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Fonte sabinopaciolla.com 08/12/2019

Autore Miguel Cuartero Samperi

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La fede della Chiesa e i dogmi mariani.

Fin dai primi secoli i cristiani hanno considerato la Vergine Maria come una donna privilegiata, dotata di caratteristiche speciali, prescelta da Dio e dunque destinataria di grazie particolari in vista della sua specialissima missione: quella di diventare la madre di Nostro Signore Gesù Cristo. Per questo, con uno speciale dono profetico, i primi cristiani consideravano Maria “immacolata”, ossia non ferita dall’esperienza del peccato originale, in virtù della sua chiamata a diventare la “Madre di Dio”. Questo quando ancora non esistevano definizioni dottrinali che definissero in maniera ufficiale i dogmi e delimitassero i confini dell’ortodossia.

Molte discussioni teologiche (persino liti furibonde tra vescovi e teologi, imperatori e papi!) avvennero prima che la Chiesa riconoscesse a questa donna ebrea il titolo di “Madre di Dio” (teotókos) durante il Concilio di Efeso nell’anno 431. Mentre fu nel 553, durante il secondo concilio di Costantinopoli la Chiesa a definire ciò che la fede dei cristiani proclamava fin dalle origini: il dogma della “verginità reale e perpetua” di Maria (semper virgo: ante partum, in partu et post partum). Si tratta dei due dogmi mariani cosiddetti “conciliari”, ossia definiti da un Concilio.

Benché i santi padri della chiesa, fin dal VI secolo, parlassero di Maria assunta in cielo, fu solo nel 1950, con la Costituzione Apostolica Mugnificentissimus Deus, che papa Pio XII definì il Dogma dell’“Assunzione di Maria” in cielo in anima e corpo.

Allo stesso modo dovettero trascorrere diversi secoli prima che la Chiesa definisse il dogma dell’Immacolata Concezione [1]. Fu papa Pio IX, nel 1854, a chiudere definitivamente una disputa teologica che ha attraversato i secoli infuocando il dibattito durante l’era scolastica, quando il francescano Duns Scoto – il doctor subtilis conosciuto anche come “dottore dell’Immacolata” – si batté per difendere la tesi della “redenzione preventiva” secondo cui la Vergine Maria fu sí salvata per i meriti di Cristo ma in un modo del tutto particolare: venendo preservata dalla macchia del peccato originale[2].

«Maria, nel primo istante del suo concepimento, per singolare grazia di Dio, in previsione dei meriti di Gesù Cristo, fu preservata immune da ogni macchia di peccato originale» (Pio IX, Bolla Ineffabilis Deus, 8 dicembre 1854).

Queste definizioni dogmatiche mariane – che prima di essere mariologiche sono prettamente cristologiche per l’inscindibile nesso tra la Madre e il Figlio[3] – non sono quindi frutto diretto degli insegnamenti biblici (che, in questo senso, non sono espliciti) ma sono patrimonio della fede cristiana grazie al sensus fidei[4], o senso soprannaturale della fede[5] (ossia la fede dei popolo di Dio ispirato dallo Spirito Santo), fede che il magistero della Chiesa che ha nel tempo avallato grazie all’approfondimento graduale della fede, definendo solennemente e in forma infallibile come dogma ciò che prima la Chiesa stessa aveva creduto e celebrato (il passaggio dalla lex orandi alla lex credendi).

L’Immacolata concezione: la Vergine “piena di grazia”.

Il dogma dell’Immacolata Concezione ci dice dunque che Maria non è stata mai intaccata da nessun peccato durante tutta la sua esistenza e che è “immune da ogni macchia di peccato, dallo Spirito Santo quasi plasmata e resa una nuova creatura” (LG, 56).

