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Fonte radiospada marzo 2015

Pubblichiamo questo lungo articolo di Giordano Brunettin apparso sulla rivista Instaurare omnia in Christo (Anno XL, n. 2 – Luglio-Dicembre 2011). Il contributo si sofferma su un libro del “Fratello” Giancarlo Elia Valori e sul “ruolo della Massoneria quale direttivo ideologico e collante operativo del Risorgimento e del successivo Stato unitario”. Si evidenzia, in particolare, la capillare azione delle Logge (volta a sostituire la religione cattolica con una “religione civile”, premessa alla futura fede gnostica) e il cedimento di molti cattolici al liberalismo. Il testo è suddiviso in TRE parti (a cura di Marco Massignan).

 

Prima parte

Una colluvie di pubblicazioni di carattere storico ha preannunciato e poi ha scandito l’anno celebrativo per il 150° della proclamazione del Regno d’Italia (1), ma il valore scientifico è pressoché inesistente. Infatti, al di là dell’indubbia opportunità di guadagno e di carriera, molti accademici e pubblicisti italiani si sono impegnati nella produzione di questi saggi per rispondere a un preciso imperativo politico – non necessariamente eteronomo – che esigeva la conferma della legittimazione del potere attuale mediante la riassunzione della mitografia risorgimentale nei principi politici e nelle finalità di governo della Repubblica italiana. Si tratta di una letteratura di contenuto celebrativo, la cui capacità di interpretazione del Risorgimento è limitata all’ideologia; nell’ipotesi migliore, ossia di un certo ritegno da parte dell’autore, si circoscrive all’esposizione di una storia prettamente “fattuale”. L’evidente debolezza fondativa che emerge dal dettato costituzionale (2) e le “fratture” che emergono nella storia dell’Italia unita (3) – soprattutto in un momento storico che vede affermarsi movimenti politici che spingono per una sostanziale revisione dell’assetto unitario o addirittura per il secessionismo (4) – impongono a chi detiene il potere una “dimostrazione” della legittimità di quel potere mediante il discorso storico, ossia secondo i criteri di quella che si può definire la “prova storica della continuità”, nella quale si accumulano sia un dissimulato concetto idealistico di filosofia della storia (storicismo) sia un prudente teleologismo – quindi autofondativo – di alcuni fatti del passato, ideologicamente selezionati. L’operazione – in linea per altro con una ben consolidata tradizione – trova la sua espressione più sintetica e autorevole nel discorso tenuto dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a Montecitorio il 17 marzo 2011, tutto costruito su una ricostruzione – e interpretazione – storica del Risorgimento e della sua prosecuzione – realizzazione nella Repubblica italiana, la cui lettura (5) può senz’altro esimere dallo scorrere la sopraccitata colluvie saggistica, se non per pretti fini bibliografico-archivistici. Diventa esplicito nelle pubbliche dichiarazioni e nelle stesse disposizioni di legge per l’anniversario (6) l’intento celebrativo di tutto ciò: istituire una “liturgia laica” sull’altare della Nazione-Patria perché si possa veder alimentare nei cittadini una “religione civile”, dalla quale dovrebbe scaturire – anzi, scaturirà senz’altro… – un’etica civile collegata contemporaneamente ad appartenenza e a democrazia moderna, in grado di realizzare la resurrezione del Paese, ossia la sua emancipazione, cioè la sua modernizzazione. Pare piuttosto evidente in questo intento l’idea di coniugare elementi razionalistici, propri del retaggio illuministico, e elementi irrazionalistici, mutuati dal bagaglio proprio di talune forme di religiosità, quindi mostrando una contraddizione intrinseca: non si ricerca la verità attraverso la riflessione razionale sulla storia, ma si induce alla credenza, mediante l’imposizione di un mito da – doverosamente – condividere. A fronte di questo teorema, l’invito a “riflessioni, non celebrazioni” non poteva andare che a vuoto (7). Dunque, con questa impostazione, nessuna pubblicazione meritevole di menzione? Ebbene no: va segnalata e anzi analizzata la pubblicazione di Giancarlo Elia Valori Il Risorgimento oltre la storia, uscito nel marzo 2011 (8). Essa ha un duplice pregio, ossia di ribaltare la vulgata interpretativa vigente e soprattutto di infrangere una convenzione storiografica, un patto non scritto tra accademici e saggisti “istituzionali”, cioè di marginalizzare – se non proprio di eclissare – il ruolo della Massoneria quale direttivo ideologico e collante operativo del Risorgimento e del successivo Stato unitario. E l’autore lo fa con autorevolezza e cognizione di causa: egli infatti rappresenta a pieno titolo l’attuale azione massonica all’interno dello Stato italiano ai massimi livelli (9). Come si accennava, lo scontato esito interpretativo della più recente letteratura sul Risorgimento viene ribaltato, ma direi davvero “illuminato”, perché fornisce l’interpretazione sostanziale non soltanto del processo di unificazione, ma anche dell’intera storia dell’Italia unita secondo l’ottica di chi dichiaratamente e realmente ne è stato protagonista, se non l’artefice, ossia la Massoneria (10). Inoltre il Valori interrompe le tradizionali prudenza e dissimulazione, da sempre praticate dalla produzione storica e saggistica della Massoneria, e rivendica apertamente la direzione massonica del movimento risorgimentista fin dalle sue origini, ma addirittura dell’intero processo di modernizzazione che, per comodità, si può etichettare “rivoluzione liberale”, manifestatosi in Italia a partire dalle “repubbliche sorelle” della prima calata napoleonica. Il fine ultimo, poi, dell’intero processo è di realizzare in Italia, prima, e in seguito nel Mondo una sinarchia finalizzata a realizzare la fede massonica, che è in sostanza una fede gnostica, quindi non di natura prettamente politica e sociale (11). Con questa sua presa di posizione il Valori conferma autorevolmente quanto è sempre stato sostenuto, fin dalla prima metà del XIX secolo, da autori cattolici, e in quanto tali costantemente accusati di scrivere non di storia ma di fantasia (12). Questo saggio possiede anche il merito – come osservato – di mostrare l’esistenza di un patto accademico che tende a ridurre il ruolo della Massoneria nel processo unitario e nella modernizzazione. Ben s’intenda: stante che pur sempre trattasi di opera massonica, il suo autore manda messaggi per orecchie avvertite, in grado di discernerli, mentre ad orecchie profane appaiono involuti e criptici. Proprio per questa ragione ogni affermazione va pesata e meditata attentamente, senza pensare di trovarvi precise e circostanziate indicazioni. Ecco allora che, quando Valori rivendica insieme e il ruolo centrale della Massoneria nel Risorgimento e la “rivoluzione con il popolo”, per merito proprio della stessa Massoneria, il richiamo a Alessandro Luzio diventa un momento di forte critica alla reticenza storiografica e ci offre uno spunto di riflessione sul conflitto esistente all’interno delle Logge tra due opposte strategie per far trionfare l’ideale massonico. Proviamo a esaminare la questione. Il Luzio, ancora nel 1925, coi suoi due volumi La Massoneria e il risorgimento italiano sosteneva propriamente la marginale influenza della Massoneria nel movimento risorgimentista, riservandole un ruolo cospiratorio ed elitario. Scopo del Luzio è principalmente di rivendicare la popolarità del Risorgimento in funzione anti-radicalista e anti-socialista nel contesto politico dell’instaurazione del regime fascista, che si presenta quale rivoluzione nazionale e popolare a compimento del processo risorgimentale. Valori contesta validamente questa posizione, dimostrando che le Logge operarono invece su base popolare, laddove per “popolo” si deve intendere correttamente la borghesia, anche media, che era esclusa dai processi decisionali, come è dato storico acquisito (13). Di più: proprio la capillare funzione delle Logge permise di rendere omogenea la futura classe dirigente italiana, ossia di riunire le forze borghesi, attraendole in un fine unitario – rivoluzione borghese e unità nazionale – benché esse provenissero da formazioni e da posizioni assai divergenti (14). Questa linea sincretistica avrebbe reso possibile l’attrazione nell’orbita degli ideali massonici anche di larghi settori del mondo cattolico, quelli più aperti al “progresso” e alla “libertà”, emarginati dall’atteggiamento radicale, ateo e anti-clericale delle Logge legate al Grande Oriente francese (15). Il Valori aderisce, infatti, alla linea strategica della Massoneria simbolica, spiritualista e sincretistica, che propone di riassumere il Cattolicesimo, sotto forma di catto-liberalismo, nel Grande Disegno sinarchico massonico, criticando invece la linea radicale, che si propone al contrario di combattere sistematicamente il Cattolicesimo e di cancellare la Chiesa cattolica (16). Dapprima minoritaria, la Massoneria sincretista guadagnò forza alla fine dell’800 per giungere poi alla scissione del 1908, che diede vita alla Massoneria laicistica di Palazzo Giustiniani e a quella sincretistica di Piazza del Gesù (17).

