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Fonte accademianuovaitalia.it 30/08/2018

Autore Francesco Lamendola

Vogliono spingerci alla guerra civile? È questo che vogliono i signori del Palazzo? Altro che maturità democratica il livello della dialettica ideologica in Italia è infimo e la narrazione dei media è completamente falsificata

Le scene che abbiano visto, attraverso i servizi televisivi, a Rocca di Papa, in occasione delle manifestazioni e contro-manifestazioni per l’arrivo dei cosiddetti migranti e sedicenti profughi, in coda alla penosa vicenda della nave Diciotti e alla sua ancor più desolante conclusione, non possono non lasciare fortemente pensoso chiunque abbia a cuore, almeno un po’, la tenuta sociale del nostro Paese. Avremmo voluto dire “della nostra Patria”, ma si può? È ancora consentito? Oppure è diventata una parolaccia, tale da inibire qualunque possibilità di dialogo con l’altra parte, quella che a sentir parlare di Patria, specie con la lettera maiuscola, sbuffa, scalpita, s’inalbera, vede rosso e pensa immediatamente che sia in atto una provocazione? Fascista, ben s’intende. Ecco. Il vero problema sta qui, non nei sedicenti profughi e sedicenti naufraghi: se questi ultimi sono diventati il problema, è solo di riflesso; ma avrebbe anche potuto essere qualcos’altro. Il vero problema è la spaccatura, la divisione, la incomunicabilità fra queste due Italie che non si parlano, che non si sopportano, che non si accettano e che considerano una specie di insulto il fatto che l’altra esista. Questa è la situazione; altro che maturità democratica: non siamo nemmeno alla pura e semplice accettazione reciproca. C’è voglia di sangue, di vedere il nemico scalciare nella polvere: gli italiani che, a Rocca di Papa, si dicono antifascisti, e indicano gli altri con disprezzo, chiamandoli quella roba lì, cioè esseri indegni di venir chiamati persone, mentre i sedicenti profughi sono, evidentemente, qualcosa di più che semplici persone, sono eroi, sono martiri, sono icone da adorare e venerare, rappresentano il livello, veramente infimo, della dialettica ideologica in Italia, oggi. S’intende che lo stesso ragionamento vale per i fanatici dello schieramento opposto, per quelli che si definiscono fascisti, o che, pur senza definirsi tali, in realtà vivono di nostalgia per un movimento che, qualunque giudizio se ne voglia dare in sede storica, di fatto è morto e sepolto da oltre 70 anni, ossia da tre generazioni. Ma che dire dei sedicenti antifascisti? Come si fa a essere contro qualcosa che è scomparso da oltre 70 anni? Se gli uni vivono di sterili nostalgie, gli altri vivono di sterile contrapposizione: la verità è che hanno bisogno di qualcuno da odiare, da insultare, da desiderare morto, per placare la loro frustrazione e per gratificare la loro smania di sentirsi moralmente migliori di tutti. Il vecchio vizio della sinistra, che ora si riflette puntualmente nei cattolici di sinistra: i primi della classe quando si tratta di fare agli altri la morale, e i primi a odiare quando s’imbattono non in qualche non cattolico, o in qualche anticattolico, ma in qualche cattolico che non vede le cose come le vedono loro. Buonissimi odiatori, ma nello stesso tempo infaticabili predicatori di pace, armonia, solidarietà, inclusione, tolleranza, apertura: ingegneri che sanno gettare sempre ponti dappertutto, e abbattere muri ovunque ne scorgano, ma solo a parole, perché, nei fatti,  nessuno è bravo a erigere muri verso i propri fratelli come lo sono essi. La loro mentalità si riassume nel gesto di quel prete che ospita i sedicenti profughi nella sua parrocchia, li porta in piscina a divertirsi perché d’estate fa tanto caldo, chiude un occhio se qualcuno di loro se ne va ai giardinetti a spacciare droga ai ragazzi italiani, e definisce eccessivo il