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Fonte Litterae Communionis n. 4 aprile 1984

Sovietamericanizzati


Autore Augusto Del Noce


Si può inquadrare l'attuale situazione europea serven­dosi di cinque proposizioni.

 

- L'Europa ha perso il suo posto centrale nel mondo con l'epoca dei conflitti mondiali;

- nel ventennio tra le due guerre non si avvertì il significato di questa perdita tanto che sia Benedetto Croce che Mussolini consideravano Usa e Urss due potenze periferiche;

- il  presagio di  una possibile perdita della centralità europea era stato invece avvertito nell'ottocento da intellettuali come Tocqueville;

- questo evento ha preso la forma della divisione del mondo da parte delle due superpotenze, le quali non possono né prevalere l'una sull'altra, né realmente conciliarsi e verso cui i tentativi di mediazione europea falliscono;

- gli eventi che hanno portato a questa divisione del mondo sono principalmente filosofici e, solo secondaria­ mente, militari e politici.

Vi è una coincidenza tra la "crisi della civiltà" il cui simbolo classico è l'equilibrio del terrore, e il tramonto dell'Europa; coincidenza tra questo tramonto e la crisi del razionalismo così nella forma illuministica (empirismo-pragmatismo anglosassone, democrazia radicale francese) come nella marxistica; punte estreme entrambe di un pro­cesso filosofico.

 

Se noi riflettiamo su questi esiti opposti, su queste filosofie incomponibili, arriviamo alla conclusione che la situazione presente è quella del predominio delle eresie dello spirito europeo fomentate dal desiderio di liberare il mondo dai suoi ultimi residui del Medio Evo e del Sacro Romano Impero. Il risultato è il suicidio dell'Europa in cui il "nichilismo gaio" della cultura presente non è altro che la accettazione del venir meno del nostro continente. In tale quadro si iscrive la proposta di Giovanni Paolo II sintetizzata in un brano del suo discorso del 6 novembre 1981 al Convegno su «Le radici cristiane delle nazioni europee: «La "crisi della civiltà" (Huizinga), il "tramonto dell'Occidente" (Spengler) vogliono soltanto significare l'estrema attualità e necessità di Cristo e del Vangelo. Il senso cristiano dell'uomo, immagine di Dio, secondo la teologia greca tanto amata da Cirillo e da Metodio ed approfondita da S. Agostino è la radice dei popoli dell'Europa». Il mondo ha bisogno di un'Europa che riprenda nuovamente coscienza di queste sue radici cristiane e del­la sua identità e sia nello stesso tempo pronta a modellare su queste basi il suo presente ed il suo futuro... Non dovrebbe essere impossibile trarre ancor oggi dalle stesse radici ideali e mediante una seria riflessione, nuovi impul­si ed energie per un vasto rinnovamento morale e politico dell'Europa, nel quale si possa in modo responsabile ed efficace fornire quel contributo spirituale che le compete all'interno dell'odierna comunità dei popoli.

 
In realtà attualmente l'Europa è dominata dalle due superpotenze che, dal punto di vista ideologico, sono la proiezione oggettiva di mali che l'Europa aveva covati in sé. E a questo livello che la formula della ricerca dell'identità europea acquisisce un suo significato. Non è detto che la ricerca delle radici di cui parla il Pontefice riesca, che non si riveli come un miraggio illusorio (questo non è certamente il mio parere, ma in questa sede non posso andar oltre alla semplice posizione di termini); quando anche, come del resto è probabile, l'equilibrio del terrore riesca a salvare dalla catastrofe cosmica, si avrebbe però il tramonto dell'Europa. Il pericolo del tramonto dell'Eu­ropa è stato visto di solito nella forma della sua sovietiz-zazione; occorre dire che il pericolo della americanizzazio-ne non è minore; la via della americanizzazione significa per i paesi europei la fine di ogni civiltà diversa, la fine di ogni differenza. Jean Cau ha scritto giustamente: «è prima di tutto non essendo americani oggi, che non saremo russi domani».

 

Per questo non condivido l'idea di coloro che pensano a un'Europa mediatrice, come se davanti a una tesi americana e un'antitesi sovietica le spettasse di operare una sintesi. È questa l'idea vecchia del liberalsocialismo che tuttavia continua a riaffacciarsi, o dichiarandosi come tale o sotto forme più o meno sofisticate, che però non può più illudere. L'idea europea non può che essere altra ri­spetto al positivismo e al marxismo; per la ragione che il marxismo come la cultura americana prevalente (quella che si esprime nella nuova psicanalisi, di tipo appunto americano, nell"'antropologia sociale", nella psicologia behaviorista, nella pedagogia antiautoritaria, o in generale nel riduzionismo) sono le forme estreme di una negazione iniziale e condizionante del soprannaturale che conclude in un comune materialismo che si esprime però in posizio­ni inconciliabili.

   

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