Note

1. Forse si tende a dimenticare che il 17 marzo 1861 venne proclamato il Regno d’Italia, non tanto l’Italia che venne presentata ufficialmente dalle Istituzioni e dalla cultura attuali.

2. Sul riduzionismo dell’autorità politica a mera effettualità del potere e sull’asservimento dello Stato all’Unico e alla sua proprietà quali principi fondativi della Costituzione italiana si vedano a mero titolo di esempio Pietro Giuseppe GRASSO, Costituzione e secolarizzazione, Padova 2002 e Danilo CASTELLANO, Ordine etico e diritto, Napoli 2011.

3. La storia dell’Italia dopo l’unificazione – secondo alcuni autori – presenta delle “fratture” – la più rilevante e problematica è costituita dal periodo del totalitarismo fascista – che vengono spiegate in termini di conflitto tra storia e memoria e perciò di “memoria divisa”, derivata dalla mancata formazione di un patrimonio “condiviso” di lettura del proprio passato e riconducibile a opposte interpretazioni di fatti storici. Nell’ampio saggio di John FOOT, Fratture d’Italia. Da Caporetto al G8 di Genova la memoria divisa del Paese (Milano 2009), la causa di questa conflittualità interpretativa è attribuita sostanzialmente a alcune ragioni di carattere contingente e di carattere ideologico: “l’esclusione per lungo tempo di alcuni resoconti dal dibattito storico”, “le guerre civili che hanno segnato la storia dell’Unità d’Italia” e “la fragilità dello Stato e della nazione dopo l’unificazione” (p. 25). La conclusione del lavoro si allinea con il problema di fondo cui rispondono i saggi del centocinquantesimo: come può l’Italia sopravvivere come nazione? Da cui l’altro problema, ossia essa “ha bisogno di una storia condivisa e di una memoria condivisa”? La risposta – piuttosto criptica, invero – sembra andare verso il riproporre l’effettuale “potere dello storico” in senso ideologico a partire dalla sintesi hegelianamente intesa delle “memorie diverse e contrapposte” (pp. 444-445).

4. Il successo di movimenti secessionisti, se ha permesso di ritagliare spazio per una revisione critica del canone storiografico ufficiale sul processo di unificazione, sul Risorgimento e sul concetto di “nazione italiana”, tuttavia sembra essere prodotto proprio dalle medesime ragioni e dai medesimi principi politici che stanno a fondamento del processo di unificazione e di legittimazione del potere.

5. Il testo integrale è disponibile nel sito internet della Presidenza della Repubblica italiana. L’interpretazione del Presidente Napolitano è più problematica che chiarificatrice, poiché glissa con grande abilità sul problema della rivoluzione fascista, che si presentava e si legittimava proprio sul completamento del Risorgimento, e sulla finalità di una comunità statuale, finalità che sembrerebbe ancora costituita da una politica di potenza, benché non più militarmente e territorialmente intesa (potenza economica, potenza diplomatica).

6. La festa nazionale per l’Unità d’Italia il 17 marzo è stata disposta mediante un procedimento che parte dal Decreto legge n. 5 del 22 febbraio 2011 e si conclude con la sua conversione nella legge n. 47 del 21 aprile 2011.

7. Cfr. l’editoriale di Daniele MATTIUSSI, “Riflessioni, non celebrazioni” in Rivista Instaurare omnia in Christo (settembre-dicembre 2010).

8. Per i tipi di Excelsior 1881, casa editrice di recente costituzione, il cui nome allude al balletto di Romualdo Marenco, che, richiamandosi alla ballata di Longfellow, inneggia alla lotta tra l’Oscurantismo e il Progresso in una prospettiva di “illuminazione” e di “movimentismo”, che negli intenti operativi – come da presentazione del sito web della casa editrice – prova il raccordo tra il movimento nichilista e istanze liberalistiche e laicistiche: “[il balletto] ha sempre celebrato il primato della ragione, della fratellanza, dell’operosità e dell’inventiva, del fare per migliorare, rappresentando un sogno, un ideale possibile, oggi, allo stesso modo, Excelsior 1881 vuole essere ancor di più un luogo, o meglio un metaluogo, in cui condividere rispetto ed equità”. Sono frasi che richiamano espressamente la metodologia e il fine – ovviamente dichiarabile – della Massoneria secondo il massone René GUÉNON, Studi sulla Massoneria (Santarcangelo di R. 2010).

