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Fonte riscossacristiana.it 25/06/2015

Autore Pucci Cipriani

La vergognosa nomina alla Commissione per la riforma delle carceri di Adriano Sofri, condannato a 22 anni di reclusione per l’omicidio del commissario Luigi Calabresi – poi annullata per rinuncia dello stesso Sofri – dimostra quanto in basso ormai striscia la nostra classe politica. E tornano d’attualità gli anni bui in cui maturò l’infame omicidio Calabresi.

 

La Riforma delle carceri affidata a un assassino: Sofri consulente del governo” così il titolo a tutta pagine del quotidiano “Libero” dell’altro ieri, mercoledì 24 giugno 2015, che ben sintetizzava quello che era accaduto : il Governo della sinistra (in combutta con il NCD di Angiolino Alf(u)mo Ministro dell’invasione islamica e, fino a pochi giorni prima delle elezioni, tenuto in vita dai “tenutari” di Forza Italia la cui linea etica è dettata dal duetto virgineo Pascale-Carfagna) e, per lui, il Ministro della (in)Giustizia Andrea Orlando, avevano nominato nella Commissione per la Riforma delle carceri Adriano Sofri, il mandante dell’omicidio del Commissario di PS Luigi Calabresi.

Insomma non c’era che da nominare membro della Commissione dei Trasporti il Capitano Schettino, di quella per l’infanzia la Franzoni; quella per la Mafia, poi andrebbe data a Totò Riina e via contentando.

Evidentemente ha ragione l’antico adagio “chi si somiglia si piglia” e infatti l’Orlando è addirittura diventato Furioso quando si sono levate le prime dichiarazioni di meraviglia e le prime note di protesta: che cosa c’è di strano a mettere nella commissione ministeriale il Sofri, dal momento che il Commissario Calabresi, che l’ex Caporione di Lotta Continua fece uccidere beccandosi ventidue anni, ma trascorrendone solo 12 dietro le sbarre, era solo uno sbirro, un funzionario di PS e, per giunta, cattolico, di quelli “integralisti” ? Ed ecco la nota del Ministero:

“L’iniziativa, (quella della formazione della Commissione per le Riforme n.p.c.) infatti mira a raccogliere il contributo di idee e proposte di avvocati, magistrati, docenti universitari, operatori penitenziari e sanitari, volontari, garanti delle persone detenute, rappresentanti della cultura e del’associazionismo civile in prospettiva di un cambiamento profondo di un sistema di esecuzione della pena”… in altre parole Sofri apparterrebbe dunque alla categoria  “della cultura” ovvero a quella cultura della morte che, dopo aver sparso il sangue con il terrorismo, ha abbracciato, insieme a Marco Pannella e alla Bonino (quest’ultimi recentemente divenuti “Padri della Chiesa” con la benedizione di Bergoglio) altre battaglie, se si può, ancor più luride e criminali degli “Anni di Piombo”, come l’aborto, l’eutanasia, la libera droga, il gender ovvero la cancellazione del concetto naturale uomo – donna. Sofri è proprio il prototipo del “Cattivo Maestro”, il rappresentante dei killer di quegli “anni di Piombo”, nati dal Sessantotto, che, dopo aver seminato il terrore in Italia e aver assassinato centinaia di persone perbene, montarono in cattedra a indottrinare le nuove generazioni e, il più delle volte, la cattedra veniva assegnata a queste canaglie, oltre che dal PCI – DS – PDS – PD – anche dalla sedicente Destra di “Forza Italia”, ripiena di gente che, con la scusa del garantismo, in effetti stava e sta tuttavia dalla parte della delinquenza varando, periodicamente, indulti ed amnistie (Cicero pro domo sua), che rimettono in libertà la feccia delle patrie galere che, subito, torna a delinquere. Stiamo attenti: prima che le BR facessero strage anche degli stessi comunisti (ricordate Guido Rossa?) venivano considerati dalla Sinistra bravi ragazzi un po’ effervescenti “compagni che sbagliano” , insomma. E le Brigate Rosse che per la TV erano “sedicenti”,  per Pertini, il Presidente partigiano, erano nere.

