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Fonte Studi Cattolici n. 657 novembre 2015

Autore Riccardo Caniato

In quasi trentacinque anni di apparizioni dal 24 giugno 1981 a oggi...– non sono mai mancate testimonianze – e da tutto il mondo – di persone che sostengono che a Medjugorje hanno incontrato Dio.
È il caso di Arthur (Artie) P. Boyle guarito in modo davvero sorprendente da metastasi ai polmoni, come ha raccontato in «Sei mesi di vita ». Ma la Madonna è intervenuta a Medjugorje. Il volume, tradotto
dall’inglese da Massimo Ciani e appena pubblicato dalle Edizioni Ares (pp. 208, comprensive di un bel corredo fotografico, il tutto proposto a euro 13,90), fin dalle prime battute risulta coinvolgente e davvero straordinario, anche per le prefazioni dell’attore Jim caviezel (il «Gesù» di Mel Gibson) e dell’on. Raymond (Ray) Flynn, già ambasciatore USA presso la Santa Sede.

Quest’ultimo, molto noto in
patria anche per esser stato sindaco di Boston, afferma che «la testimonianza di Artie dimostra che Dio esiste e che nulla gli è impossibile »; mentre il primo si apre a una significativa confidenza  personale: «Senza Medjugorje non avrei mai recitato la parte del Protagonista in The Passion. Dopo essere stato in questo luogo remoto, per la prima volta nella mia vita ho preso coscienza che Gesù mi guardava, che era preoccupato per me e che mi amava. [...] Quando ho letto “Sei mesi di vita” sono stato colpito di nuovo da questa verità».

Nell’imminenza del pronunciamento della chiesa sulle apparizioni di Erzegovina, testimonianze forti e limpide come questa si offrono come contributo secondo il metodo di discernimento offerto da Gesù nei Vangeli: «Li riconoscerete dai loro frutti. Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi? Così, ogni albero buono fa frutti buoni, ma l’albero cattivo fa frutti cattivi. Un albero buono non può fare frutti cattivi, né un albero cattivo fare frutti buoni» (Mt 7, 16-18).

Il sogno americano & le metastasi


Arthur Boyle è sposato con Judy, la donna che ha conosciuto adolescente e che ama con tutto sé stesso. Dalla loro relazione sono nati 13 figli, di cui uno, Joseph, morto ancora nella culla e un secondo, Artie Jr., affetto da autismo. A 45 anni – siamo nel 1999 – la vita di Mr. Boyle è comprensibilmente molto intensa, ma ricca di soddisfazioni sul piano umano, professionale e soprattutto, sportivo... Sì, perché Artie pratica con successo diverse discipline e ha comunicato questa passione ai figli, al punto che il piccolo Brian in seguito è divenuto un gigante nella squadra di hockey dei New York Rangers prima e, ora, dei Tampa Bay Lightning. Nel classico giorno che ti cambia l’esistenza, una visita medica riscontra un tumore nel rene dell’Autore, con interessamento del pancreas. La diagnosi è infausta, anche perché il carcinoma è inoperabile. Da questo momento la fede incrollabile di Judy inizia a dettare i ritmi della famiglia Boyle: Artie si sottopone a una delicata operazione, ma è grazie alla preghiera che i valori negativi della TAC mutano improvvisamente in meglio una prima volta. Ma non è finita, dopo 8 mesi – e abbiamo sforato nel 2000 – le visite di controllo evidenziano un grosso tumore nel polmone destro e due tumori più piccoli in quello sinistro. È metastasi: al paziente vengono dati al massimo «sei mesi di vita».

