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Fonte Cl anno II n. 7 dicembre 1975

 

 

Autore Luigi Negri

 

In questi ultimi  due mesi  sono stati da più parti diffusi giudizi e notizie tendenti a mettere in dubbio il carattere ecclesiale della pro­posta di CL. Raramente si è trattato di domande mosse dal desiderio lì comprendere la natura di una esperienza articolata e complessa; più frequentemente sono state rilasciate dichiarazioni polemiche, chiuse ad ogni intelligente ascolto e alla volontà di un confronto serio e sereno.

Le valutazioni espresse su CL sollevano, più ampiamente, la questione delle caratteristiche proprie di una realtà ecclesiale e del tipo di presenza che deve svolgere nella attuale società italiana. Interveniamo in questo dibattito per offrire un con­tributo chiarificatore ed in partico­lare per avviare con le altre associa­zioni cattoliche quel dialogo franco e approfondito più volte ricercato e mai fin qui ottenuto.

 

Nel suo fedele e meditato tenta­tivo, CL ha sempre cercato di dare una versione metodologica alla gran­de preoccupazione ecclesiale del Vaticano II, a partire dal profondo richiamo della Lumen Gentium. Ha tentato di leggere il Concilio nel contesto concreto e completo di tutti i suoi documenti, senza estrapo­larne alcuno o parti di esso, e so­prattutto senza sottoporre il testo conciliare a riduttive precomprensioni di carattere socio-politico. Troppe volte infatti la conciliarità è  teorizzata e vissuta come alibi all'abbandono dell'identità   cristiana, mentre l'intenzione profonda ed «evangelica» del Vaticano II è sta­ta quella di riproporre, in un mon­do in così tumultuosa ricerca, la sconcertante novità dell'avvenimen­to cristiano come fatto di salvezza per tutti gli uomini, come ha recentemente ribadito il Sinodo dei Vescovi.

«In questa nuova forma che il mondo sta assumendo, bisogna che sia presente Cristo con la sua passione e con la sua resurrezione: Cristo come principio di vita eterna, alla quale tutti siamo chiamati, co­me colui che da significato alla sto­ria, come modello dell'uomo nuovo, cioè come fondamento della speran­za di tutto l'uomo. (...) Dal Conci­lio Vaticano, Cristo Signore è presentato come colui nel quale appa­re in piena luce il mistero dell'uo­mo e nel quale gli uomini raggiun­gono la loro piena maturità e liber­tà umana» (Segreteria generale del Sinodo, L'evangelizzazione del mon­do contemporaneo). Il contesto culturale e sociopolitico italiano è sempre più dominato, in modo «vincente», da una matrice radical-socialista che tende alla siste­matica emarginazione di ogni espe­rienza di unità popolare. La vita del­le masse cattoliche in Italia è sen­za dubbio tra i più significativi di questi fatti di unità popolare, per questo lo sforzo di emarginazione è innanzitutto nei confronti del fat­to cristiano. La battaglia ideologica per il divorzio e, più ancora, per l'aborto sono leggibili come vere e proprie campagne di opinione con le quali il nuovo blocco ideologico-politico — unificato solo da un integralismo laicista e anticristiano — in­tende consolidare la sua egemonia sull'intera società.

Troppe volte le formazioni cattoliche ufficiali non percepiscono con chiarezza la natura dello scontro ideologico-politico in atto nel nostro paese, né si collocano con una precisa fisionomia nella situazione. So­prattutto i giovani hanno bisogno di proposte chiare e mobilitanti: a ta­le bisogno di chiarezza e di convin­zioni l'associazionismo cattolico tradizionale risponde spesso con l'ideo­logia del «dialogo» e della «ricer­ca» che spesso rappresenta la fuga in avanti di un mondo privo di iden­tità. Non è raro che in queste condizioni le organizzazioni cattoliche assistano impotenti — quando non complici — al confluire di moltis­simi loro membri nelle formazioni culturali e politiche che combattono di fatto ogni identità ecclesiale. Riproporre oggi al mondo l'identità cristiana, cioè un fatto ecclesiale vi­vo, non significa ovviamente ripro­porre delle intenzioni moralistiche o una impossibile «ideologia cri­stiana»; significa invece ridare con­sistenza al cammino del popolo di Dio, segno e sacramento vivente del­la salvezza pienamente attuata nel mistero di Cristo morto e risorto. Il popolo di Dio vive nel mondo, e perciò nelle contraddizioni e nel­le tensioni della società di oggi, se­condo la logica dell'incarnazione che il Signore Gesù Cristo stesso ha vissuto in prima persona. Cristo non è fuggito di fronte ai problemi rifugiandosi in una astratta e moralistica religiosità individuale, né si è identificato con i contesti ideologici dominanti; ha piuttosto vissuto ed investito tutti i problemi con la irriducibile novità della sua identità di Figlio di, Dio. A queste condizio­ni egli è stato «con» gli uomini del suo tempo, partecipando in mo­do innegabile alla concretezza dei loro bisogni e delle loro contraddi­zioni.