9. È opportuno dare qualche cenno biografico del personaggio, stando a quanto compare su Wikipedia: nato a Meolo (VE) il 27 gennaio 1940 da genitori toscani legati alla D.C. (il padre Marco è compagno di scuola di Amintore Fanfani), studia economia e commercio e si trasferisce a Roma. Nel 1965 entra nella RAI prima come consulente e poi come funzionario alle relazioni internazionali: il fratello, rappresentante dell’Eni in Argentina, lo introduce negli ambienti governativi sudamericani. Intanto coltiva relazioni con la Curia romana fino ad essere nominato, nel 1963, cameriere di cappa e spada, prima onorificenza di una lunga serie. Valori sa sfruttare al massimo nella sua carriera successiva, grazie alla sua abilità diplomatica, i suoi contatti con l’estero, con gli ambienti cattolici e anche con la massoneria. Infatti si iscrive prima, nel 1965, alla Loggia Romagnosi del Grande Oriente d’Italia, poi, alla loggia P2 di Licio Gelli. Nel 1976 Valori è vicedirettore generale di Italstrade e in questo periodo stringe rapporti con personalità dei servizi segreti: Nicola Falde, ufficiale del servizio di sicurezza militare, Giuseppe Santovito, all’epoca comandante del Comiliter di Roma e in seguito direttore del Sismi (entrambi iscritti alla P2, come tanti altri amici e conoscenti di Valori, compreso il giornalista Mino Pecorelli). In un interrogatorio davanti al giudice Rosario Priore, Valori afferma, a proposito dei suoi rapporti con Santovito, “che i servizi potevano avere un ruolo incisivo circa l’apertura economico-commerciale verso i mercati esteri, in particolar modo verso Libia, Iran, Algeria, Arabia Saudita, Turchia […]. Conoscendo i rapporti che il Servizio aveva all’epoca con tutto il mondo arabo, io chiesi al generale Santovito di tenere presente, nell’ambito della legalità e degli interessi dello Stato, la società dell’Italstrade, società a capitale Iri, per eventuali lavori da compiere in quei Paesi”. Nel 1981 scoppia lo scandalo P2 e Valori compare sulle liste di Gelli come membro espulso. Sempre grazie alla sua rete di contatti internazionale, Valori contribuisce in modo decisivo alla liberazione di tre ostaggi francesi rapiti nel 1985 in Iran da estremisti islamici e rilasciati nel 1988. Durante un viaggio d’affari in estremo oriente per conto della RAI, Valori ha modo di conoscere il presidente nordcoreano Kim Il Sung, e proprio a lui si rivolge perché si adoperi a convincere i capi religiosi di Teheran a esercitare la loro influenza sui sequestratori, così da ottenere la liberazione degli ostaggi. Quando anni dopo le sue responsabilità nella vicenda vengono alla luce, il presidente francese François Mitterrand lo nomina Cavaliere della Legion d’Onore. È stato presidente di numerose società tra cui la Autostrade per l’Italia S.p.A., la società concessionaria che gestisce la rete autostradale italiana, la SME – Società Meridionale di Elettricità -, l’UIR – Unione Industriali di Roma. Dal 2006 al 2011 è stato presidente di Sviluppo Lazio, holding di controllo di tutte le società partecipate dalla regione, e dell’impresa edilizia Torno Internazionale S.p.a. Dal 2005 ricopre il ruolo di presidente onorario della Huawei Technologies Italia, è poi presidente della holding La Centrale Finanziaria Generale S.p.a., nonché dal 2009 è Presidente della delegazione italiana della Fondazione Abertis. Valori presiede anche una “Fondazione per le Bioscienze” che nel 2004 ha stabilito un patto di cooperazione scientifica a tre, con l’Università Campus Biomedico dell’Opus Dei e l’israeliano-francese Weizmann Institute France Europe of Science. Un patto stilato alla presenza di Francesco Cossiga, nella sede di Capitalia. Il 28 dicembre 2007 il giudice Luigi De Magistris, ascoltato dalla procura di Salerno nell’ambito delle vicende del processo “Why Not”, afferma che le indagini “stavano ricostruendo l’influenza di poteri occulti […] in meccanismi vitali delle istituzioni repubblicane: in particolare stavo ricostruendo i contatti intrattenuti da Giancarlo Elia Valori, Luigi Bisignani, Franco Bonferroni e altri, e la loro influenza sul mondo bancario ed economico finanziario. […] Giancarlo Elia Valori pareva risultare ai vertici attuali della “massoneria contemporanea” e Valori s’è occupato spesso di lavori pubblici”.

10. Cfr. p. 19. È bene precisare: anche altri storici massoni, come A.A. MOLA, La liberazione d’Italia nell’opera della Massoneria (Foggia 1990) o La Massoneria nella storia d’Italia (Torino 1980), sostengono che esiste una correlazione assai stretta tra Massoneria e Risorgimento, per cui le Logge contribuiscono al movimento risorgimentista, ma il Valori si spinge ben oltre, ossia afferma che la Massoneria ha promosso, ispirato, reso possibile e infine guidato il movimento risorgimentista, al di là del fatto che poi esso sia riuscito o meno a realizzarsi secondo gli intendimenti massonici (tanto da chiedersi se il “Risorgimento mancato” non sia abile slogan inventato e propalato proprio dalle Logge).

11. Cfr. quanto annota GUÉNON, Studi sulla massoneria (cit., p. 39) sul senso della simbologia massonica, che non nasconde soltanto concezioni politiche e sociali, bensì un mistero altrimenti inesprimibile, assimilabile ai misteri del rito eucaristico. Quale sia poi il mistero inesprimibile potrebbe raccontarcelo nel suo saggio padre Florindo GIANTULLI, L’essenza della Massoneria italiana: il naturalismo (Firenze 1973).

12. Cito soltanto Jacques CRÉTINEAU-JOLY, L’Eglise romaine en face de la révolution (Parigi 1859) e Enrico DELASSUS, Il problema dell’ora presente. Antagonismo tra due civiltà (voll. 2, Roma 1907), poiché in passato la storiografia cattolica era semplicemente ostracizzata. Fra gli storici recenti possiamo citare Angela PELLICCIARI, Risorgimento da riscrivere. Liberali e massoni contro la Chiesa (Milano 1997); IDEM, L’altro Risorgimento. Una guerra di religione dimenticata (Casale Monferrato 2000); Massimo VIGLIONE, Libera Chiesa in libero Stato? Il Risorgimento e i cattolici: uno scontro epocale (Roma 2005).

