Articoli più letti  

   

Cerca autori  

   

Cerca Argomenti  

   

Autore don Marcello Stanzione

Editore Sugarco pag. 240 € 16,80

Descrizione

In questo nuovo libro, don Marcello Stanzione accosta due realtà apparentemente opposte. Quella della donna, un tema di grande attualità oggi anche nella Chiesa, grazie ai richiami di papa Francesco a una maggiore responsabilizzazione della componente femminile nel Corpo ecclesiale, e quella del Purgatorio, che appare essere un tema in disuso. Mentre l'ideale classico, e in fondo la sua indole propria, che scavalca anche le culture particolari, vede la donna come custode e promotrice dell'amore, della bontà, della pazienza, della misericordia: in una parola, della maternità; il Purgatorio appare all'opposto il "luogo" della giustizia poco misericordiosa: di una giustizia che non ammette in Paradiso se prima non si sia "ripagato fino all'ultimo spicciolo", come dice Gesù. Insomma, niente sembrerebbe più inconciliabile del binomio "Purgatorio e donne". Eppure don Marcello Stanzione sviluppa esattamente questo rapporto, o meglio lo illustra. Dopo aver richiamato i principali insegnamenti ecclesiali sul dogma del Purgatorio, ci offre una panoramica di sessanta donne che hanno avuto esperienze e visioni del Purgatorio, lasciandocene una toccante memoria.

 

PREFAZIONE
di Don Mauro Gagliardi 


L'abbondantissima bibliografia di don Marcello Stanzione si ar­ricchisce di questo nuovo titolo, dedicato al tema del Purgatorio, de­scritto e, in qualche modo, « sperimentato » dalle donne mistiche cattoliche. Opportunamente, l'Autore distingue tra sante, beate, ve­nerabili e donne morte in concetto di santità, come ad evidenziare il diverso grado di attendibilità finora riconosciuto dalla Chiesa agli scritti di queste grandi donne.

Il tema del volume mette insieme due realtà apparentemente op­poste. Quello della donna è un tema di grande attualità non solo nel­la società (dal tempo dei primi movimenti femministi sino ad oggi), ma anche nella Chiesa, grazie ai richiami di Papa Francesco ad una maggiore responsabilizzazione della componente femminile nel Corpo ecclesiale. Quello del Purgatorio, invece, appare essere un te­ma in disuso. Inoltre, mentre l'ideale classico della donna — e in fon­do, si può dire, la sua indole propria, che scavalca anche le culture particolari — la vede come custode e promotrice dell'amore, della bontà, della pazienza, della misericordia: in una parola, della mater­nità; il Purgatorio appare all'opposto il « luogo » della giustizia po­co misericordiosa: di una giustizia che non ammette in Paradiso se prima non si sia « ripagato fino all'ultimo spicciolo », come dice Ge­sù (Mt 5,26). Insomma, niente sembrerebbe più inconciliabile del binomio « Purgatorio e donne ». Eppure don Marcello Stanzione sviluppa esattamente questo rapporto, o meglio lo illustra. Dopo aver richiamato i principali insegnamenti ecclesiali sul dogma del Purgatorio, ci offre una panoramica di donne che hanno avuto « contatto » con il Purgatorio e ce ne hanno parlato, per quanto pos­sibile.Non è compito di una prefazione come questa riassumere il testo o entrare nei dettagli. Vorrei solo richiamare, in modo breve e semplice, pochi punti che ci introducano nella lettura del libro di don Marcello. Per amore di sintesi e chiarezza, mi permetto di elencarli anche numericamente:
 
