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 Fonte cl anno III n. 6 giugno 1976

 Per una presenza autentica della chiesa nel mondo contemporaneo

 Autore Luigi Negri

 

Una presentazione del documento, con ampi stralci del documento stesso.

 

L'esortazione apostolica sull'evangelizzazione del mondo contempo­raneo che Paolo VI ha rivolto alla chiesa e a tutti i cristiani l'8 di­cembre 1975 rappresenta un pun­to felice di sintesi dell'ultimo ma­gistero del Papa ed uno strumen­to teologico e pastorale per la re­gistrazione della vita della Chiesa e delle linee direttive della sua presenza nel mondo di oggi.

 

Mentre troppi teologi riducono il problema della Chiesa nel mondo a un problema di rapporto estrinseco, quando non di schieramento (come è tipico dei sedicenti «cristiani per qualcuno degli ismi di moda»), il documento del Papa richiama innanzitutto che il problema è quello dell'identità della Chiesa. Tutta la novità dell'avve­nimento cristiano e tutta la capacità di intervento reale nella vita della società dipendono dalla verità con cui l'identità della Chiesa è posta nel mondo ed è vissuta.

 

Cristo annuncia il Regno

 

L'evangelizzazione apre nel cuore e nella coscienza della Chie­sa la memoria dell'avvenimento di Gesù Cristo, annunciatore della presenza del Padre nella storia ed iniziatore nel mondo della realtà di verità e di giustizia che è il Regno di Dio fra gli uomini e per gli uomini.

8. Evangelizzatore, il Cristo annunzia prima di tutto un Regno, il Regno di Dio, il quale è tanto importante, rispetto a lui, che tutto di­venta «il resto», che è «dato in aggiunta». Solo il Regno è dunque assoluto e rende relativa ogni altra cosa. Il Signore si compiace di descrivere sotto innumerevoli forme diverse, la felicità di appartenere a questo Regno, felicità paradossale fatta di cose che il mondo rifiuta; le esigenze del Regno e la sua "Magna Charta", gli araldi del Regno, i suoi misteri, i suoi piccoli, la vigi­lanza e la fedeltà richieste a chiun­que attende il suo avvento defini­tivo.

9. Come nucleo e centro della Buo­na Novella, il Cristo annunzia la salvezza, dono grande di Dio, che non solo è liberazione da tutto ciò che opprime l'uomo, ma è soprat­tutto liberazione dal peccato e dal Maligno, nella gioia di conoscere Dio e di essere conosciuti da lui, di vederlo, di abbandonarsi a lui. Tutto ciò comincia durante la vita del Cristo, è definitivamente acqui­sito mediante la sua morte e la sua risurrezione, ma deve essere pazien­temente   condotto   nel   corso   della storia, per essere pienamente realizzato nel giorno della venuta definitiva del Cristo, che nessuno sa quando avrà luogo, eccetto il Padre.

10. Questo Regno e questa salvezza, parole-chiave dell'evangelizzazione di Gesù Cristo,  ogni uomo può  riceverli   come   grazia   e misericordia, e nondimeno ciascuno deve, al tem­po stesso, conquistarli con la for­za — appartengono ai violenti, dice 11        Signore — con la fatica e la sofferenza,  con   una   vita  secondo   il Vangelo, con la rinunzia e la croce, con lo spirito delle beatitudini. Ma,   prima   di   tutto,   ciascuno   li conquista mediante un totale capo­ volgimento interiore che il Vangelo designa col nome  di  «metanoia», una conversione radicale, un cambiamento  profondo  della  mente  e del cuore.

 

Guai alla Chiesa che non evangelizza

 

La Chiesa, indissolubilmente uni­ta a Gesù Cristo, vive per l'evangelizzazione. La sostanza ultima della sua esistenza e il senso profondo della sua missione stan­no nel riprendere e nell'attuare nel mondo l'evangelizzazione di Gesù Cristo.

13. Coloro che accolgono con sin­cerità la Buona Novella, proprio in virtù di questo accoglimento e del­la fede partecipata, si riuniscono nel nome di Gesù per cercare insieme il Regno, costruirlo, viverlo. L'ordine dato agli Apostoli — «Andate, proclamate la Buona Novel­la» — vale anche, sebbene in mo­do differente, per tutti i cristiani. E' proprio per ciò che Pietro chia­ma questi ultimi «Popolo che Dio si è acquistato perché proclami le sue opere meravigliose», quelle me­desime meraviglie che ciascuno ha potuto ascoltare nella propria lin­gua. Del resto, la Buona Novella del Regno, che viene e che è ini­ziato, è per tutti gli uomini di tutti i tempi. Quelli che l'hanno ricevuta e quelli che essa raccoglie nella comunità della salvezza, possono e devono comunicarla   e  diffonderla.

