si è messo a congiurare per ridurlo, smontar­lo, razionalizzarlo in un concetto da noi padroneggiabile, stravolgerlo in qualcosa di concepibile all'uomo e da lui control­labile. Infatti tutte le eresie, tutte, nessu­na esclusa, spuntate come tumori sul cor­po della cristianità, puntavano a scardina­re quel fatto inconcepibile che è il cuore del cristianesimo. E l'unica ad averlo con­cepito (e lo ha concepito prima nella sua anima e poi nella sua carne), cioè la Ver­gine Maria, l'ha concepito per umiltà e obbedienza, l'«umile e alta più che creatu­ra», lei - dicevo - è definita «la debellatrice di tutte le eresie», perché proprio lei è la garanzia, la testimone inconfutabile, che Gesù fu vero Dio e vero uomo. Lei sa che fu concepito di Spirito Santo e nacque da una donna. Vero Dio e vero uomo.

 

Stupì anche il "Tommaso russo"

 

Se c'è un'espressione - o meglio una noti­zia, un fatto - che conquistò il cuore e la mente di Vladimir Solov'ev fu quel la... «Il Verbo si è fatto carne...». Infatti uno dei primi e fondamentali suoi lavo­ri, nel 1881, fu Lezioni sulla divina umanità, in cui difendeva il dogma cristologi-co del Concilio di Calcedonia (451), quel­lo appunto che proclamava le due perfet­te nature presenti in Gesù, quella umana e quella divina. Purtroppo, nato nel 1853, morì giovane, nel 1900. Ma fece in tempo a dare un'impronta indelebile alla cultu­ra cristiana russa (Von Balthasar lo esal­terà al livello di Tommaso d'Aquino). La genialità di Solov'ev forse si può cogliere in questa intuizione: considerare l'annun­cio contenuto nel prologo di Giovanni, cioè il fatto della divinoumanità di Gesù, come la chiave di lettura del passato, del presente e del futuro.

 

La prevalenza del dogma

 

Con quali risultati? Il testo qui presentato  ne è un esempio sorprendente. E- direi - fa capire tutto dell'islam, del suo irrompere vittorioso e della sua natura (fa capire anche perché nel Medioevo consi­deravano l'islam come un'eresia cristiana: forse si potrebbe dire, meglio, che è una rudimentale miscela di eresie cristiane, ebraismo e religiosità pagane della peni­sola araba). Ma fa capire tutto anche del collasso dell'impero bizantino e di quanto fatale sia stata - per la cristianità orientale - la rottura del cordone ombelicale con la Chiesa di Roma e con la Sede di Pietro, che garantisce sempre, storicamente, l'alterità della Città di Dio rispetto a qualsiasi (pur doveroso e nobile) tentativo di "civitas christiana". Perché il regno di Cristo è sempre "già e non ancora".

 

Mi chiedo pure se la vicenda bizanti­na non sia di ammonimento per la nostra cristianità: «Ridurre tutta la religione a un fatto compiuto, a una formula dogmatica e a una cerimonia liturgica... questo anti­cristianesimo nascosto sotto una masche­ra ortodossa», non è una tentazione anche ad altre latitudini e in altre epoche (pure oggi)? E il fatto che un'intera cristiani­tà, grande come quella orientale, possa soccombere e (quasi) sparire dalla storia (almeno per la grande cristianità bizanti­na), non è per noi europei un drammatico ammonimento? Non vi pare che potrebbe e dovrebbe illuminarci su come e perché può letteralmente sparire il cristianesimo dall'intera Europa?

 

Se si legge con attenzione il testo di Solov'ev si scopre che il punto di attacco, quello attraverso cui è stata demolita la cristianità orientale, è sotto attacco anche in Europa da almeno duecento anni e pur­troppo sembra che queste forze avverse possano pure prevalere perfino nel pen­siero cattolico e nel mondo cristiano. Quel punto d'attacco è, ancora una volta, il cuo­re di tutto: «II Verbo si è fatto carne». La divinoumanità di Gesù di Nazaret, la sua "pretesa" divina.

 

 

Idealisti e illuministi uniti

 

Nel Settecento, in Europa, ha inizio una formidabile aggressione razionalista alla divinoumanità di Gesù di Nazaret. L'eser­cito assalitore si divise in due battaglio­ni - quello idealista e quello illuminista -ma sostanzialmente hanno marciato divi­si per colpire uniti. E cosa vollero (e voglio­no) colpire? Ancora una volta - come sempre, come tutte le antiche eresie - quel fat­to inconcepibile: «II Verbo si è fatto carne». David Strauss - una delle menti strategiche della guerra - lo dichiarò aperta­mente: «Non posso arrivare a immaginare come la natura divina e la natura umana abbiano formato parti integranti, distin­te e tuttavia unite di una persona stori­ca». Dunque siccome Strauss non pote­va immaginarlo, decise che Dio non pote­va farlo (giudicando Dio più piccolo della sua immaginazione) e concluse: «II divino non può essere accaduto così (...) o ciò che è accaduto così non può essere divino».