1. Il Purgatorio è un dogma di fede, dunque appartiene al patri­monio inalienabile del Credo della Chiesa. Nessuno dei dogmi rive­lati da Dio può essere espunto dalla sinfonia cattolica della verità. Papa Francesco ci ha recentemente ricordato che « una pastorale in chiave missionaria non è ossessionata dalla trasmissione disartico­lata di una moltitudine di dottrine che si tenta di imporre a forza di insistere » (Evangelii Gaudium, n. 35). Il Papa vuole qui richiamare il famoso principio della « gerarchia delle verità » (cfr. Concilio Va­ticano II, Unitatis Redintegratio, 11), il quale però non va mal inter­pretato, quasi vi fossero dogmi di primo piano e dogmi di scarto o opzionali.Significa, invece, che bisogna evitare di perdere di vista quei dogmi assolutamente centrali che danno unità all'intero sistema del­la fede (la Trinità e l'Incarnazione in modo particolare). Perciò il Pa­pa scrive che l'annuncio non può essere disarticolato, ossia un insie­me di dottrine sparse quasi a caso, senza che se ne spieghi l'intima connessione (o « analogia della fede »).Scrive ancora il Santo Padre: «Tutte le verità rivelate procedono dalla stessa fonte divina e sono credute con la medesima fede » (ivi, 36); con ciò è chiaro che non ci sono dogmi rivelati che potrebbero essere lasciati cadere.Continua: « Alcune di esse sono più importanti per esprimere più direttamente il cuore del Vangelo » (ivi). Non pochi vedono in queste indicazioni un invito a ridurre la gamma di argomenti su cui predica­re, espungendo dall'annuncio contenuti da loro ritenuti fuori moda o controversi, come il Purgatorio o l'Inferno. Ma il Papa non parla di ciò, anzi scrive esattamente il contrario, perché dice che dobbiamo predicare su tutto, conservando però la proporzione tra le parti: « Co­me l'organicità tra le virtù impedisce di escludere qualcuna di esse dall'ideale cristiano, così nessuna verità è negata. Non bisogna muti­lare l'integralità del messaggio del Vangelo. Inoltre, ogni verità si comprende meglio se la si mette in relazione con l'armoniosa totali­tà del messaggio cristiano, e in questo contesto tutte le verità hanno la loro importanza e si illuminano reciprocamente » (ivi, 39).Dunque, l'organicità della dottrina cattolica e la conseguente ge­rarchia delle verità non escludono la predicazione e la pubblicazio­ne di studi teologici e testi divulgativi sul Purgatorio; al contrario, le motivano e le rafforzano.
 
2. Nella teologia e nella pastorale degli ultimi decenni, tuttavia, spesso si è assistito alla scomparsa o alla totale « reinterpretazione » di certi temi, ritenuti non più in linea con la cultura moderna. Un'esegesi biblica unilateralmente storico-critica e una teologia dai forti tratti antropocentrici si sono accordate per espungere certi temi dall'insegnamento cristiano, o per riformularli in maniera tale da renderli di fatto irriconoscibili. È necessario — è chiaro — tenere con­to dei cambiamenti culturali, tanto nella formulazione teologica quanto nell'insegnamento pastorale della dottrina. Ma la necessaria attualizzazione e l'inculturazione non devono produrre la riduzione del numero dei dogmi, ossia una sottrazione indebita dal tesoro del­la fede (fidei depositum).Che il Purgatorio sia oggi uno dei temi off-limits non c'è bisogno di dimostrarlo: dal pulpito e in confessionale non se ne parla quasi più. Le conseguenze di decenni di silenzio (quando non di irrisione) sono visibili ad esempio nel fatto che diminuiscano sempre più le intenzioni di Messa: se il Purgatorio scompare dall'orizzonte di fe­de dei credenti, perché questi dovrebbero investire denaro per « ti­rare fuori » le anime dei loro congiunti da un « luogo » che non esi­ste? Il Purgatorio è oggi l'Isola che non c'è. Altra conseguenza è constatabile nella diserzione dei cimiteri. La sensibilità in materia poteva essere eccessiva in passato, quando molte persone preferiva­no, alla domenica, far visita al tumulo dei propri cari piuttosto che andare a Messa. Ma oggi questo non è più il « segno dei tempi » attuali.

Pochi giorni fa mi sono recato in un cimitero per pregare sulla tomba di un confratello morto da poco: come altre volte, ho notato tante tombe abbandonate, senza fiori né lumi, o con lumi spenti e fiori secchi da giorni, se non da settimane.

