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Fonte chiesaespressonline 09/06/2016

Autore Sandro Magister

A pochi giorni dalla sua apertura, il Concilio panortodosso rischia di fallire. I patriarcati di Bulgaria, di Georgia e di Antiochia annunciano il ritiro, e Mosca dà loro man forte. A seminare discordia l'abbraccio tra Kirill e papa Francesco



ROMA, 9 giugno 2016 – Non se ne tiene uno da più di mille anni. È da sessant'anni che lo si prepara. Ed è stato finalmente convocato per i giorni della prossima Pentecoste, che per le Chiese d'Oriente cade quest'anno il 19 giugno.

Ma proprio in prossimità del via, il tanto invocato Concilio panortodosso rischia di saltare all'aria.

Eppure tutto sembrava muoversi nel verso giusto. A fine gennaio i capi delle quattordici Chiese ortodosse di tradizione bizantina, riunitisi in Svizzera, a Chambésy, avevano preso gli ultimi accordi circa la sede del Concilio, l'isola di Creta, la sua data d'inizio, il 19 giugno, la sua durata, fino al 26 giugno, le regole procedurali e i documenti da portare in discussione, cinque, sui seguenti argomenti:

- l'autonomia delle Chiese e la maniera di proclamarla;
- l'importanza del digiuno e la sua osservanza oggi;
- il sacramento del matrimonio e i suoi impedimenti;
- le relazioni della Chiesa ortodossa con il resto del mondo cristiano;
- la missione della Chiesa ortodossa nel mondo contemporaneo in ordine alla pace, alla libertà e alla fratellanza tra i popoli.

Su ciascun punto il voto era stato unanime da parte di tutte le quattordici delegazioni, eccetto che sulle regole e sul documento riguardo il matrimonio, non approvati dal solo patriarcato di Antiochia. Tutto faceva quindi ben sperare, pur sapendo che in un Concilio panortodosso vale solo ciò che è approvato all'unanimità, e anche qualsiasi modifica a una regola o a un documento deve avere il consenso di tutti:

> Notizie dal fronte orientale. A Creta il Concilio panortodosso (30.1.2016)

Poi però, man mano che la data d'inizio del Concilio si avvicinava, dall'una o dall'altra Chiesa sono tornate a ingigantirsi le divergenze.

Un problema "a latere", ma non troppo, è il contrasto tra il patriarcato di Antiochia e il patriarcato di Gerusalemme, per la recente nomina fatta da questo di un metropolita in Qatar, nomina giudicata illegittima da Antiochia, che rivendica il Qatar come proprio territorio canonico.

Il contrasto è ancor oggi insanato. E rischia di ripercuotersi pesantemente in Concilio. Il patriarcato di Antiochia ha infatti minacciato più volte il ritiro dall'assise se prima non sarà risolta la questione. E in ogni caso, avendo rotto la comunione col patriarcato di Gerusalemme e non facendone più il nome nella liturgia eucaristica, rischia di ferire la divina liturgia di Pentecoste con cui si aprirà il Concilio.

Le divergenze più serie riguardano però soprattutto uno dei cinque documenti che saranno discussi in Concilio, quello sui rapporti tra la Chiesa ortodossa e il resto del mondo cristiano, in primis la Chiesa cattolica, documento disponibile anche in inglese e in francese:

> Relations of the Orthodox Church with the Rest of the Christian World


> Les relations de l'Église orthodoxe avec l'ensemble du monde chrétien

Il 22 aprile il patriarcato di Bulgaria ha dichiarato inaccettabili alcuni passaggi dei punti 4, 5, 6, 12 e 16 del documento che pure aveva approvato tre mesi prima.

Il documento, a giudizio del patriarcato bulgaro, erra teologicamente, dogmaticamente e canonicamente là dove non riconosce che al di fuori della Chiesa ortodossa non esiste alcuna altra "Chiesa" ma vi sono solo eresie e scismi; che l'unità cristiana non è mai andata perduta, perché la Chiesa ortodossa è sempre stata unita e sempre lo sarà; che coloro che sono caduti in eresia e scisma devono ritornare alla fede ortodossa e professarle obbedienza, prima di essere accettati in quella che è l'unica vera Chiesa.

Di conseguenza, il patriarcato di Bulgaria ha avvertito che approverà il documento solo se in Concilio sarà riscritto come richiesto. In caso contrario non lo firmerà e quindi farà mancare l'unanimità necessaria per la sua approvazione.

In realtà, con questa presa di posizione, il patriarcato di Bulgaria ha dato voce a orientamenti molto diffusi nel mondo ortodosso, che nel suo insieme non è affatto ecumenicamente ben disposto verso la Chiesa cattolica allo stesso modo di questa verso di esso.

