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Fonte culturacattolica.it 03/03/2017

Autore Andrea Mondinelli

Dedicato agli intellettuali laici e ai cattolici pavidi

A quegli intellettuali laici che inneggiano all’eutanasia e al suicidio come massima forma di libertà razionale ed ai pavidi cattolici che dicono di non avere una risposta, voglio dedicare questo pensiero forte di Gilbert Keith Chesterton.
Sentite cosa scriveva GKC cento anni fa: «Nacque la discussione se l'uccidersi fosse una bella cosa. Certi odierni sapienti ci hanno insegnato che non bisogna dire "pover'uomo" di uno che s'è fatto saltare le cervella, poiché egli era una persona invidiabile, e, se si è colpito al cervello, è perché aveva un cervello eccezionalmente fine... Per me il suicidio (e l'eutanasia come frutto di autodeterminazione ne è la forma più raffinata, ndr) non è soltanto un peccato, è il peccato; è il male supremo e assoluto, il rifiuto di prendere interesse all'esistenza, di prestare il giuramento di fedeltà alla vita. L'uomo che uccide un uomo, uccide un uomo; l'uomo che uccide se stesso, uccide tutti gli uomini: per quanto lo riguarda distrugge il mondo... il ladro i diamanti lo appagano; il suicida no... il ladro rende omaggio alle cose che ruba se non al loro proprietario; il suicida insulta tutte le cose per il fatto stesso di non rubarle. Rifiutando di vivere per amore di un fiore, oltraggia tutti i fiori. Non c'è al mondo la più piccola creatura cui egli non irrida con la sua morte».
 
   

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