3. Una rilettura teologica del Purgatorio, che tenga conto anche dei positivi progressi della scienza teologica, tanto biblica quanto dogmatica, nonché del personalismo filosofico (inesistente in epoche passate) e della sensibilità odierna, potrebbe partire da un sug­gerimento offerto da Benedetto XVI al n. 47 dell'enciclica Spe sal­vi, che cito:Alcuni teologi recenti sono dell'avviso che il fuoco [del Purgatorio] che brucia e insieme salva sia Cristo stesso, il Giudice e Salvatore. L'incontro con Lui è l'atto decisivo del Giudizio. Davanti al suo sguar­do si fonde ogni falsità. È l'incontro con Lui che, bruciandoci, ci tra­sforma e ci libera per farci diventare veramente noi stessi. Le cose edi­ficate durante la vita possono allora rivelarsi paglia secca, vuota mil­lanteria e crollare. Ma nel dolore di questo incontro, in cui l'impuro ed il malsano del nostro essere si rendono a noi evidenti, sta la salvezza. Il suo sguardo, il tocco del suo cuore ci risana mediante una trasforma­zione certamente dolorosa « come attraverso il fuoco ». È, tuttavia, un dolore beato, in cui il potere santo del suo amore ci penetra come fiam­ma, consentendoci alla fine di essere totalmente noi stessi e con ciò totalmente di Dio.Così si rende evidente anche la compenetrazione di giustizia e gra­zia: il nostro modo di vivere non è irrilevante, ma la nostra sporcizia non ci macchia eternamente, se almeno siamo rimasti protesi verso Cri­sto, verso la verità e verso l'amore. In fin dei conti, questa sporcizia è già stata bruciata nella Passione di Cristo. Nel momento del Giudizio sperimentiamo ed accogliamo questo prevalere del suo amore su tutto il male nel mondo ed in noi. Il dolore dell'amore diventa la nostra sal­vezza e la nostra gioia. È chiaro che la « durata » di questo bruciare che trasforma non la possiamo calcolare con le misure cronometriche di questo mondo.Il « momento » trasformatore di questo incontro sfugge al cronome­traggio terreno — è tempo del cuore, tempo del « passaggio » alla comu­nione con Dio nel Corpo di Cristo. Il Giudizio di Dio è speranza sia per­ché è giustizia, sia perché è grazia. Se fosse soltanto grazia che rende ir­rilevante tutto ciò che è terreno, Dio resterebbe a noi debitore della risposta alla domanda circa la giustizia — domanda per noi decisiva da­vanti alla storia e a Dio stesso. Se fosse pura giustizia, potrebbe essere alla fine per tutti noi solo motivo di paura. L'incarnazione di Dio in Cri­sto ha collegato talmente l'uno con l'altra — giudizio e grazia — che la giustizia viene stabilita con fermezza: tutti noi attendiamo alla nostra sal­vezza « con timore e tremore » (Fil 2,12). Ciononostante la grazia consente a tutti noi di sperare e andare pieni di fiducia incontro al giudice che conosciamo come nostro "avvocato" (cfr. 1Giov 1,2).Il testo è ricco di spunti. Ciò che qui ci interessa in particolare è la salvaguardia dei concetti classici riguardanti il Purgatorio — « du­rata » della pena, « purificazione », « fuoco », « giustizia » — coniuga­ti con il personalismo teologico dell'incontro con Cristo e con il te­ma della misericordia divina. Con questo possiamo conciliare facil­mente il tema del Purgatorio con quello dell'amore e, per quanto qui ci interessa, con quello della donna, custode dell'amore e della «te­nerezza », cui si richiama spesso Papa Francesco. Il Purgatorio è al tempo stesso « luogo » dell'amore e della giustizia, perché il perdo­no e la misericordia non possono essere slegati dalla verità: in que­sto caso, si tratta della verità del vissuto particolare di ogni esisten­za umana e di come si è liberamente determinata. Le scelte del sin­golo, di aderire alla grazia o di rifiutarla, non vengono violate da Dio, ma rispettate: non solo il Paradiso e l'Inferno, ma anche il Purgatorio è indice di ciò.Nell'ottica suggerita da Papa Benedetto, poi, impariamo anche un'altra cosa: che nel cristianesimo l'uomo è chiamato ad integrare il suo istinto naturale di carattere pragmatico-giustizialista col mes­saggio evangelico della misericordia accogliente e perdonante; ma anche che la donna è ugualmente chiamata, nel percorso di vita cri­stiano, ad unire all'istintiva tenerezza della sua natura orientata alla maternità, una certa « virilità » necessaria a combattere e vincere la « buona battaglia della fede » (1Tm 6,12) nell'agone di questo mon­do: battaglia che è per tutti, uomini e donne. Così non stupirà rile­vare che, nelle opere di diverse mistiche (penso qui particolarmen­te a Caterina da Siena e Teresa d'Avila), si riportino espressioni det­te loro da Gesù in persona, che le sollecitava ad essere, per l'appunto, più virili.La storia della Chiesa è, d'altro canto, corredata dalle storie di « passione » di tante sante martiri, antiche e moderne, che hanno sa­puto vivere, accanto alla tenerezza dell'amore, la virilità della lotta per difendere la fede.Il libro di don Marcello Stanzione illustra anche questo: abbia­mo qui riassunta l'esperienza di donne veramente cristiane che, sorrette dalla grazia divina, non hanno avuto timore di rapportarsi an­che con realtà che spaventano i più, quali la Morte, il Giudizio, l'In­ferno e il Purgatorio. La soluzione alla paura, come documentano queste sante figure, non si incontra rimuovendo i temi che incutono timore dall'orizzonte della fede, bensì affidandosi all'amore di Dio, che è giusto e misericordioso al tempo stesso e che tuttavia, nel Giudizio, guarda maggiormente alla misericordia (cfr. Gc 2,13).Auguro ai lettori di questo bel libro di poter attingere tale spiri­to di fede e di fiducia. 