E l'incontro del 12 febbraio tra papa Francesco e il patriarca di Mosca Kirill all'Avana non ha acquietato ma ha rinfocolato questa avversione, in larghi strati dell'ortodossia:

> Le poche grandi cose che Francesco e Kirill non si sono dette all'Avana (16.3.2016)

Oltre al patriarcato di Bulgaria, infatti, hanno man mano espresso analoghe obiezioni al documento citato anche altre realtà del mondo ortodosso.

Il 25 maggio il patriarcato di Georgia ha denunciato che esso contiene "errori ecclesiolgici e terminologici" che esigono una profonda riscrittura, in assenza della quale rifiuterà di firmarlo:

> Minute of the Session of the Holy Synod…

E lo stesso giorno anche la Chiesa ortodossa di Grecia ha respinto come inaccettabile il nome di "Chiesa" applicato a confessioni cristiane diverse dalle ortodosse. E così il patriarcato di Serbia.

A fine maggio una folta delegazione del patriarcato di Mosca ha visitato il Monte Athos. E puntualmente, subito dopo la visita, anche l'insieme dei monasteri della Santa Montagna si è pronunciato contro la definizione di "Chiese" data a quelle che sono solo "denominazioni e confessioni cristiane".

I monasteri dell'Athos hanno formulato il loro punto di vista in una lettera aperta al patriarca ecumenico di Costantinopoli. Non prenderanno parte al Concilio panortodosso, ma sono influenti. Di fatto, hanno dato man forte al potere di veto dei membri del Concilio che minacciano di non firmare il documento sui rapporti tra l'ortodossia e il resto del mondo cristiano:

> Open Letter of the Holy Mount Athos…


Non solo. In quegli stessi giorni il patriarcato di Bulgaria ha annunciato che non prenderà parte al Concilio se prima non saranno accolte le sue richieste di correzione. Il volo verso Creta dei suoi delegati è stato annullato e così le prenotazioni in albergo. In loro assenza, il Concilio perderebbe quindi la sua qualifica di panortodosso, invalidando gli immensi sforzi fin qui compiuti per convocarlo.

In realtà, l'annuncio del patriarcato bulgaro è sembrato essere un estremo atto di pressione sull'insieme della Chiesa ortodossa, i cui primati hanno in programma una riunione il giorno prima dell'apertura del Concilio, per un'ultima messa a punto dei documenti da discutere e da votare.

E infatti, il patriarcato di Mosca, che rappresenta i due terzi degli ortodossi nel mondo, il 3 giugno è parso rilanciare proprio questa sfida. In un comunicato diffuso al termine di una sessione del suo santo sinodo, ha proposto una conferenza straordinaria da tenersi urgentemente prima del Concilio e prima della prevista riunione tra i primati, per emendare soprattutto il documento sui rapporti tra l'ortodossia e il resto del mondo cristiano, in conformità alle obiezioni mosse dalle Chiese ortodosse di Bulgaria, Georgia, Grecia e Serbia, nonché della stessa Russia, e dal Monte Athos:

> Session of the Holy Synod of the Russian Orthodox Church

Di questo passo del patriarcato di Mosca ha dato notizia anche "L'Osservatore Romano" del 5 giugno:

> Una conferenza straordinaria prima del Concilio panortodosso

Il 6 giugno, però, un comunicato del patriarcato ecumenico di Costantinopoli, che ha il primato d'onore in campo ortodosso, ha respinto la proposta del patriarcato di Mosca, rimandando direttamente al Concilio ogni eventuale modifica e correzione dei testi contestati:

> Communiqué

Con scarso effetto, a giudicare dal pronunciamento, il giorno successivo, del patriarcato di Antiochia, che ha chiesto di posporre la convocazione del Concilio e ha annunciato che comunque non vi andrà, qualora la mancata soluzione del suo contrasto col patriarcato di Gerusalemme continuerà a impedirgli di celebrare con esso la divina liturgia nel giorno di Pentecoste:

> Statement of the Antiochian Holy Synod

Mentre da parte sua il potente patriarcato di Mosca è tornato a riproporre la convocazione urgentissima, entro il 10 giugno, di una conferenza preconciliare per risolvere le questioni pendenti.

"Se tali questioni saranno risolte, il Concilio avrà luogo. In caso contrario sarà preferibile posticiparlo", ha detto il 7 giugno in un'intervista il metropolita Hilarion di Volokolamsk, presidente del dipartimento per le relazioni esterne del patriarcato di Mosca:

> If problems on way to Pan-Orthodox Council are not resolved, it is better postponed

La Pentecoste si avvicina ogni giorno di più. Ma il thriller del Concilio panortodosso è sempre in sospeso. Fino all'ultimo.

   

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