 

 

Come a Bisanzio

 

Così sono state pubblicate da allora una quantità di "vite di Gesù" razionaliste il cui scopo non era affatto indagare con nuove ricerche sul Gesù storico (non c'è nulla di scientifico in questa letteratura e infatti non vi si trova nessuna scoperta), ma attaccare pregiudizialmente la prete­sa divina di Gesù riducendolo a un sempli­ce rabbi ebreo oppure a un astratto simbo­lo metafisico (così distruggendo ora l'una ora l'altra natura di Gesù). Lo stesso Albert Schweitzer, nella sua celeberrima opera Storia della ricerca sulla vita di Gesù, che mira a fare il punto di tutte queste pub­blicazioni, pur aderendo anche lui a una prospettiva razionalista, riconosce che non si è trattato di una indagine obietti­va, ma di una guerra prodotta dall"«odio» (dice proprio odio) per «strappare» a Gesù la sua pretesa divinità e «gettargli di nuo­vo sulle spalle gli stracci con i quali aveva camminato per la Galilea». Questo tipo di letteratura - che i valenti e dottissimi esegeti cattolici operanti fino al 1962 smon­tarono in punta di ricerca scientifica - ha purtroppo invaso anche il mondo cattoli­co dopo il Concilio Vaticano II e il risulta­to devastante è quello che oggi angoscia così tanto Benedetto XVI da costringerlo a scrivere due volumi sul giusto approccio esegetico ai Vangeli.

 

Non a caso qualche mese fa sulla Civil­tà cattolica si affermava che la «posizio­ne islamica» sulla pretesa divina di Gesù «è curiosamente identica a quella tenuta oggi da molti studiosi delle origini cristia­ne. Anche costoro affermano che Gesù non fu che un profeta ebreo, il quale non ebbe nulla a che fare con il cristianesimo o con la Chiesa. Furono i seguaci di Gesù, quel­li di origine ellenistica o imbevuti di cul­tura ellenistica, che "divinizzarono" Gesù, facendolo diventare una entità preesisten­te, quasi un secondo Dio, disceso dal cielo e risalito al cielo, dopo essere risorto dai morti. Da qui è sorta la famosa distinzio­ne tra "il Gesù della storia" e "il Cristo del­la fede". È una distinzione che, lo si voglia o no, rispecchia la prospettiva islamica».

 

Come si vede sembra che si ripeta anche qua la storia della cristianità orien­tale. Sparirà anche in occidente? Viene in mente una drammatica considerazione di don Luigi Giussani, negli ultimi mesi della sua vita: «La Chiesa ha cominciato ad abbandonare l'umanità secondo me, secondo noi, perché ha dimenticato chi era Cristo, non ha poggiato su... ha avu­to vergogna di Cristo, di dire chi è Cristo».

 

 

L'Anticristo venturo

 

Proprio nella sua ultima opera, / tre dia­loghi e il racconto dell'Anticristo, Solov'ev sembra voler rispondere all'angosciosa domanda sul destino della cristianità euro­pea. È un'opera che - riletta oggi - sembra profetica. L'autore - contrariamente alle idilliache previsioni di altri intellettuali -preconizza che il XX secolo sarà anzitut­to «l'epoca delle ultime grandi guerre, delle discordie intestine e delle rivoluzioni». Questo spazzerà via «la vecchia struttura in nazioni separate» e allora i tempi saran­no pronti perché «quasi ovunque scompa­iano gli ultimi resti delle antiche istitu­zioni monarchiche» e si arriverà così alla «Unione degli Stati Uniti d'Europa». Più e prima di uno sconvolgimento politico sarà uno sconvolgimento spirituale e cultura­le che colpirà il cristianesimo attaccato da un potere, incarnato per lui da un perso­naggio, l'Anticristo, che sarà disposto ad accogliere tutto del cristianesimo, ma non la «pretesa divina» di Gesù di Nazaret.

 

Non a caso, come ricordò il cardinale Ratzinger citando quest'opera a una pla­tea di esegeti, l'Anticristo di Solov'ev è «un celebre esegeta» che ha «ottenuto il suo dottorato in teologia a Tubinga». L’Anticristo di Solov'ev, «convinto spirituali­sta», illuminato filantropo, pacifista, vege­tariano e animalista, tollerante verso tut­to e tutti, avrà però «un'ostilità di princi­pio» nei confronti di Gesù Cristo: ne loda il nobile insegnamento, ma ne rigetta dura­mente l'«unicità», quindi la sua resurrezio­ne e la notizia che egli è vivo e presente.

 

Il cardinale Biffi ha osservato: «Abbia­mo di che riflettere. La militanza di fede ridotta ad azione umanitaria e generica­mente culturale; il messaggio evangelico identificato nel confronto irenico con tutte le filosofie e con tutte le religioni; la Chie­sa di Dio scambiata per un'organizzazio­ne di promozione sociale: siamo sicuri che Solov’ev non abbia davvero previsto ciò che è effettivamente avvenuto, e che non sia proprio questa oggi l'insidia più pericolosa per la "nazione santa" redenta dal sangue di Cristo? È un interrogativo inquietante e non dovrebbe essere eluso».