INTRODUZIONE

IL PURGATORIO
 
UNA VERITÀ DI FEDE OGGI QUASI DIMENTICATALa Chiesa cattolica ha sempre creduto e crede nell'esistenza del Purgatorio e ha ripetutamente confermato questa dottrina con dichiarazioni esplicite nel presente e nel passato, specialmente in epo­che di contestazione teologica. Per cui chi non crede al Purgatorio sarà magari un « buon » protestante ma certamente non è un vero ed autentico cattolico. Tuttavia il cattolicesimo ha fatto e fa di tutto af­finché questa verità di fede sia capita nel suo esatto significato con­tro eventuali abusi sia teorici che pratici.Cominciando dai tempi a noi più vicini, passiamo in rassegna i principali documenti del Magistero cattolico sulla esistenza e sulla natura del Purgatorio. Papa Paolo VI, nella Professione di Fede formulata in occasione dell'Anno della Fede nel 1967-1968, celebrato per commemorare il diciannovesimo centenario del martirio dei santi apostoli Pietro e Paolo, dichiarò: « Crediamo che le anime di tutti coloro che muoiono nella grazia di Dio — sia quelle che devo­no essere ancora purificate col fuoco del Purgatorio, sia quelle che, come il buon ladrone, sono ricevute in Paradiso da Gesù subito dopo essersi separate dal corpo — costituiscono il popolo di Dio dopo la morte ». Appena tre anni prima, vale a dire nel novembre 1964, lo stesso Paolo VI, con i Padri del Concilio Ecumenico Vaticano II, aveva promulgato la Costituzione dogmatica sulla Chiesa dal titolo Lumen Gentium, che contiene chiari ed espliciti riferimenti al Pur­gatorio.Il documento del Concilio Vaticano II Lumen Gentium al n. 49, in continuità con i Concili di Trento e di Firenze, inserisce la teolo­gia del Purgatorio nella teologia della comunione di tutto il Corpo mistico di Cristo e dichiara: « Fino a quando il Signore non verrà nella sua gloria e tutti gli angeli con lui e, distrutta la morte, non gli saranno sottomesse tutte le cose, alcuni dei suoi discepoli sono pellegrini sulla terra, altri che sono passati da questa vita stanno puri­ficandosi, altri infine godono della gloria contemplando chiaramen­te Dio Uno e Trino, qual è ». L'unione quindi dei membri della Chie­sa militante sulla terra con i fratelli morti nella pace di Cristo non è minimamente spezzata, anzi secondo la perenne fede della Chiesa è consolidata dalla comunicazione dei beni spirituali.In conclusione, se desideriamo aiutare le anime sante del Purga­torio, preghiamo la Madonna per loro e recitiamo bene il santo ro­sario che apporta loro un grande sollievo spirituale.Santa Faustina Kowalska, l'apostola della Divina Misericordia, in data 15 agosto 1937 trascrisse sul suo Diario un'ulteriore rivela­zione sulla premura della Madonna verso le anime che si stanno pu­rificando in Purgatorio: « Durante la meditazione, la presenza di Dio è penetrata vivamente in me e ho conosciuto la gioia