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L’Arcivescovo S. E. Mons. Luigi Negri segnala a tutti i cristiani di Ferrara-Comacchio, e a tutti gli uomini e donne di buona volontà, l’importante articolo di Lucia Bellaspiga, apparso sul quotidiano Avvenire il 15 luglio scorso, incentrato sulla testimonianza della Comunità Papa Giovanni XXIII che, con la preghiera del rosario davanti all’Ospedale S. Orsola di Bologna e a tanti Ospedali d’Italia, manifesta per la difesa del diritto alla vita del nascituro e offre aiuto alle madri in difficoltà per portare a termine la gravidanza evitando l’aborto.

Tuttavia quest’iniziativa, ormai ultradecennale, pare ultimamente turbare un certo numero di persone che sono arrivate all’insulto e all’aggressione al fine di impedire la recita del rosario. In un clima in cui i media, egemonizzando l’informazione, decidono unilateralmente i temi da mettere in primo piano anche riguardo all’ambito ecclesiale, e spesso trascurano le iniziative più ricche di valore per il solo difetto di non essere allineate al pensiero unico dominante, la scelta di pubblicare l’articolo in questione è assolutamente encomiabile.

L’Arcivescovo ricorda con grande affetto e stima lo straordinario fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII, Don Oreste Benzi, che ha saputo guidare le sue comunità verso scelte concrete di impegno cristiano dentro gli ambiti maggiormente colpiti dalla perdita del senso dell’umano e dei valori fondanti la dignità della persona, senza tralasciare ma anzi dimostrando la forza dirompente e concreta della preghiera. In questo senso Mons. Negri ricorda il testo dell’indimenticabile teologo gesuita card. Jean Daniélou,La preghiera problema politico” in cui si sostiene che la Chiesa non debba essere "svincolata dalla civiltà in cui si teme possa compromettersi" ma, al contrario, è essenziale che si impegni in essa.

Da parte sua, oltre a consigliare a tutti la lettura dell’articolo, caldeggia fortemente in Diocesi iniziative come quelle della Comunità Papa Giovanni XXIII, garantendo anche la sua presenza personale ogni volta che gli impegni di ministero glielo permetteranno.





Fonte Avvenire 15/07/2014


Autore Lucia Bellaspiga


Non chiedono nulla. Non protestano. Non fanno baccano, anzi, bisbigliano in un angolo. Eppure in qualche modo fanno “rumore”, come la famosa foresta che cresce: in silenzio, ma eccome se cresce... Da venti anni i volontari della Comunità Papa Giovanni XXIII ogni settimana una mattina si ritrovano a recitare il Rosario davanti agli ospedali d’Italia in cui si praticano gli aborti.

Un quarto d’ora di preghiera e via, in punta di piedi, come iniziò a fare il fondatore dell’associazione, don Oreste Benzi. In un’Italia in cui si è "liberi" di tutto e ogni cosa è un "diritto", pare però che la preghiera sia vista da qualcuno come un atto da censurare: da qualche settimana un gruppetto di contestatori/trici si dà appuntamento davanti all’ospedale Sant’Orsola di Bologna e aggredisce il gruppo di 50/60 persone in preghiera, insultando e cercando di impedire il Rosario.

Un’aggressione da cui la Papa Giovanni XXIII non si lascia però provocare: «Abbiamo deciso che non avremo più un giorno fisso ma settimana per settimana cambieremo – racconta Giovanni Paolo Ramonda, il successore di don Benzi –, perché non vogliamo assolutamente andare a uno scontro su un’iniziativa che a Bologna portiamo avanti da 15 anni senza mai aver avuto problemi, nel rispetto delle norme, con la questura sempre al corrente della nostra preghiera. Sia chiaro che noi continueremo: pregheremo in pubblico davanti agli ospedali come facciamo da anni tutte le settimane alle 7 del mattino, estate e inverno, col caldo e con la neve, perché noi siamo dalla parte delle donne, che abortiscono in quanto lasciate sole».

Lo dimostrano le molte centinaia di bambini che grazie a quella discreta presenza non sono stati abortiti, migliaia di ragazzini le cui madri, contattate attraverso la preghiera davanti alle cliniche, hanno potuto cambiare idea e scegliere di tenere il proprio figlio. «La nostra preghiera si fa incontro – spiega infatti Ramonda – noi non ci limitiamo a dire il Rosario ma offriamo un supporto concreto, uniamo le nostre forze alle loro e, se queste madri vogliono far nascere il bambino, non le abbandoniamo. La lunga esperienza ci ha dimostrato che oltre i due terzi delle donne che erano orientate all’aborto, quando viene loro afferto un valido aiuto, vogliono far nascere il figlio e questo dimostra che l’aborto non era una scelta libera ma di disperazione».

Dalla parte delle donne, dunque, contro chi, nell’indifferenza generale, le spinge verso un’azione che certo rappresenta un dramma per tutti (e un business per pochi): «Circa un quinto delle 573 mamme che solo nel 2013 sono state prese in carico dal nostro Servizio maternità difficile ha denunciato di aver ricevuto pressioni ad abortire»: da parte degli operatori sociosanitari, che dimenticano facilmente ciò che prevede la legge 194 affinché l’aborto resti l’ultima spiaggia dopo aver tentato tutto per salvare quella vita nascente, ma anche da parte del partner, dei genitori, persino del datore di lavoro...

Eppure il manipolo anacronistico di femministe bolognesi da qualche settimana interviene con slogan che sviliscono proprio la figura femminile (e che qui non riportiamo per rispetto della donna), e del suo bambino fanno niente più che un oggetto. «Noi vogliamo ribadire la scelta di don Benzi, stiamo sempre dalla parte del più debole», ricorda Ramonda. E tra tutti il più debole «è il bambino che non può nascere né dire la sua, con il concorso dello Stato, che attraverso la legge 194 ne permette la soppressione.

Come dice papa Francesco nella Evangelii Gaudium, la difesa della vita nascente è intimamente legata alla difesa di qualsiasi diritto umano. E per questo non facciamo guerre, preghiamo: non possiamo? E perché?». Articolo 19 della Costituzione: "Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume". Tutto oggi pare essere lecito, dalle nudità pubbliche di un Gay Pride, alle manifestazioni di piazza più scatenate, ai "rave party"... Un Rosario bisbigliato nel nome dell’uomo più piccolo al mondo e senza voce fa davvero tanto rumore? Forse allora è un buon segno.

   

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