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Fonte lanuovabq.it 22/09/2015

Autore Valentina Colombo

Può un convegno “islamo-cristiano” dal titolo “La cultura dell’accoglienza nell’islam e nel cristianesimo”, tenutosi a Palermo il 19 settembre scorso e a cui – secondo fonti locali – hanno partecipato poco più di una trentina di persone, dimostrare reti, connessioni e affiliazioni ideologiche a livello internazionale? La risposta viene fornita dai nomi dei relatori musulmani che la locandina dell’evento presenta come segue: l’onorevole Abu Zaid Al Idrisi, membro del Parlamento marocchino; Abdelhafid Kheit, presidente della Comunità Islamica di Sicilia; la dottoressa Khadija  Moufid, presidente del Centro studi e ricerche sulla famiglia Marocco e infine il dottor Sante Ciccarello, rappresentante di Islamic Relief Worldwide UK.  

 

Abu Zaid Al-Idrisi è uno degli uomini di punta del Partito della Giustizia e dello Sviluppo marocchino, ideologicamente affiliato al movimento dei Fratelli musulmani, che vanta tra le proprie fila il primo ministro Ben Kirane e che nelle recenti elezioni locali ha riportato un buon successo. Al-Idrisi è un personaggio di caratura internazionale invitato a eventi dell’associazionismo islamico affiliato alla Fratellanza in Europa, quale ad esempio la recente Rencontre Annuelle des Musulmans del Nord della Francia a Lille. L’estate scorsa è stato uno dei partecipanti dell’ultima flotilla della “libertà” diretta a Gaza unitamente a altri personaggi illustri quali l’ex presidente tunisino Moncef Marzouki. Tra l’altro una delle imbarcazioni della flottiglia era salpata proprio da Palermo

Abdelhafid Kheit, di origine algerina, è presidente della Comunità islamica di Sicilia, dal 1997 imam della moschea di Catania e membro del direttivo dell’Unione delle Comunità e delle Organizzazioni Islamiche in Italia (UCOII). La sua biografia sul sito dell’UCOII riporta altresì che Kheit è Membro del Consiglio di saggi dell’Associazione Italiana degli Imam e guide religiose e Membro fondatore dell’Associazione italiana del insegnamento del Corano. L’Associazione Italiana degli Imam e guide religiose, con sede in Roma in Piazza Quattro Fontane, ha firmato nel dicembre 2014 un appello lanciato dall’International Union of Muslim Scholars (IUMS), guidata dal teologo di riferimento della Fratellanza Yusuf Qaradawi, nel momento in cui quest’ultimo fu inserito nei Red Alert dell’Interpol su richiesta dell’Egitto dove è stato pluricondannato per la sua affiliazione al movimento fondato da Hasan al-Banna.

Il fatto più interessante è che sia l’associazione degli Imam sia l’associazione per l’insegnamento del Corano hanno come comune denominatore nei loro direttivi la presenza del controverso predicatore giordano che nel 2012 ha dichiarato quanto segue: “Ho portato mia figlia a Gaza in modo che possa imparare dalle donne di Gaza come educare i propri figli al jihad, alla ricerca del martirio e all’amore per la Palestina.” Ma i legami ben più vasti che Kheit intrattiene sono emersi nel 2012 all’inaugurazione della Moschea Al Rahma, diretta da Kheit, cui hanno partecipato tra l’altro Abdelfattah Mourou il vice presidente del partito tunisino Ennahdha, ideologicamente affiliato alla Fratellanza, il direttore esecutivo della Qatar Charity Yousef Al Kawari e Ahmed Al-Hammadi, all’epoca rappresentante della World Association of Muslim Youth e oggi responsabile presso la Qatar Charity del programma Gaith che ha lo scopo di promuovere l’islam in Occidente e che più volte ha sottolineato l’importanza del proselitismo in Occidente. Gli investimenti del Qatar e della Qatar Charity non sono nulla di nuovo né in Sicilia, né in Italia né in Europa. 

La signora Mufid, moglie di Abu Zaid, non ha partecipato all’incontro palermitano, ma anch’essa è membro del Partito della Giustizia e dello Sviluppo.

