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Marco INVERNIZZI
"In memoriam" del professor Luigi Gedda (1902-2000)
tratto da: Cristianità, n. 303, gennaio-febbraio 2001, p. 6.

Il 26 settembre 2000, all'età di 98 anni, è stato chiamato alla casa del Padre il professor Luigi Gedda.



Nato a Venezia nel 1902, ha attraversato la storia di tutto il secolo XX militando fin dalla giovinezza nel movimento cattolico italiano. Presidente centrale della GIAC, la Gioventù Italiana di Azione Cattolica, dal 1934 al 1946, presidente degli Uomini di Azione Cattolica dal 1946 al 1949, e quindi presidente generale di tutta l'associazione dal 1952 al 1959, viene soprattutto ricordato per aver fondato i Comitati Civici, in vista delle elezioni del 1948 e su mandato di Papa Pio XII, ossia quel movimento civico-culturale di cattolici che Paolo VI in un'udienza del 1965 definirà come un'associazione "non partitica", che però si occupava di politica, e "non strettamente religiosa", che però curava la formazione spirituale e dottrinale dei suoi membri. Unico esempio nella storia dei cattolici in Italia, accanto all'Unione Elettorale Cattolica Italiana, d'impegno politico non partitico, i Comitati Civici verranno demonizzati per il loro impegno anticomunista e con essi il loro leader e fondatore. Ma, soprattutto, come mi disse Gedda in un incontro che ebbi con lui nel 1992, verranno "silenziati" dai dirigenti della Democrazia Cristiana, che mal sopportavano quello strumento di controllo sul loro operato, una sorta di sindacato degli elettori cattolici che ne difendeva gli interessi di fronte al partito.

La vita pubblica di Luigi Gedda non è però riducibile al, pur importante, aspetto politico-sociale. Medico, genetista di fama internazionale, studioso di gemellologia, fonda nel 1952 la rivista "Acta Geneticae Medicacae et Gemellologiae" e quindi, due anni dopo, l'Istituto di Genetica Medica e Gemellologia Gregorio Mendel, che dirige e frequenta fino al 1999. Nel 1961 vince il concorso bandito per la prima cattedra italiana di Genetica Medica, all'università di Roma.

Ma la realizzazione che più testimonia la fecondità spirituale della vita di Luigi Gedda è la Società Operaia, un'associazione laicale da lui fondata a Roma nel 1942, e tuttora operante, allo scopo di "raccogliere quanti ‘laici come laici' volevano consacrare la vita a diffondere nel mondo presente il messaggio di Gesù", seguendo una spiritualità incentrata nel Mistero dell'agonia di Cristo nel Getsemani. La Società Operaia è stata eretta in associazione di diritto pontificio dal Pontificium Consilium pro laicis nel 1981.

Indubbiamente Luigi Gedda non ha ricevuto tanto quanto ha dato. Indicato — come si può leggere anche nel ricordo dell'Azione Cattolica Italiana in occasione della sua morte su "L'Osservatore Romano" del 29 settembre 2000 — come esempio di "cattolico pre-conciliare", senza precisazioni di sorta e senza attenzione per la cronolgia, da quanti usano il Concilio Ecumenico Vaticano II per dialettizzare la storia della Chiesa, trasmette piuttosto un esempio di grande fedeltà alla Chiesa di sempre, che ha servito e insegnato a servire, con passione e con dedizione, spesso nel silenzio, imitando Gesù nel Getsemani e così vivendo il Mistero che più amava.


Gianni BAGET BOZZO
Ma per la democrazia cristiana dagli anni sessanta fu innominato
tratto da: Il Giornale, 28.9.2000.

