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Catechismo del Concilio

 

Fonte Litterar Communionis  Anno VI n. 3 marzo 1979

 

Autore Angelo Scola

 

 

II mistero del Regno e l'edificazione della Chiesa

 

«LumenGentium», capitoli 5 e 6

 

 

La seconda sezione (nn. 5-7) del primo capitolo della Lumen Gentium descrive la rivelazione della Chiesa nelle Sacre Scritture. Per far questo, dopo l'affermazione posta al­l'inizio che «II mistero della santa Chiesa si manifesta nella sua stessa fondazione» (n. 5), il testo incomin­cia col descrivere la natura del Re­gno di Dio: «II Signore Gesù diede Inizio alla Sua Chiesa predicando la Buona Novella, cioè l'avvento del Re­gno di Dio, da secoli promesso nella Scrittura».

 

Il Regno si manifesta agli uomini me­diante la parola, le opere e la presen­za della persona stessa di Cristo.

In primo luogo mediante la parola: questa è come il grano gettato nella terra che a suo tempo da frutto, la messe, senza bisogno di cure parti­colari da parte dell'uomo, ma per virtù propria (poiché è la parola stessa di Dio). Coloro che accolgono con fede questa parola fanno parte del piccolo gruppo di Cristo, quel gregge a cui è dato il Regno.

In secondo luogo il Regno è descritto mediante le opere. Ciò si vede in particolar modo in quei miracoli di Gesù che battono in breccia l'Impero del Maligno. Questo è il significato della guarigione degli ossessi. Il testo (n. 5) cita Matteo: «Ma se io caccio i demoni in virtù dello Spirito di Dio, allora per voi è arrivato il Regno di Dio» (Mt. 12,28).

Ma il segno fondamentale più clamo­roso che il Regno è venuto è la pre­senza del Figlio di Dio e Figlio dell'uomo nella storia. Egli (n. 5) è ve­nuto per «servire e dare la sua vita in riscatto per  molti»   (Me.  10,45).

La Chiesa e il Regno di Dio trovano la loro connessione e il loro autentico rapporto solo a partire da Cristo fon­datore della prima e instauratore del secondo sulla terra. L'instaurazione del Regno si compie in più fasi e riceve la piena e pubblica significanza dopo che Gesù ha sofferto i «mysteria carriis suae», cioè i miste­ri della sua carne, che sono i misteri santificatori della storia umana. Solo allora infatti «appare quale Sacerdote e Messia e Sacerdote in eterno» (cfr. At. 2,36; Eb. 5,6; 7,17-21) ed effonde sui suoi discepoli lo Spirito promesso dal Padre (cfr. At. 2,33). È da questa effusione dello Spirito sui discepoli che prende corpo la Chiesa e, sicco­me ad ogni dono si accompagna sem­pre una missione, la Chiesa riceve il dono e lo diffonde. Essa compirà la sua missione conservando fedelmente i precetti di carità, umiltà e abnega­zione del suo Fondatore annunciando e stabilendo il Regno in mezzo alla moltitudine delle nazioni.

Tale compito si ricollega direttamente alla sua essenza. Per questo il Concilio può dichiarare che la Chiesa «...di questo Regno costituisce in terra il germe e l'inizio» (n. 5). È co­sì descritta la tensione escatologica in cui la Chiesa vive. Essa cresce lentamente e anela per sua natura al Regno perfetto ed al suo incontro de­cisivo e finale con il capo del Regno. Tutto il mistero della speranza cristia­na è collocato in questa tensione escatologica della Chiesa.

Dal principio del secolo i teologi hanno cercato di discutere sull'iden­tità o sulla distinzione tra Chiesa e Regno; soprattutto da quando, durante la crisi modernista, Loisy uscì con la famosa boutade: «Gesù predicava il il Regno, ed è venuta la Chiesa». Affermazioni a cui fanno eco ancora og­gi molti critici della Chiesa e anche molti di quei cristiani che amano de­finirsi « critici », quando riducono la Chiesa a pura istituzione dimentican­do la sua dimensione di mistero che si origina appunto nel Cristo morto e risorto. La Chiesa non è quindi una pura società esteriore priva di una dimensione escatologica, perciò si de­ve dire che Cristo predicava il Regno e quel che è venuto è il Regno ma sotto i lineamenti della Chiesa cioè nel suo germe e inizio. Noi viviamo dunque nel tempo della Chiesa che non è semplice prefigurazione del Re­gno ma è già una prima realizzazione di ciò che tende all'avvento della sua pienezza.

