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Fonte Litterae Communionis gennaio 1985

Autore Luigi Negri



 Si è parlato di "strappo", di tensione; di litigiosità fra i vertici dell'associazionismo cattolico e dei movimenti ecclesiali: una reazione questa che ci sembra superficiale. Quello che é in atto é un confronto fra concezioni diverse della fede e del suo rapporto con il mondo: nel momento grave, ed insieme denso di possibilità, che il cattolicesimo italiano sta vivendo, un confronto come questo - quando sia tenuto sul piano della carità fraterna e della correttezza ecclesiale - può dare un contributo positivo all'evolversi della situazione.

 
Il 31 ottobre 1981, ricevendo i partecipanti ad un Convegno promosso dalla Cei per la commemo­razione del novantesimo anniver­sario della "Rerum novarum", Giovanni Paolo II ebbe a dire: «So­lo quando il cristiano conserva fe­delmente la propria identità, sarà in grado di dare il suo apporto spe­cifico alla costruzione di una socie­tà, che sia veramente conforme al­la misura intera della verità e della dignità della persona umana; il cri­stiano cosi, forte di questa sua identità, potrà più efficacemente confrontarsi con quanti altri sono impegnati a concorrere alla edificazione della medesima società ed al vero progresso dell'uomo».

La visione culturale che caratterizza l'esperienza del movimento di Comunione e Liberazione si ri­conosce esaurientemente in questa formulazione del Papa.

Sta alla sua base la convinzione che la fede identifica nel mondo un uomo nuovo, cosciente del proprio destino, della propria libertà e dignità, capace di iniziare nel mon­do un fatto di popolo e di leggere la realtà secondo criteri di valore ultimi ed esaurienti.
La fede rende l'uomo più umano e lo pone nella convivenza sociale come fattore attivo e responsabile della grande riconciliazione che Dio ha operato in Cristo Gesù: tale riconciliazione si attua nel rispetto vivo ed incondizionato della libertà degli uomini, senza costringerli mai ad aderire, neppure alla verità che é Gesù Cristo.
Non si tratta affatto di occupare culturalmente e politicamente spa­zi nella società: si tratta di rinnova­re ogni giorno il grande dina­mismo della missione cristiana, in cui si rivela ad ogni uomo il suo volto autentico e si offre alla socie­tà "un esempio" che la aiuti ad es­sere più giusta e più umana.
Ameno che la sola intenzione di rendere presente la Chiesa nel mondo venga considerata un tentativo di "egemonia" e di occupa­zione culturale e politica della so­cietà.
Non si può negare che sia in atto nel mondo cattolico una tendenza a concepire la fede come un fatto che non identifica la persona nella sua unità di vita e di cultura, che occupa soltanto uno spazio "religioso" o "spirituale" e che tende ad estraniarsi dalle vicende cultu­rali e sociali come se fosse indiffe­rente ad esse. Abbiamo più volte sottolineato che una fede così con­cepita tende, al di là delle intenzio­ni a rimanere subalterna alla cultu­ra mondana, cioè alle ideologie che sono vincenti in questo mo­mento della vita culturale e socia­le.
Nessuno dunque ha il monopolio dell'apertura, come nessuno é invincibilmente chiuso; nessuno é per definizione "conciliare", come nessuno é per definizione "precon­ciliare". A parte il fatto che l'inter-pretazione autentica del Concilio spetta al supremo magistero della Chiesa, non a questa o a quella op­zione teologica.
Bisogna prendere realisticamente atto che si confrontano posizioni culturali diversamente caratterizza­te, che giungono poi, ovviamente, a conseguenze diverse di giudizio e di comportamento nella società.
Si dirà: nessuno imponga la propria visione della fede agli altri nella Chiesa. E' esattamente questa, da trent'anni, la richiesta ecclesiale di Comunione e Liberazione. Si chiede che esista nel mondo cattolico italiano quella sa­na pluralità di posizioni ecclesiali e di opzioni metodologiche e cultu­rali (di cui troppo spesso si parla, mentre di fatto la si nega). Nessu­no deve sentirsi emarginato dalla vita ecclesiale perché, per esem­pio, non condivide la visione della fede che é la più diffusa. In ogni caso tocca all'autorità del Papa e dei Vescovi discernere tra le diver­se posizioni: fino a che tale discernimento non é formalmente attua­to tutte le posizioni devono essere legittimamente accolte nella Chie­sa senza alcuna discriminazione. La preparazione e lo svolgimento del prossimo Convegno ecclesiale deve essere un banco di prova di atteggiamenti di comprensione e valorizzazione ecclesiale.
Il segno dell'autenticità delle posizioni ecclesiali presenti nella Chiesa é rappresentato dal tentativo di realizzare l'unità dei cristiani nella vita culturale e sociale: laddo­ve la presenza cristiana é quotidia­namente sfidata da un progetto ideologico alternativo ad essa. Comunione e Liberazione vive dall'inizio della sua storia questa passione per l'unità dei cristiani nella società: per essa ha profuso tempo ed energie e sopportato vio­lenze fisiche e morali (dai due refendum alle elezioni scolastiche, universitarie, amministrative e politiche).
Su questa strada intende continuare, perché la Chiesa in Italia possa sempre più essere incontrata dagli uomini, nelle concrete vicen­de sociali, rese ancora più gravi dai tragici avvenimenti di questi gior­ni.
   

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