Luigi Gedda e il 18 aprile 1948


La democrazia italiana deve a Luigi Gedda il suo vero inizio. La festa della democrazia e della libertà non è i1 25 aprile del '45 (che è la sconfitta del fascismo e la vittoria dell'antifascismo): è il 18 aprile del '48, quando il popolo italiano respinge la dittatura socialcomunista e sceglie, con il voto alla Democrazia cristiana e ai partiti di centro, la libertà. Luigi Gedda è l'uomo di questo hannus mirabilis, l'uomo che è riuscito a spingere gli italiani a votare dando loro la certezza che la chiesa cattolica e che il Papa stesso, Pio XII, era con coloro che votavano contro il socialcomunismo e per la liberà.

La chiesa cattolica era l'unica realtà rimasta in Italia dopo la fine della monarchia risorgimentale e della dittatura fascista: è l'unica realtà istituzionale che era stata accanto al popolo durante la terribile guerra mondiale combattuta sul suo territorio. Luigi Gedda disse agli italiani che la chiesa era con loro: e lo disse con mezzi semplici, dei manifesti che invitavano gli italiani ad andare a votare. Luigi Gedda era convinto che bastava che gli italiani vincessero la paura dei comunisti e votassero perché la libertà vincesse le elezioni.

Chi era Luigi Gedda? Era un medico, dirigente della gioventù cattolica fin dalla giovinezza, divenuto sotto Pio XI presidente della Gioventù italiana di azione cattolica (Giac). Aveva mantenuto l'Azione cattolica come una riserva della chiesa, distinguendola da fascismo e da antifascismo: e riuscendo così a mantenerla come realtà indipendente all'interno del regime che voleva sopprimere ogni organizzazione diversa da quella del partito nazionale fascista e delle strutture da esso dipendenti.

Potremmo dire che Gedda fu un antifascista di fatto perché mantenne intatta una grande struttura associativa sotto un regime che intendeva essere l'unico organizzatore del popolo. Ed è per questa permanenza dell'organizzazione dell'Azione cattolica che Gedda riuscì a trasformare l'indicazione di Pio XII per il voto dei cattolici alla democrazia in una potente macchina organizzativa che salvò la democrazia italiana. L'aver mantenuto l'Azione cattolica sotto il regime fascista fu una condizione vitale perché i comunisti non fossero i vincitori delle elezioni del 18 aprile. E allora i comunisti erano convinti di vincere: controllavano ancora la polizia partigiana, avevano ancora le armi, erano praticamente padroni dell'opinione, tutto faceva pensare che Nenni e Togliatti conquistassero democraticamente il potere in Italia. Grazie a Pio XII e a Gedda non fu così.

Ma la Dc, che da quelle elezioni emerse come forza incontrastata, non gliene fu grata. Se ci fu un uomo odiato dai democristiani fu appunto Luigi Gedda. Si temette infatti che egli, capo reale del popolo cattolico italiano, potesse usare questa forza per insidiare il principio del partito democratico cristiano. Gli fu ostile De Gasperi, gli furono ostili la sinistra democristiana di Dossetti e Fanfani. Ma soprattutto, è il caso più singolare, egli ebbe ostili parti rilevanti dell'Azione Cattolica: gli universitari cattolici, i laureati cattolici, tutta la rete che faceva capo a monsignor Giovanni Battista Montini, che pure era sostenitore dell'appoggio della chiesa alla Dc, ma che voleva che fosse il partito, e non l'Azione cattolica, a ereditare la forza politica conquistata attraverso le elezioni.

Gedda era un uomo di scienza:il suo contributo alla genetica medica è nell'opera ponderosa "Studio sui gemelli" che negli anni Cinquanta era un vero lavoro di pioniere in un campo, la genetica medica, che sarebbe diventato dominante nei decenni successivi e lo è soprattutto nei nostri. Egli dovette subire l'ostilità interna all'Azione Cattolica, fino al punto che la stessa Giac, con Carlo Carretto, lo abbandonò e abbandonò il Papa negli anni Cinquanta contribuendo così all'isolamento di Luigi Gedda. Il suo tempo era finito, ma egli non volle mai essere che un servitore fedele della chiesa di Pio XII che aveva amato.

