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Fonte chiesa.espressonline.it 30/01/2016

Autore Sandro Magister

Accordi e disaccordi tra le Chiese dell'ortodossia, alla vigilia del loro primo concilio dopo più di mille anni. E da Roma uno schiaffo alla Chiesa greca, con la nomina di un nuovo vescovo cattolico e latino


ROMA, 30 gennaio 2016 – Sono due le novità sul fronte delle Chiese d'oriente, una grandissima e una piccolina.

La piccolina è la nomina del nuovo esarca apostolico dei cattolici di rito bizantino residenti in Grecia, cioè in pratica del nuovo vescovo cattolico di Atene, il cui annuncio sarà dato ai primi di febbraio.

Quella di Grecia è la più minuscola e problematica tra le Chiese orientali cattoliche. Ha soltanto tre parrocchie e 6 mila fedeli, tra i quali i greci sono appena un migliaio, gli altri sono ucraini e caldei di recente immigrazione.

Essa è nata un secolo e mezzo fa per l'impulso proselitista del primo dei suoi vescovi, Giovanni Marangò, un latino in abiti bizantini, insediato ad Atene nel 1875 ma due anni dopo processato e destituito dal Sant'Uffizio, sia per dei debiti contratti sia per dei commerci sessuali con le suore di una congregazione da lui stesso fondata.

La Chiesa ortodossa greca ha sempre considerato questo innesto una gravissima invasione di campo. Tant'è vero che sia nel 1975, con Paolo VI, sia nel 2008, con Benedetto XVI, chiese insistentemente alla Santa Sede di rinunciare alla nomina di un vescovo cattolico su suolo ellenico, per una comunità così minuscola.

Ma invano. Nel 1975 il pontificio consiglio per l’unità dei cristiani, all'epoca con presidente il cardinale Johannes Willebrands e con segretario l'arcivescovo Pierre Duprey, aveva formalmente assicurato il santo sinodo della Chiesa ortodossa greca che al defunto vescovo non sarebbe stato dato come successore un altro vescovo ma solo un dignitario non insignito di carattere episcopale. Ma una mossa a sorpresa della congregazione vaticana per le Chiese orientali, da cui dipendeva e dipende tuttora l'esarcato di Atene, indusse Paolo VI a cedere e ad insediare come successore il vescovo Anargiros Printesis.

La Chiesa ortodossa greca reagì duramente e per iscritto alla nomina, criticata anche dall'allora patriarca di Costantinopoli Dimitrios (v. "Il Regno. Documenti" n. 20, 1975; e per l'intera vicenda: Filippo Santi Cucinotta, "Identità ed appartenenza nelle Chiese cattoliche orientali", in "Ho Thològos" n. 21, 2003, pp. 163-214).

Ma nel 2008 l'esito fu lo stesso. Di nuovo Roma insediò ad Atene un vescovo, il greco Dimitrios Salachas. Che è ultimamente entrato nelle cronache per essere stato incluso da papa Francesco – come esperto della misericordia pastorale chiamata in Oriente "oikonomia" – nella commissione che ha preparato la confusionaria riforma dei processi di nullità matrimoniale entrata in vigore lo scorso 8 dicembre.

Anche da papa Jorge Mario Bergoglio la Chiesa ortodossa greca si aspettava una successione non episcopale a Salachas, dimissionario per ragioni di età, avendo superato i 75 anni. E invece sarà doppiamente delusa, poiché il successore designato non solo sarà ancora una volta vescovo, ma nemmeno è greco.

Infatti, avendo l'esarcato cattolico di Atene soltanto sei sacerdoti per varie ragioni non candidabili, la congregazione vaticana per le Chiese orientali, presieduta dal cardinale argentino Leonardo Sandri, ha pescato il successore da fuori. E imprudentemente l'ha scelto nella persona di Manuel Nin, monaco benedettino, ancora una volta un latino in abiti bizantini, attuale rettore del Pontificio Collegio Greco di Roma, cioè di quella che agli occhi dei greci è pur sempre l’esecrata istituzione fondata nel 1577 per preparare i missionari cattolici da inviare nell'Ellade a convertire gli ortodossi.