14. La Chiesa lo sa. Essa ha una viva consapevolezza che la parola del Salvatore — «Devo annunciare la buona novella del Regno di Dio» — si applica in tutta verità a lei stessa. E volentieri aggiunge con san Paolo: «Per me evangelizzare non è un titolo di gloria, ma un dovere. Guai a me se non predicassi il Vangelo!». E' con gioia e conforto che Noi abbiamo inteso, al termine della grande Assemblea dell'ottobre 1974, queste parole lu­minose: «Vogliamo nuovamente con­fermare che il mandato d'evange­lizzare tutti gli uomini costituisce la missione essenziale della Chie­sa, compito e missione che i vasti e profondi mutamenti della società attuale non rendono meno urgenti. Evangelizzare, infatti, è la grazia e la vocazione propria della Chiesa, la sua identità più profonda. Essa esiste per evangelizzare, vale a dire per predicare ed insegnare, essere il canale del dono della gra­zia, riconciliare i peccatori con Dio, perpetuare  il   sacrificio   del   Cristo nella santa Messa che è il memoriale della sua morte e della sua gloriosa risurrezione.

15. Chiunque rilegge, nel Nuovo Testamento, le origini della Chiesa, seguendo passo passo la sua sto­ria e considerandola nel suo vi­vere e agire, scorge che è legata all'evangelizzazione da ciò che es­sa ha di più intimo:La Chiesa nasce dall'azione evangelizzatrice   di   Gesù  e  dei Dodici. Ne è il frutto normale, voluto, più immediato e più visibile:  «Andate dunque, fate dei discepoli in tutte le  nazioni». Ora, «coloro che ac­colsero  la   sua  parola furono  battezzati e circa tre mila si unirono ad essi... E il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano  salvati».

—   Nata, di conseguenza, dalla missione, la Chiesa è, a sua volta, in­viata da Gesù. La Chiesa resta nel mondo, mentre il Signore della glo­ria ritorna al Padre. Essa resta co­me un segno insieme opaco e lu­minoso di  una  nuova presenza di Gesù, della sua dipartita e della sua permanenza. Essa lo prolunga e lo continua. Ed è appunto la sua missione e la sua condizione di evangelizzatore   che,   anzitutto,   è  chia­mata  a  continuare.   Infatti  la comunità dei cristiani non è mai chiu­sa in se stessa. In essa la vita in­tima — la vita di preghiera, l'ascolto della Parola e dell'insegnamento degli  Apostoli,   la   carità   fraterna vissuta,   il   pane   spezzato — non acquista tutto il suo significato se non  quando  essa  diventa  testimo­nianza, provoca l'ammirazione e la conversione,  si   fa  predicazione e annuncio della Buona Novella. Così tutta la Chiesa riceve la missione di   evangelizzare,  e  l'opera  di cia­scuno   è   importante  per   il tutto. —   Evangelizzatrice,  la   Chiesa comincia con  l'evangelizzare se stes­sa. Comunità di credenti, comunità di speranza  vissuta e  partecipata, comunità d'amore fraterno, essa ha bisogno di ascoltare di continuo ciò che  deve  credere, le  ragioni della sua speranza, il comandamento nuo­vo  dell'amore.   Popolo   di  Dio immerso nel mondo, e spesso tentato dagli   idoli,   essa  ha   sempre  biso­gno di sentir proclamare « le grandi opere di Dio», che l'hanno convertita al  Signore,  e  d'essere nuovamente convocata e riunita da lui. Ciò  vuoi dire, in una  parola, che essa  ha  sempre  bisogno  d'essere evangelizzata,   se   vuoi   conservare freschezza, slancio e forza per annunziare il Vangelo. Il Concilio Va­ticano II ha ricordato e il Sinodo del 1974 ha fortemente ripreso que­sto tema della Chiesa che si evan­gelizza  mediante   una   conversione e   un   rinnovamento   costanti,  per evangelizzare il  mondo  con  credi­bilità.

