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Fonte Cl - Litterae Communionis maggio 1986

Dall'Istruzione della Congregazione per la Dottrina della fede su «Libertà cristiana e liberazione», 22 marzo 1986

L’aspetto più profondo e determinante dell’uomo, a livello personale come a livello sociale, è da sempre  la libertà: cioè la tendenza ad affermare autenticamente la propria personalità nella verità ed a esprimere tale verità in rapporti sociali ordinati e costruttivi. La libertà vuole, ma sempre, la verità e la pace. La libertà nel mondo contemporaneo ha vissuto una storia densa di grande possibilità ed insieme di equivoci ed ambiguità. Svolgere la propria libertà contro la presenza di Dio e fuori dall’ordine che nasce da Lui rende radicalmente sterile - ed addirittura contraddittorio - ogni sforzo di liberazione. «Quando l’uomo vuole liberarsi della legge morale e divenire indipendente da Dio, lungi dal conquistare la propria libertà, la distrugge. Sottraendosi al metro della verità, egli diventa preda dell’arbitrio: tra gli uomini sono aboliti i rapporti fraterni per fare posto al terrore, all’odio, alla paura. Contagiato da errori mortali circa la condizione dell’uomo e la sua libertà, il grande movimento moderno di liberazione resta ambiguo: esso è carico, ad un tempo, di promesse di vera libertà e di minacce di mortali asservimenti» (n. 19).

Il bilancio critico della libertà umana nel mondo contemporaneo introduce alla trattazione della cura che della libertà umana si assume oggi la Chiesa, di fronte all’uomo, nell’esercizio della propria missione. Nella vita della Chiesa l’uomo compie l’esperienza irresistibilmente positiva della libertà. Positiva, per la presenza della grazia che è Cristo, per cui la mortale ambiguità del peccato umano viene redenta e l’uomo può riacquistare, in pienezza, il proprio rapporto con Dio e la piena verità della propria natura. Chiamato a sperimentare la libertà nella realtà obiettiva e storica del Suo corpo, che è la Chiesa, il cristiano appartiene a quel grande soggetto, liberato e liberatore, che è il Popolo di Dio, che, mentre annuncia Cristo, rende presente nel mondo la libertà e chiama gli uomini alla liberazione. La missione della Chiesa è dunque una missione storica di liberazione: ed il documento ne individua con chiarezza fattori, dinamiche, prospettive e strumenti.

«L’amore, che spinge la Chiesa a comunicare a tutti la partecipazione gratuità alla volontà divina, le fa anche perseguire, mediante l’efficace azione dei suoi membri, il vero bene temporale degli uomini, sovvenire alle loro necessità, provvedere alla loro cultura e promuovere una liberazione integrale da tutto ciò che ostacola lo sviluppo delle persone. La Chiesa vuole il bene dell’uomo in tutte le sue dimensioni, prima come membro della città di Dio, e poi come membro della città terrestre» (n. 63).

a cura di LUIGI NEGRI

1. L’uomo desidera la libertà, ma sa che essa è precaria

La morale e Dio, ostacoli alla liberazione?

Per quanto riguarda il movimento moderno di liberazione interiore dell’uomo, si deve constatare che lo sforzo inteso a liberare il pensiero e la volontà dai loro limiti si è spinto fino a ritenere che la moralità, come tale, costituisca un limite irragionevole che l’uomo deve superare, se vuole divenire veramente padrone di se stesso.

Di più ancora, per molti Dio stesso sarebbe l’alienazione specifica dell’uomo. Tra l’affermazione di Dio e la libertà umana esisterebbe una radicale incompatibilità: proprio rifiutando la fede in Dio, l'uomo diverrebbe veramente libero.

Interrogativi angosciosi. Sta qui la radice delle tragedie, che accompagnano la storia moderna della libertà. Perché questa storia, nonostante le grandi conquiste, che rimangono peraltro sempre fragili, registra frequenti ricadute nell’alienazione e vede sorgere nuove schiavitù? Perché movimenti di liberazione, che hanno già suscitato immense speranze, sfociano poi in regimi per i quali la libertà dei cittadini, a cominciare dalla prima di tali libertà che è la libertà religiosa, costituisce il nemico numero uno?

