Articoli più letti  

   

Cerca autori  

   

Cerca Argomenti  

   

 

Catechismo del Concilio

 

Fonte Litterar Communionis  Anno VI n. 4 aprile 1979

 

Autore Angelo Scola

 

L'unità della Chiesa come Corpo Mistico di Cristo

 

( « Lumen Gentium », cap. 7 e 8 )

 

 

Il paragrafo 7 affronta il grande te­ma della Chiesa come Corpo misti­co  di Cristo.  Con   la  sua  morte, Cristo trionfa sulla morte e rinnova la vita, o meglio rinnova la creatura. «Egli infatti, comunicando il suo Spi­rito, fa sì  che  i  suoi fratelli,  chia­mati di tra tutte le genti,   costitui­scano   in    maniera    mistica   il   suo Corpo»(n. 7).

 

I fedeli che aderiscono a Cristo di­ventano il suo Corpo in modo mi­stico, cioè in rapporto all'economia della salvezza. Sono i Sacramenti a compiere questa assimilazione, jn particolare, è il Battesimo che ci apre in questo innesto con il Corpo di Cristo, perché di Cristo ripete simbolicamente il mistero della mor­te-resurrezione: l'immersione richia­ma la morte e la sepoltura; l'uscita dall'acqua la resurrezione.

Ma è con l'Eucarestia, nella quale noi partecipiamo realmente del Cor­po del Signore, che siamo elevati alla comunione con Lui e tra di noi: «Perché c'è un solo pane, un solo corpo siamo noi, quantunque molti, partecipando noi tutti d'uno stesso pane» (1 Cor. 10, 17) (n. 7). La Chiesa si delinea, dunque, come un corpo dalle membra ben differenziate e chiamate a funzioni diverse, l ca­rismi sono sottomessi all'Autorità Apostolica, che non li soffoca, ma li ordina, perché servano al bene di tutta la comunità.

La seconda parte del paragrafo in­troduce un ulteriore importante ele­mento: il principio che Cristo è il Capo di questo corpo. Per due motivi: in primo luogo, per­ché la sua qualità di Signore lo ele­va al di sopra di ogni cosa; in se­condo luogo, perché infonde la vita alla Chiesa. Il testo della costitu­zione segue da vicino l'epistola ai Colossesi (1, 15-18) e presenta la Chiesa come il pleroma di Cristo, perché Cristo, mediante la sovreminenza della sua perfezione, la riem­pie di tutti i suoi doni divini. Secondo la costituzione, il principio di Cristo Capo della Chiesa si pre­senta sotto quattro aspetti diversi. Il primo aspetto è quello della con­formità delle membra con il Capo: se sono conformi, anche le membra sono chiamate a «soffrire con», ad essere « crocefisse con » e, alla fine, a « risorgere con ». Il secondo aspet­to è quello della crescita: come la testa presiede alla crescita del corpo, così Cristo si preoccupa della crescita della Chiesa. Il terzo aspetto sottolinea come il Capo, con l'azione dello Spirito, rinnovi ed unifichi continuamente la Chiesa. Infine, come Capo e Sposo, ama colei che è il Suo corpo e la rende sempre più perfetta, per farla accedere alla pie­nezza di Dio.

Al di là  della  loro  complessità tec­nica, questi   paragrafi   descrivono   la Chiesa rivelata nelle Sacre Scritture, insegnano a saper vedere sempre in essa il suo fondamento mistico che la lega a Dio in Cristo Gesù. Tale fondamento non è mai annullato dall’aspetto visibile, anzi, è da esso vei­colato, come nel Sacramento.

 

Nell'ottavo paragrafo si descrive la natura di comunità e nello stesso tempo — ed indissolu­bilmente — di società della Chiesa. Una prima parte si occupa della «Chiesa realtà invisibile e spiritua­le». Una seconda approfondisce il tema della «vita di Cristo e della Chiesa». Un'osservazione generale che può essere riferita a tutto il ca­pitolo primo è che solo con gli oc­chi della fede è possibile vedere la Chiesa così com'è descritta in que­sto capitolo della «Lumen Gentium». Spesso i non credenti, ma anche i cattolici, si dimenticano che la comprensione piena della Chiesa sta al di sopra della pura intelligenza naturale, e che solo la fede svela il mistero. Accade, peraltro, che certuni esal­tino l'aspetto spirituale della Chiesa, fino a separarla da quello umano e visibile. Sono nati così tentativi illuministi di mettere in opposizione la Chiesa della carità a quella del di­ritto, così come la Chiesa dello Spi­rito a quella dell'autorità. Il Concilio in proposito è stato esplicito: non si possono in alcun modo separare i due elementi, poiché l'elemento in­visibile della Chiesa ha la sua ragion d'essere come diffusione a livello universale dello Spirito.