—  La   Chiesa   è   depositarla   della Buona Novella che si deve annunziare. Le promesse della Nuova Al­leanza in Gesù Cristo, l'insegnarnento del Signore e degli Apostoli, la Parola di vita, le fonti della grazia e della benignità di Dio, il cam­mino della salvezza: tutto ciò le è stato affidato. Il contenuto del Van­gelo, e quindi dell'evangelizzazione, essa lo conserva come un deposito vivente e prezioso, non per tenerlo nascosto, ma per comunicarlo. — Inviata ed evangelizzata, la Chie­sa, a sua volta, invia gli evangeliz­zatori. Mette nella loro bocca la Parola che salva, spiega loro il mes­saggio di cui essa stessa è deposi­tarla, da loro il mandato che essa stessa ha ricevuto e li manda a predicare: ma non a predicare le proprie persone o le loro idee per­sonali, bensì un Vangelo di cui né essi, né essa sono padroni e pro-prietari assoluti per disporre a lo­ro arbitrio, ma ministri per trasmetterlo con estrema fedeltà.

16. C'è dunque un legame profondo tra il Cristo, la Chiesa e l'evan­gelizzazione. Durante questo tempo della Chiesa è lei che ha il man­dato di evangelizzare. Questo man­dato non si adempie senza di es­sa, né, e ancor meno, contro di essa.

E' bene accennare a un momento come questo, quando avviene di sentire, non senza dolore, persone, che vogliamo credere ben intenzionate, ma certamente disorientate nel loro spirito, ripetere che esse desiderano amare il Cristo, ma non la Chiesa, ascoltare il Cristo, ma non la Chiesa, appartenere al Cristo, ma al di fuori della Chiesa. L'assurdo di questa dicotomia ap­pare nettamente in queste parole del Vangelo: «Chi respinge voi, respinge me». E come si può voler amare il Cristo senza amare la Chie­sa, se la più bella testimonianza resa a Cristo è quella di san Paolo: «Egli ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei»?

E' alla Chiesa — strettamente radicata nell’'avvenimento del Signo­re — che tocca, quindi, il com­pito dell'annuncio: ed è compito che spalanca dinanzi a lei il do­vere supremo della imitazione del Signore.

 

L'annuncio che promuove

 

Quando il Papa affronta nella seconda parte del documento la domanda «che cosa significa evangelizzare» pone in concreto il problema del metodo e del contenuto di una azione tesa al rinno­vamento effettivo della vita uma­na e della sua coscienza.

18. Evangelizzare, per la Chiesa, è portare la Buona Novella in tutti gli strati dell'umanità e, col suo influsso, trasformare dal di dentro, rendere nuova l'umanità stessa: « Ecco io faccio nuove tutte le co­se ». Ma non c'è nuova umanità, se prima non ci sono uomini nuo­vi, della novità del battesimo e del­la vita secondo il Vangelo.Lo sco­po dell'evangelizzazione è appunto questo cambiamento interiore e, se occorre tradurlo in una parola, più giusto sarebbe dire che la Chiesa evangelizza allorquando, in virtù della sola potenza divina del Messaggio che essa proclama, cerca di convertire la coscienza personale e insieme collettiva degli uomini, l'at­tività nella quale essi sono impe­gnati, la vita e l'ambiente concre­to loro propri.

19. Strati  dell'umanità che  si  tra­sformano: per la Chiesa non si tratta soltanto di predicare il Vangelo in fasce geografiche sempre più va­ste o a popolazioni sempre più estese, ma anche di raggiungere e qua­si   sconvolgere   mediante   la   forza del   Vangelo   i   criteri   di   giudizio, i valori determinanti, i punti di in­teresse, le linee di pensiero, le fonti ispiratrici e i modelli di vita del­l'umanità, che sono in contrasto conla Parola di Dio e col disegno della salvezza.

20. Si   potrebbe    esprimere    tutto ciò dicendo così: occorre evangelizzare — non in maniera decorativa, a   somiglianza   di   vernice   superfi­ciale,  ma  in modo vitale,  in  pro­fondità e fine alle radici — la cultura   e   le   culture   dell' uomo,   nel senso   ricco   ed   esteso   che   questi termini   hanno   nella   Costituzione «Gaudium et Spes», partendo sempre dalla persona e tornando sem­pre ai rapporti delle persone tra loro e con Dio.