13. Cfr. pp. 34-35.

14. Cfr. p. 36.

15. Da notare che anche in Francia compare una tendenza simbolica o sincretistica, che vide tra i suoi affiliati anche l’abate Fauriel, col quale ebbe amicizia Alessandro Manzoni. Appare significativo che la conversione del liberale e ateo Manzoni avvenga in Francia, a seguito dei contatti col Fauriel. Valori sospetta la vicinanza del romanziere cattolico con la Massoneria simbolica (p. 35).

16.La considerazione tattica della Massoneria sincretistica è molto semplice, ce lo esprime il Valori stesso (p. 34): “la scelta di gran parte delle Obbedienze muratorie di lavorare all’interno di una rete complessa e frastagliata di associazioni e gruppi politici è legata a due valutazioni fondamentali: l’Italia è un Paese cattolico, e quindi i Fratelli debbono operare in politica, e per l’Unità d’Italia, attraverso strutture non direttamente correlate alle Logge, e questo, peraltro, permette al Risorgimento massonico di non essere solamente […] una “rivoluzione senza popolo”, e di avere come referente tutta quella parte della classe media e della borghesia che, per limiti culturali o per scelta ideologica, non ha alcun interesse per la Vera Luce dell’Oriente”.

17. Sulle circostanze e sul significato della scissione si veda l’interpretazione un poco di parte di Aldo A. MOLA, Storia della Massoneria italiana dalle origini ai nostri giorni (Milano 2006, pp. 325- 331). All’opposto il Valori fornisce una lettura più articolata del fatto: “e sarà l’anticlericalismo, come accadrà nella scissione del 1908, a caratterizzare il dibattito politico della Libera Muratoria italiana, tentata da un rapporto istituzionale con le classi moderate che hanno vinto la partita risorgimentale, e quindi da una rivisitazione del laicismo esoterico e politico della Massoneria, o da una penetrazione laicista in un ceto medio che molti leggono, allora, come elemento rivoluzionario in mancanza delle masse e nella carenza di un movimento di riforma interna nella Chiesa Cattolica” (p. 62).

Fine prima parte

Pubblichiamo, a cura di Marco Massignan, la seconda parte dell’articolo La storia simbolica del “Fratello” Giancarlo Elia Valori: la “vera” ragione della celebrazione dell’unità d’Italia di Giordano Brunettin.

La forza di attrazione sul mondo cattolico inficiato di liberalismo che svolge la Massoneria sincretistica è bene testimoniata da alcuni fatti. È estremamente significativo, ad esempio, che l’interpretazione del Risorgimento come movimento “popolare” (cioè
borghese), quindi in linea con quanto afferma Valori, sia stata fatta propria da quell’ambiente cattolico dal quale uscirà Giovanni Battista Montini. Il nonno, Ludovico Montini, si era arruolato volontario durante i moti del ’48 contro gli Imperiali e tutta la famiglia finì per aderire al movimento risorgimentista.
C’è di più: tra il 1921 e il 1923, il giovane don Battista si dedicò con una passione – tanto profonda quanto ancora oggi sconosciuta – agli studi sul Risorgimento italiano. Inviato, giovane sacerdote a perfezionare la sua preparazione a Roma, dove risiedeva al Seminario lombardo, gli venne consentito (tramite una particolare dispensa), oltre ai corsi filosofici seguiti presso la Pontificia Università Gregoriana, di iscriversi, nell’anno accademico
1920-1921, al primo anno della facoltà di Lettere dell’Università statale di Roma, “La Sapienza”.
Lì Montini, accanto alle obbligatorie lezioni di letteratura italiana, latina e greca, frequentò soprattutto i corsi delle discipline storiche, le uniche di cui avrebbe conservato, per tutta la vita, appunti e annotazioni. Ma ancor più che dalla storia antica e moderna, il
sacerdote bresciano è conquistato dal corso di Storia del Risorgimento, partecipando assiduamente alle lezioni ed esercitazioni della disciplina, che intendeva seguire per un biennio, e maturando il pensiero di svolgere la tesi di laurea proprio in questa materia.
Titolare del corso era Michele Rosi- per il quale Montini nutrì sempre una profonda stima, tanto da fargli riservare, alcuni anni dopo, sulle pagine della rivista della Fuci Studium, un “tributo d’ammirazione” – il quale interpretava il Risorgimento non come
un movimento guidato dalle élites, ma come un grande avvenimento di popolo, che aveva dato un contributo decisivo alla formazione dell’Italia contemporanea. Il giovane sacerdote desiderava comunque soffermare la sua attenzione sul tema dell’influenza
religiosa nelle vicende risorgimentali. Nei suoi appunti manoscritti infatti Montini esprimeva alcune chiare esigenze: innanzitutto, con genuina sensibilità storica, manifestava “il desiderio di uscire dalla polemica e studiare i fatti”; poi, di seguito, “il desiderio di conoscere come fu possibile l’origine di forti correnti antireligiose
(anticlericali)”, e ancora “come si comportò il pensiero religioso – se contribuì in qualche misura ai fatti del Risorgimento”.
Montini rivelava inoltre il suo maturo interesse e la sua volontà di “studiare la relazione tra la politica italiana (dello Stato e della Chiesa) colla Religione”, ma precisava anche che
questo studio non avrebbe dovuto essere limitato alla politica ecclesiastica o all’influenza della religione nella sfera pubblica. Più importante per lui era invece comprendere “la religione come fattore psicologico, morale, sociale della vita italiana nel secolo
XIX”. È dunque possibile riconoscere, o almeno intuire, nelle vicende risorgimentali “una trama, una storia religiosa”? Montini cercò di rispondere a questo suo incalzante interrogativo con le riflessioni espresse a margine degli appunti sul corso. Ma, se col termine Risorgimento si è soliti definire “la formazione storica dell’unità politica (Stato) del popolo italiano (nazione-territorio)”, tali avvenimenti non potevano evidentemente essere letti come una storia religiosa. Tuttavia, insisteva Montini, se per altri eventi come la storia delle crociate o la guerra dei Trent’anni, era di fondamentale e imprescindibile importanza considerare il fattore religioso, anche nell’analisi del processo risorgimentale italiano diventava lecito avvistare perduranti “influenze, dirette o indirette” di carattere religioso e questo poteva avvenire, a suo parere, essenzialmente per due motivi: perché molti tra i protagonisti di quelle vicende “professavano sentimenti religiosi” (e, in questo senso, egli avrebbe tentato di approfondire “l’idea di Dio” anche in Mazzini); ma ancora di più perché – continuava il giovane sacerdote bresciano – “la popolazione italiana è cristiana”.
Anche il temuto anticlericalismo, “posizione di contrasto”, cui pure fu soggetta la campagna risorgimentale, per Montini – che nell’esprimere questo giudizio si richiamava ad alcuni studi recenti di Arturo Carlo Jemolo, dimostrando così un’approfondita e
ammirevole conoscenza del già poderoso dibattito storiografico sull’argomento -palesava in fondo, “per correlazione”, la tendenza opposta. Ma v’è ancora un altro punto nelle osservazioni sul Risorgimento del giovane Montini che merita attenzione.
Egli si proponeva infatti di “studiare le idee vive del Risorgimento” distinguendole da quelle che concepiva come “idee morte o latenti”. Se tra le prime annoverava quelle idee “che hanno influenza attiva nella politica d’un popolo, quantunque spesso inconsapevolmente possedute”, e dunque “l’idea socialista – neocristiana – nazionalista”,
ancora più interessante è rilevare come per idee morte del Risorgimento italiano – cioè, specificava Montini “quelle che storicamente, di fatto non funzionano più” – egli si riferisse esclusivamente all’idea del “potere temporale, inteso come potere civile”, dunque proprio quel potere sul quale si era retto per secoli lo Stato pontificio e che fu l’ultimo ostacolo all’unificazione nazionale italiana.
Per comprendere meglio la valenza di queste convinzioni esposte con sicurezza dal sacerdote bresciano, bisogna rammentare che, in quegli anni, la questione romana non aveva ancora trovato rimedio, e ripensare anche a come simili e audaci posizioni, espresse molto tempo prima da alcuni religiosi e patrioti “ conciliatoristi” – tra questi, padre Luigi Tosti, benedettino di Montecassino, luogo assai caro a Montini – furono duramente sconfessate dalle disposizioni pontificie (18). 