provvedimento del magistrato di trasferirlo altrove; e appende un cartello sulla porta della sua chiesa con la scritta: Vietato l’ingresso ai razzisti; tornate a casa vostra! Così, non solo proclamano il loro odio per gli italiani che non condividono la loro idea di “accoglienza”; non solo escludono dalla chiesa, la loro, quei cattolici che non vedono perché essa debba trasformarsi in una o.n.g. e smettere di praticare la preghiera e parlare di conversione, di purezza, di grazia e di peccato, di bene e di male, di inferno e paradiso, ma si prendono anche la tremenda responsabilità di insegnare agli stranieri il grande segreto, che da sempre ha messo l’Italia alla mercé di chi ha voluto prendersela: che nessuno sa odiare il proprio vicino, il proprio collega, il proprio compaesano, come sanno odiare gli italiani. E quando quello stesso prete scrive, indicando i suoi ospiti africani: Questa è la mia patria, il messaggio che fa passare verso di loro è micidiale: io non ha patria, sono pronto a rompere ogni relazione con i miei connazionali che esprimano anche solo qualche perplessità sull’invasione mascherata che la neochiesa bergogliana, sostenuta dai poteri forti della finanza e dalla solita magistratura di sinistra (che non esita a porre un ministro sotto inchiesta per aver difeso i confini dello Stato), sta portando avanti; la mia patria siete voi: porte aperte a chiunque venga da fuori, che sia bisognoso o che faccia finta di esserlo, e anche ai genitori, ai fratelli, ai parenti che vogliono venire, per “ricongiungersi”, in realtà per curarsi i denti, il fegato, lo stomaco, il cuore a spese della sanità italiana, trovare una casa a carico dell’amministrazione pubblica italiana, mandare i figli a scuola a  cura dell’istruzione pubblica italiana (con buona pace di Boeri per il quale ci vogliono sempre più immigrati se si vuol riuscire a pagare la pensione agli italiani). Il messaggio dunque, è del tutto analogo a quello dei vecchi marxisti duri e puri: noi non abbiamo patria, dicono i preti di sinistra e i vescovi di strada; la nostra patria sono i “poveri”, è il “popolo”; e i nostri nemici sono quelli che, in ogni luogo del mondo, si oppongono alla rivoluzione. Infatti, costoro non sono che dei marxisti travestiti. E non sono nemmeno cattolici, sia pure per finta, ma sono luterani e se ne vantano: evviva i cinquecento anni dalla riforma di Lutero, dicono Bergoglio e Galantino; evviva Lutero che ci è stato mandato dallo Spirito Santo! Uniscono il pessimismo antropologico di Lutero, il libero arbitrio  non esiste e l’umanità è una massa dannata, con la soteriologia marxista: proletari di tutto il mondo, unitevi: la vostra vittoria è scritta nel libro del destino! Un bel cocktail d’inferno, che non vorremmo bere neanche se fosse l’ultima bevanda esistente al mondo e la nostra gola ardesse di sete. Le più brutte ideologie della modernità, anzi, i loro peggiori cascami, i veleni e i liquami che si spandono fuori dai loro cadaveri, le ideologie fallite, morte e sepolte, che tornano a inebriare gli ultimi moicani inebriati dal fetore di putrefazione delle loro carcasse: questo è che ciò che ribolle nell’animo degli ultimi antifascisti, dei vescovi di strada e dei neopreti inclusivi, accoglienti, progressisti, buonisti e neomodernisti. Se sapessero come sono brutti, come sono ridicoli, come sono sconci; se potessero vedersi dal di fuori, e Dio regalasse loro, per non più di cinque minuti (oltre non reggerebbero) il dono di vedere le cose non come hanno fatto finora, con il paraocchi della loro balorda ideologia, ma come esse sono veramente, nei loro colori reali, nei loro autentici odori. Avrebbero orrore di se stessi; capirebbero, in un attimo, di non essere altro che dei mangiatori di cadaveri, dei parassiti sociali che non hanno nulla da fare in mezzo ai loro simili.