Entra in scena la Madonna


E qui entra in scena... la Madonna: un conoscente di Kevin, il cognato di Artie che vorrebbe far di tutto pur di salvarlo, gli racconta per puro caso che la Vergine appare a Medjugorje e che, per  l’intercessione di suo Figlio, opera molte grazie anche di guarigione fisica. I tre uomini, contro il parere dei medici, intraprendono un incredibile viaggio della speranza di cui ancor più incredibile sarà... il lieto fine. A cui si perviene, si badi bene, attraverso una serie di concomitanze che per tempistica e numero diviene azzardato definire causali, e che aiutano l’Autore e per suo tramite anche noi a riconoscere nel dipanarsi dell’esistenza la presenza discreta e costante del Padre dei cieli. Artie si considerava un cristiano tiepido; oggi a distanza di quindici anni dalla guarigione (tanto ha aspettato per esserne assolutamente certo), ha dedicato questo libro alla Madonna e porta in giro per il mondo la sua testimonianza: «È Gesù il Signore della vita».

Per la scienza è morto da 15 anni


La sua vicenda negli USA è diventata un caso mediatico, anche perché i medici che hanno avuto in cura l’Autore alla fine hanno dovuto arrendersi: la sua guarigione per la scienza rimane un mistero. Francis J. Mc Govern, urologo del Massachusetts General Hospital ha dichiarato: «Data la gravità e il progredire della malattia di Arthur Boyle, un carcinoma a cellule renali metastatico, per la medicina è difficile spiegare come egli sia vivo ». In effetti secondo le valutazioni del Laboratory for Quantitative Medicine del Massachusetts General Hospital «le probabilità di una sopravvivenza di 15 anni in questo stadio del tumore e con questa velocità di sviluppo sono “zero”» e per gli Annals of Oncology dell’Oxford Journals «i pazienti ai quali è stato diagnosticato un carcinoma a cellule renali dello stadio quattro hanno una aspettativa media di vita di 10 mesi». Invece grazie a Dio – ed è proprio il caso di dirlo – Artie Boyle sta bene ed è qui a raccontarci un’altra storia.

Guarigione chiama conversione


Una preziosità della pubblicazione è costituita dai credits che moltissimi personaggi, noti negli USA e non solo, offrono a inizio volume: oltre ai menzionati Caviezel e Flynn, spiccano,fra gli altri il  pluripremiato fotografo Bill Brett – «Un libro che ispira... Assolutamente da leggere! » –; l’attrice e collaboratrice del NY Times Mary Lou Quinlan – «Una storia indimenticabile di amicizia, di speranza e di fede incrollabile. Siate pronti a credere ai miracoli! » – e persino Bobby Orr, la leggenda dell’hochey su ghiaccio, celebrata nella Hall of Fame: «conosco la famiglia Boyle da tanti anni, e sono certo che la storia di Artie si rivelerà illuminante per chiunque legga questo libro». Del resto, perfino Ivan Dragičević, uno dei sei veggenti di Medjugorje, dopo aver letto la storia di Artie ne è rimasto impressionato e ha inviato un breve commento appositamente per l’edizione italiana, sottolineando come la forza di questo libro stia nel fatto che, raccontando di una guarigione fisica veramente impensabile, l’Autore dà conto della «trasformazione spirituale» sua e di tutte le persone che gli sono state accanto durante l’esperienza della malattia. Non a caso, il pensiero più bello a introduzione del testo lo ha offerto Brian, il più sportivo dei figli di Arthur già ricordato: «La guarigione di mio padre è stata una fonte di conversione per me e per i miei undici fratelli. ci ha cambiato tutti per sempre. Siamo immensamente grati a Gesù e a Maria per gli ultimi quindici anni con mio padre e per le cose che siamo stati in grado di condividere come famiglia. Spero che i lettori traggano incoraggiamento da questa storia di fede, di amore familiare e di amicizia».
Questo libro si legge di un fiato: è un autentico balsamo che comunica e insegna la speranza, in un tempo in cui le buone notizie sembrano scarseggiare perfino dentro la Chiesa. Dalla lettura viene da pensare che se la Vergine ottiene grazie tanto eclatanti dal Cielo, il Cielo ha fretta che noi tutti ascoltiamo che cosa ci dice la Madre di Dio.

   

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