Si perdoni la lunga citazione, ma è estremamente significativa del cedimento di molti cattolici al liberalismo mediante il movimento risorgimentista, nel quale svolse appunto ruolo eminente il sincretismo massonico: la riduzione del Cristianesimo al piano
dell’immanenza, l’illusione del deismo mazziniano, lo storicismo e il clericalismo sono elementi salienti del discorso montiniano, per altro mantenuti anche da pontefice come  “uomo di governo”.
L’azione seduttiva e strumentale svolta dalla Massoneria sincretistica verso il mondo cattolico viene testimoniata anche da un altro caso: Giovanni Lanza, a capo del governo dal 1869 al 1873, non soltanto promosse la Legge delle Guarentigie (13 maggio 1871),
ma colse anche al volo l’offerta di trattative per la risoluzione delle nomine vescovili e delle relative temporalità – trattative condotte ufficiosamente da san Giovanni Bosco (19) – perché la Destra abbisognava del sostegno dei cattolici per contrastare la Sinistra
parlamentare – ossia della Massoneria radicale- che minacciava la maggioranza e la sua politica con la riforma di allargamento dell’elettorato e il protezionismo commerciale, e per consolidare la propria maggioranza.
Alle elezioni del 20-27 novembre 1870, infatti, si erano rilevati un rafforzato astensionismo (249.744 votanti, cioè il 45,50% degli aventi diritto) e, quel che era peggio, l’ingresso alla Camera di duecento “uomini nuovi” che si dichiaravano apertamente indipendenti e quindi di difficile controllo per i capi della Destra (i “Fratelli” Lanza, Sella e Minghetti). Si sa poi come andò a finire la trattativa: scoperchiata dalla Massoneria radicale e fatta oggetto di una campagna di stampa martellante, fu interrotta con un
intervento diplomatico del Cancelliere von Bismarck, in pieno Kulturkampf, ma agendo su sobillazione delle Logge con lo scopo di impedire un futuro concordato paritetico nello Stato italiano (20).
Ma torniamo al nostro esame dell’interessante pubblicazione di Valori. In primo luogo, quando l’autore schematizza l’esistenza di una Massoneria di destra e di una Massoneria di sinistra, riconducendo la prima al pensiero reazionario e la seconda ai “diritti dell’uomo” (21), porta un ulteriore elemento all’argomentazione sviluppata da Augusto Del Noce sulle matrici gnostiche del reazionarismo cattolico ( 22). Per Valori, grosso modo, dalla prima Massoneria deriva la tendenza al sincretismo e al simbolismo, con il recupero del sapere esoterico e iniziatico, mentre dalla seconda Massoneria deriva la
tendenza radicale della Nuova Religione dell’Umanità, cosicché “la lotta tra Santa Alleanza e Libera Muratoria europea e nazionalista è la guerra tra due massonerie, tra due immagini esoteriche di un grande progetto geopolitico di unificazione della Penisola
Eurasiatica” (23).
Nella realtà, poi, lo scopo ultimo di ogni Massoneria, al di là di ogni più fantasiosa variante di rito e di obbedienza, è unico, benché varino le modalità e le forme per conseguirlo; ma le osservazioni e le distinzioni dell’autore sono utili per meglio comprendere le apparenti incongruenze che emergono da circostanze storiche e da
comportamenti di uomini che sono stati protagonisti di quegli eventi. Cosicché dire Risorgimento significa dire Massoneria, ma “che si immerge nelle particolarità dei luoghi e nelle storie locali delle classi dirigenti” (24), tracciando una sorta di piano di lavoro per
una ricerca storica sulle vere origini e motivazioni del “movimento nazionale” a livello del notabilato locale, fenomeno che realmente rese possibile l’unificazione, risultato ritenuto unanimemente un “miracolo” per la sua irrealizzabilità.
Oltre a questi appunti, è bene ricordare che il Valori rappresenta l’ala sincretistica della Massoneria, cioè volta ad un dialogo con ogni religione in vista di una Nuova Religione dell’Umanità, identificantesi con la fede occulta e simbolica del Grand’Oriente.
Ecco allora che, pur apprezzando le numerose notizie storiche che l’autore offre, spesso a conferma di “si dice” tassativamente smentiti dalla storiografia ufficiale ( 25), sono assai più interessanti le osservazioni che sviluppa a riguardo dei rapporti tra Massoneria e
Chiesa cattolica, tra Massonerie e altre religioni.
In primo luogo egli conferma la presenza di un nucleo esoterico di natura magicooccultistica nella fede massonica che è in grado di collegare cabalismo, panteismo, scientismo e liberismo economico per dare origine alla più esoterica concezione liberalistica dello Stato e della società; quindi, con un caratteristico passaggio
paralogistico, accusa la Chiesa cattolica di miopia – cioè di negazione del progresso -quando Essa “non percepisce chiaramente questo nesso che unifica la rivoluzione scientifica postgalileana e la politica liberale, nazionale e laicista, che il Vaticano legge semplicisticamente come una variante intellettualistica della possessione da parte del
maligno, o la presenza del “Re di questo mondo” nel mondo della politica” (26).
L’intento dell’autore è palese: agganciare al Progetto politico massonico le frange del mondo cattolico che, dopo aver accettato supinamente lo storicismo quale criterio assiologico di valutazione della realtà, ritengono indiscutibili i principi della democrazia
moderna, della libertà assoluta, della autodeterminazione dell’individuo. Ma nella realtà la Chiesa cattolica aveva colto fin da subito il nesso “intrinsecamente perverso” tra liberismo, liberalismo e nucleo magico-occultistico soggiacente alle nuove teorie ( 27); che
poi le varie condanne risultino poco “argomentative”, questa è faccenda che è connaturata alla tipologia del pronunciamento dell’Autorità pontificia, cui non si chiede la dimostrazione, bensì la risposta ad una questione urgente che coinvolge la fede e la
morale.