I testi biblici fondamentali che suggeriscono questa realtà di fede sono Gn 3, 15 (“Porrò inimicizia tra te e la donna…”), Lc 1,28 (“Rallegrati piena di grazia…”) e Ap. 12,1 (“Una donna vestita di sole…”). Dalla Genesi all’Apocalisse la donna appare come fondamentale protagonista della Storia della Salvezza. Se tutto inizia con la disobbedienza di Eva che privò il genere umano della gioia del Paradiso (Protovangelo), è un’altra donna – “vestita di sole” – che alla fine della storia tornerà ad incontrarsi col “serpente antico” per sconfiggerlo nel combattimento finale escatologico (Apocalisse). Ma è nel momento dell’Annunciazione che Maria appare per la prima volta come “nuova Eva”, come prima donna di una nuova creazione. Su di lei si poserà lo Spirito del Signore e la “potenza dell’Altissimo” su di lei stenderà la sua ombra. Maria è “piena di grazia” (Lc 1,28), ha “trovato grazia presso Dio” (1,30), una grazia che agisce trasformando. Per volontà di Dio in Maria, dunque, non c’è spazio per la dis-grazia, neanche per la peggiore delle disgrazie accadute all’uomo: quella del peccato[6]. La cugina Elisabetta la dirà “benedetta tra le donne” (1,42) e nel Magnificat Maria confesserà: “Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente” (1,49).

L’immacolata e le nostre vite.

Ora però è lecito domandarci: che senso ha questo per noi fedeli e per le nostre vite? Se è vero che i dogmi mariani hanno un carattere “dossologico” – esaltano una speciale qualità della Vergine Maria – ci domandiamo se queste definizioni dottrinali hanno un significato concreto per noi o se non sono altro che una speciale lode rivolta ad una donna stra-ordinaria la cui vita nulla ha a che vedere con la nostra. La Chiesa afferma che i dogmi mariani aiutano e sostengono la nostra fede, per questo è necessario evitare di guardare Maria come una un modello lontano e irraggiungibile, ciò non ci aiuterà di certo a capire il paradigma che Maria rappresenta per tutti i cristiani e la Buona Notizia che rappresenta per noi l’Immacolata Concezione.

In Maria (che è donna, “della stirpe di Adamo”, come noi) si compiono le promesse fatte da Dio fin dai tempi antichi. La tradizione ebraica afferma che prima di creare il mondo il Signore Dio creò la Teshuvà, la conversione, il cammino di ritorno a Lui. Con Maria si riaprono le porte del Paradiso che furono chiuse a causa del peccato originale. Maria è la prima donna dopo Eva a nascere senza peccato, con Lei ha inizio una nuova creazione: uomini e donne non più schiavi del peccato, non più soggiogati dal peso della colpa, ma liberi per i meriti di Gesù Cristo, morto per i nostri peccati e risorto per la nostra giustificazione. Contro Maria, il peccato non ha forza. Spiega Giovanni Paolo II: «Il peccato, che quale torrente travolge l’umanità, s’arresta dinnanzi al Redentore e alla sua fedele Collaboratrice. Con una sostanziale differenza Cristo è tutto santo in virtù della grazia che nella sua umanità deriva dalla persona divina; Maria è tutta santa in virtù della grazia ricevuta per i meriti del salvatore»[7]. Ciò significa che Maria, per la grazia e la potenza di Dio, benché donna, può schiacciare la testa del serpente, cosa che Eva non ha potuto fare. La vittoria definitiva sul peccato si avrà con Cristo che sconfiggerà la morte con la sua risurrezione e ristabilirà il rapporto di amicizia tra Dio e gli uomini.

Il paradiso perduto e il piano di salvezza

Spiega Ratzinger che il peccato originale non riguarda “una mancanza naturale dell’uomo” ma è una “affermazione di relazione”[8]. Il peccato di Adamo ed Eva rompe la relazione di intimità che esisteva tra l’uomo e Dio. Per questo nel racconto della Genesi, dopo il peccato, Dio va alla ricerca dell’uomo («Dove sei?») mentre l’uomo si nasconde («Ho avuto paura»): dopo il peccato Dio e l’uomo non si guardano più faccia a faccia. Dire dunque che Maria è preservata dal peccato originale significa veder ristabilita la relazione primordiale tra l’uomo e Dio.