L'unità fondamentale della Chiesa vi­vente si afferma, secondo il testo conciliare, in tre modi, che presen­tano sempre i due aspetti esaminati: la società gerarchica e il Corpo Mi­stico di Cristo; l'assemblea visibile e la comunità spirituale; la Chiesa terrestre e la Chiesa ormai in pos­sesso dei beni celesti.

Per spiegare la coesistenza organica di questi diversi aspetti, il Concilio fa ricorso al mistero della divino-umanità del Verbo incarnato e affer­ma con chiarezza che come la na­tura umana, che Egli ha assunto, costituisce per il Figlio di Dio un organo salvifico vivente, indissolubil­mente unito alla sua persona, in vi­sta della redenzione, in modo non dissimile l'organismo sociale della Chiesa serve allo Spirito che lo vi­vifica per la crescita del corpo (n. 8).

L'intendimento profondo del testo è di salvare fino in fondo l'unità della Chiesa mostrando la strutturale im­plicazione dei due aspetti, divino ed umano. E' sempre la prospettiva del­la Chiesa Sacramento e Mistero che riemerge. La Chiesa resta così sem­pre una ed indivisa, malgrado le di­visioni tra cristiani. Questa è l'unica Chiesa, una, santa, cattolica e apostolica, che il Salvatore, dopo essere risorto, consegnò a Pietro, affidando a Lui e agli altri apostoli il compito di diffonderla e di guidarla, e po­nendola come «colonna e sostegno della verità» (1 Tim. 3, 5). Di questa verità il Concilio dice che «sussi­ste» nella Chiesa cattolica, anche se al di fuori del suo organismo si trovano parecchi elementi di san­tificazione e di verità che, quali do­ni propri della Chiesa e di Cristo, spingono verso l'unità cattolica. Anche questo passaggio è stato molto studiato. In effetti, sono posti qui due principi, che consentono di impostare correttamente il problema dell'ecumenismo, ampiamente tratta­to dal Concilio nel testo apposito, attraverso l'interpretazione autentica del principio teologico fondamentale «fuori dalla Chiesa non c'è salvezza», (cfr. Ratzinger, // nuovo popolo di Dio).

La seconda parte del paragrafo 8 svolge il tema della necessità per la Chiesa di seguire Cristo nella po­vertà e nella persecuzione, se vuoi realizzare il compito affidatole di co­municare la salvezza agli uomini. Questo invito alla povertà e a non rifuggire dalle persecuzioni si rea­lizzerà per la Chiesa nel diffondere attraverso il suo esempio l'umiltà e l'abnegazione, e mai in nessun caso nella ricerca della gloria terrena. La povertà  è  intesa  dal testo  secondo

lo   spirito autenticamente biblico del povero di Jahvè. Ciò vuoi dire che il testo non indica solo una povertà ideale,  ma anche  materiale;   soprat­tutto però vuole sottolineare la spi­rituale   secondo   l'invito   paolino   al
distacco dai mezzi pur necessari al­la  Chiesa   per il   compimento   della sua missione terrestre.

Ancora, la Chiesa mostrerà questa attitudine di imitazione di Cristo nell’annunciare la buona novella ai po­veri, nell'amare i peccatori, nel guarire quanti hanno il cuore contrito, nel cercare di salvaguardare ciò che era perduto.

Infine, la Chiesa trova nelle virtù di Cristo la forza per vincere con pa­zienza ed amore le sue interne ed esterne afflizioni e difficoltà. Tutto ciò per attendere al suo compito: svelare agli uomini il mistero di Cri­sto con fedeltà anche se con imper­fezione, nell'attesa che alla fine dei tempi sia manifestato nella sua pie­na luce.

 

Angelo Scola

   

I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Utilizzando tali servizi, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Per saperne di più sui cookie che utilizziamo e come eliminarli , guarda la nostra privacy policy.