Note

18. Cfr. articolo di Eliana VERSACE, “Giovanni Battista il patriota. Fin dalla giovinezza Montini vide nel Risorgimento una trama provvidenziale”, in L’Osservatore romano del 6 agosto 2010. Mi sembra inquietante che un articolo di questo tenore abbia fatto comparsa sul giornale sostenuto dalla Sede apostolica.

19. Questa interessante pagina di storia d’Italia è illustrata dalle pagine – mi sembra le uniche documentate sull’argomento – dell’opera di Giovanni Battista LEMOYNE, Vita di san Giovanni
Bosco(voll. 2, Torino 1939, nel vol. II: pp. 48-51, 56-59, 74-89).

20. Cfr. ibidem, p. 87. L’azione di Bismarck potrebbe anche essere stata la classica “tirata di redine esterna” cui sovente ricorrono i governanti italiani per giustificare una decisione altrimenti non giustificabile. Comunque l’azione di don Bosco ottenne che “alcuni Ordinari avevano già avute le loro temporalità; altre diocesi furono provviste di pastori; a vari parroci fu ottenuto l’exequatur; e fu meglio esaminato e discusso, e infine approvato, un modulo, secondo il quale i Vescovo avrebbero potuto chiedere in avvenire i beni delle loro mense, senza ledere i diritti della Chiesa” (cfr. ibidem, pp. 87-88).

21. Cfr. pp. 20-22.

22. Cfr. ad esempio il passo in Augusto DEL NOCE, “Eric Voegelin e la critica all’idea di modernità”, Introduzione a Eric VOEGELIN, La nuova scienza politica(Roma 1999, pp. 27-28).

23. Cfr. p. 33.

24. Cfr. p. 37.

25. Qualche spigolatura: la conferma dell’azione decisiva e direttiva di Cavour per realizzare l’unificazione mediante le Logge e con lo scopo di realizzare nel nuovo Stato il Progetto delle Logge, da lui stesso coordinate e coagulate attraverso la Società Nazionale (p. 41). Quindi Cavour come il Grande Maestro dell’intera operazione: lo aveva già notato don Giovanni Bosco (cfr. Giovanni Battista LEMOYNE, Memorie biografiche di don Giovanni Bosco, voll. 19, Torino 1898-1939, vol. XI, p. 313), ma, si sa, siccome la fonte è cattolica… Oppure: “la Fratellanza nazionale italiana opera una sutura tra destra liberale e moderata e sinistra garibaldina in
funzione di una egemonia dello Stato liberale su una società ancora frazionata per regioni ed aree e spesso controllata da forze o apertamente antirisorgimentali o sostanzialmente estranee,
in quanto localistiche al processo unitario” (p. 53).

26. Cfr. p. 49.

27. La condanna della Massoneria corrisponde con la sua decisa svolta protestantica e soprattutto gnostica avvenuta alla rifondazione con le Costituzioni di Anderson (1738); a questa
condanna segue quella del liberismo e quindi quella del liberalismo. Per uno sguardo d’insieme sulla Massoneria si può ricorrere alla voce “Massoneria” in Enciclopedia cattolica(vol. VIII, Città
del Vaticano 1952, coll. 312-3259). Per i riscontri testuali si vedano rispettivamente: contro la Massoneria Clemente XII In eminenti (28 aprile 1738); Benedetto XIV Providas (17 maggio 1751);
Pio VII Ecclesiam a Iesu Christo (13 settembre 1821, contro le società segrete rivoluzionarie); ma soprattutto Leone XIII Humanum genus (20 aprile 1884). Contro la libertà moderna nelle varie manifestazioni (politica, economica, morale): Benedetto XIV Vix pervenit (1 novembre 1745, contro il pervertimento monetario, ossia al lucro ottenuto mediante la speculazione monetaria);
Clemente XIII Christianae Rei Publicae (25 novembre 1766, contro la cultura illuministica fautrice della libertà negativa); Pio VI Charitas quae (13 aprile 1791, condanna della rivoluzione liberale
francese, svelandone principi e fini); Leone XII Ubi primum (5 maggio 1824,condanna di liberalismo e massoneria); Gregorio XVI Mirari vos (5 agosto 1832, contro il liberalismo e la setta massonica con maggiore precisione e incisività) e Singulari nos (25 giugno 1834, condanna della subordinazione del cattolicesimo alla cultura liberale, cominciando così a definire la condanna del cattolicesimo liberale); Pio IX Quanta cura (8 dicembre 1864, condanna del
liberalismo e del socialismo, inoltre della massoneria e del giurisdizionalismo). Contro la rivoluzione liberale basti citare la serie di Leone XIII Inscrutabili Dei consilio (1878), Quod
Apostolici muneris (28 dicembre 1878), Diuturnum (29 giugno 1881), Nobilissima (1884), Immortale Dei (1 novembre 1885), Libertas (20 giugno 1888) e Rerum novarum (15 maggio 1891).

Fine seconda parte

Pubblichiamo, a cura di Marco Massignan, la terza parte dell’articolo La storia simbolica del “Fratello” Giancarlo Elia Valori: la “vera” ragione della celebrazione dell’unità d’Italia di Giordano Brunettin.