 

Fra clericalismo e laicismo

 

Tuttavia - alla luce del testo di Solov'ev qui presentato sulla fine della cristianità bizantina - si possono individuare anche altri rischi che corriamo oggi. Per esempio la cristallizzazione in dottrina. E questo riguarda anche la parte più viva della Chie­sa. Don Giussani ebbe a dire una volta che oggi non manca tanto la ripetizione lette­rale dell'annuncio, quanto l'esperienza di un incontro. Di quell'incontro con un'ec­cezionalità umana che è il riverbero della divinità di Gesù Cristo. E se non si fa espe­rienza di come l'incontro con Cristo - per grazia - investe la vita della persona e poi, pian piano, la vita di una comunità e di un popolo, allora tutto poi si trova fuori posto e non si ricompone a posteriori.

 

Accade dunque che si oscilla fra due poli egualmente sbagliati, fra spirituali­smo e integralismo, fra scelta religiosa e commistione della fede nelle cronachetta della politica. Fra un eccesso di psicologi­smo individualista e un eccesso di attivi­smo massificato e senza ragioni. Fra cleri­calismo e laicismo.

 

Come scrisse Charles Péguy:

 

Così noi navighiamo costantemente fra due curie, noi manovriamo tra due schieramenti di due curie; i curiali laici e i curiali ecclesiasti­ci: i curiali clericali anticlericali e i curiali cle­ricali clericali; i curiali laici che negano l'eterno del tempo, che vogliono disfare, smontare l'eter­no del tempo, dal dì dentro del tempo stesso; e i curiali ecclesiastici che negano il temporale dell'eterno, che vogliono disfare, smontare il tem­porale dell'eterno, dal di den­tro dell'eterno. Così gli uni e gli altri non sono per nulla cri­stiani, perché la tecnica stessa del cristianesimo, la tecnica e il meccanismo della sua mistica, della mistica cristiana è questo: è l'inserzione di un pezzo del congegno dentro l'altro.

Chi vuoi smontare l'eterno del tempo non può cadere che in una sorta di materialismo, in una grossolanità e, come si dice, nel più bas­so materialismo. (...) Il materialismo ha una sua mistica. Ma è una mistica tutta particolare e che non è affatto pericolosa. (...) Al contrario, invece, dell'altra mistica. La mistica che nega il temporale dell'eterno, quella che vuoi disfa­re, osteggiare, smontare il temporale dell'eter­no è più propriamente anticristiana (...). Si cade dentro delle mistiche particolarmente pericolo­se, perché capaci di sedurre le anime più nobili e che si sarebbero credute le più perfettamente predestinate, predeterminate, preformate per la vocazione cristiana.

Altrimenti, contrariamente si perviene infine a questi vaghi spiritualismi, idealismi, immaterialismi, religiosismi, panteismi, filosofi­smi, così pericolosi proprio perché non sono gros­solani, si cade in queste vaghe mistiche spiritualiste, idealiste, immaterialiste, religiosiste, panteiste, filosofiste, così seducenti. Allora là c'è la concorrenza. E c'è danno e perdizione.

È generalmente, disgraziatamente, questa la situazione dei chierici. Intendo di coloro che sono molto buoni. Perché gli altri, la grande maggioranza oggi, la quasi totalità nel presen­te, è sprofondata nel secolo e nelle tentazioni del secolo sopra la gola e sopra la testa.

 

L'innesto dell'eterno nel tempo

 

II centro è esattamente questo, il proprio del cristianesimo. Questo innesto del tempo den­tro l'eterno e dell'eterno dentro il tempo. Sciol­to questo innesto non c'è più nulla. Non c'è più il mondo da salvare. Non c'è più nessuna anima da salvare. Non c'è più nessun cristianesimo. È sfalsato esso stesso, smontato nella sua stessa tecnica, di tutto ciò che è la sua tecnica propria.

 

Non c'è più né tentazione, né salvezza, né prova, né passaggio, né tempo, né niente. Non c'è più né redenzione, né incarnazione, né creazione stessa. Non c'è più né Giudei, né Cristiani. Non ci sono più promesse, né il mantenimento delle pro­messe, il compimento delle promesse. Non c'è più il Cristianesimo, non c'è più niente.

 

Non vi è più che frammenti senza nome, dei materiali senza forma, delle macerie e delle demolizioni; delle rovine informi, degli ammas­si di macerie, come quello che noi vediamo; delle contraffazioni vergognose, delle imitazioni amor­fe, delle scandalose fantasie, delle parodie infami. Delle eresie balzane. Non c'è più il cristianesimo: non c'è più questa storia meravigliosa, unica stra­ordinaria, inverosimile, eterna temporale eterna, divina umana divina, questo punto di interse­zione, questo incontro mirabile, unico del tempo­rale dentro l'eterno e reciprocamente dell'eterno dentro al temporale, del divino dentro l'umano e mutualmente dell'umano dentro il divino. Non c'è più il cristianesimo, non c'è più questo mera­viglioso congegno, unico al mondo.

 

(Charles Péguy, Dialogue de l'histoire et de l'àme charnellej.

   

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