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Fonte luisapiccarretaofficial.org 04/08/2017

Autore don Marco

Carissimi fratelli e sorelle, FIAT!

«Il Vangelo della Trasfigurazione del Signore pone davanti ai nostri occhi la gloria di Cristo, che anticipa la risurrezione e che annuncia la divinizzazione dell’uomo. La comunità cristiana prende coscienza di essere condotta, come gli apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni, “in disparte, su un alto monte"”(Mt 17,1), per accogliere nuovamente in Cristo, quali figli nel Figlio, il dono della Grazia di Dio: “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo!”. È l’invito a prendere le distanze dal rumore del quotidiano per immergersi nella presenza di Dio: Egli vuole trasmetterci, ogni giorno, una Parola che penetra nelle profondità del nostro spirito, dove discerne il bene e il male (cfr Eb 4,12) e rafforza la volontà di seguire il Signore» (Benedetto XVI).

La tradizione dà un nome al monte della trasfigurazione: il Tabor. Matteo dice soltanto «un monte»; vuole così segnala­re un nuovo monte Sinai, dove la gloria di Dio si era manife­stata a Mosè e a Elia. I due perso­naggi, Mosè ed Elia, che ebbero il privilegio di «vedere e ascoltare» Dio sul monte Sinai e sull’Oreb, sono a fianco di Gesù sul monte della trasfigurazione e testimoniano la sua identità. La manifestazione gloriosa del Sinai si ripete per Gesù: lo nube lu­minosa, segno della presenza di Dio; lo luce solare del volto di Gesù che fa tutto risplendere; lo scintillìo fosforescente delle sue vesti; lo voce che designa Gesù come il Figlio e come la Parola di Dio; il grande timore; il cadere con lo faccia a terra dei tre disce­poli. Dalla nube luminosa una voce: «Questi è il Figlio mio pre­diletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo». Bisogna ascoltare Gesù come fin allora si era ascoltato Dio.

Gesù è il rivelatore del Padre; Gesù è la Parola stessa di Dio. Gesù è Colui che bisogna assolutamente ascoltare. Tutto è centrato su Gesù: è lui il punto di arrivo della storia dell’Antico Testamento; è lui il punto di partenza di un’Allean­za nuova e definitiva. Prima della trasfigurazione Gesù aveva lodato Pietro perché aveva riconosciuto in lui «il Cristo, il Fi­glio del Dio vivente»; ma subito si era messo a parlare della sua morte imminente e aveva invitato i suoi discepoli ad as­sociarsi, senza riserve, al suo destino: mistero di morte e di trasfigurazione-risurrezione. Per entrare in tale mistero bi­sogna lasciarsi «avvicinare e toccare» da Gesù.

La liturgia di questa domenica ci porta sul monte della trasfigurazione per ravvivare lo nostra fede in Cristo; una sosta ripo­sante prima di riprendere, nella pianura, i duri sentieri che conducono al Calvario. C’è bisogno che il Signore risorto e trasfigurato si avvicini e ci tocchi dicendo: «Alzatevi e non te­mete». Il tocco di Gesù: tocco guaritore, tocco che allontana le nostre paure, che ci richiama alla realtà quotidiana, che ci rilancia verso la folla degli uomini. Bisogna imparare a «leg­gere» i drammi della vita alla luce della gioia pasquale verso la quale ci conduce Dio; Gesù ne è il testimone luminoso. L’uomo può sopportare la persecuzione, l’odio, il dolore e tutte le difficoltà senza cadere nella disperazione, se crede nella salvezza in Cristo Gesù, perché il vangelo gli assicura che la morte è stata vinta dalla vita.

Le pene che viviamo nella nostra vita, scrive Luisa nel suo Diario il 17 settembre 1927, sono come il ferro battuto dal martello, che manda scintille di luce e si infuoca tanto da trasformarsi in fuoco e sotto i colpi che riceve perde la durezza e si rammorbidisce in modo che si può dare la forma che si vuole. Tale è l’anima sotto i colpi del dolore, perde la durezza, brilla di luce, si trasforma nell’amore di Dio e diventa fuoco e l’Artefice Divino, trovandola morbida le dà la forma che vuole. Dio si diletta a farla bella, è un Artefice geloso e vuole il vanto che nessuno può e sa fare le sue statue, i suoi vasi, tanto nella forma quanto nella bellezza e molto più nella finezza e nella luce che sfavilla le converte tutte in verità. Sicché per ogni colpo l’anima riceve Dio prepara una verità da manifestare, perché ogni colpo è una favilla che l’anima mette fuori di sé e Dio non le perde come le perde il fabbro nel battere il ferro, ma se ne serve per investire quelle faville di luce di verità sorprendente, in modo che all’anima servono come il più bello abbigliamento e le somministrano il nutrimento della Vita divina.

   

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