La Massoneria simbolica è conciliante con la Chiesa cattolica in quanto deve trasbordare i suoi fedeli “naturalmente” nella nuova religione sincretistica e immanente, all’uopo persuade i Cattolici mediante la propalazione di un “ Nuovo Cristianesimo” che sarebbe più aderente alla purezza evangelica.
Inoltre l’operazione di trasbordo avviene in nome di un umanitarismo sul quale, superficialmente, tutti non potrebbero che essere concordi, ma che non è altro che una divinizzazione dell’uomo: “[…] presuppone il superamento delle “entità intermedie” [cioè la Chiesa cattolica, NdA] delle società per ricollegarle, attraverso il cammino iniziatico, ai due poli opposti del cammino umano e sociale: l’“uomo naturale”, visto, secondo la tradizione filosofica liberale e illuminista, come base inevitabile di un perfezionamento illimitato, e l’Umanità, ente del quale si raggiunge l’esatta comprensione, politica e iniziatica, solo passando attraverso la grande comunità di tradizioni e di culture che è la Nazione. […] Ed è l’Umanità, appunto, quell’Ente umano, “Dio della Ragione e non della Superstizione” che David Levi, fondatore della Fabio Massimo all’Oriente di Roma, vuole opporre alla universitas cattolica” (28).
Il risultato del cedimento di molti cattolici alla martellante azione massonica, mediante gli ideali risorgimentisti e nazionalisti, produce allora quel cristianesimo tutto venato di umanitarismo e di democrazia moderna che è pronto a dare vita al cattoliberismo, rappresentato nella sua essenza dalla Democrazia Cristiana.
Il tutto entro un quadro politico di modernizzazione nel quale la componente cattolica, dopo essere stata del tutto annacquata, si riduce a svolgere soltanto un ruolo di pedina nel Grande Progetto massonico: “tutti fenomeni che nascono, in Massoneria, da lontano: da un vagheggiamento da parte di Cavour di una “democrazia cristiana” venata di sansimonismo ed erede del cattolicesimo liberale del probabile “Fratello” Alessandro Manzoni, con il quale il Conte Benso amava farsi vedere a braccetto per Torino, al già citato progetto di “sinistra militare” in una alleanza tra Garibaldi e Vittorio Emanuele II contro la “cricca” cavouriana, alla presenza, pur breve, dello stesso Garibaldi come Gran Maestro dell’Oriente palermitano e meridionale, venato ancora di murattismo e ancorato ad una idea regionalistica della costituzione muratoria nazionale italiana” (29).
Lo sbocco della tattica del trasbordo – si sa – troverà il suo suggello negli anni del Concilio Vaticano II, con l’azione di ralliement tra Grande Oriente e Chiesa cattolica patrocinata dal Gran Maestro Giordano Gamberini, che però era anche il fondatore della Chiesa Gnostica Italiana (30).
La proposta di una religione gnostica è soltanto il nucleo esoterico e iniziatico di una più articolata operazione che in Italia vuole sostituire la religione cattolica con una “religione civile” di fatto propedeutica alla futura fede gnostica . In tale direzione aiutano i principi
cardine della “religione civile”, come la tolleranza religiosa, che introduce dapprima all’indifferentismo quindi alla superstizione disponibile a ogni spiritualismo, e la libertà di opinione e di coscienza, che favorisce la tirannia nella cultura italiana dell’idealismo e
dello storicismo, prima, dell’attualismo e del nichilismo, poi. Secondo la regola alchemica del “solve et coagula”, ossia “tesi-antitesi-sintesi”, la Massoneria italiana raccorda concetti religiosi e idee filosofiche e li trasferisce nell’orizzonte spirituale della società
attraverso gli strumenti della politica, in vista di una “conversione” progressiva e totale della società stessa alla Luce d’Oriente.
Così diventa possibile il processo di risalita ad una divinizzazione dell’Umanità, ripercorrendo all’inverso, per analogia, il processo di secolarizzazione del teologico “Popolo eletto”, scaduto in temporalistico sionismo (31); ciò, ovviamente, dopo aver
reso immanente la storia, negandone ogni finalità teologica: “se il Messia che definisce la “fine dei tempi” è sempre in fase di arrivo, allora si determina un modello della comunità politica nel quale le scelte del popolo non sono in funzione di un singolo sistema
dottrinario, ma si presume che la prisca philosophia, quella all’origine della tematica neoplatonica tanto cara al Machiavelli, sia sempre e comunque all’opera nell’ universitas dei cittadini”, il che significa manifestazione – se non emanazione – dello Spirito nella
comunità politica, che diventa perciò metro e misura di tutto” (32).
È notevole che nel passo il Valori ruoti attorno ad un concetto proprio del cabalismo ebraico, ma che trova poi risonanza teoretica sul piano dell’immanenza nell’hegelismo. E continua, accreditando del tutto quanto abbiamo osservato sul piano massonico: “un
fondamento [cioè quello del Popolo-Messia] insieme universalistico e nazionale della “autonomia del politico”, vera e propria religione dei moderni e fondamento della identità delle élites politiche, prima massoniche, ebraiche o riformate e poi, con l’istituzione, in funzione antimodernista, del “partito dei Cattolici”, elemento tipizzante
anche della presenza della Chiesa di Roma nella politica contemporanea” ( 33). Ecco dunque spiegata l’attenzione e l’apertura della Massoneria verso la Chiesa cattolica.
Ogni religione e ogni filosofia sono perciò soltanto simboli – rectius segni – di una realtà nascosta, la cui chiave è in possesso soltanto degli Illuminati, cui spetta il ruolo di guida dell’intera Umanità verso la Luce che la divinizzerà: “divenire il riferimento, attraverso
una sorta di cristianesimo riformato e “mistico”, dove il Messia si realizza in ogni tempo attraverso il perfezionamento dell’Umanità, dei ceti popolari che ancora non hanno abbandonato l’universo politico e organizzativo della Chiesa di Roma” ( 34), con buona
pace del disegno di Leone XIII di “riconquistare lo Stato a Cristo a partire dalla società”. Conquistando invece alle idee massoniche la società, sarà possibile realizzare il Grande Disegno delle Logge, “poiché la Massoneria, in senso universale, si identifica con
l’Umanità integrale considerata nel compimento (ideale) della Grande Opera costruttiva” (35).
Ecco allora dispiegarsi l’azione di dissoluzione dei principi cristiani e naturali (36), specie a danno della Chiesa cattolica, che costituisce ancora la loro roccaforte: sul piano politico, la negazione del potere temporale del Papato, poco importa se diretto o indiretto;  sul piano religioso, la negazione dell’autorità divina del Papato, con la giustificazione di rendere la fede cattolica al passo coi tempi. E in questo tranello storicistico sono caduti molti cattolici, chierici e laici. “Riforma interna del Papato o trasformazione eterodiretta da parte del Cristianesimo occulto che arriva dalla Massoneria francofona, unità d’Italia presieduta dal Papa, secondo il progetto del Primato di Gioberti o riforma della tradizione cristiana, per renderla adatta ai tempi nuovi, che venga gestita dai circoli aderenti alla massoneria: tutte tematiche che trapassano dal Risorgimento italiano per arrivare alla crisi modernista e al Concilio Vaticano II” (37). Queste sono soltanto alcune delle sollecitazioni intellettuali che si trovano nell’opera del Valori, opera che apertamente celebra il Risorgimento e l’Unità d’Italia come realizzazione massonica e tappa per il compimento del Grande Disegno delle Logge. Invece noi utilizziamo l’opera del Valori per riflettere seriamente e criticamente sull’intero processo di unificazione d’Italia, ma soprattutto sul collegato processo di modernizzazione del paese, processo che costituisce ancora una priorità della politica italiana, a detta di molti suoi autorevoli protagonisti al momento delle celebrazioni dell’Unità.
Il prefatore di Il Risorgimento oltre la storia , Gianni Tibaldi(38), evoca chiaramente uno scenario futuro nel quale il Risorgimento italiano – e quindi l’Italia unita – costituisce soltanto una preparazione a un “Risorgimento glocale” ( 39), cioè di portata “Mediterranea o, perfino, Universale”, in altre parole “il Risorgimento glocale, figlio e fratello della Massoneria e del Risorgimento italiano, veste i panni di una politica nobilitante che vede trasformare il diritto in antropologia, l’economia in cultura, lo sviluppo in svolgimento compiuto e armonico delle potenzialità umane e, ancora, la crescita economica in crescita umana” (40), realizzando perciò quell’occulto piano alchemico e cabalistico di manipolazione magica della realtà che è al cuore del Disegno Massonico.
Mi sembra che le parole di Valori e di Tibaldi costituiscano una positiva – benché da posizione inattesa e, invero, dal contenuto piuttosto inquietante – conferma di quanto aveva notato a suo tempo Augusto Del Noce, cioè l’Italia come laboratorio politico della
modernità (41).

