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Fonte Tempi 19/03/2014

Autore Rodolfo Casadei



Sono quattro i membri del nuovo governo affiliati a Svoboda, il partito xenofobo che ha alimentato le violenze in Ucraina. Qualche dato per conoscere i registi di quello che spacciano come un irreprensibile movimento europeista




L’ Ucraina post Yanukovich è davvero il primo paese europeo dopo la Seconda Guerra mondiale gover­nato da nazisti, oppure questa afferma­zione è solo mistificatoria propagan­da moscovita congegnata per denigrare l'esecutivo nazionalista che il 22 febbra­io scorso ha preso il potere? La risposta all'interrogativo non può ridursi a definire trascurabile la presenza estremista nel nuovo governo ucraino. I ministri del nuovo esecutivo affiliati a Svoboda, il par­tito ultranazionalista e xenofobo che ha alimentato le violenze della piazza, sono ben quattro, e comprendono un vice pri­mo ministro, Oleksandr Sych, e addirittu­ra il ministro della Difesa, l'ammiraglio Ihor Tenyukh. Ed è ancora di Svoboda il nuovo procuratore generale della repub­blica Oleh Makhnitsky, l'uomo che ha spiccato il mandato di cattura internazionale contro il deposto presidente Yanukovich. Andriy Parubiy, il segretario del Consiglio nazionale per la sicurezza e la difesa, è stato un co-fondatore di Svobo­da, che allora si chiamava più sinistra­mente Partito Social-Nazionale dell'Ucrai­na, ed è approdato solo due anni fa nel partito della Tymoshenko Unione Pan-Ucraina Patria. Di simpatie ultranaziona­liste e xenofobe sono il vice di Parubiy, il fiammeggiante Dmitry Yarosh, e il ministro dell'Istruzione Serhiy Kvit. Si tratta del leader carismatico e dell'intellettuale di punta di Praviy Sektor, Settore Destro, la componente più aggressiva dei manife­stanti di piazza Maidan, punto di.convergenza di vari gruppuscoli estremisti organizzati in forma paramilitare, responsa­bili dell'apparizione in piazza di simboli esplicitamente neonazisti.

 

Svoboda ha assunto il corrente nome nel 2004. Prima di allora, come detto sopra, si chiamava Partito Social-Nazionale dell'Ucraina e il suo emblema era il "den­te di lupo", un simbolo adottato da molte unità militari nella Germania nazista e riproposto dopo la guerra dai gruppuscoli neonazisti: in Germania la sua espo­sizione è proibita. In quell'anno il nuovo e tuttora leader Oleh Tyahnybok cambiò il nome e iniziò i suoi sforzi per dare al parti­to un'immagine moderata. Ma nello stesso anno fu espulso dal gruppo parlamentare di cui faceva parte per aver invitato il popo­lo ucraino a combattere la «mafia ebrai­co-moscovita»; l'anno seguente firmò con 17 esponenti del partito una lettera aper­ta al presidente filo-occidentale Yuschenko perché fermasse le «attività cri­minali» del «giudaismo organiz­zato», che attraverso la cospirazione di organizzazioni come la Anti-Defamation League intende­va compiere un «genocidio» con­tro il popolo ucraino. Nel 2010 definì John Demjanjuk, il colla­borazionista ucraino condanna­to per complicità nello sterminio di 37 mila ebrei, «un eroe che lot­ta per la verità».

Il suo vice, il deputato Yuriy Mykhalchyshyn, nel 2005 fondò il Centro di ricerca politica Joseph Goebbels, successivamente intitolato a Ernst Jiin-ger. Nel 2010 Mykhalchyshyn scrisse un libro pieno di citazioni dai principali teo­rici nazisti: Ernst Rohm, Gregor Strasser e Goebbels. Il sito internet del suo Centro di ricerca politica, chiuso e riaperto più vol­te, attualmente si chiama Nachtigal88. livejournal.com. Nachtigal, cioè allodola, è il nome di uno dei battaglioni di volontari ucraini che nel 1941 combatterono al fianco delle truppe naziste che avevano invaso l'Unione Sovietica; 88 è un nume­ro in codice che sottintende il saluto nazi­sta "Heil Hitler!" (la H è la lettera nume­ro 8 dell'alfabeto). Nel 2012 i militanti di Svoboda a Leopoli hanno divelto le targhe stradali di via della Pace e le hanno sosti­tuite con l'indicazione via Nachtigal.