L’ultimo oratore è stato Sante Ciccarello, meglio Abdulwahab Sante Ciccarello, convertito all’islam nato a Udine e attualmente “Donor Care Manager” di Islamic Relief Worldwide (IRW) con sede a Birmingham. La carriera di Ciccarello è brillante: ex consigliere nazionale dell’UCOII, ex direttore di Islamic Relief  Italia, dal 2011 è responsabile del marketing di IRW.  In passato è stato tra i soci, uno dei pochi non arabi, della Taqwa Bank di proprietà di Youssef Nada e Ali Ghaleb Himmat, entrambi cittadini italiani, che sono annoverati tra i principali finanziatori della Fratellanza prima del prepotente ingresso delle casse del Qatar. L’ultimo tassello è proprio IRW ovvero una delle più radicate e imponenti ONG islamiche al mondo che è coinvolta in vari paesi europei, primo fra tutti la Germania, nella gestione dei rifugiati. Non è quindi un caso la presenza in una regione come la Sicilia che è coinvolta in prima linea dall’emergenza immigrati/rifugiati. Ebbene anche IRW va collocata nella galassia delle attività legate alla Fratellanza musulmana. Fondata nel 1984 a Birmingham, l’ONG islamica ha vantato nel corso degli anni molti dirigenti con legami con la Fratellanza: Ahmed Al-Rawi - ex presidente della Federazione delle Organizzazioni Islamiche in Europa (FIOE) ed ex Presidente della Muslim Association of Britain, entrambe ideologicamente collegate ai Fratelli musulmani – è stato presidente di IRW dal 1992 al 2000. Ibrahim El-Zayat - uno degli uomini chiave della Fratellanza in Germania ed Europa e condannato a morte in absentia in Egitto unitamente a Qaradawi – ne ha presieduto il Board of Trustees sino al 15 luglio 2015. L’ex presidente di Islamic Relief Worldwide Essam El-Haddad è stato il consigliere per le relazioni internazionale e la cooperazione di Mohammed Morsi ed ora in carcere in Egitto. Infine il legame con la Fratellanza è confermato dall’inclusione nel novembre 2014, da parte degli Emirati Arabi Uniti, della ONG nell’elenco delle organizzazioni terroristiche unitamente ad altre associazioni della galassia dei Fratelli musulmani. Islamic Relief  può essere considerato il braccio umanitario di una galassia ideologica che non esclude alcuna strategia per raggiungere il potere.

Ebbene, il microcosmo di un piccolo convegno tenutosi in Sicilia aiuta in modo straordinario a illustrare come oggi stia agendo l’islam politico, e, ribadisco, l’islam politico non i musulmani brava gente che vivono tra noi. Qatar, centri islamici europei, associazioni umanitarie internazionali, partiti islamici al potere nella sponda sud del Mediterraneo agiscono in perfetta sinergia ovunque si presenti l’opportunità. L’emergenza rifugiati è un’enorme opportunità per penetrare le istituzioni, la società civile e aprire varchi che altrimenti sarebbero chiusi. La Sicilia è quindi una regione chiave. Si spiegano quindi gli investimenti qatarini, la presenza di IRW e di rappresentanti politici prima tunisini, poi marocchini. L’islam politico sta sempre più monopolizzando le istituzioni civili e religiose, sta sempre più conquistando i cuori con il denaro e con la beneficenza al fine di attirare a sé sempre più consensi. L’importante è che le istituzioni siano consapevoli che costoro non sono né rappresentanti dei musulmani in loco né tanto meno dell’islam come religione. Un’ultima nota sulla Sicilia. Nella celebre Lettera alla Gioventù, Hasan al-Banna, il fondatore della Fratellanza, scriveva: “L’Andalusia, la Sicilia, i Balcani, l’Italia meridionale e le isole del Mediterraneo erano tutte colonie islamiche e devono ritornare all’islam. Il Mediterraneo e il Mar Rosso devono ritornare ad essere due mari islamici come in passato.”

   

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