Luigi Gedda è l'unico grande attore di storia in Italia che abbia accettato di sparire. Dagli anni Sessanta egli è divenuto un innominato. Quanto potere egli ebbe e quanto poco potere egli usò. Di lui neanche la chiesa cattolica conserva un ricordo, non credo che egli sarà adeguatamente commemorato e la democrazia italiana non accetta di annoverare i Comitati civici di Gedda tra i suoi fondatori, appunto per la sua cultura laica. Ma rimane vero che questa figura è tra le più rilevanti nel panorama del cattolicesimo italiano, e molto più spirituale di Giuseppe Lazzati, di Giorgio La Pira che sono ora avviati dalla sinistra ecclesiastica sulla via degli altari. Gedda diede molto di più alla chiesa e alla democrazia che non Lazzati o La Pira.

Chi però ha età per ricordare quanto fosse decisiva l'opera di Luigi Gedda e dei suoi Comitati civici nell'anno decisivo della democrazia italiana, non può non ricordare in lui una grande figura di cattolico, di democratico, di italiano.




Gianni BAGET BOZZO
Integralista fu Dossetti (Gedda)
tratto da: Il Giornale, 4.10.2000.


Berlusconi ha dichiarato che si sente erede della battaglia liberale e democratica di Luigi Gedda, il presidente dell'Azione cattolica che vinse per la democrazia la battaglia contro i socialcomunisti il 18 aprile '48.

Paolo Franchi sul Corriere della Sera ha accusato di integralismo Gedda e quindi Berlusconi. Luigi Gedda, non fu mai un integralista.

Il suo merito principale è quello di aver mantenuto l'unica organizzazione giovanile di popolo, la Giac (Gioventù Italiana di azione cattolica) durante il regime fascista, sopportando i conflitti con il regime. Tenne la Giac fuori da ogni impegno politico, sia fascista che antifascista (ma il suo più caro amico, il giornalista Nino Badano, fu mandato al confino di polizia). Nei due mesi antecedenti il 18 aprile del '48, i Comitati civici da lui fondati sulla base della struttura della Giac non fecero propaganda per la Dc: invitarono gli elettori ad andare a votare con una campagna di manifesti. Quello classico rappresentava dei conigli: con l'invito a non imitarli. Occorreva credere nel cambiamento e vincere la paura: questo il messaggio.

Dopo il 25 aprile c'era stata la notte dei lunghi coltelli comunisti. Ognuno poteva essere dichiarato fascista e fatto tranquillamente fuori, cosa che constatai de visu.

Non c'era l'unità dei cattolici attorno alla Dc che venne dopo e fu opera di Montini e non di Gedda. Meno integralista di così.

Togliatti pensava di vincere le elezioni e scrisse, dopo il 18 aprile, una lettera a Gedda dichiarando lui vincitore delle elezioni. Gedda aveva messo in piedi una forza popolare ben diversa dalla Dc cosa che Togliatti disse di non aver previsto. La stima di Togliatti per i cattolici cominciò forse allora.

Gedda non volle mai essere un politico. Ne avrebbe avuto l'occasione. Avrebbe potuto essere l'alternativa a De Gasperi.

In Parlamento e nel Paese c'era una maggioranza di centrodestra, con i monarchici e i missini, ben più forte dell'alleanza con i partiti di centro laici. Era una maggioranza integralista? Era una maggioranza anticomunista.

Per Franchi è la medesima cosa? Gedda poteva scegliere opponendo la scelta degasperiana (lotta sui due fronti contro destra e sinistra) alla linea anticomunistra di centrodestra. Sarebbe stato allora un precursore di Berlusconi. Non avremmo avuto l'egemonia comunista in Italia. Ma non lo fece. Accettò in nome dell'obbedienza alla Chiesa di vedere eliminare i suoi uomini. Gedda scelse di sparire dalla vita politica.