Il valore di padre Nin come teologo, liturgista ed esperto dell'Oriente cristiano è attestato dai suoi frequenti scritti su "L'Osservatore Romano" e dai suoi libri. Ma non c'è dubbio che la sua nomina a nuovo esarca apostolico di Atene – che sarà resa pubblica tra pochi giorni – sarà giudicata come un ennesimo schiaffo dalla gerarchia ortodossa greca, già una delle più visceralmente ostili non solo a Roma ma anche alle Chiese ortodosse sorelle più impegnate nel dialogo ecumenico.

*

E siamo all'altra notizia, quella grandissima.

Il concilio panortodosso si terrà. L'hanno finalmente deciso i capi delle Chiese ortodosse autocefale, riuniti nei giorni scorsi in Svizzera, a Chambésy, sul lago di Ginevra (vedi foto), per superare gli ultimi ostacoli alla celebrazione di questo evento, non più convocato da oltre mille anni.

Si terrà dal 16 al 27 giugno nell'isola di Creta, a pochi chilometri dalla città costiera di Canea, nelle sale della moderna e accogliente Accademia Ortodossa costruita negli anni Sessanta con il patronato spirituale del patriarcato di Costantinopoli e con i soldi della Chiesa evangelica di Germania:

> Orthodox Academy of Crete


Domenica 19 giugno, festa di Pentecoste nel calendario orientale, la liturgia sarà celebrata a Heraklion nella cattedrale di San Minas.

In precedenza, la sede prevista per il concilio era la cattedrale di Costantinopoli, la chiesa di Sant'Irene a Istanbul, ma la crisi scoppiata tra Mosca e Ankara dopo l'abbattimento del jet russo al confine con la Siria ha costretto a cambiare luogo.

E il patriarcato di Mosca ha accettato di buon grado lo spostamento a Creta. La rivalità tra la potente Chiesa russa, che comprende i due terzi della popolazione ortodossa del mondo, e il patriarcato ecumenico di Costantinopoli, che a Istanbul conta meno di 3 mila fedeli ma vanta un primato di onore sull'intera ortodossia, è infatti da anni uno dei conflitti più seri all'interno dell'Oriente cristiano, con riflessi importanti sui rapporti con la Chiesa di Roma:

> Il veto russo contro Francesco e Bartolomeo (8.1.2014)

Anche per questo sono stati di grande rilevanza i discorsi tenuti a Chambésy il 22 gennaio dai capi religiosi della "Seconda Roma" e della "Terza Roma", pronunciati rispettivamente in greco e in russo ma opportunamente messi a disposizione in inglese.

Quello del patriarca di Costantinopoli Bartolomeo:

> Keynote Address by His All-Holiness Ecumenical Patriarch Bartholomew…

E quello del patriarca di Mosca e di tutte le Russie Kirill:

> Patriarch Kirill Addresses the Sinaxis…

Soprattutto il primo dei due discorsi aiuta a ricostruire la genesi e l'agenda della prossima assise.

Ma è importante anche la lettura del resoconto finale dell'assise, pubblicato in inglese dal patriarcato di Mosca:

> Synaxis of Primates of Local Orthodox Church completes its work in Geneva

A Chambésy si è raggiunto "in extremis" un accordo sulle regole procedurali del prossimo concilio panortodosso, senza le quali il suo svolgimento sarebbe stato impossibile. Le regole sono state condensate in 16 articoli e riguardano la convocazione del concilio, la sua struttura, i poteri della presidenza e della segreteria, l'ordinamento dei lavori, l'approvazione dei testi, la presenza di osservatori delle Chiese non ortodosse.