Il peccato originale costringe l’uomo – allontanato da Dio – a vivere per se stesso (2 Cor 5,15) sacrificando tutto al proprio io. Il Battesimo offre agli uomini la grazia per tornare a Dio, lasciando sepolto l’uomo vecchio e rinascendo come nuova creatura. Maria ha vissuto questa redenzione come una preservazione; non visse dunque la sua vita incentrata su se stessa, ma donando a Dio tutto ciò che gli era proprio: la sua volontà, i suoi affetti, i suoi progetti, la sua stessa vita. «Maria non riserva come adatto solamente a sé nessun settore dell’essere, della vita, della volontà, ma si appropria veramente di se stessa nella totale espropriazione per Dio»[9]

Dire Maria Immacolata è dire che il peccato non avrà l’ultima parola sull’uomo; che è possibile per noi – che ogni giorno sperimentiamo la nostra fragilità, i nostri tradimenti e la nostra debolezza – una vita di grazia e di santità in virtù del sacrificio di Cristo e della chiamata che ci è stata fatta nel nostro Battesimo. È possibile dunque non vivere più per noi stessi, chiusi nel nostro egoismo, ma vivere “con Cristo, in Cristo e per Cristo”; donare la nostra vita, fare la volontà di Dio come lo ha fatto Maria col suo “fiat”, anche quando non comprendeva molte cose.

 Se Dio con la sua grazia «ha fatto grandi cose» per Maria, può agire nello stesso modo in noi, donandoci di crescere nella fede fino a «rivestire l’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella santità vera» (Ef 4,24). La chiamata alla santità è per tutti e non rappresenta un’utopia irraggiungibile e irrealizzabile. Che la santità sia possibile lo dimostrano i santi (molti dei quali godono ora della visione beatifica, ma anche molti altri che oggi sono vivi e sono tra noi) e lo dimostra in modo speciale Maria che ha aperto un cammino che possiamo percorrere.

Maria è «la profezia vivente della realtà alla quale siamo tutti predestinati»[10]. In Maria si compie il piano che Dio ha con tutti gli uomini. Un piano che l’apostolo Paolo illustra all’inizio della Lettera agli Efesini. Qui troviamo la descrizione di un prodigioso progetto di Dio che si è compiuto anzitutto in Maria Immacolata, ma al quale siamo chiamati anche noi ad aderire:

«Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità, predestinandoci a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo, secondo il beneplacito della sua volontà. E questo a lode e gloria della sua grazia, che ci ha dato nel suo Figlio diletto; nel quale abbiamo la redenzione mediante il suo sangue, la remissione dei peccati secondo la ricchezza della sua grazia» (Ef. 1, 3-7).


[1] «Dio ha scelto gratuitamente Maria da tutta l’eternità perché fosse la Madre di suo Figlio: per compiere tale missione, è stata concepita immacolata. Questo significa che, per la grazia di Dio e in previsione dei meriti di Gesù Cristo, Maria è stata preservata dal peccato originale fin dal suo concepimento». Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 96.

[2] «Duns Scoto espose allora un argomento, che verrà poi adottato anche dal beato Papa Pio IX nel 1854, quando definì solennemente il dogma dell’Immacolata Concezione di Maria. Questo argomento è quello della “Redenzione preventiva”, secondo cui l’Immacolata Concezione rappresenta il capolavoro della Redenzione operata da Cristo, perché proprio la potenza del suo amore e della sua mediazione ha ottenuto che la Madre fosse preservata dal peccato originale. I Francescani accolsero e diffusero con entusiasmo questa dottrina, e altri teologi – spesso con solenne giuramento – si impegnarono a difenderla e a perfezionarla». Benedetto XVI, Udienza Generale, 7 luglio 2010.

[3] «Ciò che la fede cattolica crede riguardo a Maria si fonda su ciò che essa crede riguardo a Cristo, ma quanto insegna su Maria illumina, a sua volta, la sua fede in Cristo». Catechismo della Chiesa Cattolica, 487.

[4] «I fedeli possiedono un istinto per la verità del Vangelo, che permette loro di riconoscere la dottrina e la prassi cristiane autentiche e di aderirvi» Commissione Teologica Internazionale, Il sensus fidei nella vita della chiesa, Città del Vaticano 2014.

[5] Catechismo della Chiesa Cattolica, 889.

[6] B. Sesboué, Tre sguardi su Maria, EDB 2018, pp. 14-15.

[7] San Giovanni Paolo II, Catechesi del 29 maggio 1996.

[8] J. Ratzinger, La figlia di Sion. Devozione a Maria nella Chiesa, Jaca Book, 2016, p. 66-67.

[9] Ivi.

[10] E. Jimenez, Maria Agnella di Dio. Immacolata Concezione, Chirico 2017, p. 12.

   

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