Il Vangelo, e quindi l'evangelizzazione, non si identificano certo con la cultura, e sono indipendenti ri­spetto a tutte le culture. Tuttavia il Regno, che il Vangelo annunzia, è vissuto da uomini profondamen­te legati a una cultura, e la costru­zione del Regno non può non av­valersi degli elementi della cultura e delle culture umane. Indipenden­ti di fronte alle culture, il Vangelo e l'evangelizzazione non sono necessariamente incompatibili con esse, ma capaci di impregnarle tutte, senza asservirsi ad alcuna. La rottura tra Vangelo e cultura è senza dubbio il dramma della nostra epoca, come lo fu anche di al­tre. Occorre quindi fare tutti gli sforzi in vista di una generosa evangelizzazione della cultura, più esat­tamente delle culture. Esse devono essere rigenerate mediante l'incon­tro con la Buona Novella. Ma que­sto incontro non si produrrà, se la Buona Novella non è proclamata.

21. Ed essa deve essere anzitutto proclamata mediante la testimonian­za. Ecco: un cristiano o un gruppo di cristiani, in seno alla comunità d'uomini nella quale vivono, ma­nifestano capacità di comprensione e di accoglimento, comunione di vita e di destino con gli altri, so­lidarietà negli sforzi di tutti per tutto ciò che è nobile e buono. Ecco: essi irradiano, inoltre, in ma­niera molto semplice e spontanea, la fede in alcuni valori che sono al di là dei valori correnti, e la speranza in qualche cosa che non si vede, e che non si oserebbe im­maginare. Allora con tale testimo­nianza senza parole, questi cristiani fanno salire nel cuore di coloro che li vedono vivere, domande irresi­stibili: perché sono così? Perché vivono in tal modo? Che cosa o chi li ispira? Perché sono in mezzo a noi? Ebbene, una tale testimonian­za è già una proclamazione silen­ziosa, ma molto forte ed efficace della Buona Novella. Vi è qui un gesto iniziale di evangelizzazione. Forse tali domande saranno le pri­me che si porranno molti non cri­stiani, siano essi persone a cui il Cristo non era mai stato annun-ziato, battezzati non praticanti, in­dividui che vivono nella cristianità ma secondo princìpi per nulla cri­stiani, oppure persone che cercano, non senza sofferenza, qualche cosa o Qualcuno che essi presagiscono senza poterlo nominare.

Altre domande sorgeranno, più profonde e più impegnative, pro­vocate da questa testimonianza che comporta presenza, partecipazione, solidarietà, e che è un elemento essenziale, generalmente il primo, nella evangelizzazione. A questa testimonianza tutti i cristiani sono chiamati e possono essere, sotto questo aspetto, dei veri evangelizzatori. Pensiamo soprattutto alla responsabilità che spetta agli emi­granti  nei  paesi  che li  ricevono.

22.    Tuttavia  ciò   resta   sempre   in­ sufficiente, perché anche la più bel­ la testimonianza  si  rivelerà  a lungo impotente, se non è illuminata, giustificata — ciò che  Pietro  chia­mava   «dare   le   ragioni   della  pro­pria   speranza»   —,   esplicitata   da un   annuncio   chiaro   e  inequivoca­bile   del   Signore   Gesù.   La   Buona Novella,  proclamata  dalla   testimo­nianza   di   vita,   dovrà   dunque   es­sere presto o tardi annunziata dal­la parola di vita. Non c'è vera evan­gelizzazione  se   il   nome,   l'insegna­mento, la vita, le promesse, il Regno,  il   mistero   di   Gesù   di   Nazareth, Figlio di Dio, non siano pro­clamati.

La storia della Chiesa, a partire dal discorso di Pietro la mattina di Pentecoste, si mescola e si con­fonde con la storia di questo an­nuncio. Ad ogni nuova tappa della storia umana, la Chiesa, continua­mente travagliata dal desiderio di evangelizzare, non ha che un assillo: chi inviare ad annunziare il mistero di Gesù? In quale linguag­gio annunziare questo mistero? Co­me fare affinché esso si faccia sentire e arrivi a tutti quelli che de­vono ascoltarlo? Questo annuncio — kerigma, predicazione o cateche­si — occupa un tale posto nell'evan­gelizzazione che ne è divenuto spes­so sinonimo. Esso tuttavia non ne è che un aspetto.