Il testo delle regole è disponibile in inglese e in francese nel sito del patriarcato di Mosca:

> Organization and Working Procedure…

> Règlement d'organisation e de fonctionnement…

Va però notato che il patriarcato di Antiochia non ha firmato le regole sottoscritte da tutti gli altri delegati, in pratica tenendo in sospeso la minaccia di ritirarsi dal concilio e quindi di invalidarlo se prima non sarà risolto il contrasto che lo oppone al patriarcato di Gerusalemme, per la nomina fatta da questo di un metropolita in Qatar, nomina giudicata illegittima da Antiochia.

Quanto invece alle materie da discutere in concilio, l'accordo pieno è stato raggiunto su quattro degli otto documenti preparatori.

I documenti approvati riguardano:

- l'autonomia delle Chiese e la maniera di proclamarla;
- l'importanza del digiuno e la sua osservanza oggi;
- le relazioni della Chiesa ortodossa con il resto del mondo cristiano;
- la missione della Chiesa ortodossa nel mondo contemporaneo in ordine alla pace, alla libertà e alla fratellanza tra i popoli.

(A quest'ultimo proposito, a Chambésy il patriarcato di Mosca ha incassato il plauso delle altre Chiese ortodosse per la sua condotta nella crisi dell'Ucraina).

Un quinto documento è stato approvato da tutti tranne che dal patriarcato di Antiochia. E riguarda "il sacramento del matrimonio e i suoi impedimenti".

Anche i testi di questi cinque documenti sono disponibili in francese (e presto anche in ignlese) nel sito del patriarcato di Mosca

> https://mospat.ru/fr


I testi non approvati riguardano invece:

- l'autocefalia delle Chiese nazionali e il processo che la può attuare;
- i "dittici", cioè l'ordine gerarchico tra le Chiese e il suo riconoscimento nelle celebrazioni liturgiche;
- la fissazione di un calendario comune tra le Chiese ortodosse e in prospettiva tra tutte le Chiese cristiane, in particolare sulla data della Pasqua.

Su quest'ultimo punto si è detto particolarmente contrario a discuterne il patriarca di Mosca Kirill.

La durata del concilio panortodosso sarà breve, di soli dodici giorni. Ma è emerso un diffuso orientamento a riconvocarne altri a distanza di cinque o dieci anni l'uno dall'altro.

Saranno invitati ad assistervi – ma solo alle sessioni di apertura e di chiusura – rappresentanti di altre Chiese cristiane, sull'esempio degli osservatori non cattolici al concilio Vaticano II. Per la Chiesa cattolica l'invitato numero uno sarà verosimilmente il cardinale Kurt Koch, presidente del pontificio consiglio per l'unità dei cristiani.

Dallo svolgimento del concilio panortodosso si vedrà quale nuovo equilibrio uscirà tra i due leader più rilevanti dell'intera ortodossia, cioè tra Kirill e Bartolomeo.

È infatti volontà palese di Kirill di strappare a Bartolomeo l'esclusiva di primo rappresentante simbolico dell'ortodossia nel mondo, di cui Bartolomeo gode anche grazie ai buonissimi rapporti che intrattiene con la Chiesa di Roma e il papa.

Ed è anche per questo che il patriarca di Mosca ha un impellente interesse ad affrettare il suo incontro con papa Francesco, il primo della storia tra i capi delle rispettive Chiese. Magari con un colpo a sorpresa durante i rispettivi viaggi a Cuba e in Messico, in programma per entrambi attorno alla metà di febbraio:

> Francesco e Kirill insieme, sotto il cielo dei tropici

Il portavoce del patriarcato di Mosca ha reagito al preannuncio fatto da www.chiesa di un possibile incontro ai Caraibi tra Kirill e Francesco – su cui si continua da ambo le parti a lavorare in segreto – con parole più di elusione che di smentita:

> Russian Orthodox Church denies rumors of upcoming Patriarch-Pope meeting in Latin America

Perché una cosa è certa. Il patriarca di Mosca vuole comunque incontrare il papa prima e non dopo il concilio panortodosso di giugno, per capitalizzare il potente effetto simbolico del gesto e spenderlo a proprio vantaggio durante la grande assise.

   

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