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Catechismo del Concilio

 

Fonte Litterar Communionis  Anno VI n. 1 gennaio 1979

 

Autore Angelo Scola

 

 

Lumen Gentium

 

Tra le importanti affermazioni di Giovanni Paolo II, una ve n'è che a noi sembra decisi­va. E' l'invito contenuto nel 1° Radiomessaggio alla Chiesa e al mondo a riprendere «la magna charta conciliare, che è costituita dalla Lumen Gentium per una rinnovata e corroborante medita­zione sulla natura e sulla funzio­ne, sul modo di essere e di ope­rare della Chiesa, non soltanto per realizzare sempre meglio quel­la comunione vitale, in Cristo, di tutti quanti in Lui sperano e cre­dono, ma anche al fine di contri­buire ad una più stretta e più ampia unità dell' intera famiglia umana».

 

Si è già cominciato a fare i primi bilanci del Concilio, ma forse ciò che si è ancora lontani dall'aver fatto è un lavoro di assimilazione ed incarnazione delle linee portanti del Vaticano II.

La crisi che la Chiesa ha vissuto nel post-concilio era nata senza dubbio dallo iato esistente tra il messaggio conciliare e la situa­zione storica della Chiesa. La Chiesa che pur aveva, in talune sue esperienze e persone tra tutte va citato il genio religioso di Gio­vanni XXIII prefigurato e permesso il Concilio si è mostrata nel complesso povera ed inade­guata ai suoi esiti. Non tanto per­ché impreparata a quello che im­propriamente è stato definito «l'aggiornamento», quasi si trat­tasse di un movimento di ade­guamento della Chiesa al mondo e non invece anzitutto un movimento «ad intra» verso il suo nu­cleo di identità più propria e da lì «ad extra» verso il mondo per servire carica della ritrovata pie­nezza di tutto il suo messaggio. Piuttosto perché esile nella fede del suo popolo e dei suoi pastori e debole nella vita del suo corpo, si è manifestata nella Chiesa la crisi che altro non è se non l'in­sieme  dei tentativi per riempirelo iato. Era  naturale, com'è pro­prio   di   ogni   evoluzione   storica,
che in questo periodo, in una real­tà santa ma fatta di uomini come la  Chiesa,  divisioni  ed   errori si mescolassero ai tentativi sani se­condo la previsione evangelica che sempre il buon grano nasce com­misto al loglio.

C'è chi ha ridotto il problema (e il lavoro)   ad   una   dialettica   tra «conservazione» e «progresso» inserendo  così nella Chiesa un elemento   ideologico   e   snaturante. C'è   stato   anche   chi,   con   minor consenso   da  parte   dell'ideologia dominante, ha lavorato a dare sostanza alla propria fede radicandola nella  tradizione più pura e nel contempo rischiandola con la domanda dell'uomo d'oggi, per ri­dare corpo alla Chiesa, contribuen­do alla sua ripresa di identità e vitalità.

L'insistenza reiterata di Papa Gio­vanni Paolo II a riscoprire il Con­cilio e a renderlo finalmente «for­ma» della vita cristiana coglie sicuramente la Chiesa in un mo­mento assai diverso dal primo tormentato decennio post-conciliare. Probabilmente la crisi sta giungendo al suo sbocco e già si sta  profilando   un   tempo   nuovo.

La rinascita del religioso contro le previsioni delle Cassandre secolariste e una certa riaggrega­zione in atto nel mondo cattolico sono forse i segni più salienti di questa novità di clima nella Chie­sa a cui fa però riscontro una situazione di crisi sempre più drammatica nel nostro paese. In questo contesto, la voce di Gio­vanni Paolo II suona come un forte richiamo a vivere il fatto cristiano per la costruzione del­l'umanità.

Litterae Communionis intende rac­cogliere l'invito del Papa e vuole in questa rubrica proporre una rilettura sia pur sintetica della «Lumen gentium». Assimilarne il messaggio in vista della sua in­carnazione è il senso del seguente lavoro.

 

Prescindendo in questa sede dal­la ricostruzione dell'iter della costituzione dalla presentazio­ne del progetto primitivo (1962) fino alla votazione finale del 21 novembre 1964, possiamo senz'al-tro entrare in argomento affron­tandone l'introduzione. Tale introduzione, inserita nel testo defini­tivo al primo paragrafo del I ca­pitolo, di fatto inquadra tutta quanta la costituzione e ne deli­nea lo scopo.

Il primo elemento che si impone con evidenza fin dall'inizio è la prospettiva cristocentrica («Es­sendo  Cristo   la  luce   delle  genti ...») la missione redentrice di Cristo è la radice della realtà ecclesiale (« ... splendente sul vol­to della Chiesa... ») e si rivolge a tutti gli uomini. La Chiesa riceve da Cristo un impulso che orienta il suo dinamismo verso la tota­lità. Perciò essa non può rinunciare a questa prospettiva in nes­sun momento. Anche se si trova ad essere minoranza tra i popoli la sua missione è a tutte le genti, la sua responsabilità trascende limiti e frontiere.

Il compito affidato da Cristo alla sua Chiesa (...la missione univer­sale...) è precisato e quindi libe­rato da ogni equivoco là dove si dice che la Chiesa deve annun­ciare il Vangelo, vale a dire pro­pone Cristo come criterio, arte­fice di una mentalità rinnovata che sì incarna nell'esistenza di ogni giorno. Un simile compito coin­cide con la suscitazione e l'educazione  alla fede.

 

Il secondo elemento della intro­duzione è l'attribuzione alla Chiesa dell'idea di derivazione patristica in questa accezione la­ta, il termine sacramento che si rifa nel contenuto al termine gre­co mistero, sta ad indicare la par­ticolare funzione della Chiesa ad essere segno ed al contempo stru­mento dell'unione con Dio e con tutto il genere umano. Il tema dell'unità è posto come il com­pito per eccellenza della Chiesa perché compito per eccellenza del­la missione di Cristo: ricomporre le divisioni dell'umanità. Questo a tutti i livelli, dalla divisione che si consuma in ogni persona sepa­rata da Dio perciò divisa in se stessa, sino alla divisione tra gli uomini e tra i cristiani. L'unità qui diventa criterio che fonda e perciò che giudica l'azione della Chiesa e del cristiano. Infine que­sto compito di salvezza e perciò di unità che tocca alla Chiesa de­ve incarnarsi nell'oggi. Con poche parole, fin dall'introduzione, la costituzione «Lumen Gentium» si preoccupa di sottolineare l'impor­tanza essenziale per la Chiesa del­la tensione all'incarnazione. Se non è segno e strumento vivo e concepibile per l'uomo d'oggi, co­me può essere costruttrice d'uni­tà? Ora nel mondo di oggi è in atto un processo per cui gli uomi­ni sono «più strettamente congiunti da vari vincoli sociali e culturali», e la Chiesa si deve inse­rire in tale processo per svelare la domanda della piena unità in Cristo.

 

Angelo Scola

   

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