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Fonte lanuovabq.it 07/02/2017

Autore Andrea Zambrano

Melloni e Mattarella nella sede della Fscire con il presidente della Fscire Onida

La vicenda mai chiarita del bando ministeriale vinto dalla Fondazione per le Scienze Religiose Giovanni XXIII di Bologna dovrà essere spiegata dal ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli. E’ quanto dispone l’iscrizione a ruolo di una interpellanza parlamentare del senatore Carlo Giovanardi di Idea che dopo aver letto l’inchiesta in tre puntate della Nuova BQ ha preso carta e penna e scritto al titolare di dicastero.

Il testo presentato come atto di sindacato ispettivo rappresenta a tutti gli effetti un’interpellanza scritta a cui il Governo è tenuto a rispondere. Nel testo presentato da Giovanardi, che ora potrà farlo sottoscrivere ad altri colleghi, viene ripercorsa la genesi del bando vinto dalla cosiddetta scuola di Bologna. E soprattutto, come raccontato dal nostro giornale, i tanti interrogativi che il suo svolgimento ha generato.

Ed è per questo che Giovanardi vuole conoscere dalla Fedeli nell’ordine: quali misure il Ministro abbia adottato o intenda adottare per il riconoscimento della fondazione "Giovanni XXIII", vincitrice del bando, quale infrastruttura di ricerca delle scienze religiose; che tipo di verifiche abbia operato in ordine al rischio che un consulente a chiamata diretta del Ministero fosse beneficiario di un bando emesso dallo stesso Ministero; che tipo di verifiche siano state adottate o si intendano adottare per escludere la vicinanza, anche solo di conoscenza o di rapporti accademici, tra il commissario Vincenzo Pacillo e il menzionato consulente. E infine: a quanto ammonti la cifra effettivamente erogata dal Ministero alla fondazione in oggetto.

Come spiegato dalla Nuova BQ nei giorni scorsi infatti, il sospetto che il bando sia stato cucito addosso alla Fondazione, è concreto. Una Fondazione che negli anni è cresciuta a tal punto in autorevolezza tanto da avere ospite recentemente anche il Capo dello Stato Mattarella quando è venuto in visita a Bologna. Ma anche una Fondazione che è un importante centro culturale e probabilmente il più autorevole riferimento per quell’interpretazione del Concilio Vaticano II come rupture contro il quale Papa Benedetto XVI aveva più volte tuonato, contrapponendovi invece l’ermeneutica della riforma.

Attorno alla Fondazione per le scienze religiose di Bologna si muovono però anche molti interessi e figure di primo piano del mondo politico ed ecclesiale italiano. Basti dire che il fondatore della comunità di Bose Enzo Bianchi, paladino della Chiesa povera per i poveri, è membro a vita del Cda dell’ente di San Vitale. Un ente che ora si è trovato un corposo assegno di non più di un milione di euro pubblici da spendere per il progetto presentato.

Molti sono i personaggi autorevoli che gravitano o hanno gravitato attorno al fortino creato da Giuseppe Alberigo e Giuseppe Dossetti negli anni ’50: Il compianto Beniamino Andreatta, lo storico Paolo Prodi, fratello di Romano, deputati Pd come Gabriele Albonetti, esponenti del giornalismo che conta come Giulio Anselmi, figure istituzionali come Piero Giarda, già ministro dei rapporti con il parlamento del governo Monti, Valerio Onida, ex presidente della Corte Costituzionale e Franco Bassanini, ministro e deputato di lungo corso sempre nell’alveo della Sinistra prima comunista poi pidiellina fino ad essere recentemente advisor del premier Matteo Renzi.

Tre sono gli interrogativi emersi. Il primo riguarda il fatto che a vincere sia stata la Fondazione diretta da Alberto Melloni, il docente emiliano, che proprio quando il bando veniva emesso e svolto era consulente a chiamata diretta dell’allora ministro dell’Istruzione Stefania Giannini.

Dubbi sono stati sollevati anche sul riconoscimento della Fondazione in Infrastruttura di Ricerca delle Scienza religiose, conditio sine qua non per partecipare e ottenere il corposo finanziamento. Il bando infatti, diviso in tre parti, si occupava nella sua prima finalità della tutela della Infrastrutture di ricerca delle scienze religiose, ma da una rapida verifica, e soprattutto in assenza di una risposta del ministero più volte contattato, non esiste una dicitura specifica, né un atto, né una determina dirigenziale che riconosca le infrastrutture di ricerca per le scienze religiose. Così, dato che il criterio principale è quello di essere riconosciuti come tale, è stato impossibile risalire alla fonte che ha permesso alla Fondazione di partecipare e vincere, dato che nessuno ha mai riconosciuto con un atto ufficiale l’istituzione delle Infrastrutture di ricerca delle scienze religiose.

C’è poi un terzo e misterioso interrogativo. A giudicare la Fondazione meritevole del finanziamento, il ministero ha chiamato il professor Vincenzo Pacillo, docente universitario dell’ateneo di Modena e Reggio Emilia. Guarda caso proprio la stessa università dove ha la cattedra Melloni. Le coincidenze non si fermavano solo a questo aspetto. Tra Melloni, beneficiario finale del finanziamento, e Pacillo proprio nei giorni del bando c’è stata una intensa frequentazione fatta di inviti a una trasmissione radiofonica condotta da Melloni stesso e ad una commissione esaminatrice della stessa Fondazione dove i due erano entrambi membri giudicanti per l’erogazione di una borsa di studio. Insomma, il dubbio espresso dalla Nuova BQ e adesso fatto proprio da un senatore della Repubblica è che il giudicante e il giudicato fossero non solo conoscenti, ma anche molto vicini in ambito accademico. Da qui la domanda posta al ministero, che ora ha l’obbligo morale di sciogliere: è normale che alla commissione per l’erogazione di un bando pubblico il “giudice” sia stretto conoscente di uno dei partecipanti, che poi risulterà vincitore?

Domande che adesso sono messe nero su bianco negli atti parlamentari del Senato e che ora sarà difficile ignorare da parte dei dirigenti e funzionari del ministero che dovranno poi fornire la risposta alla Fedeli, la quale all’epoca non era alla guida del dicastero di viale Trastevere.

 

   

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