Quando l'uomo vuole liberarsi dalla legge morale e divenire indipendente da Dio, lungi dal conquistare la propria libertà, la distrugge. Sottraendosi al metro della verità, egli diventa preda dell’arbitrio; tra gli uomini sono aboliti i rapporti fraterni per fare posto al terrore, all’odio e alla paura.

Contagiato da errori mortali circa la condizione dell’uomo e della sua libertà, il grande movimento moderno di liberazione resta ambiguo; esso è carico, ad un tempo, di promesse di vera libertà e di minacce di mortali asservimenti.

Chiesa e libertà. Proprio perché cosciente di questa mortale ambiguità, la Chiesa mediante il suo Magistero, ha levato la voce nel corso degli ultimi secoli, per mettere in guardia contro deviazioni che rischiavano di stornare lo slancio liberatore verso amari disinganni. Sul momento essa fu spesso incompresa. A distanza di tempo, però, è possibile rendere giustizia al suo discernimento.

È in nome della verità dell’uomo, creato ad immagine di Dio, che la Chiesa è intervenuta. Ciò nonostante, la si accusa di essere essa stessa un ostacolo sulla via della liberazione. La sua costituzione gerarchica si opporrebbe all’eguaglianza, e il suo Magistero si opporrebbe alla libertà di pensiero. Certo, ci sono stati errori di giudizio o gravi omissioni, di cui i cristiani si sono resi responsabili nel corso dei secoli. Ma tali obiezioni misconoscono la vera natura delle cose. La diversità dei carismi nel Popolo di Dio, trattandosi di carismi di servizio, non si oppone all’eguale dignità delle persone ed alla loro comune vocazione alla santità.

La libertà di pensiero, come condizione di ricerca della verità in tutti i settori del sapere umano, non significa che la ragione umana debba chiudersi alla luce della Rivelazione, il cui deposito Cristo ha altidato alla sua Chiesa. Aprendosi alla verità divina, la ragione creata sperimenta una fioritura ed un perfezionamento, che costituiscono una forma eminente della libertà. D’altra parte, il Concilio Vaticano II ha riconosciuto pienamente la legittima autonomia delle scienze, come anche delle attività di ordine politico.

La libertà dei piccoli e dei poveri. Uno dei principali errori, che ha pesantemente gravato,

fin dall’età dell’Illuminismo, sul processo di liberazione, dipende dalla convinzione, largamente condivisa, secondo cui i progressi realizzati nel campo delle scienze, della tecnica e dell’economia, dovrebbero servire da fondamento alla conquista della libertà. In tal modo si misconosceva la profonda dimensione di questa libertà e delle sue esigenze.

Questa dimensione profonda della libertà, la Chiesa l’ha sempre sperimentata, attraverso la vita di una moltitudine di fedeli, in particolare tra i piccoli ed i poveri. Nella loro fede costoro sanno di essere l’oggetto dell’amore infinito di Dio. Ciascuno di loro può dire: «Vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me» (Gal 2, 20b). Questa è la loro dignità, che nessuno dei potenti può loro strappare; questa è la gioia liberatrice, presente in loro. Essi sanno che anche a loro è rivolta la parola di Gesù: «Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo Padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi» (Gv 15, 15). Questa partecipazione alla conoscenza di Dio costituisce la loro emancipazione di fronte alle pretese di dominio da parte dei detentori del sapere: «Tutti avete la scienza..., e non avete bisogno che alcuno vi ammaestri» (1 Gv 20b. 27b). Essi così sono consapevoli di partecipare alla conoscenza più alta, alla quale sia chiamata l’umanità. Essi si sanno amati da Dio, come tutti gli altri e più di tutti gli altri. Essi vivono così nella libertà che scaturisce dalla verità e dall’amore.