La legge dell'incarnazione — così come è confermata da tutta la tradizione cristiana — è la norma della presenza della Chiesa nel mondo. Tentando di vivere tale logica, e quindi partecipando ai problemi de­gli uomini e della società di oggi, CL ha compiuto e compie scelte culturali e politiche storiche, cioè contin­genti, che tendono ad «esprimere» l'identità ecclesiale ma non la «co­stituiscono». È questa dialettica che conduce inevitabilmente i cri­stiani, se sono uomini del proprio tempo, all'incontro con il sociale e il politico. Del resto la tradizione dell'intero associazionismo cattolico conferma ampiamente tale orientamento. CL si è limitata a questo, ben cosciente che un impegno poli­tico e sociale in senso stretto esige forme specifiche e distinzioni teoriche. Così si spiega l'impegno a titolo personale di molti suoi mem­bri in organizzazioni, partitiche e sin­dacali e più in generale in struttu­re di partecipazione della società ci­vile. Certo che nelle scuole, nelle fabbriche, nelle università, nei quartie­ri l'attacco è sovente portato alla natura stessa della mentalità cristiana, in un tentativo di riduzione del fatto cristiano al privato. In questa situa­zione CL ha reagito non in forza di una determinazione specificata­mente politica ma in forza di una preoccupazione di educazione inte­grale alla fede.

Dopo il 15 giugno si è aperta nel mondo cattolico una grossa possibilità di rinnovamento e di riformu­lazione di un impegno dei cristiani nel sociale e nel politico strettamen­te intesi. A questo processo CL in­tende contribuire creativamente: senza rinunciare alla sua identità di movimento educativo alla fede, e tuttavia fornendo uomini ormai adulti ad un impegno comune di cristiani, appartenenti a forme e realtà differenti, per la rinascita di un mo­vimento cattolico in Italia. A monte di questo movimento popolare le diverse realtà ecclesiali dovranno vivere in un clima di corretto pluralismo tendendo come tra­iettoria ideale ad una unità sempre più profonda. È attraverso questa contingente ed unitaria espressione culturale-politica che la componen­te cattolica può partecipare con un proprio originale contributo alla tra­sformazione democratica dell'intera società.

È questa prospettiva che mostra la crisi non solo organizzativa che tra­vaglia l'associazionismo cattolico uf­ficiale e mette a dura prova la sua capacità di educare ad una fede e ad una esperienza ecclesiale inciden­ti nella società, in forza della logi­ca dell'incarnazione. Ci chiediamo se la scelta «religiosa», che viene oggi proclamata come nota essenzia­le dell'AC, non sia a volte praticata e teorizzata da troppi gruppi o sin­goli come l'alibi per una progressi­va riduzione della ecclesialità alla pura sfera individuale: l'impegno politico in senso stretto, assunto a «titolo personale», anziché in rife­rimento vivo alla comunione eccle­siale, viene di fatto vissuto in uno sterile individualismo. Nella realtà sociopolitica questa posizione ha dato vita, di fatto, a fenomeni di collateralismo che così come ieri si indirizzava verso la DC, oggi si ripresenta, ancor più sprovveduto, nei confronti delle formazioni della si­nistra ufficiale e talora anche extra­parlamentare (elezioni universitarie, scolastiche, amministrative). È comunque un richiamo a tale posizio­ne che ha posto l'AC in un silen­zio che è apparso impacciato, o ad­dirittura inerte, nei confronti di quelle posizioni o direttive che la gerarchia chiedeva a lei come a prima e qualificata formazione dell'apostolato gerarchico. Mentre lo schieramento ideologico politico dominante guardava com­piaciuto questo fenomeno, nelle scuole e nelle università le stesse forze hanno più volte attaccato gli aderenti di CL perché obbedienti alla gerarchia e impegnati ad attuarne le direttive.

La gravita della situazione ecclesiale e sociale italiana esige un con­fronto effettivo tra tutte le esperienze ecclesiali, non pregiudicato da gelosie e competitività. È neces­sario un lavoro comune per dar vi­ta ad una rinnovata presenza cri­stiana nelle scuole, nelle università, nelle fabbriche, nei quartieri, che, attraverso esperienze di reale comunione, sappia testimoniare a tutta la società italiana una dimensione veramente umana e perciò autenti­camente democratica.

LUIGI NEGRI

   

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