Si è tentato in tutte le maniere di minimizzare i crimini e la portata storica della stagione terroristica in Italia; del resto Rossana Rossanda, una delle più rilevanti penne della intellighentia rouge del nostro Paese, nei giorni del processo per l’assassinio del povero Sergio Ramelli scriveva impudentemente:

“A Milano regnava la non violenza. Anche se di violenza ve n’era molta. Dopo i primi anni Settanta regnava la paura… paura dei fascisti… e non solo delle loro botte, ma delle loro bombe e del loro golpe… Rasenterebbe l’improntitudine pensare di capire e giudicare un gruppo dell’estrema sinistra milanese”.

Le faceva eco un altro tromboncino, quello che Vasco Pratolini, il cantore indimenticabile di Firenze, avrebbe definito ironicamente “Un eroe dei nostri tempi”, che strombazzava:

“Si è trattato di una prolungata fase di violenza generalizzata, dell’illegalità, praticata alla luce del sole da parte di svariate migliaia di giovani e tollerata dalle istituzioni” per cui concludeva Gad nostro : “Sarebbe giusto rivendicare la non punibilità per le violenze giovanili di allora”

Vedete il filo rosso che lega i terroristi di allora con la Sinistra (e non solo con la Sinistra, se si sente parlare a TgCom24 Paolo Liguori, nome di battaglia Straccio, che difende, praticamente, tutti i terroristi di allora) di ieri e di oggi?

Ma qui bisognerà, seppur succintamente, ricordare il “Caso Calabresi” che negli anni Settanta scosse le coscienze degl’italiani.

zzzzpcsfr3.1“Era una mattina di fine marzo del 1972 – scrive Giampaolo Pansa su “Libero” di mercoledì 24 giugno 2015 – uno dei giorni del caso Feltrinelli, e noi cronisti stavamo mendicando notizie alla questura di Milano. Nella stanza di Antonino Allegra, che dirigeva la sezione politica, ci fu un incontro casuale con quel giovane Commissario linciato su tutti i muri della città. Calabresi indossava il solito maglione a girocollo e appariva travolto dall’amarezza. Mi disse : ‘Da due anni vivo sotto questa tempesta e lei non può immaginare che cosa sto passando. Se non fossi cristiano, se non credessi in Dio non so come potrei resistere’. Continuò quasi tra sé: ‘Non riesco più a muovere un passo . L’altro giorno è bastato che mi vedessero uscire dall’obitorio per sostenere che avevo cominciato a trafficare con il cadavere di Feltrinelli’. Si prese la testa tra le mani e mormorò:’che Paese è diventato mai questo?’. ‘Speriamo che non comincino a sparare sui poliziotti!’ sospirò Allegra. Guardai Calabresi e gli chiesi se avesse paura . Mi rispose:  ‘Paura no, perché ho la coscienza tranquilla. Ma è terribile lo stesso, potrei farmi trasferire da Milano, però non voglio andarmene di qui’. Poi, dopo un lungo silenzio, ribadì : ‘No, non ho paura. Ringraziando Iddio, trovo in me stesso, nei miei princìpi, nell’educazione che ho ricevuto,la forza per superare questa prova’. Il Commissario tentò di sorridere . Ma in quella stanza si avvertiva un gelo quasi mortuario”.