Quale integralista, Dottor Franchi! Il vero integralista fu Giuseppe Dossetti iniziatore della sinistra cattolica. E' quello che pensava Attilio Piccioni, il segretario politico della Dc, il 18 aprile. Tutte le sinistre cattoliche hanno motivato la politica con la religione: da Dossetti a Balducci, alla Bindi.

[...] Prego Franchi di informarsi sulla storia di quei combattimenti per la libertà contro l'oppressione giacobina che furono in Messico i guerilleros di Cristo Re prima di usare il loro nome come un insulto.

 

Giovedi 25 Settembre, 2014

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Gianni BAGET BOZZO
Integralista fu Dossetti (Gedda)
tratto da: Il Giornale, 4.10.2000.

Berlusconi ha dichiarato che si sente erede della battaglia liberale e democratica di Luigi Gedda, il presidente dell'Azione cattolica che vinse per la democrazia la battaglia contro i socialcomunisti il 18 aprile '48.

Paolo Franchi sul Corriere della Sera ha accusato di integralismo Gedda e quindi Berlusconi. Luigi Gedda, non fu mai un integralista.

Il suo merito principale è quello di aver mantenuto l'unica organizzazione giovanile di popolo, la Giac (Gioventù Italiana di azione cattolica) durante il regime fascista, sopportando i conflitti con il regime. Tenne la Giac fuori da ogni impegno politico, sia fascista che antifascista (ma il suo più caro amico, il giornalista Nino Badano, fu mandato al confino di polizia). Nei due mesi antecedenti il 18 aprile del '48, i Comitati civici da lui fondati sulla base della struttura della Giac non fecero propaganda per la Dc: invitarono gli elettori ad andare a votare con una campagna di manifesti. Quello classico rappresentava dei conigli: con l'invito a non imitarli. Occorreva credere nel cambiamento e vincere la paura: questo il messaggio.

Dopo il 25 aprile c'era stata la notte dei lunghi coltelli comunisti. Ognuno poteva essere dichiarato fascista e fatto tranquillamente fuori, cosa che constatai de visu.

Non c'era l'unità dei cattolici attorno alla Dc che venne dopo e fu opera di Montini e non di Gedda. Meno integralista di così.

Togliatti pensava di vincere le elezioni e scrisse, dopo il 18 aprile, una lettera a Gedda dichiarando lui vincitore delle elezioni. Gedda aveva messo in piedi una forza popolare ben diversa dalla Dc cosa che Togliatti disse di non aver previsto. La stima di Togliatti per i cattolici cominciò forse allora.

Gedda non volle mai essere un politico. Ne avrebbe avuto l'occasione. Avrebbe potuto essere l'alternativa a De Gasperi.

In Parlamento e nel Paese c'era una maggioranza di centrodestra, con i monarchici e i missini, ben più forte dell'alleanza con i partiti di centro laici. Era una maggioranza integralista? Era una maggioranza anticomunista.

Per Franchi è la medesima cosa? Gedda poteva scegliere opponendo la scelta degasperiana (lotta sui due fronti contro destra e sinistra) alla linea anticomunistra di centrodestra. Sarebbe stato allora un precursore di Berlusconi. Non avremmo avuto l'egemonia comunista in Italia. Ma non lo fece. Accettò in nome dell'obbedienza alla Chiesa di vedere eliminare i suoi uomini. Gedda scelse di sparire dalla vita politica.

Quale integralista, Dottor Franchi! Il vero integralista fu Giuseppe Dossetti iniziatore della sinistra cattolica. E' quello che pensava Attilio Piccioni, il segretario politico della Dc, il 18 aprile. Tutte le sinistre cattoliche hanno motivato la politica con la religione: da Dossetti a Balducci, alla Bindi.

[...] Prego Franchi di informarsi sulla storia di quei combattimenti per la libertà contro l'oppressione giacobina che furono in Messico i guerilleros di Cristo Re prima di usare il loro nome come un insulto.
   

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