della Santissi­ma Vergine al momento della sua Assunzione in cielo... Durante la cerimonia che si è svolta in onore della Madre di Dio, verso la fine della stessa ho visto la Vergine Santissima che mi ha detto: -Oh, quanto mi è gradito l'omaggio del Vostro amore!". E in quel mo­mento ha coperto col suo manto tutte le suore della nostra congre­gazione. Con la mano destra ha stretto a sé la madregenerale Mi­chaela e con la sinistra me, e tutte le suore erano ai suoi piedi coper­te dal suo manto. Poi la Madre di Dio ha detto: "Ognuna di voi che persevererà nello zelo fino alla morte nella mia Congregazione evi­terà il fuoco del Purgatorio, e desidero che ciascuna si distingua per queste virtù: umiltà e mitezza, purezza e amor di Dio e del prossimo, compassione e misericordia" ».In una Chiesa cattolica contemporanea dove non si parla quasi più del Purgatorio, santa Faustina ci rivela una verità imprescindibi­le e fondamentale della vera fede.Questo libro presenta l'esperienza del Purgatorio che hanno fat­to sessanta mistiche cattoliche, alcune delle quali sono state cano­nizzate e beatificate dalla Chiesa, altre sono avviate agli onori degli altari. ESTRATTO DAL PRIMO CAPITOLO

 


Parte I

MISTICHE SANTE

1. SANTA PERPETUA MARTIRE

(II-III secolo)

Perpetua e Felicita nel 203 subirono il martirio sotto Settimio Se­vero, imperatore romano di origine africana.

Proprio grazie a Perpetua, madre e martire, veniamo a cono­scenza della fede dei primi cristiani nel Purgatorio e del valore del­la preghiera per i defunti. Aveva ventidue anni quando fu imprigio­nata insieme a Felicita, Revocato, Saturo e Saturnino. Nell'attesa di venire uccisa in odio alla fede, fece un resoconto di quanto le ac­cadeva in carcere: « Pochi giorni dopo la sentenza della nostra con­danna a morte, mentre tutti stavano pregando, improvvisamente nel bel mezzo della preghiera mi uscì un grido ed io chiamai: Di­nocrate. Restai sorpresa perché non lo avevo nominato prima, ma solo in questo istante, e pensai piena di tristezza alla sua sorte. Compresi anche che dovevo pregare per lui e subito incominciai a pregare e supplicare il Signore per lui. Io vedevo Dinocrate uscir fuori da un luogo buio — durante la notte in visione — dove c'erano tante persone riarse e assetate con i vestiti sporchi e pallidissimi, con una ferita sul volto, come egli aveva quando morì. Egli era un mio fratello, che morì a sette anni sfinito da un cancro al volto, per cui la sua morte fu uno spavento per tutti. Io avevo pregato per questo mio fratello defunto, e fra me e lui c'era un grande spazio cosicché non ci potevamo incontrare.
   

I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Utilizzando tali servizi, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Per saperne di più sui cookie che utilizziamo e come eliminarli , guarda la nostra privacy policy.