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Fonte Litterae Communionis - Cl - febbraio 1985

Autore Luigi Negri



La sola epoca storica sottosviluppata durante la quale si siano costruite cattedrali! Mille anni di storia sono, in troppi libri di testo e addirittura nei modi di dire correnti, presentati come secoli bui tra gli splendori della "ragione" classica e di quella moderna. È una operazione ideologica antireligiosa che giunge a ignorare la miglior ricerca storiografica



La grande mistificazione

 

Si dice: contro il Medio Evo e dopo il Medio Evo l'uomo ha preso coscienza del valore della ragione e ha sconfitto le tenebre dell'ignoranza e della superstizione. Con la ragione ha incominciato a conoscere "scientificamente" la realtà, e con la volontà a trasformarla perché rispondesse in modo sempre più adeguato alle sue esigenze. Il mondo moderno si è concepito e presentato come la più straordinaria avventura di costruzione, con le sole forze dell'uomo, di un mondo "umano".

Il Medio Evo fu, quindi, presentato come una «età di mezzo», tra i due momenti di gloria della ragione, l'antichità classica e, appunto, il mondo moderno; età che doveva essere rifiutata e superata proprio perché l'uomo e la società potessero finalmente entrare nell'età del Lume della Ragione («Illuminismo»).

Questo schema interpretativo della storia, coniato in precedenza, ebbe la conferma dei pensatori illuministi, in prima fila la figura - invero alquanto squallida - di Voltaire: da allora è indiscutibile aspetto della mentalità corrente, diffusa dai testi scolastici e dai mezzi della comunicazione sociale.

«Medievale» significa ancora oggi, per i più, colti o incolti che siano, barbarie, superstizione, ostinata opposizione al progresso, conservazione sociale e politica, intolleranza civile ... Quando si ricorda a costoro che il cosiddetto Medio Evo ha eliminato la schiavitù, creato l'Europa, salvato la grande tradizione culturale classica ed araba, prodotto capolavori di cultura e di arte (dalla Summa Theologica di san Tommaso, alla Divina Commedia, alla pittura di Giotto, alle cattedrali romaniche e gotiche) realizzato una straordinaria fioritura di istituzioni civili nei comuni: allora o si ha l'impudenza di negare l'obiettiva grandezza di questi e altri fatti, o ci si chiude in un silenzio imbarazzato.

È evidente che dietro l'immagine di Medio Evo sta un'operazione ideologica pilotata dai protagonisti

del moderno razionalismo individualistico. Il passato doveva essere negativo, cosicché il presente, ma soprattutto il futuro, sarebbe risultato affascinante e mobilitante le energie umane.

Ma l'età moderna nasce rifiutando Dio e tentando di costruire l'uomo e il mondo esclusivamente sull'uomo e le sue forze. Il rifiuto riguarda esplicitamente il Dio che Gesù Cristo ha rivelato e che, nella Chiesa e per opera della Chiesa, diviene fattore di vita e di cultura per l'uomo. Il Medio Evo, dunque, doveva essere demonizzato e rifiutato perché epoca nella quale il fatto di Dio è stato vissuto come il valore sostanziale della persona e della società.

Ai partecipanti al Congresso «Evangelizzazione e ateismo», il 10 ottobre 1980, Giovanni Paolo II ha detto: «Ma ecco che, in una gigantesca sfida, l'uomo moderno, dopo il Rinascimento, si è eretto contro questo messaggio di salvezza, e si è messo a rifiutare Dio nel nome della sua stessa dignità d'uomo. Dapprima riservato ad un piccolo gruppo di spiriti, l'intellighentia che si considerava come un'elite, l'ateismo è diventato oggi un fenomeno di massa che investe le Chiese (...), una concezione del mondo per la quale quest'ultimo si spiega da solo, senza che ci sia bisogno di ricorrere a Dio: Dio divenuto, così, superfluo ed ingombrante. Un tale secolarismo, per riconoscere il potere dell'uomo, finisce dunque per sorpassare Dio, ed anche per negare Dio».

Il concetto di Medio Evo universalmente diffuso è dunque stato prodotto artificiosamente dall'ottica ateistica: l'occhio dell'uomo ateo ha deformato la realtà ed eliminato quei fatti e valori che non potevano essere ricondotti allo schema di una ragione e di una volontà onnipotenti. Ma ciò ha prodotto, anche materialmente, nuove e più gravi demolizioni e barbarie (la rivoluzione francese dichiarò la splendida abbazia di Cluny una «cava di pietre», e in pochi anni essa fu quasi interamente distrutta).

Tale operazione ideologica (di distruzione sistematica del patrimonio religioso per dare forza all'utopia ateistica) è stata condotta anche attraverso il misconoscimento, se non il disprezzo, dei migliori risultati della storiografia moderna: l'ideologia non esita a rifiutare la stessa scienza storica che a parole afferma di voler seguire incondizionatamente. La grande storiografia di questo secolo (alcuni nomi: Falco, che si convertì al cattolicesimo durante la stesura di quel classico che è ormai La Santa Romana Repubblica Bloch, Marrou, Gilson, Dawson, Toynbee, Leclercq, Pernoud, Génicot, De Lubac) ha riscoperto il Medio Evo come epoca grande e drammatica alla quale il mondo moderno deve valori sostanziali e irrinunciabili quali il valore della persona e della libertà. È dovere di serietà scientifica superare i vergognosi pregiudizi che sussistono in tanta manualistica scolastica e in tanta divulgazione.

In un momento, come l'attuale, colpito da una crisi culturale che mette in causa le radici stesse della mentalità moderna, il Medio Evo proietta l'immagine di un'età in cui una grande forza ideale, quella della fede, ha consentito di vivere tutti gli aspetti dell'esistenza e di generare fatti di umanità sempre più vera. È naturale che ombre non manchino, come in ogni epoca: quelle dovute al lento riemergere della dignità umana e civile dal disastro delle invasioni barbariche, oltre a quelle dovute alla perenne incoerenza umana fra l'ideale professato e l'azione compiuta.

Con tutto ciò il Medio Evo rimane un punto di riferimento capace di orientare la ricostruzione di un futuro dopo l'ormai evidente fallimento dell'ateismo contemporaneo.

   

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