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Fonte ingannati.it 19/05/2015

Autore Alberto Medici

Nella mia recente trasferta in Sicilia ho conosciuto persone interessanti che mi hanno parlato di una realtà, quella meridionale, che da buon nordico “polentone” conoscevo superficialmente, in parte per sentito dire, in parte per letture (mitica la Pellicciari, che consiglio a tutti), in parte per luoghi comuni. E una delle cose che mi hanno un po’ stupito, e l’ho espresso al mio ottimo ospite, era il recriminare per una situazione che ormai è acqua passata. Per carità, la verità va sempre denunciata, e non passa mai di moda, per cui

 

  • bene dire che quella che viene spacciata nei libri di testo come “Unità d’Italia” è stata in realtà una annessione con la forza;
  • bene dire che non ci fu alcuna insurrezione popolare, e se non fosse stato per il supporto della massoneria inglese Garibaldi coi suoi famosi 1.000 avrebbe avuto ben diverso esito;
  • bene dire che il Regno delle due Sicilie era uno stato fra i più avanzati, con industrie, infrastrutture, senza praticamente debito pubblico, ecc., e che in seguito all’annessione è stato pesantemente impoverito;
  • bene dire e ricordare che fu attuata una pesante politica di discriminazione contro la popolazione locale, e che subito dopo l’annessione del Regno borbonico allo Stato sabaudo, in tutto il sud furono tenute chiuse le scuole per circa 15 anni, in modo da ottenere un’intera generazione di analfabeti;
  • bene dire che lo stesso Cavour dovette leggere il suo primo discorso in parlamento, visto che doveva essere in italiano, e lui l’italiano non lo parlava, ma parlava in francese!

ma mi domandavo: “Ok, tutto questo è sicuramente vero, ma ormai questa è acqua passata, no? Guardiamo avanti e rimbocchiamoci le maniche, no?

A questo punto il mio ospite mi ha fatto capire che il problema non è (soltanto) il passato, ma principalmente il presente: la politica centrale che non investe in infrastrutture sul territorio, che lascia andare in malora l’economia, che privilegia gli agricoltori nordafricani o d’oltre oceano costringendo alla fame gli agricoltori locali, e così via. Un esempio per tutti: la tratta Palermo – Catania: il treno ci metteva 8 ore per fare un percorso di 200km. Dopo il crollo del cavalcavia autostradale, in pochi giorni la percorrenza ferroviaria è stata portata a due ore. E allora? Non si poteva fare prima?

Vivendo al nord, e vedendo la progressiva desertificazione indutriale, anche nella mia zona, quel mitico nordest che negli anni ’90 era considerata la locomotiva d’Italia, dove sto assistendo, da alcuni anni, ad una progressiva emigrazione delle industrie, e al dissolversi di un sistema economico soprattutto in seguito a precise (e suicide) scelte di politca economica, comincio a pensare che quanto successo 150 anni fa, con la forza, nel sud d’Italia, stia per ripetersi oggi, su scala maggiore, per tutta l’Italia, in maniera più soft, con scelte politiche dettate da una agenda estera: la distruzione del tessuto economico-industriale e la riduzione a stato vassallo, innocuo ed inoffensivo per la concorrenza della grande industria germanica, della logistica francese, della manifattura cinese, del software indiano.

Se sapremo impararare dalla storia forse riusciremo ad invertire questa tendenza. Sempre che lo capiamo, e ci sappiamo liberare da politici che leggono la loro agenda scritta da Bruxelles.

   

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