 

Le provocazioni antisemite di deputati e semplici militanti di Svoboda e affini sono proseguite fin quasi alla vigilia delle proteste di Maidan. «La manifestazione di Cherskasy, una cittadina 100 miglia a sud-ovest di Kiev, è diventata violenta dopo che sei uomini si sono tolti le giacche e hanno mostrato la scritta sulle magliette "Picchia gli ebrei" e "Svoboda"», scriveva nell'aprile di un anno fa la Jewish Telegraphic Agency. In quello stesso mese Oleg Pankevich, un altro deputato di Svoboda, ha preso parte a una cerimonia di commemorazio­ne del 70esimo anniversario della creazione della Divisione Galizia, creata nell'apri­le 1943 da Otto von Wachter, il comandan­te nazista della regione ucraina della Galizia. Per i tedeschi si trattava della 14esima Divisione granatieri delle Waffen SS.

 

I simboli nazisti

 

Se queste sono le premesse, non è strano che molte testate internazionali abbia­mo notato la presenza di simboli nazisti e neofascisti nei luoghi investiti dalle prote­ste di Maidan. Ha scritto l'israeliano Haaretz, che pure in linea generale solidarizza coi manifestanti anti-Yanukovich: «Mani­festanti armati e mascherati brandivano simboli nazionalisti collegati al fascismo del passato. Essi includevano la croce celti­ca, che in molti gruppi contemporanei ha sostituito la svastica, e il dente di lupo che è stato usato dalle SS. Era presente anche il simbolo occultistico del Sole nero, con cui il Terzo Reich adorno il pavimento del salone di un castello (quello di Wewelburg, ndr)». Più precisamente, il Sole nero (o Ruota solare) è il simbolo della componente esoterico-misterica del nazismo.

 

Oleksandr Feldman, presidente del Comitato ebraico ucraino e fondatore del Kiev Interfaith Forum, ha raccontato così sulle pagine deWHufSngton Post l'imbarazzante sceneggiata a cui ha assistito durante le proteste: «Mi è diventato tut­to chiaro durante uno sketch umoristico basato sulla tradizione popolare ucraina, recitato sul palcoscenico principa­le degli eventi di Maidan. La recita metteva insieme la nascita di Gesù e gli eventi della politica ucraina contemporanea. Fra gli attori del­la farsa c'era un parlamentare di Svoboda di nome Bogdan Benyuk. Indossava un abito nero e riccio­li laterali per interpretare lo stereotipo del tipico ebreo ortodos­so maneggione, di nome Zhyd (un termine peggiorativo che indica gli ebrei, ndr), che creava ostacoli al neonato Gesù e si mostrava disponibile ad accettare tangenti da re Erode e dal pre­sidente Yanukovich per aiutarlo a soppri­mere le proteste. (...) Alla fine però l'ebreo cambia schieramento e si unisce all'oppo­sizione, quando apprende che per ordine di Erode/Yanukovich le forze speciali del regime si preparano a uccidere il neonato. Al pubblico viene spiegato che il personaggio cambia le sue posizioni non per un tar­divo soprassalto di coscienza, ma perché "Non c'è combattente più temibile di un ebreo spaventato"».

 

Secondo il britannico Guardian a Svoboda e a gruppi estremisti simili era affi­liato un terzo dei manifestanti, ma la qua­si totalità dei membri dei cosiddetti grup­pi di autodifesa. Forse prima di celebrare quello di Maidan come un irreprensibile movimento europeista e democratico ser­ve qualche riflessione.

   

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