2. La Chiesa  è liberatrice quando annuncia la salvezza

La Chiesa e le inquietudini dell’uomo. La Chiesa ha la ferma volontà di rispondere all’inquietudine dell’uomo contemporaneo, oppresso da dure imposizioni ed ansioso di libertà. La gestione politica ed economica della società non rientra direttamente nella sua missione. Ma il Signore le ha affidato la parola di verità, capace di illuminare le coscienze. L’amore divino, che è la sua vita, la stimola ad essere realmente solidale con ogni uomo che soffre. Se i suoi membri rimangono fedeli a questa missione, lo Spirito Santo, sorgente di libertà, dimorerà in essi, e così produrranno frutti di giustizia e di pace nel loro ambiente familiare, professionale e sociale.

Le Beatitudini e la forza del Vangelo. Il Vangelo è potenza di vita eterna, data già fin d’ora a coloro che lo accolgono. Ma, generando uomini nuovi, questa forza penetra nella comunità umana e nella sua storia, purificando e vivificando così le varie attività. Con ciò essa è «radice di cultura».

Le Beatitudini, proclamate da Gesù, esprimono la perfezione dell’amore evangelico, ed esse non han cessato di esser vissute lungo tutta la storia della Chiesa da numerosi battezzati e, in modo eminente, dai Santi.

A cominciare dalla prima, riguardante i poveri, le Beatitudini formano un tutt’uno, che a sua volta non deve essere separato dall’insieme del Discorso della montagna. In esso Gesù, che è il nuovo Mosè, commenta il Decalogo, la Legge dell'Alleanza, dandogli il suo senso definitivo e completo. Lette e interpretate nell’integrità del loro contesto, le Beatitudini esprimono lo spirito del Regno di Dio che viene. Ma, alla luce del destino definitivo della storia umana, in tal modo manifestato, appaiono nello stesso tempo, con più chiara evidenza, i fondamenti della giustizia nell’ordine temporale.

Infatti, insegnando la fiducia che si appoggia su Dio, la speranza della vita eterna, l’amore della giustizia, la misericordia che giunge fino al perdono ed alla riconciliazione, le Beatitudini permettono di stabilire l’ordine temporale in funzione di un ordine trascendente, che senza togliere al primo il suo specifico contenuto, gli conferisce la sua vera misura.

Alla loro luce, l’impegno necessario nei compiti temporali a servizio del prossimo e della comunità degli uomini è allo stesso tempo richiesto con urgenza e mantenuto nella sua giusta prospettiva. Le Beatitudini preservano dall’idolatria dei beni terreni e dalle ingiustizie, che la loro sfrenata bramosia comporta. Esse distolgono dalla ricerca utopistica e pericolosa di un mondo perfetto, perché «passa la scena di questo mondo» (1 Cor 7, 31).

L’annunzio della salvezza. La missione essenziale della Chiesa, che continua quella di Cristo, è una missione evangelizzatrice e salvifica. Essa attinge il suo slancio dalla carità divina. L’evangelizzazione è annuncio della salvezza, dono di Dio. Per mezzo della Parola di Dio e dei Sacramenti, l’uomo è liberato, prima di tutto, dal potere del peccato e dal potere del maligno, che l’opprimono, ed è introdotto nella comunione d’amore con Dio. Seguendo il suo Signore, «venuto nel mondo per salvare i peccatori» (I Tm 1, 15), la Chiesa vuole la salvezza di tutti gli uomini.

Compiendo questa missione, la Chiesa insegna la via che l’uomo deve percorrere in questo mondo per entrare nel Regno di Dio. Perciò la sua dottrina si estende a tutto l’ordine morale e, segnatamente, alla giustizia, che deve regolare le relazioni umane. Ciò fa parte della predicazione del Vangelo.

Ma l’amore, che spinge la Chiesa a comunicare a tutti la partecipazione gratuita alla volontà divina, le fa anche perseguire, mediante l’efficace azione dei suoi membri, il vero bene temporale degli uomini, sovvenire alle loro necessi
tà, provvedere alla loro cultura e promuovere una liberazione integrale da tutto ciò che ostacola lo sviluppo delle persone. La Chiesa vuole il bene dell’uomo in tutte le sue dimensioni, prima come membro della città di Dio, e poi come membro della città terrestre.