23.    L'annuncio,  in  effetti,  non  acquista tutta la sua dimensione, se non quando è inteso, accolto, assi­milato e allorché fa sorgere in co­lui che l'ha ricevuto un'adesione del cuore. Adesione alle verità che, per misericordia, il Signore ha ri­velate. Ma più ancora, adesione al programma di vita — vita ormai trasformata — che esso propone. Adesione, in una parola, al Regno, cioè al «mondo nuovo», al nuovo stato di cose, alla nuova maniera di essere, di vivere, di vivere in­sieme, che il Vangelo inaugura. Una tale adesione, che non può restare astratta e disincarnata, si rivela concretamente mediante un ingres­so visibile nella comunità dei fe­deli. Così dunque, quelli, la cui vi­ta si è trasformata, penetrano in una comunità che è di per sé segno di trasformazione e di novità di vita: è la Chiesa, sacramento visibile della salvezza. Ma, a sua volta, l'ingresso nella comunità ecclesiale si esprimerà attraverso mol­ti altri segni che prolungano e di­spiegano il segno della Chiesa. Nel dinamismo dell'evangelizzazione, co­lui che accoglie il Vangelo come Parola che salva, lo traduce nor­malmente in questi gesti sacramen­tali: adesione alla Chiesa, accogli­mento dei Sacramenti, che mani­festano e sostengono questa ade­sione mediante la grazia, che con­feriscono.

24. Finalmente, chi è stato evangelizzato a sua volta evangelizza. Qui è la prova della verità, la pie­tra di paragone della evangelizza­zione: è impensabile che un uomo abbia accolto la Parola e si sia dato al Regno, senza diventare uno che a sua volta testimonia e annunzia.

Al termine di queste considerazioni sul senso dell'evangelizzazione, oc­corre presentare un'ultima osserva­zione, che Noi stimiamo illuminan­te per le riflessioni che seguono. L'evangelizzazione, abbiamo detto, è un processo complesso e dagli elementi vari: rinnovamento del1'umanità, testimonianza, annuncio esplicito, adesione del cuore, ingres­so nella comunità, accoglimento dei segni, iniziative di apostolato. Questi elementi possono apparire contrastanti e persino esclusivi. Ma in realtà sono complementari e si arricchiscono vicendevolmente. Bi­sogna sempre guardare ciascuno di essi integrandolo con gli altri. Il merito del recente Sinodo sta nell'averci costantemente invitati a comporre questi elementi, più che ad opporli tra di loro, al fine di avere la piena comprensione dell’'attività evangelizzatrice della Chie­sa.

E' questa visione globale, che ora vogliamo esporre nell'esaminare il contenuto dell' evangelizzazione, i mezzi per evangelizzare, e nel precisare a chi si indirizza l'annun­cio evangelico e chi ne ha oggi l'in­carico.

 

E' solo nell'avvenimento dell'annuncio cristiano — fatto carne e j storia nella presenza della Chiesa — che tutta l'umanità è chiamata a riconoscere la struttura profon­da della sua vita e ad incontrare la possibilità di salvezza che Dio ha offerto agli uomini in Gesù Cristo.

Evangelizzare è contribuire in modo determinante al rinnovamento del mondo: secondo una profon­dità (fino alla cultura) ed un'am­piezza (fino alla politica) che ren­dono tale compito definitivo per i cristiani e decisivo per l'umanità. Definitivo perché si tratta di pro­porre quel piano nuovo dell'uma­nità, personale e sociale, che na­sce dall'avvenimento di Gesù Cri­sto e questo è tutto il compito del­la Chiesa e di ogni cristiano. Decisivo per l'umanità perché la pro­posta di tale piano costituisce un punto di riferimento insostituibile per gli sforzi che gli uomini" di buona volontà compiono, anche! fuori della fede, per il riconoscimento e l'attuazione adeguata della propria umanità.

Le altre parti del documento co­stituiscono lo sviluppo organico ed articolato delle grandi tematiche su cui ci siamo più diretta­mente soffermati riprendendo il testo del Papa.

Per un costume ecclesiale, pur: troppo molto diffuso, ci sembra' che questo documento non abbia ancora inciso in modo significativo sulla vita delle comunità cri­stiane. La mentalità radicale, che è egemone in questa società, ha diviso profondamente il corpo della Chiesa e tende a ridurre, nella stessa percezione dei cristia­ni, il magistero a momento for­male o ad opinione, anche se del Papa.

Noi siamo invece consapevoli della importanza di questo insegna­mento per la crescita della vita della comunità cristiana e per la fondazione e lo sviluppo di quella responsabilità sociale che i cri­stiani sono chiamati a vivere oggi in modo drammatico. La breve presentazione che ne abbiamo fatto ha pertanto il signifi­cato di un contributo al recupero del valore del documento ed alla apertura su di esso di un lavoro serio, almeno da parte di quei cristiani che vivono con passione la propria appartenenza alla Chiesa.

 

Luigi Negri

   

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