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Fonte lanuovabq.it 22/07/2018

Autore Roberto Marchesini

Il nuovo film sulle fosse di Katyn ha messo in risalto la collusione del Regno Unito con l'Unione Sovietica a danno dei polacchi. Ma è solo la punta dell'iceberg: molti sono gli episodi che testimoniano del tradimento britannico nei confronti della Polonia.

Diversi lettori de La Nuova Bussola Quotidiana mi hanno scritto per chiedere lumi a proposito della recensione di Rino Cammilleri del film L’ultimo testimone (clicca qui). Possibile che i britannici (e gli statunitensi) sapessero la verità su Katyń e non abbiano detto nulla per non dispiacere l’alleato sovietico?
Il pensiero manicheo, tipico della contrapposizione politica, segna un corto circuito: non siamo noi i buoni? Noi occidentali, alleati dei britannici e degli USA? Non erano (non sono) i russi, i cattivi?

Beh, a dirla tutta, l’atteggiamento descritto nei film era la regola, nei rapporti tra il Regno Unito e i polacchi. Gli esempi non mancano.

Cominciamo dalle vicende narrate dal film. Il 13 aprile 1943 Radio Berlino diede la notizia del ritrovamento delle fosse di Katyń. All’epoca dei fatti quel luogo era occupato dai sovietici, e c’erano pochi dubbi sulle responsabilità russe. Il generale Władysław Sikorski (1881-1943), capo del governo polacco in esilio, pretese un’indagine da parte della Croce Rossa Internazionale. Churchill (1874-1965) e Roosevelt (1882-1945) fecero enormi pressioni su Sikorski perché rinunciasse all’inchiesta; e così fu. In seguito i russi poterono addossare la colpa ai tedeschi posticipando il massacro di un anno, quando la Wermacht occupò la zona di Katyń.
Il film parla di strane morti collegate alla strage di ufficiali polacchi; e anche Sikorski morì in modo  sospetto. Il 4 luglio 1943, poco dopo la sua rinuncia all’inchiesta, il suo aereo ebbe un incidente che molti considerarono sospetto…

Andiamo avanti. Tutti conosciamo – o dovremmo conoscere – l’eroico sacrificio di moltissimi uomini del II Corpo d’Armata Polacco del generale Anders (1892-1970) che conquistarono Montecassino e si batterono nella terribile e decisiva battaglia di Ancona. Eppure molti pellegrini che si recano in visita alla Santa Casa di Loreto si stupiscono di vedere, sulle pendici del monte, un cimitero polacco.
Bene: facciamo attenzione alle date. La battaglia di Ancona è tra il giugno e il luglio del 1944. La conferenza di Teheran che vide incontrarsi Churchill, Roosevelt, Stalin si tenne tra il 28 novembre e il primo dicembre del 1943.
Significa che, quando i polacchi risalirono l’Italia con gli Alleati e si sacrificarono in sanguinosissime battaglie per liberarla dai tedeschi, erano già consapevoli del fatto che britannici e statunitensi avevano acconsentito a regalare la loro patria alla Russia sovietica.

Traditi, venduti, combatterono ugualmente a fianco di coloro che avevano creduto alleati. Uno dei più noti motti patriottici polacchi recita: «Za waszą i naszą wolność» (per la vostra e nostra libertà). Prima per la vostra, poi per la nostra libertà.
Una volta entrati ad Ancona, il generale Anders tenne alle truppe questo discorso: «Oggi il mondo comprende che la Polonia è governata da agenti servi di Mosca… Facciamo voto dinanzi a Dio, sulle nostre bandiere e sulle tombe dei nostri caduti, che continueremo la nostra lotta per la libertà della Polonia indipendentemente dalle condizioni in cui dovremo vivere e lavorare».
E ancora, i polacchi in Italia, non cessarono di combattere: entrarono per primi a Bologna (dove furono accolti da bandiere sovietiche) e si misero a disposizione del re d’Italia Umberto II per impedire militarmente l’instaurazione della Repubblica.

Ancora. L’8 giugno 1946, a Londra, si tenne la grande Parata della Vittoria. Sfilarono truppe di diverse nazioni, di tutti i colori. Ma non i polacchi. Non furono invitati i polacchi che combatterono in Italia e in Francia. Degli aviatori polacchi che probabilmente decisero l’esito della Battaglia d’Inghilterra ne furono invitati soltanto ventisei (che rifiutarono sdegnati l’invito).
I figli della Polonia, che si batterono più che valorosamente a fianco degli alleati, non furono festeggiati dagli inglesi. Da diverso tempo (nel film L’ultimo testimone ve n’è un accenno) i polacchi in Inghilterra erano insultati ed aggrediti. Come mai? In Polonia c’è un proverbio che recita: «Non potrai mai perdonare la tua vittima».

Ma non basta: parliamo ora dei campi di concentramento e sterminio tedeschi in Polonia. A proposito dei quali si sente dire: «Tutti gli abitanti del paese sapevano quello che stava succedendo dentro il campo di concentramento, ma nessuno voleva vedere». Beh, non è vero, i polacchi rischiarono la vita (e in molti casi la persero) per soccorrere come poterono i prigionieri; organizzarono fughe, e tentarono persino di suscitare delle insurrezioni armate all’interno dei campi. Un esempio su tutti, quello del tenente Witold Pilecki (1901-1948). Al termine dell’invasione russo-tedesca continuò a combattere (come tutti i suoi commilitoni) clandestinamente. Nel settembre del 1940, con il permesso dei superiori (era un militare, non un partigiano) si fece arrestare dalla Gestapo e internare ad Auschwitz.
Esatto: Pilecki è l’unico uomo al mondo ad essere entrato volontariamente nei campi di concentramento nazisti. L’anno dopo riuscì a far uscire dal campo un suo rapporto su quanto avveniva ad Auschwitz; il rapporto arrivò al governo in esilio che lo girò agli inglesi. Lo ignorarono. Nella notte tra il 26 e il 27 aprile 1943 riuscì ad evadere (uno dei pochi ad esserci riuscito): compilò un secondo rapporto che consegnò agli inglesi. Questi giudicarono lo scritto di Pilecki «esagerato».
Nel 1944 partecipò all’Insurrezione di Varsavia e, dopo la guerra, raggiunse il II Corpo d’Armata di Anders in Italia. Tornò in Polonia deciso a continuare la guerra contro i sovietici; venne catturato e condannato a morte. Fu ucciso con un colpo alla nuca; non sappiamo né la data della sua morte né dove sia stato gettato il suo corpo.
Nonostante questo, la Polonia ha dovuto dotarsi di una legge per difendersi dall’accusa di aver costruito, gestito e organizzato i campi di sterminio nazisti in Polonia.

Gli episodi narrati dal film, per quanto sconcertanti, sono solo una goccia nel mare di fango che i polacchi hanno subìto, continuando a comportarsi in maniera eroica ed esemplare. Ma la storia la scrivono i vincitori, e non sempre sono i migliori. Almeno su questa terra. Sono sicuro che la Madre celeste, che i polacchi venerano a Częstochowa, veglia sui suoi figli sepolti a Montecassino, a Loreto, a Bologna; e sono altrettanto sicuro che lei non ha dubbi su chi abbia meritato il Premio eterno.

 

   

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