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Fonte culturacattolica.it 28/07/2013

 

Autore  Gianfranco Amato

Riportiamo questo articolo del Presidente nazionale dei «Giuristi per la Vita», pubblicato su «La Voce di Romagna» del 27 luglio 2013, a pag. 6

 

Ospedale di Cona, in provincia di Ferrara. Il 23 luglio scorso don Stefano Piccinelli, Cappellano del nosocomio, affigge in bacheca il testo dell’appello per fermare la proposta di legge contro l’omofobia e la transfobia, lanciato dai Giuristi per la Vita attraverso la Nuova Bussola Quotidiana e CulturaCattolica.it.
Quel gesto coraggioso provoca l’ira stizzita della lobby omosessualista, e l’immediata rimozione dell’appello. A parlare è lo stesso Presidente dell’Arcigay, Flavio Romani, che in un’intervista definisce quello di don Stefano un «atto scorretto e inqualificabile per difendere non il diritto alla libertà di opinione ma il diritto all’offesa».
Per Romani l’atto è «inqualificabile, nella forma e nella sostanza». Sul piano formale, infatti, secondo Flavio Romani, «mettere un volantino del genere, su un tema delicato e di attualità come la legge contro l’omofobia, in un luogo sacro e per di più carico di sofferenza come un ospedale è un’azione scorretta, cinica e molto lontana dalla pietas cattolica». Anche nei contenuti Romani appare tranchant: «Quel volantino è pieno di falsità e di nozioni semplificate al massimo fino a diventare slogan senza verità. Si sostiene che la legge contro l’omofobia limiterebbe la libertà di espressione e di opinione. È una bugia. La legge contro l’omofobia altro non è che l’estensione della legge Mancino alle fattispecie degli omosessuali e dei transessuali». Sempre Flavio Romani ne ha anche per i Giuristi per la Vita: «È un gruppo che porta avanti diverse battaglie cercando di interpretare le norme costituzionali in funzione del loro credo religioso, mistificandone i contenuti. Il fatto grave è che tra questi “Giuristi per la Vita”, una definizione che per me ha senso tanto quanto quella di “Matematici cattolici” per dirne una, ci sono nomi anche importanti legati a prestigiosi Atenei. Quando invece tutto ciò che regola la società civile di uno Stato laico non dovrebbe essere oggetto di letture religiose scambiate per dottrine giurisprudenziali».
Lo stesso presidente nazionale dell’Arcigay sostiene che i pericoli denunciati dai Giuristi per la Vita sono «un falso», perché «una cosa è esprimere un’opinione, un’altra è incitare all’odio e alla violenza», e comunque «le convinzioni legate alla propria fede religiosa per fortuna sono protette dalla nostra democrazia». Beh, quindi, a sentire il Presidente nazionale dell’Arcigay possiamo stare tutti tranquilli. Non sembrerebbe, in realtà, proprio così nel passaggio successivo della stessa intervista quando, tolta la maschera dello slogan ipocrita della libertà tutelata dalla Costituzione, aggiunge: «Spesso e volentieri esponenti del clero nei confronti degli omosessuali usano parole che sconfinano nel disprezzo e nella violenza. Dare del malato e del depravato a una persona, o attribuire una sorta di inferiorità morale a una minoranza è come fornire un motivo per passare alla violenza. Invocando il rischio del reato di opinione si ricorre al vittimismo per tutelare la libertà di insulto».
Se abbiamo ben capito, quindi, per il Presidente nazionale dell’Arcigay sarebbe un atto di omofobia – da perseguire per legge – affermare che l’omosessualità rappresenti una «grave depravazione», citando le Sacre Scritture (Gn 19,1-29; Rm 1,24-27; 1 Cor 6,9-10; 1 Tm 1,10), o dichiarare che gli atti compiuti dagli omosessuali siano «intrinsecamente disordinati», (Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede, Dich. Persona humana), od osare sostenere che tali atti siano «contrari alla legge naturale», poiché «precludono all’atto sessuale il dono della vita e non costituiscono il frutto di una vera complementarietà affettiva e sessuale» (art. 2357 del Catechismo della Chiesa Cattolica). Non osiamo neppure immaginare, poi, cosa Flavio Romani possa pensare dell’espressione usata il 22 maggio 2010 dall’allora Cardinal Bergoglio, oggi Papa Francesco, a proposito del matrimonio omosessuale, definito come «il rifiuto totale della legge di Dio, incisa anche nei nostri cuori», «un tentativo distruttivo del disegno di Dio», «una mossa del padre della menzogna che cerca di confondere e d’ingannare i figli di Dio», contro cui va invocata una «guerra di Dio».
Poiché tutto ciò potrebbe «incitare all’odio e alla violenza» – questo il ragionamento di Flavio Romani – andrebbe vietato per legge.
Evidentemente il Presidente nazionale dell’Arcigay, forse offuscato da odio ideologico, non ha letto attentamente l’appello dei Giuristi per la Vita affisso da don Stefano. Se avrà la compiacenza di farlo si renderà conto di aver confermato, con le sue parole, le preoccupazioni che in esso sono state puntualmente denunciate.

   

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