 

0 scritta porta razzisti

Il cartello del "prete". Sono "buonissimi odiatori", ma nello stesso tempo infaticabili predicatori di pace, armonia, solidarietà, inclusione, tolleranza.

 

Stando al racconto che stanno facendo i mezzi d’informazione, tutti a libro paga dei poteri finanziari mondialisti, oggi in Italia si confrontano due partiti, due schieramenti: i liberisti e i sovranisti (o populisti, o razzisti, o fascisti, o nazisti), come ci hanno mostrato anche nei oro servizi da Rocca di Papa. Vogliono farci credere che l’Italia è spaccata a metà, e che i sostenitori dell’una parte si confrontano, più o meno sullo stesso terreno, con quelli dell’altra, anche se lasciano trasparire senza tanti complessi che gli uni rappresentano il Bene, la virtù, il rispetto dei trattati europei (ma da quando, per la sinistra, l’Europa è diventata una virtù, come lo sono diventati, del resto, gli Stati Uniti, il capitalismo, lo stato d’Israele? non l’abbiano capito; ci deve essere sfuggito qualcosa); gli altri rappresentano il Male, l’egoismo, il filo spinato sui confini, le navi umanitarie rimandate indietro, l’assurda pretesa delle plebi di ripristinare la sovranità monetaria, per rientrare in effettivo possesso dei loro risparmi, che, altrimenti, sono diventati di proprietà delle banche d’affari. In altre parole: l’Antifascismo e il Fascismo. Come un tempo c’erano i guelfi e i ghibellini, poi i guelfi bianchi e i guelfi neri; poi i filo-francesi e gli austriacanti; poi, come diceva Leopardi, sulla scia della Batracomiomachia di Omero, le rane e i topi, così oggi ci sono gli antifascisti, sol dell’avvenire, e i fascisti, incubo del passato. Solo che non è così, e questa descrizione di quel che sta accadendo oggi in Italia, è semplicemente ridicola. Del testo, onestamente, come si fa a sostenere che Calenda, Benetton, De Benedetti, Soros e la cricca di Bruxelles sono progressisti, e stanno alla parte dei lavoratori? Ci vuole una bella faccia tosta; se qualcuno ci riesce, complimenti. Così come ci vuole uno stomaco molto forte per reggere il patto del Nazareno e stare a guardare Renzi che, pur di far cadere il governo giallo-verde, si mette d’accordo con Berlusconi, e infatti il tono dei tre canali televisivi di Mediaset, quando si parla di migranti, di accoglienza, ma anche di animalismo e unioni gay, è esattamente lo stesso del tono di Rai Tre, quella comunista. Del resto, lo pensano e lo dicono: il loro mondo, è il Mondo Migliore. Dunque, anch’essi, che ci abitano, sono i migliori: i migliori abitanti del migliore dei mondi possibili. Il mondo che ha scoperto, sia pure con 50 anni di ritardo, che Lutero aveva ragione (e infatti Pasolini scriveva le Lettere luterane nel 1975: quasi cinquant’anni fa). Dove stanno loro, noi comuni mortali non possiamo arrivare: essi stanno nell’Amore, noi nel rancore; essi stanno nel perdono, noi nella vendicatività; essi nel progresso, noi nell’immobilismo; essi nella luce, noi nel brago della palude. Amen.