Ha ragione Pansa . Calabresi, nonostante fosse innocente riguardo alla morte di Pinelli, come ebbe a sentenziare dopo il Giudice istruttore, poi deputato del PCI, D’Ambrosio, era già stato condannato a morte e, prima ancora dei mandanti Sofri e Pietrostefani, dei due killer Marino e Pietrostefani, andrebbero messi oggi sul banco degli imputati quegli ottocento nomi della “cultura italiana”, la cultura della morte, appunto, che, presi dall’eversivo vento portato dal Sessantotto, chiedevano l ‘allontanamento di Luigi Calabresi e lo definivano pubblicamente “Responsabile della morte di Pinelli” e “Commissario torturatore” . Qualche nome? Mario Soldati, Cesare Zavattini, Nanni Loy, Salvatore Samperi, Folco Quilici, Fernanda Pivano, Alberto Moravia, Gae Aulenti, Gio Pomodoro, Giovanni Raboni, Liliana Cavani, Inge Feltrinelli, Vito Laterza, Paolo Portoghesi, Massimo Teodori, Giorgio Amendola, Vittorio Gorresio, Carlo Rognoni, Umberto Terracini, Dacia Moraini, Lalla Romano, Umberto Eco, Camilla Cederna, Eugenio Scalfari ( oggi assurto a teologo personale di Bergoglio e a Padre della Chiesa), Giorgio Bocca, Furio Colombo e tanta altra simile porcheria.

Telefonate anonime in casa del Commissario durante la notte, Dario Fo che rappresenta la miseranda “pièce” sul “Commissario Finestra”, i giornali che fanno eco alle accuse dei mascalzoni di “Lotta Continua” finché il commissario non verrà “abbattuto” e “Lotta Continua” potrà titolare all’indomani :

L’UCCISIONE DI CALABRESI E’ UN ATTO IN CUI GLI SFRUTTATI RICONOSCONO LA PROPRIA VOLONTA’ DI GIUSTIZIA.

zzzzpcsfr1.2Negli anni Novanta conobbi Leonardo Marino, uno dei due esecutori materiali dell’assassinio Calabresi; conobbi una persona diversa da quella dipinta dalla grande stampa, il suo fu un pentimento vero, sincero, divenni suo amico e presentai quel suo libro che uscì per le edizioni ARES e che consiglio a tutti di leggere: “Così uccidemmo il Commissario Calabresi” che, finalmente, fa capire l’ambiente in cui maturò il delitto e il personaggio Sofri, oggi ammantato da una veste di “intellettualismo”, ma che viene presentato nudo, un feroce rivoluzionario, che riesce a “plagiare” e spingere alla rovina tanti giovani, forse più ingenui e meno cattivi di lui.

Dopo aver raccontato le fasi del delitto Leonardo chiosa :

“Sarebbe… fondamentale che qualcuno dicesse: ‘Il 17 maggio di quel 1972 era (Marino) a Torino con me’. Ma nessuno ha mai potuto dirlo, perché io quella mattina ero a Milano. In via Cherubini. Con Ovidio Bompressi. Ad ammazzare Calabresi. In nome del proletariato e su ordine di Lotta Continua”

Ma ora si è fatto un salto di qualità: il Ministro Orlando assegna al mandante dell’omicidio Calabresi (pagatissimo editorialista de “Il Foglio” e di “Repubblica”) un posto nella Commissione per la Riforma delle carceri, mentre in Parlamento si sta votando una legge che, praticamente, introducendo il reato di “tortura psichica” legherà le mani alla nostra polizia. Chi sarà quel delinquente che, su consiglio del proprio avvocato, non si leverà la soddisfazione di denunziare l’inquirente per essere stato “torturato psicologicamente” ? Siamo alla follia.

Credo che l’Italia – scrive Fini, Massimo, il giornalista agile, non l’altro il nulla di Montecarlo – riuscirà a sbarazzarsi di molte cose, forse anche di una classe politica corrotta, ma non degli intellettuali ex sessantottini. Nonostante non abbiano fatto altro che passare di fallimento in fallimento, di corbelleria in corbelleria, son sempre lì inossidabili al tempo e a se stessi, pronti a impartire lezioni con la sicumera e la iattanza di sempre”.

 Già, guardate il volto dei nostri governanti e dei loro reggicoda del Ncd : il peggio del peggio del Sessantotto (i nipotini viziati) e del cattocomunismo cialtrone, pauperista ed eretico. A costo di apparir lombrosiano.

   

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