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Fonte ricognizioni.it 04/07/2019

Autore Patrizia Fermani

 

Di fronte all’orrore della tortura mentale e fisica inflitta ai bambini, della rapina dei figli al padre approntata in via amministrativa e giudiziaria che ci sconvolge in questi giorni, bisogna guardare al terreno di coltura in cui tale ignominiosa realtà va a collocarsi. Infatti non siamo di fronte ad un fenomeno che viene dal nulla, casuale e occasionale, qualcosa di inspiegabile e irripetibile, isolato come una pietra nera emersa in mezzo ad acque limpide e chete.

Si tende a far apparire questi fatti come eccezionali in quanto riconducibili immediatamente a delle personalità psichicamente alterate e interessate da notevoli disturbi del comportamento, e mediatamente all’aberrante funzionamento di un apparato amministrativo e giudiziario, che però altrove funzionerebbe a dovere.

II realtà questi fatti non dovrebbero essere considerati né sorprendenti né imprevedibili, perché sono il frutto scontato di un terreno concimato a dovere. Insomma, non ci si può meravigliare di fronte a certe mostruosità quando la loro matrice ideologica e politica è viva e vegeta, gli impresari continuano a propagandarne le idee portanti dai loro scranni di parlamentari, di giudici o di amministratori locali, vendendo la propria merce dai palcoscenici televisivi. La follia del presente ha i propri piazzisti politici in quelli che lavorano alacremente ogni giorno allo smantellamento di una intera comunità nazionale e hanno creato un “clima culturale” minoritario ma fortemente invasivo penetrato in tutti i gangli vitali della società in ossequio alle direttive impartite dai poteri sovranazionali.

Insomma, quelle mostruosità sono figlie del monstrum politico, erede di una più antica ibridatura politica, che comprende i cascami di una chiesa non più cattolica e il progressismo etico neocapitalistico, depositario autocertificato, per antica concessione, della cultura ufficiale, cioè del nulla etico e speculativo dominante. Da quell’ibridatura si è generato un vero e proprio tipo antropologico, fornito di un linguaggio e di un formulario codificati, che sostituisce il pensiero e fornisce di ogni evento una lettura precostituita.

L’evoluzione della specie assume anche queste forme. Se i padri avevano volto lo sguardo all’Unione Sovietica come polo di riferimento morale e politico, il progressista neocapitalistico di nuova generazione si è inginocchiato una tantum davanti alla statua della libertà, pletorico simulacro del connubio transatlantico tra una democrazia fasulla e la vuota utopia libertaria. Da allora ogni idea degenerata che negli ultimi anni ha impunemente aggredito il tessuto etico, economico e politico dell’Italia è stata importata diligentemente e ha dettato leggi dissennate, pronunce giurisdizionali altrettanto dissennate, ha occupato con esemplare afflato democratico tutti gli spazi mediatici, e fornito una nuova agenda culturale ad una l’Italia che la Chiesa aveva già abbandonato ai nuovi venti di dottrina.

Nel quadro di questo indiscusso “progresso” culturale, un posto di primo piano è spettato all’omosessualismo, entrato di slancio nella metafisica dei costumi, ovvero nella religione democratica della libertà dalla morale, dall’etica e dalle leggi di natura, e ne ha affidato l’ufficio liturgico alla pensosa sicumera delle sue vestali televisive. L’omosessualismo ha trovato insomma in questa temperie politica l’habitat ideale in cui sguazzare.

I movimenti omosessualisti importati dall’America hanno dettato l’agenda. Bisognava puntare prima alla normalizzazione sociale attraverso una martellante presenza mediatica, teatrale e cinematografica e la rappresentazione propagandistica pubblica (vedi oscene esibizioni organizzate per le vie cittadine da amministrazioni compiacenti). Ma l’obiettivo era molto più ambizioso. Il passo successivo doveva essere, ed è stato, la conquista di una posizione di prestigio giuridicamente assistita, attraverso la manipolazione dei concetti giuridici garantita dagli stessi uffici giudiziari e dalle aule legislative.

Le moderne legislazioni occidentali, hanno riconosciuto il principio di uguale tutela da parte della legge di tutti gli individui in quanto tali, cioè indipendentemente da condizioni personali contingenti, pur ammettendo ragionevoli eccezioni richieste dalle condizioni e qualità particolari di alcuni soggetti. Come ad esempio le condizioni previste per le lavoratrici madri, o le immunità per i capi di stato estero.

Ma le lobby omosessualiste hanno avanzato la pretesa di una surreale tutela giuridica privilegiata immettendo già nel linguaggio comune i fantomatici “diritti degli omosessuali”, cioè ulteriori rispetto a quelli derivanti dalla comune condizione di uomini, come se la omosessualità fosse essa stessa un valore aggiunto meritevole di tutela ad hoc. Dall’equivoco terminologico si è arrivati all’equivoco giuridico e alla cieca quanto cervellotica applicazione di un principio di uguaglianza che punta alla parificazione giuridica di situazioni ontologicamente incomparabili come la famiglia naturale e la sua grottesca scimmiottatura omoerotica.

Nelle famose “conquiste” patrocinate da una Cirinnà che prometteva ai suoi sodali di partito, dopo le famose unioni, anche la adozione dei minori in nome della omogenitorialità fondata sull’amore. In questo orizzonte di dissennatezza che comprende altri ben noti cavalli di battaglia come eutanasia, aborto e immigrazione senza confini, e altro ancora, una fauna politica ha trovato la propria unica ragion d’essere e lavora per spingere sempre più una società confusa sul crinale suicidario della autodissoluzione.

Di questo scempio della ragione gli italiani sono stati spettatori frastornati e spesso colpevolmente inerti. La politica dell’universo progressista, dura a morire perché foraggiata dalle istituzioni sovranazionali e incoraggiata da una chiesa ex cattolica allo sbando perché occupata manu militari dalle stesse lobby, continua a lavorare alacremente per incrementare questo scempio di ogni canone etico logico e giuridico. I sindaci che piangono sulla carenza di fondi per le strutture scolastiche, li promuovono e finanziano ogni osceno esibizionismo omosessualista, e organizzano nelle scuole primarie e in quella dell’infanzia corsi di indottrinamento precoce all’indifferentismo sessuale in perfetta sintonia col piano di contenimento presente e futuro delle nascite dei bianchi autoctoni, razza destinata per decisione superiore democratica alla estinzione nel corso del secolo.

Non è dunque nel sadismo psicopatico di due sciagurate che si misura la gravità di questo dramma collettivo, e nelle correlative storture dei meccanismi di affidamento che violentano spesso famiglie inermi, ma nella indifferenza per le implicazioni morali, per la sofferenza prevedibile, per il danno colpevole verso i bambini che una ideologia degenerata va seminando da anni sotto la ipocrisia delle parole, la manipolazione delle leggi, la intossicazione delle coscienze, il nascondimento della realtà.

I fatti di Reggio Emilia sono ripugnanti non soltanto per le colpe dirette acclarate, ma anche, o forse soprattutto, per quelle diffuse in una società anestetizzata dalla miserabile pochezza dei suoi “legislatori” e ciarlatani, dei suoi intellettuali buoni a nulla e capaci di tutto. Rigorosamente antifascisti. Ohibò!

   

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