Dicevamo che la narrazione dei media è completamente falsificata. A cominciare dai rapporti di forza: non è vero che l’Italia è spaccata a metà, anche se così vogliono far credere. È spaccata fra una netta maggioranza, che non vuole più nemmeno sentir parlare di “accoglienza”, perché ha compreso che si tratta di invasione, addirittura di auto-invasione, di islamizzazione e di sostituzione della popolazione italiana con popolazioni africane e asiatiche, e una sparuta minoranza. Inoltre, mentre la maggioranza riflette il sentire di quasi tutto il popolo italiano, perché anche chi non va a manifestare è ormai convinto che bisogna dire ”no” ad ulteriori arrivi di stranieri, il sentire della minoranza riflette solo gli interessi della élite finanziaria e industriale da un lato, che gli arrivi li vuole per abbassare sempre più il costo del lavoro, e dall’altro i cascami della cultura libertaria sessantottesca: proibito proibire, la bellezza è nella strada, eccetera. Sono gli ultimi nipotini di Capanna, di don Milani e di Basaglia: quelli che stanno, per principio, dalla parte dei più deboli, ma sono talmente presbiti da non vedere i più deboli, e da scambiar per tali quelli che gridano più forte. I più deboli, oggi, sono gli italiani delle fasce sociali più basse, che non hanno speranza di trovare un lavoro e che sono costretti a vivere in periferie sempre più degradate (ma ormai anche i centri storici lo sono), fra prostitute e spacciatori, ladri e rapinatori d’ogni risma e d’ogni razza. Che per andare al lavoro, per andare in posta, per andare a ritirare la pensione o per andare a prendere il treno, devono attraversare una terra di nessuno dove la legge non esiste più, le forze dell’ordine non si fanno vedere, e spadroneggiano delinquenti africani, asiatici e sudamericani, che si aggiungono ai piccoli delinquenti, sbandati e problematici nostrani. Perché è indubbio che il disordine sociale in cui viviamo alimenta le patologie da rifiuto, da ribellione o da autismo; aumenta, cioè, in maniera esponenziale, il numero delle persone che non riescono più ad adattarsi, a tenere il passo, a far buon viso a cattivo gioco. E aumenta,  attualmente, il numero delle patologie depressive, delle malattie psicosomatiche, dei suicidi. I progressisti al caviale, le magliette rosse con il Rolex, gli scrittori di sinistra che vivono con la scorta, ma anche con l’attico a New York, non ne sanno assolutamente nulla. Quando hanno finito il loro show davanti alla nave “sequestrata” dal ministro brutto e cattivo, o davanti al centro di accoglienza dove arrivano i cosiddetti migranti, e se ne tornano a casa, a convivere con le situazioni impossibili, a doversi barricare in casa, ad aprire le saracinesche del negozio con il batticuore, dopo aver già subito tre, quattro, cinque rapine, sono gli italiani che vivono sul posto, non quelli col Rolex e l’attico, magari con due o tre attici, uno a Milano, un altro a Londra, più quello di New York. La signora Boldrini, il segretario Martina, i Gad Lerner e i Roberto Saviano, stranissimi alleati di preti come don Ciotti o padre Zanotelli, gli immigrati li vedono solo quando vanno alle loro manifestazioni; per il resto, non sanno che voglia dire dover convivere con essi nei quartieri sempre più sporchi, insicuri e turbolenti.

 

0 GALLERY benigni giullare

Altro che maturità democratica il livello della dialettica ideologica in Italia è infimo e la narrazione dei media è completamente falsificata.

 

Il problema è tutto qui. C’è un Italia che riversa il suo amore filantropico su tutti, tranne che sui propri connazionali, e c’è una chiesa che vuole accogliere e includere tutti, tranne i suoi fedeli; a domanda, non risponde, come il signore argentino non ha risposto a quella giornalista che gli poneva la domanda secca, se il memoriale Viganò dice il vero o no. Questa Italia è formata dall’1% della popolazione, ma ha dalla sua tutti i mass media, tutti i magistrati e tutti gli intellettuali di peso, o quasi. E c’è l’altra Italia, quella della gente comune, che viene costretta subire una politica antinazionale, suicida, devastante, e che, per soprammercato, viene quotidianamente rimproverata, insultati e accusata di esser razzista e populista. Strane accuse, specialmente da quelle bocche. Le quali bocche non parlano più dell’imperialismo yankee, né si lamentano dei crimini del sionismo, non denunciano più le malefatte dei capitalisti, anzi: difendono i Benetton e la Società Autostrade, amano Soros, vanno d’accordo perfino con Macron. Se l’Italia minoritaria vorrà di proseguire su questa strada, imponendo alla stragrande maggioranza un destino che essa non accetta, si andrà alla guerra civile. È questo che vogliono i signori del Palazzo e i loro utili idioti che pontificano sempre?

 

   

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