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Fonte Litterae Communionis n. 6 giugno 1984

Autore Luigi Negri




1. La fede e la Chiesa hanno creato l'Europa come avvenimento di vita, capace di pro­durre una cultura e una so­cietà. In un periodo in cui la divisione era imperante, la fede è apparsa in Europa co­me possibilità di vivere con la certezza di un'unità che ve­niva prima di ogni tipo di differenza. Così la Chiesa ha creato nel mondo un popolo che era prima di tutti gli altri e in cui tutti sono stati aiutati a vivere, conoscere, costrui­re; da questo tentativo sono nate le Nazioni, secondo due fattori: la centralità della persona, creata da Dio e liberata da Cristo, quindi valore asso­luto e la valorizzazione di tut­ti i rapporti che la persona ha.
Ciò che attraversa la storia del nostro continente per più di mille anni è una realtà culturale unica nel fondamento e differenziata nelle sue espressioni; era l'Europa del­la persona, dei popoli e delle Nazioni.

2. Questo fenomeno positivo è stato messo in crisi perché la cultura «ha cercato di prendere le sue distanze dalla fede e dalla Chiesa». L'uo­mo europeo ha spaccato la propria unità non sentendo più la fede come motivo tota­le della vita, elemento unita­rio della persona, riducen­dola a riti da celebrare. Que­sta frattura ha creato un'altra stagione   dell'Europa:   quella degli individui, divisi dalle ideologie e degli stati. Ma l'uomo così ridotto, non potendo essere definito da un'ideologia, non sa più trovare il motivo per vivere.

3. Da questa situazione si può uscire rinnovando l'esperien­za personale della fede, per superare così le nuove divisioni di oggi. Si tratta di rivi­vere il metodo di allora: far rinascere il soggetto che vie­ne prima di tutti i popoli e le nazioni, essendone l'anima. La Chiesa può tornare ad essere matrice della civiltà europea se è se stessa, se educa uomini che non si fermano all'ideologia ma, provocati da Cristo, lo seguono.

In questo consiste la nostra responsabilità: creare luoghi in cui le divisioni non esistono più, per la certezza che Cristo è la radice di tutto.

4. Questo non significa che si debba rifiutare in blocco quanto è avvenuto negli ultimi tre secoli del cammino percorso dagli uomini. Il progresso tecnico-scientifico rappresenta un grande affi­namento della maturazione dell'uomo; ma il dramma dell'Europa di oggi è quello di applicare intelligenza e volontà, strumenti di conoscen­za e di azione su un contenu­to sbagliato; i valori riscoper­ti, fuori dalla matrice cristia­na, sono traditi e perduti. Invece è possibile costruire una cosa nuova, frutto della fede e della nostra unità, valorizzante tutto il positivo venuto prima di noi.

a cura di Luigi Negri

   

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