Evangelizzazione e promozione della giustizia. Quando dunque si pronuncia circa la promozione della giustizia nelle società umane, o secondo la loro propria vocazione, la Chiesa non esorbita dalla sua missione. Tuttavia, essa si preoccupa che tale missione non sia assorbita dalle preoccupazioni riguardanti l’ordine temporale, né sia ridotta solo a queste. Per tale motivo essa ha grande cura di mantenere chiaramente e fermamente l’unità e insieme la distinzione tra evangelizzazione e promozione umana: l’unità, perché essa cerca il bene di tutto l’uomo; la distinzione, perché questi due compiti rientrano a titoli diversi nella sua missione.

3. La dottrina sociale alimenta la prassi di liberazione

 La prassi cristiana della liberazione. La dimensione soteriologica della liberazione non può essere ridotta alla dimensione etico-sociale, che ne è una conseguenza. Restituendo la vera libertà all’uomo, la liberazione radicale operata da Cristo gli assegna un compito: la prassi cristiana, che è la concreta applicazione del grande comandamento dell’amore. È questo il principio supremo della morale sociale cristiana, fondata sul Vangelo e su tutta la tradizione dai tempi apostolici e dall’epoca dei Padri della Chiesa fino ai recenti interventi del Magistero.

Le grandi sfide del nostro tempo costituiscono un urgente appello a mettere in pratica questa dottrina concernente l’azione.

Messaggio evangelico e vita sociale. L’insegnamento sociale della Chiesa è nato dall’incontro del messaggio evangelico e delle sue esigenze, che si riassumono nel comandamento supremo dell’amore di Dio e del prossimo e nella giustizia, con i problemi derivanti dalla vita della società. Esso si è costituito come dottrina, valendosi delle risorse della sapienza e delle scienze umane; verte sull’aspetto etico di questa  vita e tiene in debito conto gli aspetti tecnici dei problemi, ma sempre per giudicarli dal punto di vista morale.

Essenzialmente orientato verso l’azione, questo insegnamento si sviluppa in funzione delle circostanze mutevoli della storia. Appunto per questo, pur ispirato a princìpi sempre validi, esso comporta anche dei giudizi contingenti. Lungi dal costituire un sistema chiuso, esso resta costantemente aperto alle nuove questioni che si presentano di continuo, ed esige il contributo di tutti i carismi, esperienze e competenze.

Esperta in umanità, la Chiesa attraverso la sua dottrina sociale offre un insieme di princìpi di riflessione e di criteri di giudizio, e quindi di direttive di azione, perché siano realizzati quei profondi cambiamenti che le situazioni di miseria e di ingiustizia esigono, e ciò sia fatto in un modo che contribuisca al vero bene degli uomini.

Princìpi fondamentali. II supremo comandamento dell’amore conduce al pieno riconoscimento della dignità di ciascun uomo, creato ad immagine di Dio. Da questa dignità derivano diritti e doveri naturali. Alla luce dell’immagine di Dio, si manifesta in tutta la sua profondità la libertà, prerogativa essenziale della persona umana: sono le persone i soggetti attivi e responsabili della vita sociale.

Al fondamento, che è la dignità dell’uomo, sono intimamente legati il principio di solidarietà e il principio di sussidiarietà.

In virtù del primo, l’uomo deve contribuire con i suoi simili al bene comune della società, a tutti i livelli. Con ciò, la dottrina della Chiesa si oppone a tutte le forme di individualismo sociale o politico.

In virtù del secondo, né lo Stato né alcuna società devono mai sostituirsi all’iniziativa ed alla responsabilità delle persone e delle comunità intermedie in quei settori in cui esse possono agire, né distruggere Io spazio necessario alla loro libertà. Con ciò, la dottrina sociale della Chiesa si oppone a tutte le forme di collettivismo.


 


 

 

   

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