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Fonte Il Foglio 03/11/2012

 

Autore Paolo Rodari

 

Roma. Dopo gli anglicani, Martin Lutero. L'impensabile potrebbe presto realizzarsi: nell'era di Papa Ratzinger il ritorno dei lu­terani alla comunione con Roma.

"Per i cristiani evangelici è possibile una soluzio­ne simile alla Anglicanorum coetibus per gli anglicani (la costituzione apostolica con la quale Benedetto XVI permette agli an­glicani che lo desiderano di vivere in co­munione con Roma mantenendo i propri riti)?", ha chiesto pochi giorni fa l'agenzia internazionale Zenit al successore di Walter Kasper al "ministero" per l'ecumeni­smo, il cardinale svizzero Kurt Koch. Ri­sposta: "Anglicanorum coetibus non è sta­ta un'iniziativa di Roma, ma è partita dal­la chiesa anglicana. Il Santo Padre ha cer­cato in seguito una soluzione e, secondo me, ha trovato una soluzione molto ampia, nella quale sono state prese in considera­zione le tradizioni ecclesiali e liturgiche degli anglicani. Se simili desideri verran­no espressi dai luterani, allora toccherà ri­fletterci sopra. L'iniziativa tocca però ai lu­terani". Come a dire: se ce lo chiedono, le porte di Roma sono aperte.

 

C'è una data a cui entrambi, cattolici e luterani, vogliono arrivare con in mano ri­sultati concreti: il 31 ottobre 2017, l'anno in cui cadono i cinquecento anni della rifor­ma protestante. Secondo il resoconto di Fi­lippo Melantone, umanista e teologo tede­sco amico di Luterò, infatti, fu il 31 ottobre 1517 che Lutero affisse le 95 tesi (la cosid­detta discussione sul potere e l'efficacia delle indulgenze) sulla porta della catte­drale di Wittenberg. Una data suggestivaquanto meno per provare a conquistare il minimo risultato. Ovvero la stesura di un documento comune sulla fede cristiana che sappia andare oltre le laceranti divi­sioni degli ultimi secoli: lo stanno prepa­rando insieme chiesa cattolica e federazio­ne luterana mondiale. E' con questo testo che il Papa e i luterani intendono percor­rere nuove praterie fino - non lo esclude nessuno - a un clamoroso ritorno alla pie­na comunione. Il testo dovrebbe leggere l'evento della Riforma alla luce dei duemi­la anni di storia cristiana. E' convinzione di Ratzinger - ben esplicitata anche durante l'ultimo suo viaggio in Germania - che la divisione della chiesa non era l'obiettivo dell'azione di Luterò. La strada per mette­re da parte i dissapori sarebbe una comu­ne ammissione di colpa mossa da entram­be le parti. Il tutto sulla scia della richiesta di perdono fatta da Giovanni Paolo II nel 2000 circa le responsabilità cattoliche nel­le "divisioni della chiesa".

Joseph Ratzinger è nato e cresciuto in un paese la cui popolazione è divisa pres­soché equamente fra cattolici e protestan­ti. La sua sensibilità in merito è dunque al­ta. Ed è destinata a sconfessare le letture critiche che egli ha subito a inizio pontifi­cato. Fu la liberalizzazione del rito antico unita alla successiva revoca della scomuni­ca ai vescovi lefebvriani che fece levare da più parti l'accusa di un Pontefice che sa pescare "soltanto a destra". L'accordo con gli anglicani, e il terreno in preparazione per un accordo con i luterani, dicono inve­ce altro.

C'è un momento certo, durante l'anno, nel quale valutare a quali problematiche teologiche il Papa sia interessato: il semi­nario che ogni fine estate egli convoca a Castelgandolfo coi suoi ex alunni. Que­st'anno il tema sono stati i rapporti tra cat­tolici e protestanti a partire da un libro di Kasper "Raccogliere i frutti". L'idea che il Papa ha messo in campo è una: purificare la memoria. Come ha ribadito il religioso salvatoriano Stephan Horn, presidente del circolo di ex alunni, "a castello è stata svi­luppata l'idea di un 'mea culpa' da ambo le parti. Benedetto XVI ha sempre avuto l'idea che fosse necessaria questa purifica­zione. I fatti storici non possono essere can­cellati, però la differenza sta nel come si guardano: cancellare il veleno di questi conflitti è un vero risanamento".

Su questa strada passi da gigante sono già stati compiuti negli Stati Uniti. Qui cat­tolici e luterani hanno messo in pagina un documento che già definisce molti settori sui quali le due parti possono camminare e, dunque, ritrovarsi. "The Hope of Eternai Life", così si chiama il testo, affronta que­stioni cruciali: la vita dopo la morte, il pa­radiso e l'inferno, il giudizio finale, il pur­gatorio, le preghiere per i morti e le indul­genze. Pur in presenza di un patrimonio teologico e spirituale condiviso cattolici e luterani sono venuti elaborando riflessio­ni, talvolta confliggenti, nel corso della sto­ria. L'idea è ripartire dalle basi dell'inse­gnamento cristiano per ritrovare i punti di contatto.

   

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