 

Il  sesto paragrafo mostra come  la scrittura ha descritto la Chiesa co­me il mistero di Dio, come dono di Dio mediante il Cristo. Ciò avviene in questo paragrafo non attraverso con­cetti ma attraverso immagini e simi­litudini.  È  sicuramente  un  ulteriore omaggio della Costituzione alla tradi­zione biblica e patristica.

Le similitudini impiegate sono sostan­zialmente prese da quattro temi: la vita pastorale, la vita agricola, l'edifi­cio, la vita familiare. Così per la vita pastorale la Chiesa è paragonata ad un ovile di cui Cristo è la porta e chi penetra per un'altra via è il ladro (Gv. 10,1-10); o ancora la Chiesa è paragonata ad un gregge il cui pasto­re è Dio stesso se ci si riferisce al­l'Antico Testamento ed è Cristo stes­so se ci si riferisce al nuovo. Cristo il Buon Pastore che da la vita per le sue pecore (Gv. 10,11-15). Per la vita agricola la Chiesa e il campo di Dio (1 Cor. 3,9). Qualunque sia il semi­natore incaricato di piantare e di in­naffiare è Dio che fa crescere l'olivo e la vigna, le due principali coltivazio­ni di Israele. Paolo riprende l'immagi­ne dell'olio di cui I patriarchi ebrei costituiscono la radice nella lettera al Romani (Rm. 11,13-26) per dire che su questo olio saranno innestati i gen­tili   per   nutrirsi   della   stessa   linfa.

L'immagine della vigna viene ripresa da Giovanni che fa fiorire la parabola di Isaia in allegoria: Gesù è la vera vite, noi siamo i tralci (Gv. 15).

Il tema delia Chiesa come edificio di Dio è posto pure da Paolo (1 Cor. 33). L'immagine trae la sua origine da quella veterotestamentaria della pietra scartata dai costruttori che è divenuta pietra angolare. Gesù riferisce a se stesso questa affermazione. Su questo fondamento che è Cristo gli Apostoli costruiscono la Chiesa. I fedeli sono accolti nella Chiesa per far parte della casa di Dio. Questa dimora è sacra: essa è dunque un tem­pio. Da qui l'immagine tanto cara ai Padri, dei fedeli come pietre vive che si prestano alla edificazione dell'edi­ficio spirituale. Sono pietre vive, anzi brillanti pietre preziose quelle che for­mano la città santa, la Gerusalemme Celeste (Ap. 21,1 ss.). Per la vita familiare la Chiesa è presentata anzitut­to secondo un'espressione di San Pao­lo come la Gerusalemme di lassù, che è libera e che è nostra madre (Gai. 4,26). Questo ci richiama la donna dell'Apocalisse.

Ma il testo fondamentale a questo proposito è quello ricavato da Ef. 5,22. Cristo ha amato la Chiesa come una Sposa che Egli si è donato per santificarla, purificarla, nutrirla per prenderne cura come del proprio cor­po e in cambio le chiede amore, fe­deltà e sottomissione. La Chiesa per il momento è ancora lontana dal Si­gnore ma cammina soffrendo del suo esilio e della sua lontananza, ma il suo pensiero è sempre là dove Cri­sto siede in una magnificenza per es­sa ancora velata (2 Cor. 5,6). È natu­rale che tutte queste similitudini sono come diversi sguardi sulla stessa real­tà della Chiesa e perciò concorrono a farcene comprendere il mistero. È in questa unità e in questo continuo ri­ferimento reciproco che vanno considerate e non separatamente l'una dall'altra.

 

Angelo Scola

   

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