Note
28. Cfr. pp. 63-64.

29. Cfr. p. 76.

30. Cfr. pp. 81-82. Il quadro è abbastanza chiaro: “[…] si tratta della ricostruzione di uno spiritualismo “laico” che permette […] un raccordo tra i ceti che sono stati in gran parte emarginati dal processo di unificazione della Nazione, e che la Massoneria non riesce a penetrare o a rappresentare del tutto, anche nella vasta piccola borghesia italiana che si affaccia, nella fase post-unitaria, alla Vera Luce d’Oriente. Quando, anni dopo, il Gran Maestro Giordano
Gamberini si porrà, con raffinata preparazione culturale e teologica, la questione di un rapporto diverso tra l’Obbedienza e la Chiesa di Roma, ormai la lotta sarà terminata, con la sostanziale vittoria del Papato nella battaglia per l’egemonia della formazione della classe dirigente italiana e con la verifica di un rapporto forte, anche se ben più complesso di quanto non sia apparso agli  storici contemporanei, tra il Vaticano e la maggiore potenza massonica moderna, gli Stati Uniti d’America”.

31. Cfr. René GUÉNON, Studi sulla Massoneria(cit., p. 27): “[…] se l’uomo è spiritualmente il principio dell’intera Creazione, deve esserne materialmente la risultante, dato che “ciò che è in basso è come ciò che è in alto, ma in senso inverso”.

32. Cfr. p. 92. Mi sembra notevole il richiamo al pensiero  neoplatonico, che è sostanzialmente emanazionista: questa concezione irrazionalistica è alla base dello gnosticismo massonico e spiega a sufficienza come sia possibile nella Massoneria il coniugio – in apparenza contraddittorio – tra tesi illuministiche e tesi occultistico-iniziatiche. Per altro il massone Guénon (Studi sulla massoneria, cit., pp. 4-5) ribadisce che la cognizione ultima dei misteri supremi massonici è frutto di una visione mistica, perché quei misteri sono indicibili e incomunicabili, possono soltanto essere simboleggiati e l’illuminazione finale dev’essere il risultato di una lunga preparazione individuale.

33. Cfr. p. 93.

34. Cfr. p. 101.

35. Cfr. René GUÉNON, Studi sulla Massoneria, cit., p. 19.

36. “Naturali”, qui va inteso non in senso massonico, ovviamente, ossia “di tipo naturalistico”.

37. Cfr. p. 101.

38. Viene presentato come “già titolare della Cattedra di Psicologia della Personalità nell’Università degli Studi di Padova”, rappresentante in Italia della UNDL Foundation di Ginevra, che gestisce il programma dell’ONU sul linguaggio digitale universale” e “membro delConsiglio direttivo della Union des Associations Internationales di Bruxelles” (p. 15).

39. “Con il termine glocale ci riferiamo a ciò che abita con le proprie esigenze, i propri caratteri e le proprie potenzialità un “luogo” definito, ma si proietta all’esterno in una dimensione geopoliticamente, geo-economicamente e geo-culturalmente illimitata” (p. 12). Sarà a questo, ciò che allude il Presidente Napolitano quando ripropone il “primato italiano nel Mondo”?

40. Cfr. p. 14.

41. “Il carattere particolare della filosofia italiana fa in modo che, in un certo senso, il nostro Paese divenga una specie di laboratorio della storia in cui viene esemplificato, in condizioni di particolare purezza, il processo della storia contemporanea. Come in un laboratorio, eliminate le influenze esterne perturbatrici, diventa possibile osservare un dato fenomeno naturale nella sua purezza e quindi determinare con esattezza le leggi che lo reggono, così nell’esempio italiano diventa possibile interpretare le linee direttive che regolano la storia contemporanea, ed, in essa, quel parallelismo filosofico-politico di cui si è detto. I medesimi processi, naturalmente, avvengono anche in altri contesti culturali, ma le diverse peculiarità locali rendono più difficile rilevare le linee di fondo” (cfr. Augusto DEL NOCE, L’interpretazione transpolitica della storia contemporanea, Napoli 1982, ora in Modernità, Brescia 2007, alle pp. 81-82).

   

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